un blog canaglia

Reato di negazionismo: no.

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Probabilmente deluderò qualcuno ma sono assolutamente contrario ad introdurre il reato di negazionismo, che punisca: chi “nega crimini di genocidio o contro l’umanità”.

Sono contrario per diverse ragioni, la prima è tecnica: si tratta di una definizione generica e indeterminata che cozza con il principio di tipicità della sanzione penale.

In base a questo principio – che deriva dell’art. 25 della Costituzione – le disposizioni penali devono essere formulate nella maniera più chiara e precisa possibile per dare a chiunque la capacità di comprendere quale condotta costituisca reato.

Chi “nega crimini di genocidio o contro l’umanità” è una definizione che non definisce affatto: il pensiero va ovviamente alla Shoah, come prima cosa, ma i casi di genocidio o di crimini contro l’umanità sono innumerevoli e non sempre su di essi esiste una convergenza degli studiosi o dell’opinione pubblica: basta pensare al genocidio armeno o alle guerre balcaniche.

Al di là dei casi più eclatanti come la Shoah, chi decide quando una tragedia storica costituisca un “crimine di genocidio o contro l’umanità”? A farlo, nel caso concreto, sarebbe il giudice penale e  non penso che questo sia desiderabile.

Il processo penale non è fatto per accettare verità storiche complesse e di portata così vasta come può essere un genocidio. Né credo che i giudici penali abbiano la competenza storica per farlo.

In secondo luogo, non credo che l’introduzione di una nuova figura di reato d’opinione sia opportuna; abbiamo già una legislazione penale sclerotica e sovradimensionata: non è il caso di allargarla per comprendervi anche i poveri idioti che negano la Shoah.

Non credo nemmeno che sarebbe utile da un punto rivista simbolico. A differenza di altri, non sono pregiudizialmente contrario a che il diritto penale svolga anche una funzione simbolica: con la sanzione penale il legislatore inevitabilmente segnala quali comportamenti l’ordinamento ritiene più gravi e inaccettabili. Questo può portare anche alla definizione di sanzioni per condotte che – in un determinato momento storico – destino una particolare preoccupazione per la loro gravità o diffusione.  Per questo non sono contrario a priori, ad esempio, alla definizione di un’aggravante per i reati motivati dal genere (quella che i giornali etichettano come la questione del “femminicidio”) o alla sanzione penale dell’istigazione all’odio omofobico (rimanendo tuttavia contrario al carcere per i reati non violenti).

Ritengo però che l’attuale legislazione penale non sia in grado di assumere una valenza simbolica proprio per il suo sovradimensionamento; se troppe forme di illecito sono sanzionate penalmente, il diritto penale non può svolgere una sanzione simbolica: perde la capacità di indicare quali comportamenti siano davvero ritenuti più gravi dal legislatore.

Solo dopo aver ridotto significativamente la portata del diritto penale e depenalizzato moltissime delle troppe e inutili figure di reato, avrà senso interrogarsi in concreto sulla funzione simbolica della sanzione penale. Per il momento, pensiamo a ridurre il diritto penale al minimo indispensabile. È molto più urgente. Santé

(SINDACATO PAGANO) Nato in terre calde e prospere di disoccupazione si trasferisce giovinetto al Norte dove adesso lavora, rigorosamente a fini di lucro. Attende con speranza che Grillo faccia approvare il reddito di cittadinanza così da poter finalmente vivere come un rentier. Ha scelto il nome da usare nel blog guardando tra le bottiglie di alcolici di un amico rivoluzionario.

13 Comments

  1. molto meglio argomentato di quello di Mazzone, ma comunque sono in disaccordo: una sanzione (non penale, ma ad esempio pecuniaria) andrebbe introdotta per quello che non andrebbe chiamato “reato di opinione” ma semmai “diffamazione della memoria”. Sarebbe bello ad esempio se chi lucra sul negazionismo fosse costretto a pagare multe salate i cui proventi andassero, ad esempio, a centri di ricerca specializzati sul genocidio di cui si nega l’esistenza 🙂

    Quanto alla definizione di genocidio: andrebbe stabilito a priori quali eventi vengono coperti dalla sanzione in quanto indisputabilmente “genocidii”. Concordo sul fatto che non si possano lasciare ai giudici tematiche di natura storica.

