Scusa, complottista, che ora fai?

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L’inchiesta per bancarotta fraudolenta che coinvolge il papà di Renzi non dovrebbe neanche essere una notizia. Ma in questo Paese gli ombelichi sono incredibilmente profondi e ognuno riesce a tirare fuori portentosi conigli dal proprio.
Gli schieramenti in campo, sul pezzo, vedono da un lato i signori che associano all’inchiesta sul padre una qualche ombra di colpevolezza del figlio “che di quella società anni fa è stato addirittura intestatario”, e dall’altro quelli che trionfalmente annunciano che loro lo avevano già detto tanto tempo fa: “i giudici comunisti non aspettano altro che spezzare i passi del rottamatore”.
E’ evidente che entrambe le squadre sono composte da perditempo spinti nel miglior caso da interessi, e nel peggiore da pulsioni di militanza o ancora più semplicemente dal morbo del tifoso, che li induce a sputare sull’avversario, per qualunque motivo e chiunque sia.
Ai primi si potrebbe chiedere come gli salti in mente di collegare le vicende imprenditoriali del padre alla credibilità politica del figlio, ma mi gira lo stomaco: non ce la faccio neanche a parlarci con quelli.
Ai secondi, quelli della giustizia ad orologeria, si potrebbe dire che Renzi era stato già attenzionato dai magistrati, e non indirettamente, molto tempo prima che divenisse “potente”. Ma pure con questi, chi ha voglia di parlare?

2 Comments

  1. Un figlio non dovrebbe ereditare e subire le colpe del padre e viceversa.
    Però dicendo questo ci dimentichiamo che viviamo nel paese con più inciuci familiari della storia. Con figlie di ministri che arrivano prime nei concorsi o li bypassano completamente per prendersi il posto di sottosegretario.

    Non possiamo pensare di vivere in compartimenti blindati e stagni, soprattutto nell’ambito familiare, soprattutto nel paese dove “ogni figlio è bello a mamma sua (anche se ammazza)”.
    Quando nella carriera politica vediamo che avanzano solo i figli dei poltronari e non i meritevoli (o semplicemente chi la dà via al potente di turno) non possiamo pensare che il legame padre e figlio non venga usato come continua corsia preferenziale.

    Detto questo è normale che nel paese del giustizionalismo nazional-popolare vegano messi sulla gogna padri e figli, senza distinzione di colore e schieramento politico, del resto basta buttarsi merda addosso in questo paese e siam tutti contenti.

  2. Tendenzialmente d’accordo.
    Infatti io sposterei l’accento sulla vicenda non per gli aspetti giudiziari ma per evidenziare il background che ha fatto da nutrimento per il cervello del nostro attuale premier. Nel suo “piccolo” (si parla di fatturati da qualche milionata di euro) la società del padre, ma intestata ai giovani figli e della quale poi il padre cede leproprie quote agli altri figli (evidentemente minorenni al momento della creazione) per farne subito dopo una seconda (Eventi 6), comprare dagli stessi figli il ramo commerciale dell’azienda, svendere il resto (che poi fallisce) ed assumere nuovamente (stavolta come dipendente) il figliuolo poco prima che diventi presidente della provincia, mi ricorda molto un altro imprenditore che ha fatto il premier non molti anni or sono.
    Il bello è che Renzi vorrebbe combattere, a parole, quella burocrazia e quella giungla di norme societarie che inibiscono la libera iniziativa, salvo poi averne tratto enorme vantaggio con la società del padre… giochini già visti in passato.
    Beh uno così trovarselo a capo di un partito che ha ancora il coraggio di definirsi progressista fa scompisciare dalle risate per la dabbenaggine di tutti coloro che credono ancora alle sue baggianate.

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