Quanto sono pericolosi gli ani

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Cambiano i regni, le stagioni e i presidenti. Così canta Battiato, ma per quanto i presidenti e i leader cambino e si succedano diversissimi tra loro, c’è qualcosa che li unisce e forse li unirà sempre; qualcosa che ne determina una cifra trasversale e imperturbabile alle latitudini più estreme: gli “ani”. Non lo scopro qui e ora, e credo si possa ritenere come impossibile da smentire il dato secondo cui la schiera dei fedelissimi di qualsiasi leader sia in genere segnata da una cifra che in valore assoluto è sempre molto più bassa di quella che caratterizza il leader stesso.
E in base a questo, se il titolo canaglia vi ha fregato e state ancora leggendo, non si può non ammettere che i berlusconiani siano molto peggiori di Berlusconi, almeno quanto i dalemiani o i renziani o, che ne so, i bassoliniani. I casi sono tantissimi, al punto che produrne un elenco non avrebbe senso: piuttosto si avrebbe ragione di comporlo in modo inverso, per scoprire se c’è qualche leader peggiore dei suoi più accesi sostenitori. Forse Civati – ho pensato a lui interrogandomi sul punto – ma non ne sono sicuro e non sciolgo la riserva.
A proposito dell’ex Cavaliere il teorema si dimostra quasi da solo. L’impressione palpabile è che essendo molto difficile imitarlo in tanti siano finiti per collezionarne tutti i difetti, senza riuscire a replicarne gli innegabili pregi (sì, li ha). Ma con Silvio il fenomeno sfilaccia in una scia lunghissima di sfumature e si può far fatica a coglierne i tratti. Forse è più chiaro in D’Alema, intorno al quale si sono aggregati generazioni di antipatici il cui sforzo si è risolto solo nella capacità di rendere alla telecamera un efficace musetto a culo di gallina, senza però mai riuscire a fare l’uovo. Per forzare la metafora del titolo oltre ogni benevolenza del lettore, li chiameremo gli “ani” stitici. Da questi passiamo per comodità logica e per assonanza politica ai renziani, tra i quali nidificano – specie in questa stagione – tantissimi ex dalemiani. Qui saranno gli “ani” dalle uova d’oro. Almeno se riusciranno ancora a lungo a surfare sull’onda della rottamazione senza ridursi come chi si fece fregare dal Bertoldo monicelliano, che ben sapeva che l’asino caga oro solo se è oro quello che gli dài da mangiare.
Sul fenomeno si potrebbe intervenire con l’immortale aforisma andreottiano, secondo cui la guerra si fa con i soldati che si hanno. Ma la frase, arcinota, si è trasformata presto in epitaffio e non assolve nessuno. Tant’è vero che – se ci si pensa un attimo – non sono i soldati a fare schifo, ma la guerra.
Ho citato poi Bassolino. Per puro caso. Forse solo perché mi è sempre stato simpatico. Anche lì, su scala locale, ho mirato il fenomeno: essì che i bassoliniani sembravano orbitare intorno al leader a distanze tali da non poter impedire i ghiacci perenni. Su quei satelliti campani c’è poco da dire di diverso rispetto agli astri della loro stessa natura: concentrici e inanimati. Se poi, senza fare riferimento specifico a nessuno, si volesse far notare che il tipo di berlusconiani, renziani o dalemiani cui ci siamo riferiti qui sembravano – e sembrano – avere tutti la stessa imperturbabile faccia da culo, allora si rivaluterà il titolo di questo post, che non è poi così canaglia come può sembrare.

@coconardi

1 Comment

  1. Beh, direi che un leader peggiore dei suoi c’è, ed è Grillo. Lui mente sapendo di mentire, i suoi, poveretti sono degli ingenui che si bevono tutto e, senza di lui, non farebbero male ad una mosca.

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