un blog canaglia

Quei criminali che scaricano

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Premetto: non sono un tecnico della materia. Però, perbacco, oltre alla tecnica esiste anche la logica, e se la logica non è un’opinione quello che ci raccontano sul cosiddetto “diritto d’autore” non è che sia proprio cristallino.
Per esempio: quando ti vendono un disco mica dicono che ti stanno vendendo a venti euro un pezzo di plastica che ne vale sì e no uno. Macché, ci mancherebbe: quando ti vendono un disco, a sentire loro, ti vendono il diritto a tenerti e ad ascoltare la musica che c’è dentro. Ok, allora mettiamo che il disco si rompa. Cioè, che la plastica che serviva a contenere, a veicolare quel diritto si sbricioli, proprio. Tipo che mentre te la stai portando a casa ti casca dallo zaino e viene schiacciata dalle ruote di un autotreno. Se fosse come dicono loro dovresti poterti presentare da qualche parte coi pezzi in mano e dire: “ehi, il diritto l’avevo già comprato per diciannove euro, adesso vi pago un euro per il cerchietto di plastica nuovo e voi il disco me lo ridate”. Fila, o sbaglio? Invece manco per niente. Se ti si rompe la plastica ti tocca ricomprarti tutto il diritto daccapo, anche se l’avevi comprato già, magari il giorno prima. Via, non è un tantino strano?
Oppure: nel 1984 hai comprato l’album bianco dei Beatles in vinile; cioè, per come la raccontano loro, il diritto a sentirti nello stereo Honey Pie, Dear Prudence, Blackbird e via discorrendo. Perché due anni dopo, per acquistare lo stesso diritto su un supporto diverso, diciamo una cassetta, hai dovuto pagarlo tutto un’altra volta? E perché hai dovuto farlo ancora nel 1993, per poterlo avere su CD? Io, per esempio, tra smarrimenti, traslochi, danneggiamenti e cambi di supporto ne avrò comprati almeno cinque o sei, di white album: qualcuno mi dice quante cazzo di volte devo pagarglielo, a McCartney o chi per lui, lo stesso diritto? Quante volte, prima che gli basti? Dieci? Cento? Cosa sono io, un essere umano o una rendita parassitaria parlante?
O ancora: se mi scarico tutta la serie di Oz dal web dicono che commetto un crimine. Però Oz è già stata trasmessa in chiaro da Italia Uno, che per farla vedere gratis i diritti li avrà pagati a chi di dovere, no? E allora, scusate, perché per rivedere una cosa che si poteva vedere legalmente già dieci anni fa senza tirare fuori un soldo dovrei ripagare i diritti? Cioè, se allora l’avessi registrata per vedermela oggi avrei potuto farlo, o sbaglio? E allora perché adesso non posso scaricarla?
Per non parlare dei libri: come mai se compro il diritto di leggermi Palaniuk sulla carta non mi forniscono, previa gentile richiesta, anche il file, così volendo posso leggerlo pure sul Kindle? Cosa sono, due diritti diversi, che per averli devo pagarli entrambi? A me, onestamente, pare proprio di no. Anzi, mi sembra che si tratti dello stesso, identico, spiccicato diritto: solo che bisogna comprarlo due volte.
Ripeto: non sono un tecnico, ed è probabile che qualcosa mi sfugga; che qualche particolare, qua e là, sia inesatto: se così fosse, vi prego, sentitevi liberi di correggermi.
Però, complessivamente, una cosa mi sento di poterla dire senza timore di essere smentito: prima di dare il via all’ennesimo “giro di vite” per combattere la “pirateria” bisognerebbe riformare radicalmente la disciplina del diritto d’autore, che oltre ad essere illogica e iniqua non tiene minimamente conto delle continue rivoluzioni tecnologiche che si sono succedute dopo l’invenzione della pressa da stampa e del fonografo.
Che ne dite, volete fare un piccolo sforzo di ragionevolezza anche voi, o andiamo avanti a pagarvi le stesse cose decine di volte e a far finta che l’unico problema siano quei criminali che scaricano?

