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San Remo 2013. A bocce ferme.

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Leggere e sentire i commenti di chi sostiene, per partito preso, che guardare il Festival di San Remo è roba da sfigati è qualcosa che fa girare le palle. Forte. Voglio dire, se non te ne frega niente o hai di meglio da fare va benissimo, nulla da eccepire; ma San Remo è, che tu te ne renda conto o no, lo specchio della situazione socio-culturale italiana. Ti dice esattamente cosa sta succedendo, segna il limite del politicamente corretto e del musicalmente accettabile. Per la massa eh, mica per te. Tutti sappiamo che la musica vera la vai a sentire altrove ma, dato che nella massa tu ci vivi, ti conviene farti un’idea di cosa pensa e cosa fa, così magari ti riesci addirittura a relazionare, sennò finisci solo e pazzo dietro le linee nemiche a valutare le uniche tre opzioni che ti sono rimaste: il suicidio, una sana e consapevole tossicodipendenza o denunciare Zingaretti. Quindi sticazzi se è da sfigati, io l’ho guardato tutto, perché i Jon Spencer Blues Explosion li ho già visti e dai Blur a Capannelle ci vado sicuro. E comunque quelle sere no, non avevo niente di meglio da fare.
Non credo sia più il caso di fare un resoconto dettagliato, se ne sono dette troppe e troppe ce ne sarebbero. Mi limito a sottolineare alcuni punti.
– Fabio Fazio, nonostante il suo atteggiamento da prete giovane che piace ai giovani, (quello che suona la chitarra e ti stupisce che conosce i Metallica, ma solo quelli di Nothing Else Matters ) non ha fatto proprio un lavoro orèndo. Sia come conduzione (anche se la Littizzetto, con il suo “sono la racchia discola che fa doppi sensi si sdraia a terra” dopo un po’ rompe le palle), sia (e soprattutto) per la scelta dei collaboratori (Mauro Pagani su tutti).
– Musicalmente, in gara, c’erano solo Elio e le storie tese. La loro Canzone Mononota è una trovata degna del miglior Frank Zappa. Sono riusciti a prendere per il culo 60 anni di canzonette in 4 minuti. Pazzeschi.
– Bollani, Veloso e Antony Hegarty ( di Antony and the Johnsons ) sono stati i protagonisti dei momenti musicali più alti di tutto il festival. In particolare, anche se la canzone eseguita non è la più bella del suo repertorio, Hegarty ha regalato un’interpretazione che, in sintesi, ha fatto un culo così a tutti i cantanti in gara, dimostrando che se sul palco c’era la fotografia del meglio della musica pop italiana, stiamo guardando un campionato di serie B.
– Il momento più surreale di tutto il festival è stato senza dubbio l’esibizione, nella prima serata,  di Toto Cutugno, che ha cantato “ l’Italiano vero” con il coro dell’armata rossa.  E io sto ancora qui a chiedermi perché non abbiano cantato Oh Katiuscia, che almeno avrebbe avuto un senso. Sarà, ma io ancora non mi capacito. Comunque ho letto che Cutugno è fortunatamente uscito da una brutta malattia, la stessa che portò via Frank Zappa 22 anni fa. Questo a dimostrare per l’ennesima volta che Dio non esiste o, se esiste, ha dei gusti musicali quanto meno discutibili.
Tutto il resto rientra in uno schema previsto e prevedibile, dalle battute dei comici alle canzoni, alcune più ascoltabili (ma niente di che), altre davvero orènde;  tante copie di cose già sentite e tante copie di cantanti morti e sepolti.
In conclusione, a San Remo, il “già-sentito” musicale è stato ben confezionato e ben presentato, con tanto rassicurante ed elegante buon gusto e anche un pizzico di momenti fuori dallo schema classico, ma niente di preoccupante, eh, ci mancherebbe. Come un elegantissimo e pettinatissimo giovane prete che, in borghese, sotto il loden, ha la maglia dei Metallica (però sempre quelli di Nothing Else Matters). Immagine che combacia perfettamente con l”idea platonica del candidato premier che (quasi) tutti vorrebbero.Temo.

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