Salvini, sei romano (e Roma e’ ancora ladrona)!

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Quasi inosservata la notizia, dall’enorme valore simbolico, del passaggio di consegne in casa Lega Nord. Il nuovo segretario e’ il comunista, terrone/piagnone Matteo Salvini.

Ora: l’Italia e’ un paese nel quale si passano mesi a discutere di una questione irrilevantissima come “in che modo chiamare l’imposta sulla casa che pagherete comunque”, mentre disperati pseudo-intellettuali di pseudo-sinistra discettano di riforme del lavoro che verranno comunque effettuate al margine perche’ “non ci sono risorse addizionali”.

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Tutti, ormai, hanno deciso di ignorare il problema di fondo, gia’ correttamente impostato dalla Lega Nord delle origini: in Italia e’ in atto una lotta di classe. I parassiti legati al sistema feudale contro gli esclusi, gli outsiders, il privato non protetto e non sussidiato. Che questi ultimi possano beneficiare di un’ennesima, finanche splendida, riforma del lavoro, e’ totalmente irrilevante. Avranno comunque a che fare con un’amministrazione che li tratta da sudditi, con un’inesistente tutela dei loro diritti fondamentali, e con un esproprio in percentuali da terzo mondo delle risorse da loro detenute e/o prodotte. Ormai parte non inferiore a un terzo dell’anno lavorativo di chi vive nel privato serve a mantenere parassiti dell’apparato pubblico/feudale, senza alcun servizio in cambio. Chi lavora nel privato non protetto/sussidiato e’ a tutti gli effetti come un suddito: il suo lavoro serve a mantenere stipendi stellari degli innumerevoli dirigenti e quelli comunque irragionevolmente alti dei quadri e degli impiegati di ogni organismo pubblico, pletorico quanto immortale, ridondante quanto irriformabile. I suoi diritti, come contribuente, proprietario, individuo, sono costantemente ridicolizzati. Reclamare una corrispondenza tra imposte pagate e servizi ricevuti e’ diventato populismo.

Gli intellettuali pseudo-liberali hanno da sempre paura di fare cattiva figura con gli amici a cena se devono dire che lo Stato e’ ladro e bandito. A semplificare si fa peccato, se il tuo panettiere capisce cos’hai detto devi avere torto. Ma se Ricossa organizzava manifestazioni trent’anni fa, e a gridare che Roma e’ ladrona c’era solo quel bovaro che poi ha mandato la Lega nei guai col suo cerchio magico di straccioni, cosa e’ rimasto oggi? Salvini, che al suo congresso di terroni piagnoni se la prende contro la BCE, l’euro e invita i membri del solito circo che pensavamo confinato alle trasmissioni di Paragone. Ormai i leghisti sembrano siciliani che piangono perche’ Roma non paga piu’ i centomila dipendenti palermitani della Regione.

Il Bossi delle origini, e c’e’ voluto poco a capire che scimmiottava insinceramente altri, gridava che certi problemi andavano risolti alla radice, e la identificava abbastanza bene: il settore pubblico, in particolare quello del Sud. Chi ha vent’anni piu’ di me ha l’enorme responsabilita’ di aver lasciato che la Lega Nord prendesse la piega tristissima che ha preso in seguito, prima scaricando la sua insipienza contro gli immigrati, e oggi contro l’Europa. Aspetteremo – invano – l’economista fighetto che non avra’ il coraggio di urlare Stato Ladro, perche’ ci siamo convinti che le canottiere portano solo a Pontida.

E sbaglieremo, ancora una volta.

 

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

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