  2. “chi lucra sul negazionismo”

    … già, i famosi miliardari divenuti tali a colpi di libretti venduti in quattro librerie in tutta Italia.

    “andrebbe stabilito a priori quali eventi vengono coperti dalla sanzione in quanto indisputabilmente “genocidii””

    Giusto. Facciamo qualche esempio per capire la fattibilità della cosa? Per esempio cosa significa “negazione”? Una cifra data per ufficiale meno uno è negazione? E meno 100? E memo 1000? Se due storici hanno diverse vedute sul funzionamento tecico del meccanismo sterminazionista che si fa? Il giudice dice che uno ha ragione e l’altro paga la multa? Un libro di storia degli anni ’60 che dica cose oggi smentite dalla ricerca lo ritiriamo dal mercato? E il suo autore è punibile o no? La verità che non si può negare chi l’ha stabilita? Norimberga? Allora dobbiamo dire che Katyn l’hanno fatto i tedeschi?

  3. Mi associo ai commenti di Adriano e rilancio: reato di negazionismo… ma chi nega? Non esiste qualcuno che nega il fatto storico, esiste solo chi ne contesta e ne studia, rivisitandola in base a documenti, di parte o meno, l’ entità, i motivi, l’ impatto. Questa si chiama ricerca storica, sia essa di parte o meno. Vogliamo impedire l’ analisi storica? Mi volete condannare se io riesco a dimostrare che una testimonianza su quel dato fatto storico é fasulla, alterata, esagerata o altro?
    No ditemelo che a quel punto davvero me ne scappo in Korea, sarò in un regime ma almeno li nessuno fa finta che ci sia la libertà di espressione.

    • Sei così sicuro che nessuno neghi il fatto storico?
      I commentatori per i quali lo sterminio di ebrei, zingari, omosessuali, handicappati, oppositori è solo un’invenzione del complotto demo-giudaico-plutocratico-massonico-bilderberghiano-comunista non sono io sotto mentite spoglie.
      E su cosa si basano le loro convinzioni? Sul lavorio degno di miglior causa di “storici” che si impegnano strenuamente a trovare la sia pur minima incongruenza in quello che loro e i loro seguaci chiamano il “dogma” della Shoah. Il ritenere di avere dimostrato che gli ebrei uccisi furono in realtà un milione in meno rispetto ai sei milioni “canonici”, viene spacciato per smentita del loro sterminio. E volutamente ignorano (mica possono occuparsi di tutto, poveri angeli!) alcune questioni di fondo.
      La prima e più ovvia è che mancano all’appello alcuni milioni di cittadini europei appartenenti a categorie invise ai nazisti; cittadini europei che furono visti per l’ultima volta in vita quando furono catturati dai nazisti per essere deportati.
      La seconda è un aspetto tecnico-organizzativo dei lager nazisti: come mai nei campi di sterminio non erano previste le strutture burocratiche, amministrative e logistiche per l’uscita (con le loro gambe) dei detenuti, se non per il trasferimento in altri lager?

      • Fosse anche.

        1. Lei li reputa degli imbecilli. Non è meglio sapere i nomi e i cognomi di questi?

        2. Se io voglio sostenere che il colosseo non esiste sarò libero di farlo? (Accenttando il fatto di essere ridicolo ai suoi occhi si intende)

        3. Un giorno un tizio al ritorno dalle vacanze si mise a scrivere un libro sostenendo l’idea balzano secondo cui le specie si evolvono e l’uomo in particolare si sarebbe evoluto da scimmie. Come è normale che sia lo presero per il qlo e la cosa finì lí.

