Se il Marxismo è ancora tra noi

in economia/giornalismo/società by
Un dipendente pubblico in sciopero a Londra, l”anno scorso. Foto: KeystoneUSA-ZUMA/Rex Features

«Il conflitto di classe sembrava semplice, un tempo: “La borghesia produce innanzi tutto i suoi seppellitori. La sua caduta ed il trionfo del proletariato sono del paro inevitabili”. Questo scrivevano Marx e Engels tra il 1847 e il 1848 nel secondo libro più venduto della storia,  Il Manifesto del Partito comunista. Oggi, a 164 anni di distanza, la situazione è esattamente all’opposto. I proletari, lungi dal seppellire il capitalismo, lo stanno tenendo in vita artificialmente. Gli sfruttati e i sottopagati apparentemente liberati dalla più grande rivoluzione socialista della storia – quella cinese – sono condotti sull’orlo del suicidio per far continuare a giocare quelli in Occidente con i loro iPad. I soldi della Cina finanziano un’America altrimenti in bancarotta».

 

Inizia così un pezzo di Stuart Jeffries per il Guardian, dal titolo Why Marxism is on the rise again, perché il marxismo si sta rialzando di nuovo. Non un patetico foglio sovversivo, ma il piu’ importante quotidiano progressista britannico decide di rispolverale i testi di Marx and Engels e si chiede come mai riescano ancora, nello scenario di macerie del mondo contemporaneo, ad alimentare una qualche speranza di cambiamento.

La domanda non e’ del tutto peregrina, dato che dal 5 al 9 luglio si è tenuto a Londra il festival Marxism 2012. Non era una novita’. L’evento e’ organizzato da oltre un decennio dal Socialist Workers’ Party, un partito minoritario ben lontano dalle stanze dei bottoni. Ma questa volta e’ stato diverso: il festival ha ottenuto un’attenzione senza precedenti, soprattutto da parte dei più giovani. Ho deciso di farci un salto dopo aver aver ricevuto l’invito contemporaneamente da un’amico ventenne artista di Camberwell, una traduttrice italiana di Islington, uno scrittore di New Cross e un anarchico sessantenne di Hackney.

Ci sentivamo in buona compagnia, anche prima del festival:  l’editoria inglese sta sparando sugli scaffali munizioni letterarie di tutto rilievo, tali e tante da far pensare che il dibattito sul marxismo non sia del tutto esaurito – come invece pare essere in Italia. Il professore di letteratura inglese Terry Eagleton ha pubblicato l’anno scorso un libro intitolato Why Marx Was Right. Il filosofo maoista francese Alain Badiou ha partorito un volume dalla copertina rossa col titolo The Communist Hypothesis. E si dichiarano senza alcun timore o tremore “marxisti” personaggi come l’ancora attivissimo Eric Hobsbawn, Jacques Ranciere, il sempre piu’ di moda Slavoj Žižek, il ventisettenne  Owen Jones che ha affrontato la tematica dei chav – i tamarri inglesi – con l’ispirazione del primo Pasolini. Resta da vedere se le loro munizioni saranno di granata o di cerbottana.

Questione di epoca e di segnali: la piu’ importante casa editrice radical anglosassone, la Verso, dopo aver quasi rischiato la bancarotta nel 2006, ora pubblica decine di nuovi titoli l’anno. Le vendite del Capitale, nonostante la concorrenza della spazza(lettera)tura di self-help alla Coehlo e di self-made men alla Jobs, sono schizzate verso l’alto a partire dal 2008. E se vogliamo fare ancora piu’ paura ai benpensanti progressisti: sara’ un caso che i sondaggi dicono che nella Germania dell’Est e in generale in quasi tutti i paesi dell’ex Cortina di ferro c’e’ piu’ nostalgia per il socialismo che entusiasmo per la Rivoluzione Digitale?

Parlando con amici scrittori e accademici non ho potuto non far notare, piu’ con disincanto che con malinconia, che di tutto questo sembra non esserci eco alcuna nel disgraziato Stivale. E non perche’ l’Inghilterra, nonostante la sua verve intellettuale, non soffra di forme diffusissime di oppressione e manipolazione sociale, ma perche’ almeno qui certe sacche minoritarie di resistenza sembrano potersi esprimere, e certi gruppi di discussione sono attivi persino nei media mainstream, e non ridotti al silenzio e al ridicolo. Ve li immaginate un Fatto, una Repubblica o una Stampa affrontare un dibatitto sulla modernita’ di Marx anziche’ sulla diatriba Travaglio-D’Avanzo?

Augusto Illuminati,  professore associato di storia della filosofia politica, commenta: «Il marxismo non gode salute smagliante nell”accademia e nelle pubblicazioni ed è sparito completamente nell”area ex-Pci, che un tempo l”aveva ospitato, deformato ma comunque trasmesso. C”è tuttavia la speranza che alcuni elementi rinascano nella crisi e dentro un un ciclo di lotte, di cui abbiamo avuto indizi nel biennio scorso e forse qualche barlume anche ora. Sarà un marxismo difficilmente commisurabile alla tradizione che si perpetua».

