un blog canaglia

“Selling Jesus”

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Dunque Francesco, il vincitore del Jesus Award, ha deciso di fare una sorpresa ai suoi fan, regalando a tutti quelli che lo hanno seguito, in piazza, in tivvù, alla radio o su internet, l’indulgenza plenaria. Non c’è da stupirsi: ogni tecnica di vendita aggressiva (dal campioncino offerto alla fermata della metro alla prima dose di eroina fuori dalla scuola) prevede un “omaggio” al cliente. E’ chiaro infatti che a dominare qui è un titanico sforzo di marketing- non sfugge a nessuno, credo, il patetico tentativo dei mindfucker vaticani di far passare per un bonaccione uno che, per dirne una, deve al mondo alcune spiegazioni sulla sua condotta durante la dittatura argentina.  Prima di qualsiasi benedizione e di qualsiasi indulgenza.

Questa storia di autocelebrarsi offrendo un contentino al popolo mi pare già deliziosamente medievale. Anche perché ribadisce il primato di un autonominato intermediario come medium unico tra Dio e l’uomo. La chiesa ha il copyright sul peccato, e si è anche inventata un modo per ritornare puliti come prima (un po’ come fanno quei furbacchioni che mettono in giro virus che ti bloccano il computer: se dai loro dei soldi, ti faranno avere un certo “software” in grado di restituirti la tua capacità di calcolo – e la tua libertà). Per cancellare il peccato, è sufficiente avvalersi dei servizi di un operatore certificato del vaticano. Puoi aver commesso qualsiasi nefandezza, inchiappettato porcospini, vandalizzato nani da giardino di terracotta o affisso poster di Tiziano Ferro: basta che lo racconti ad un prete cattolico, e poi, se muori, non vai all’inferno. Però ti resta una piccola penitenza da scontare in purgatorio (la chiamano “pena temporale”). No, non significa andare qualche anno in esilio nella piovosa Londra, ma che ti toccherà fare qualche lavoro di merda mentre senti quelli del piano di sopra che sciaguattano tutto il giorno nella Jacuzzi. Ma da qualche parte è stato mai pubblicato un listino delle pene del purgatorio: che so, per un adulterio ti toccano 5 anni di fotocopie all’anagrafe, per ogni bestemmia cinquanta flessioni…

In ogni caso, quella che ieri ha concesso il papa è la cancellazione (totale) della pena temporale, ovvero di quello sgradevole alone di peccato che sfortunatamente è rimasto nonostante l’interveno dell’Omino Bianco nel confessionale. A me non sembra tanto giusto. Immagino che uno stupratore, sia pure perdonato da Gesù, e quindi sulla buona strada per andare prima o poi nel Salottino VIP del cielo, abbia una pena temporale più alta di uno che si è fatto, diciamo, diecimila pugnette (cristianamente pentendosi, naturalmente). Ed ecco che ti arriva Francesco, e mi resetta a zero il pipparolo e lo stupratore. Ho letto che in passato, prima Paolo VI mettesse un po’ d’ordine (?) in questa faccenda delle indulgenze, quelle “parziali” (cioè non plenarie) venivano computate in giorni o anni. Il che vuol dire che effettivamente nel cervelletto di qualcuno ad ogni peccato era idealmente collegato un periodo quantificato di pena temporale computato in giorni o anni.

Attenzione, però, perché per ottenere l’indulgenza occorrono una serie di condizioni: essere membri effettivi del club (astenersi scomunicati, non battezzati o non desiderosi di remissione di peccato), sinceramente pentiti e lontani dal peccato, anche quello veniale (attenti, tipo, a sbirciare nella scollatura della vicina di banco), ed infine aver ricevuto (o ricevere subito dopo) i sacramenti della confessione e della comunione. Leggicchiando qui è là credo di aver capito che perché la prodigiosa cancellazione abbia successo è necessario confessarsi tra i 7 e gli 8 giorni prima, o dopo, la concessione dell’indulgenza. Metti che finisci sotto una macchina e muori il settimo (o l’ottavo? oddio) giorno dopo l’indulgenza papale? Per un soffio, ma non ce l’hai fatta, amico. In termini generali, ho riscontrato più volte una fissazione maniacale per la prescrizione burocratica e quantificata. Wojtyła, per dire, in questo documento, definiva l’amore per le indulgenze “una comprensiva tessera di autentica cattolicità”. A pensarci bene, mi stupisco sempre meno del lucido delirio che mi animava da bambino, quando, se dimenticavo di dire le preghiere una sera, ritenevo necessario recitarle due volte il giorno dopo.

 

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

4 Comments

  1. “Jesus Award” è bellissima.
    Ti sento vicino, anche io da piccolo ero sulla strada per diventare un estremista evengelico, con tanto di sensi di colpa vari e paure.
    Mi verrebbe la “voglia di bestemmiare” , ma non credo si possa sul blog. Ne sarebbe elegante.
    Amen, andiamo e non pecchiamo più.

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