        4. Esistono persone che credono in entità soprannaturali, metafisiche, come io e lei crediamo all’esistenza della bistecca fiorentina. Essi scrivono e hanno scritto libri in cui ci sono cespugli che parlano e hippies che camminno sull’acqua. Lei non ci crederà ma tutto questo è perfettamente legale.

  4. Secondo me qui stiamo sbarellando un po’ tutti, con questi paragoni con Darwin o queste chiacchiere sul negazionismo come ricerca storica.

    Non so quanta dimestichezza abbiate voi con la storiografia sull’olocausto, io ne ho a sufficienza e posso dirvi che il “dibattito” sulle “opinioni” negazioniste non esiste. Semplicemente non esiste. La storiografia non le prende neanche in considerazione. Non è una posizione storiografica, manco lontanamente: non ha la minima valenza di ricerca storica, è solo un insieme di falsificazioni delle fonti messo lì alla ca**o per giustificare altro (teorie antisemite, complottismi vari etc).

    Per avere un’idea, questo è il motivo per cui uno dei testi fondanti del negazionismo (Did six million really die?) fu vietato in Canada: fu dimostrato che il testo “misrepresented the work of historians, misquoted witnesses, fabricated evidence, and cited non-existent authorities.”. Identici commenti si possono fare sul “lavoro” di Irving (“for his own ideological reasons persistently and deliberately misrepresented and manipulated historical evidence”).

    Quindi il negazionismo non è deprecabile perché ha un’opinione diversa da quella della storiografia mainstream, ma semplicemente perché è un’impostura, non un’opinione, e in quanto tale va sanzionata (certo, non con il carcere, lo ripeto).

    La ricerca storica che invece rivede i numeri (al rialzo o al ribasso) è comunemente accettata, fintanto che E’ ricerca storiografica e che fa un uso professionalmente corretto delle fonti. Vedasi “Bloodlands” di Snyder che fa regolarmente uso di stime conservatrici ma è uno dei testi più celebrati degli ultimi dieci anni sul tema dell’olocausto e dei crimini dei totalitarismi.

    In ultimo: la parte conclusiva della Soluzione Finale sarebbe dovuta essere la rimozione completa della memoria dello sterminio. Punire il negazionismo serve anche ad impedire che il cerchio si chiuda. E’ un gesto dovuto e necessario di rispetto per le vittime.

    PS: sì, Adriano, si può lucrare sul negazionismo. Vedi un po’ quanti libri ha venduto Irving e poi ne riparliamo.

    • Lei ha argomenti da vendere ma il punto non è se la storia scritta fino a oggi sia corretta o meno, il punto è: la verità non si stabilisce nei tribunali.

      Se non ricordo male ci hanno provato in qualche stato del sud negli USA, fissando per legge il valore di pi greco a 3,14: tuttavia questo si ostinava ad essere un numero trascendente.

  5. Il fatto è che si tratta di punire chi mistifica i fatti, che è ben diverso dallo stabilire una verità in tribunale. Se si guarda, gran parte delle condanne per negazionismo sono in realtà gistificate dalla mistificazione dei fatti e all’uso improprio delle fonti e delle testimonianze. Siamo quindi su un piano completamente diverso dal reato di opinione; semmai siamo più sul piano del contrasto alla truffa o alla diffamazione.

  6. E lo decidi tu (“Auseklis”) chi mistifica e chi no ?Chi truffa e chi invece – per bontà tua – può parlare e dire la sua ? Allucinante !!!! Hai mai sentito parlare di libertà d’opinione, anche e soprattutto per le opinioni che non condividi ?