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

19 Comments

  1. Se compri un CD puoi farne anche cento copie di backup (su qualsiasi dispositivo) basta che restino in tuo possesso. Certo se finisce sotto al TIR prima che tu faccia il backup sei fottuto 😛

    Io fino ad una anno fa (quando avevo un portatile con OSX) compravo la musica su iTunes. Ora sono passato ad 8 e contestualmente ho preso anche un telefono Lumia 920. Qui ho scoperto un servizio che trovo valido anche se scarsamente pubblicizzato: Xbox Store Music. Con un abbonamento annuale (100 euro l’anno mi pare) si ha accesso a milioni di brani ed album, con diritti di riproduzione su diversi dispositivi (mi pare 4). Io così ho “risolto”, tanto una volta che la musica sta sul telefono e sul portatile basta un amplificatore per ascoltarla ovunque (stereo, autoradio, etc.)

    Certo, se poi interrompi l’abbonamento non hai più accesso alla musica che hai scaricato, però alla fine circa 0,20 euro al giorno, per avere accesso a praticamente tutta la musica che si vuole, mi pare un buon prezzo.

    Per quanto riguarda i libri, ci sono diverse librerie online che offrono servizi simili. Per esempio, io ho un abbonamento a Safari Books Online e con circa 1 euro al giorno ho accesso a decine di migliaia di libri. Il servizio per me è eccezionale. Io mi occupo di informatica e i libri in questo settore dopo 2-3 anni diventano rifiuti (raramente si legge un libro di informatica che abbia più di 3-4 anni).

    Ovviamente non voglio fare pubblicità ai servizi che ho citato, l’ho fatto solo per dare un’informazione più precisa possibile 🙂

    Visto che questo è il primo commento sul tuo blog, ne approfitto per salutarti e farti i complimenti 🙂

  2. Ottima analisi. E’innegabile che le rivoluzioni tecnologiche che si sono succedute hanno proprio avuto lo scopo di farci ripagare più volte i diritti di quanto già possedevamo. Epocale a questo proposito fu l’avvento del CD. Chiunque di noi abbia vissuto quella stagione ricorda il prezzo esorbitante che imposero le case discografica ai nuovi supporti appena nati, e come le stesse fecero leva sul miglioramento qualitativo per ottenere una moltiplicazione per 20 del loro margine di guadagno rispetto al vinile, che era molto più costoso da produrre del CD. Tuttavia la rivoluzione digitale si è portata dietro la duplicabilità all’infinito, che invece prima con l’analogico introduceva degradazione ad ogni passaggio. E da lì l’intero sistema del possesso dei diritti da parte delle case discografiche ha cominciato a vacillare… si potrebbe dire forse che chi troppo vuole nulla stringe, ma la battaglia è sempre aperta.

    • Ma sì! Anche il motore a scoppio fu inventato allo scopo di toglierci soldi quando avevamo già delle efficienti vetture a vapore.

  3. Sono sostanzialmente d’accordo, e aggiungo due punti:
    I brevetti industriali durano 25 anni, perchè la creazione intellettuale di uno scrittore o artista deve essere protetta integralmente per un tempo molto più lungo ?
    L’altro punto è una conseguenza del primo: perchè io ‘consumatore culturale’ devo vedermi negato il diritto di avere, comperandola legalmente, una copia per esempio di un film, che il distributore si tiene a lungo nei cassetti per sfruttarlo al momento per lui più opportuno? Ho atteso 25 anni per poter rivedere ‘Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto’ un film premio Oscar quale miglior film straniero, mica un decamerone di terza serie…!
    Se il titolare dei diritti non li esercita per un certo tempo, li perde…semplicemente: non si può sequestrare la cultura in nome del diritto d’autore.