Paolo Persichetti, scrittore: «Il cantiere marxiano è sempre stato attualissimo. Il problema investe invece la sua ricezione politica. Esiste oggi una prassi politica efficace che si ispira a Marx? A me non sembra affatto. I vari marxismi del Novecento non hanno più molto da dire. La sfida è sul terreno di una politica ancora tutta da reinventare».

(DISPACCI) Nato a Napoli. Si laurea in Economia delle Arti a Milano, dove partecipa a varie esperienze letterarie (Eveline) e politiche (La Stecca degli Artigiani). Fondatore del gruppo di street art anti-camorra “Il Richiamo”, scrive una tesi di laurea sulla devozione alla Santa Morte in Messico e organizza una mostra sulle somiglianze tra “neomelodico” e la musica pop mediterranea. Nel 2010 vola a Londra, dove lavora come nel mondo dell’editoria. Recentemente è di base a New York, dove lavora come giornalista, attivista e occasionalmente cuoco.

9 Comments

  1. Ebbene si ho letto e riletto “Salario Prezzo e Profitto” di K.M. Una serie di scritti divulgativi che anticipano il primo libro del Capitale. Una pallotola nella testa.
    Ho continuato con “Lavoro Salariato e Capitale” dello stesso autore. Non ho resistito naturalmente a leggere (Lenin) Stato e Rivoluzione.
    Forse sto diventando marxista, almeno mi sento vaccinato dal riflesso automatico liberista che prende molti radicali affascinati dalle cure contro il declino o declivio, che io chiamo liberismo ingenuo. Di sicuro Karl Marx potrebbe prendere la tessera del Partito, almeno del Radicale Transnazionale.

  2. Post impagabile! , la cui sintesi sta in quell’accenno al “sempre più di moda Slavoj Zizek” , espressione che è l’iperconcentrato, un Aleph in senso borgesiano del radicalchickismo intellettuale di chi confonde le fortune salottiere ed editoriali con la silicosi dei minatori cinesi, che invece vorrebbero solo starsene anche loro a giocare con l’iPad, come dimostrano i nipotini degli zolfatari siciliani (e come dargli torto?).

  3. a me sembra che le ricette marxiste siano state bocciate dalla storia in tutti i modi e in tutte le condizioni possibili e immaginabili. il marxismo mantiene un interesse storico, ma la valenza politica e’ prossima allo zero. pero’ il mondo e’ bello perche’ e’ vario, in fondo anche i convegni dei creazionisti attraggono un certo interesse (150 anni dopo Darwin), per tacere dei raduni di Comunione e Liberazione. auguri

    • Quando leggo come incipit “a me sembra” o “secondo me”, penso sempre: “ecco qua, ora dirà qualcosa che non vuole perder tempo a dimostrare… o che non sa dimostrare”.

      Dire che il marxismo ha fallito è un’affermazione complessa: i marxisti e in generale gli attivisti politici ispirati da Marx hanno una tradizione di divisioni e scissioni e settarismi, e per ogni “esperimento” marxista si possono trovare abbondanti teorici a loro volta dichiarantisi marxisti disposti a sostenere che il suddetto esperimento non era marxista, o era fallato.

      C’è poi un problema di parametri: se decidiamo che il successo di un Paese o di una comunità dipende dalle condizioni medie dei membri, o dalle condizioni dei più miseri, o dalle vette raggiunte dall’elìte. In tutti i casi, ci sono esperienze liberiste o sedicenti tali che hanno portato a povertà, fallimenti, crisi e tracolli istituzionali.

      [Ovviamente, riconosco il diritto di fare affermazioni e non argomentarle, quindi non pretendo risposta…]

  4. Bell’idea. Direi che i cosiddetti “fallimenti del liberismo” raramente hanno portato a cose cosi’ devastanti come “i successi del comunismo”. Ma ognuno e’ libero di rileggere il mondo a suo uso e consumo, ovviamente. L’adolescenza finisce quando uno sceglie di farla finire.

  5. ha ragione Buseghin, uno che ragiona per fatti dimostrati: non e’ fallito il comunismo, sono falliti una serie di regimi che credevano di essere comunisti ma in realta’ erano qualcos’altro, perche’ il vero comunismo e’ una roba diversa ben nota solo a Buseghin e ad alcuni studiosi di sua fiducia. con riferimento alle esperienze storiche di comunismo (che non erano il comunismo giusto, lo so, ma rappresentano pur sempre quello che i partiti di derivazione marxista sono riusciti a realizzare nei casi in cui sono arrivati al potere), aspetto con curiosita’ che Buseghin indichi una selezione di parametri di successo politico in grado di rivalutarle. nel mentre, secondo me, resta storicamente stradimostrato che le ricette marxiste producono prevalentemente disastri

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*