    • Aridaje… non lo decido io, ma può indubbiamente essere stabilito in tribunale se uno ha mistificato una fonte. Non è una questione di opinioni, lo ripeto. Facciamo un esempio per dummies:

      Tale John Smith, ipotetico alto funzionario del governo britannico, nel ’45 dichiara alla BBC:

      “Molti sono scettici sul cosiddetto “olocausto”. Io posso dire, dopo aver visto Auschwitz, che solo se fossi completamente ubriaco e strafatto di coca potrei affermare di aver visto gli americani e i russi allestire Auschwitz come un fondale cinematografico per mettere in scena l’olocausto e far credere al mondo che sia avvenuto davvero. Solo un pazzo affermerebbe questo”

      Un autore negazionista citerebbe questa frase in un paragrafo di questo tipo:

      “Smith, alto funzionario del governo britannico che vide personalmente Auschwitz poco dopo la liberazione, in un intervista alla BBC nel ’45 dichiarò di “aver visto gli americani e i russi allestire Auschwitz come un fondale cinematografico per mettere in scena l’olocausto e far credere al mondo che sia avvenuto davvero.”

      La citazione è formalmente corretta, contenutisticamente mistificante. Chiaro che questo NON E’ esercizio di libertà di opinione. E’ frode. E se fossi un discendente di qualcuno che ci è morto, nell’olocausto, mi incazzerei a bestia, e giustamente esigerei che chi infanga la memoria di mio padre/madre/parente/amico sia doverosamente punito.

  7. Aggiungo: l’inesistente levatura storica del negazionismo e il suo approccio puramente strumentale è confermata dal fatto che tende a concentrarsi ossessivamente sulle camere a gas. Questo perché nell’immaginario collettivo sono le camere a gas il simbolo dell’Olocausto. In realtà una proporzione enorme delle vittime fu uccisa per fucilazione nell’Europa orientale, di cui però al grande pubblico frega molto poco. Il numero esatto è ancora da stabilire ma sembra che possa essere addirittura la maggioranza, specialmente man mano che vengono scoperti sempre più fosse comuni in Ukraina, Russia e Bielorussia. E lì ci sono i corpi che vengono riesumati, quindi c’è poco da girare intorno ai fatti. Dovremmo tutti studiarci le vicende dell’Olocausto molto più in dettaglio e poi capiremmo all’istante che il negazionismo non ha la minima valenza di “opinione” e pertanto non merita neanche una briciola della protezione concessa alle opinioni.

  8. Ripeto: non esiste il negazionismo Tutti gli esempi fatti rientrano nel revisionismo.
    Per chi ha citato i lavori di Irving e le motivazioni dei ba dei suoi libri, consiglierei di indagare sulla questione. Il processo a Irving non produsse nessuna replica ai fatti da lui descritti e alle sue accuse, si limitò a dichiarare artefatto e mendace il suo lavoro.
    A un livello più ampio, ciò che la gente, certa gente, cerca di fare é far notare determinate incongruenze, tra le quali:
    – come mai le testimonianze di sopravvissuti non sono mai concordi?
    – come mai lo stesso personaggio ha fornito in diverse occasioni testimonianze diverse?
    – come mai ci sono così tante foto contraffatte e decontestualizzate?
    – come mai altri sopravvissuti hanno accusato loro co-carcerati di mentire?
    – come mai nella trascrizione della conferenza di Wannsee, dove si dice sia stata dichiarata la ‘soluzione finale’ del problema ebraico e ne sia stato pianificato lo sterminio, non compare nemmeno una volta l’ intento di sterminarli ma solo di deportarli?

    etc etc

    a me questa sembra semplice ricerca, significa fare domande alle quali bisogna dare risposta, e a quel punto ripresentare la storia in maniera più corretta. Per il rispetto di tutti, anche delle vittime.
    E non deve essere impedito, assolutamente.

    Vorrei farvi notare che uno di questi revisionisti é Finkelstain, la cui famiglia fu tutta internata e morta in internamento.
    Un altro é Miklos Gruner, sopravvissuto, compagno di internamento di elie wiesel, il quale sostiene che il personaggio che ora conosciamo come elie wiesel menta e non sia chi dice di essere.

    Queste cose non dovrebbero essere discusse dagli storici?
    Mi fa paura pensare a una risposta negativa.

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