  4. Che si dovrebbe ripensare daccapo la concezione del diritto d’autore è una evidenza palese, il problema è che nessuno -che io sappia- è riuscito a trovare una soluzione che metta d’accordo produttori di musica, venditori, distributori e diffusori (radio e tv oltre che discoteche e similari9 e fruitori. Personalmente penso che la proprietà intellettuale dovrebbe essere abolita, e quindi il diritto di autore, e si dovrebbero trovare delle nuove forme di mecenatismo istituzionalizzato, ma gli interessi in campo sono così grossi che pare impossibile avviare una discussione in questo senso.
    Detto questo passo alle critiche al tuo discorso:
    1: il diritto di autore che si paga sui dischi è circa il 5% del prezzo al dettaglio (precisamente è il 9,009% del prezzo al dettagliante. Questo vuol dire che su un CD da 30€ la siae prende 1,5€: non è questo che fa lievitare i costi.
    La maggior parte dei soldi del prezzo di vendita (ben oltre il 50%) va al dettagliante ed al distributore, circa il 20% va allo stato con l’IVA, un altro 10% copre diritti d’autore e spese di stampa. Di quello che resta(meno del 20%)una buona parte (circa il 10% va alla produzione (e circa la metà serve a coprire le spese promozionali) e meno del 10% va a chi ha materialmente lavorato per la realizzazione del disco (compositori, autori, interpreti, tecnici di sala e di missaggio, grafici, tecnici di stampa e masterizzazione). E’ evidente che non sono queste categorie che fanno lievitare il prezzo dei dischi.
    Il problema del prezzo è dovuto principalmente a motivi di distribuzione e stoccaggio, oltre che di resa degli invenduti (un po’ come per la carta stampata, si produce molto di più di quanto si venda). Una soluzione è la vendita dei files musicali on-line, ed infatti si risparmia molto scaricando rispetto all’acquisto del CD, ma si perde l’oggetto…
    Infine, se era una battuta ok, ma se parli sul serio quando dici che ti dovrebbero ridare il CD finito sotto l’autotreno… ma allora ti dovrebbero ridare anche un libro cui hai dato fuoco, una macchina che hai fracassato, un vino che hai lasciato aperto e mandato in aceto: una volta che hai acquistato una merce è tua, e tu sei responsabile della sua custodia.
    Concludo con una domanda: perché fa tanto scandalo che si debbano pagare i dischi ed il canone rai, e nessuno dice niente sulle pay tv, sulle connessioni internet e telefoniche?

    • grazie; un caso – non infrequente – di commento migliore dell’articolo cui è appeso.

      sarei curioso di capire meglio, con qualche dettaglio, cosa intendi per “mecenatismo istituzionalizzato”, perché a me al primo ascolto suona come “pifferai magici” e/o “figli di e amanti di”; anche se mi rendo conto che la “cultura” è già in gran parte così, di fatto.

      mi accodo alla tua domanda finale, e vorrei aggiungere all’elenco “smartphone, stracci firmati e macchine fiche”, per non restare solo nel campo dell’immateriale, e fare un esempio che anche uno stupido come me può capire…
      🙂

    • ma se parli sul serio quando dici che ti dovrebbero ridare il CD finito sotto l’autotreno
      non dice che dovrebbero ridarglielo, ma che dovrebbero vendergliene uno scontato, visto che una sua parte (il diritto di ascoltarlo) l’ha già pagata

      ma allora ti dovrebbero ridare anche un libro cui hai dato fuoco
      se ti resta abbastanza da provare che è quel libro, anche di quello hai già pagato una parte

      una macchina che hai fracassato, un vino che hai lasciato aperto e mandato in aceto
      questo non c’entra nulla, macchina e vino non sono coperti da diritto d’autore

      perché fa tanto scandalo che si debbano pagare i dischi ed il canone rai, e nessuno dice niente sulle pay tv, sulle connessioni internet e telefoniche?

