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Romanticherie

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Alle 12 e 30 circa del 15 ottobre del 1963, Ian e Myra sedevano sulla panchina di un parco. La giornata era fredda; il vento che aveva soffiato insistente tutta la mattina era riuscito a spazzare via le nuvole, e ora gli abitanti di Manchester si bevevano vogliosi fino all”ultima briciola di quella luce solare che vedevano tanto di rado.

Ian sedeva in modo esemplare, come fosse un manichino dei grandi magazzini del centro, il completo economico ben in ordine, i capelli ondulati pettinati all”indietro con la brillantina: teneva un libro dalla copertina nera davanti agli occhi; le sue labbra si muovevano – leggeva infatti alla sua fidanzata, che so, qualche sonetto antico? O magari un lavoro di un certo poeta francese che allora andava per la maggiore? Incredibile la trasformazione subita da Ian da quando aveva deciso di rigare dritto: niente più alcol, risse e furti, galera. Si era chiuso in casa a “migliorarsi” con tale impegno che il suo padre adottivo che lo vedeva per ore chino sui libri, aveva cominciato a provare nostalgia per la sua fase da teppista.

Il volto di Myra era girato verso il suo innamorato, i capelli brutalmente ossigenati, il rossetto vermiglio, la rabbia di una giovane svantaggiata determinata a non mollare l”osso attorno a cui aveva stretto i suoi denti non troppo sani. Sbocconcellava il pranzo (una porzione di fish and chips avvolta in un giornale bisunto), mentre pendeva letteralmente dalle labbra di Ian, che le appariva bello, sicuro di sé, nonché rispettabilmente impiegato presso una azienda chimica – la stessa per la quale lei svolgeva le mansioni di dattilografa.

Avevano interessi in comune, loro due. Ad esempio, il libro che lui le stava leggendo scandendo le parole e tornando sui passaggi più pregnanti, sì, il libro che, a dirla tutta, le stava provocando qualche imbarazzante reazione sotto la cintura, descriveva con scientifica minuziosità sulle inenarrabili violenze cui erano stati sottoposti individui innocenti ed inermi in un campo di concentramento nazista. La violenza, del resto, era la placenta in cui si era sviluppata, il seme nero germogliato dai suoi traumi infantili. Solo la sua morte in carcere, nel 2002, avrebbe reciso la malapianta. Ma la sua ombra minacciosa era ancora lì, 35 anni dopo i delitti di cui si era macchiata: non a caso, si dovettero cercare ben venti imprese di pompe funebri prima di trovarne una disposta a bruciare la sua carcassa…

Una coppia borghese deliziosa, da vedere in un parco al centro della città di Manchester, più o meno all”ora della pausa pranzo. Gli uomini, certo, consideravano Ian una mezza calzetta dal cattivo carattere, e le segretarie in libera uscita scoccavano sguardi ironici al lavoro approssimativo che il parrucchiere aveva fatto alla testa di Myra, poverina, convinta, in quel modo, di poter assomigliare ad una delle eroine del terzo reich che animavano le sue perverse fantasie. Ma in fondo l”eterna condiscendenza piccolo borghese verniciava di paillette quei due poveretti, e a qualcuno particolarmente mammoletta il cuore dava una piccola strizzatina gentile nel petto, al pensiero del loro amore da quattro soldi.

Se solo quegli sciocchi avessero saputo che i due stavano in effetti concordando un modo per individuare ed adescare le loro vittime, non sarebbero stati tanto sentimentali.

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

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