un blog canaglia

Sensibilità

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Una delle novità più interessanti degli ultimi anni è il rimedio straordinario che hanno inventato per ribattezzare l’intolleranza: l’hanno chiamata “sensibilità”.
Prendete gli omosessuali, ad esempio. Il numero dei politici che si dichiarano astrattamente disponibili a riconoscere loro dei diritti aumenta: ma quasi tutti si premurano di aggiungere che quel riconoscimento deve essere operato “rispettando tutte le sensibilità”.
Quindi, esemplificando: se uno è sposato con una donna, e per motivi non meglio identificabili si fa girare i coglioni se un altro vuole sposarsi con un uomo, non si tratta di insofferenza, nevrosi, intolleranza. No, si tratta di “sensibilità”. E siccome si tratta di “sensibilità”, naturalmente, di quella “sensibilità” bisogna tenere conto. D’altronde, abbiate pazienza, volete che un paese sia così incivile da non rispettare una “sensibilità”?
Lo stesso discorso, uguale uguale, vale per tutti i temi che vengono designati -non a caso- come eticamente “sensibili”, dei quali vi lascio immaginare l’elenco perché tanto li conosciamo tutti.
E’ interessante,’sta storia. E’ interessante perché ci insegna una cosa importante: sdoganare un atteggiamento che di per sé sarebbe censurabile -intromettersi nei fatti degli altri e voler impedire che gli altri operino delle scelte perché esse ci disturbano in ragione di problemi nostri- è un’operazione che si può compiere semplicemente attribuendo a quell’atteggiamento un nome accettabile. Lo prendiamo, ci appiccichiamo sopra l’etichetta “sensibilità” e il gioco è fatto.
Ora, sarebbe legittimo se io pretendessi, ad esempio, che alla gente venisse impedito di trascorrere interi fine settimana in un centro commerciale perché questo urta la mia “sensibilità”? Sarebbe accettabile sostenere che urta la mia “sensibilità” il fatto, per dire, che uno tifi per la Roma anziché per la Lazio? O che preferisca Gigi D’Alessio ai Pink Floyd? O che gli piaccia andare in discoteca dopo aver fatto una fila di tre ore per poter entrare? O che si ammassi insieme ad altre migliaia di persone ad ascoltare quello che dice un signore vestito di bianco che si affaccia al balcone?
Badate, sono cose che mi infastidiscono. Come può infastidirci, diciamocelo, tutto quello che gli altri fanno e che ci pare insensato semplicemente perché a noi non piace, o addirittura ci ripugna. Un’insofferenza, appunto. In certi casi perfino una nevrosi, se quell’insofferenza -come può accadere- è legata a chissà quali questioni irrisolte che abbiamo dentro.
Ma io, francamente, non ho la pretesa di qualificare quell’insofferenza, o quella nevrosi, come una mia “sensibilità”: vale a dire come una roba che gli altri dovrebbero rispettare astenendosi dal porre in essere quei comportamenti.
Perché se invece dovessimo decidere che quelle nevrosi -tutte, però, non solo alcune- fossero davvero delle “sensibilità” sarebbe necessario fare una cosa: metterle tutte -ma, ripeto, tutte- sul tappeto, farne un compendio onnicomprensivo e poi usarle, ad una ad una, per decidere cosa gli altri possono fare e cosa no.
Dopodiché, quando avremo constatato che nessuno sarà più legittimato a fare niente, rifletteremmo sul fatto che usare le parole sbagliate può essere molto, ma molto pericoloso.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

5 Comments

  1. mah. e quand’anche fossero davvero “sensibilità”?
    a me fa impressione il sangue, e infatti non faccio il chirurgo né l’infermiere; ma di proibirlo agli altri non mi passa per la capa, senza necessità di tappeti né di compendi.

    quindi non dev’essere la neolingua, mi sa che il bug è proprio a livello zero…

  2. E’ ormai un classico rovesciare i significati e scombussolare il vocabolario a proprio uso e consumo. D’altra parte i conservatori sono ormai di sinistra ed i rivoluzionari stanno con le banche.

  3. Mannaggia mi tocca essere d’accordo con Capriccioli. Peggio, mi tocca ammattere che è un bell’articolo.
    Mi ricorda un pò quando si parlava di fare una legge per punire i clienti delle prostitute, poi si scoprì che Berlusconi elargiva favori in cambio di sesso e diventammo tutti “moralisti”.

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