      Non fa scandalo che si debbano pagare i dischi, ma che per la stessa musica si debba pagare il diritto di ascoltarla per ogni supporto diverso.
      Il “canone rai” dovrebbe servire a pagare un servizio che in effetti è piuttosto scarso
      Sulle pay tv e le connessioni internet e telefoniche invece, nessuno dice niente perché offrono un servizio continuativo e (a parte i casi di zone disagiate) funzionante; l’abbonamento funziona, ne sono la prova gli svariati servizi musicali e (non per l’italia) video: da quando sono usciti questi servizi molta gente li usa perché è anche più facile che scaricare, e la gente che si lamenta è solo quella che non può ancora accedervi.

    • Attenzione, tu non hai comprato il CD come merce. La merce che hai comprato è il mero supporto, insieme al diritto a fruirne (ascoltarlo) a determinate condizioni. Ad esempio, non puoi portarlo allo stadio e farlo ascoltare a tutti durante la partita, perché puoi fruirne solo a titolo personale.

      Fatta questa premessa, ogni opera intellettuale può essere divisa in supporto e opera vera e propria. Tu sei responsabile della custodia del supporto, ma al solo prezzo del supporto (e dei costi vivi ad esso associati) dovresti essere in grado di ottenerne un’altra copia, dato che la “licenza d’ascolto” l’hai già pagata.

  5. Sono d’accordo con Piero, e aggiungerei che i cosiddetti “diritti d’autore” in realtà sono perr la maggior parte “diritti d’editore o di casa discografica”. Spesso si arriva all’assurdo: tempo fa lessi un’intervista a Caterina Bueno in cui lei raccontava che, per eseguire pubblicamente le sue canzoni, doveva chiedere l’autorizzazione alla SIAE!

  6. non solo l’analisi e` ottima, ma e` persino buonista, perche` le magagne del diritto d’autore non sono finite qui

    una delle incongruenze maggiori e` che i beneficiari teorici, gli autori, sono quasi sempre tagliati fuori, i proventi vanno agli intermediari, alle major, ai distributori, quasi mai agli autori; ci sono poi situazioni particolarmente degradate, come nel caso di quel baraccone parassitario della SIAE, che aggiunge il bizantinismo burocratico tipicamente italiano alla normativa sul diritto d’autore, gia` iniqua di suo

    senza entrare nei dettagli, comunque, si puo` osservare il fenomeno dall’esterno, per via induttiva, come si fa nei libri gialli, e dedurre che qualcosa che tocca c’e` sicuramente: l’industria dell’entertainment, a dispetto dei continui proclami catastrofici, e` l’unica del pianeta che conosce un briciolo di crisi, i proventi delle major continuano ad aumentare; il potere dei colossi del settore e` talmente grande che riescono a piegare le leggi in loro favore a dispetto persino dei piu` elementari diritti di tutela della proprieta` privata; assistiamo quotidianamente a battaglie pretestuose su brevetti e diritti di sfruttamento (il d.a. non riguarda solo l’entertainment) dove fiumi di soldi cambiano di mano e a rimetterci, soldi che sarebbe bene ricordarlo, alla fine sono tirati fuori da noi consumatori

    ci sarebbe poi da analizzare il legame perverso tra il d.a. e i tentativi continui dei governi di tutto il mondo per censurare e limitare liberta` personali, privacy e libera circolazione delle idee: niente di complottistico, per carita`, tutto alla luce del sole, e “stranamente” e` un comportamento trasversale che coinvolge un po’ tutto il mondo, indipendentemente dal colore politico delle nazioni coinvolte

    • (cerchiobottismo mode on)
      con tutto il rispetto per caterina bueno, sai quanti cialtroni falliti escono in scena a suonare my way over the rainbow dieci ragazze et similia, ma poi mettono a borderò “composizioni” a loro firma che non hanno avuto mai il coraggio di far sentire nemmeno alla loro mamma?

  7. Provo a controbatterti:

    1) “E allora, scusate, perché per rivedere una cosa che si poteva vedere legalmente già dieci anni fa senza tirare fuori un soldo dovrei ripagare i diritti?”

    In realtà (vabbè semplificando parecchio) chi ha visto la serie 10 anni fa ha “pagato” guardandosi la pubblicità.

    2) Ora, non sono un tecnico anche io, ma avendo a che fare coi diritti d’autore software ho potuto farmi un’infarinatura generale sul concetto di “copiright”:
    In realtà, quando si acquista un supporto in cui è contenuta un’opera sotto “diritto d’autore”, non si acquista il diritto di “possesso”, ma si acquista un diritto molto più limitato che banalizzando possiamo chiamarlo “diritto di uso”. In effetti, per come la vedresti tu, avendo diritto di possesso potrebbe significare avere il possesso dell’opera, il che sarebbe logicamente sbagliato visto che il possesso deve (dovrebbe) rimanere all’autore che ha il diritto d’autore, appunto. Ecco perchè poi bisogna comprare diverse volte il (diritto d’uso del) supporto ed è spiegato anche perchè quando compri libri o musica on-line il servizio può impedirtene l’accesso in determinate condizioni.

    Per superare questo concetto, negli Stati Uniti è nata l’organizzazione Creative Commons che fornisce tipologie di licenze che possono variare i “tipi di diritto” (arrivando addirittura a dare il diritto di modifica o ripubblicazione!!!). In Italia ci sono dei pionieri che pubblicano sotto licenze Creative Commons, anche se è ancora complicato superare la normativa italiana, che non prevede esplicitamente che un’artista possa avere libertà di scelta di licenza.

  8. Bisognrebbe poi fare i debiti distinguo. Pirateria a scopo di lucro è vera pirateria criminale (copio qualcosa e la vendo), pirateria in senso condivisione di materiale è ben altra cosa!

    Tra l’altro il fenomeno è molto più complesso di come viene presentato: ogni copia illegale equivale a una copia in meno venduta. Ma per favore.
    Il 99.9% delle persone che hanno materiale pirata ce l’ha PERCHE’ è gratis, e se non lo fosse troverebbe qualcos’altro di gratis per occupare il proprio tempo. Inoltre non si tiene per nulla conto dei benefici che una maggiore diffusione (effetto viral) del prodotto porta:
    -introiti pubblicitari nettamente maggiori
    -pubblicità gratuita in circuiti totalmente estranei (ma chisselo cagava PSY altrimenti?)
    Alcuni sono addirittura riusciti a sfruttare la pirateria per imporre il monopolio (microsoft su tutti), fai diffondere il tuo prodotto gratuitamente in modo che diventi indispensabile prima di riscuotere attraverso altri canali (licenze buisness, contratti con produttori PC)

  9. Mah…secondo me, parti da un presupposto sbagliato…
    Dici che un disco di plastica vale sì e no un euro…verissimo…ma non ti vendono un disco di plastica vuoto.
    Ma ti vendono un disco pieno di musica e con una copertina…tutte queste cose costano soldi e non pochi.
    Lasciando stare la musica elettronica, l’idea che si possa fare un disco in cameretta con un Mac è abbastanza falsa (dipende ovvio dal tipo di musica, ecc.). Per fare un disco “rock” bisogna andare in uno studio e uno studio, per poco che costi, costa almeno 200 euro al giorno…poi il disco bisogna masterizzarlo, altri 500 euro come minimo…poi anche per la grafica, o te la fai tu o te la fa un amico a gratis o, più spesso, ti affidi a un grafico, che, anche se amico, qualcosa dovrai pur pagare.
    Se poi il disco lo vuoi vendere e far girare devi far promozione, quindi ti affidi a un ufficio stampa e qualche altro migliaio di euro parte…
    Come socio di una piccola etichetta indipendente ti posso dire che si arriva facilmente a spendere intorno ai 10 euro per fare un disco…e poi quanti ne venderai? Se va bene, ma bene, si parla di un migliaio di copie…quindi per rientrare dovresti vendere il disco a 10 euro “puliti”, ma ovviamente ci sono di mezzo i distributori (se lo vendi nei negozi), quindi, in realtà, sotto i 15 euro è impensabile venderlo…
    Ovviamente questo discorso si applica alla realtà che conosco e in cui mi muovo io…se parliamo di Ramazzotti e la Pausini il discorso è molto, molto diverso…e, sinceramente, non lo conosco così bene da poter argomentare…
    Tutto questo lo dico solo per “completezza”.
    Buona Giornata.

    P.S.: io non sono contro la pirateria, anzi. Preferisco che uno scarichi il disco a gratis, lo ascolti, quindi magari venga ad un concerto e si compri, che so, la maglietta o il cd fisico, piuttosto che chi lo compra su iTunes…tanto dei 9,99 a me, etichetta, arrivano sì e no 6 euro. 😉

    Massimo Necchi
    Niegazowana Records

  10. Alessandro ha ragione. Magari varrebbe la pena – prima di commentare a venvera – di leggere le norme sul diritto d’autore, diverse in ogni paese: http://www.digitpa.gov.it/sites/default/files/normativa/Legge%2022%20apr%201941%20n-633.pdf e sul diritto idustriale: http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/05030dl.htm . Nel mercato globale, la “pirateria” deriva dalla mancata armonia tra le diverse normative, dalla debolezza generale degli autori (spesso autolesionisti) e dalla diffusa opinione che la cultura immateriale debba essere gratis. Sticazzi.
    L'”Opera dell’ingegno” (scritta, audiovisiva, 2D, 3D, 4D, software…) è un prodotto composto da diversi valori: il diritto morale e materiale dell’autore a deciderne e vederne remunerato l’uso, il diritto del produttore a recuperare l’investimento industriale (costi materiali ed umani, diritti, spese, promozione) e un ragionevole profitto, il diritto della rete di vendita – anche virtuale – ad essere a sua volta remunerata. Il supporto fisico (disco, nastro, libro, tela, pietra, rete…) incide sul costo finale, oltre il “diritto d’uso” che l’utente acquista, ma senza un contratto esplicito che ne descriva le modalità d’uso: sarebbe complicato allegare al supporto una fattura con il dettaglio espresso dei diritti acquisiti, da conservare come per le opere d’arte. Spesso il disclaimer che lega il diritto d’uso al possesso del supporto fisico vi è stampato sopra, quindi se perdi o deteriori il supporto, perdi la certezza del diritto di usarlo. Come con qualsiasi contratto.
    Infatti molti e-market permettono all’acquirente dell’opera virtuale di riscaricarla a volontà. Mentre iTunes ti frega.
    E le “modalità d’uso” dipendono da come ogni specifico Autore ha ceduto la sua opera al Produttore, se per intero o in parte o a tempo. Per esempio, prima dell’esplosione di mp3 ed ebook, l’autore di un libro poteva cedere all’editore solo il diritto a stamparlo e venderlo fisicamente, trattenendo per sé il diritto a dar via l’e-book, anche gratis. Ora anticipi, compensi e royalties sono proporzionali alla percentuale di diritti, mezzi e mercati ceduti e alla capacità contrattuale dell’Autore stesso: libri, periodici, software, ebook, radio, tv, cinema, web, tutto si tratta. Anche gratis, ma è una scelta prima dell’autore, poi del produttore, se non coincide con lui. Anche le licenze “Creative Commons” sono soggette a questa facoltà, purché secondo la Legge – derogabile solo in minima parte – sul Diritto d’Autore. Difficile parlarne senza conoscerla.
    (Anche questo commento è protetto dal diritto d’autore, ma siete autorizzati a riprodurlo solo con la firma originale acclusa, o siete dei pirati). ;o)

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