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Quando la bufala è servita – intervista a Italia Unita per la Scienza

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Federico Baglioni è coordinatore nazionale di Italia Unita per la Scienza, movimento culturale che dal 2013 si batte contro la disinformazione scientifica in Italia. L’’8 Giugno 2013 la prima manifestazione nazionale organizzata in meno di due mesi in sedici città e ripresa da Science. Lo scorso maggio Italia Unita per la Scienza ha riproposto l’evento in quasi trenta città italiane con l’iniziativa dal titolo “La bufala è servita: tra scienza e pseudoscienza”, dove professori, ricercatori e giornalisti scientifici si sono mossi, spesso gratuitamente, per parlare di scienza, pseudoscienza e degli argomenti scientifici delicati, come OGM, cellule staminali e sperimentazione animale.

Abbiamo fatto due chiacchiere.

Innanzitutto: chi siete? Siete ricercatori? studenti? semplici cittadini? E perché fate tutto questo?

Italia Unita Per La Scienza è un movimento culturale. Siamo un gruppo di studenti universitari, ricercatori, qualche docente, ma anche semplici cittadini appassionati di scienza che si sono uniti – pur con sentimenti molto diversi – per un obiettivo comune: fare corretta informazione scientifica. Siamo ricercatori e studenti che all’ennesima minaccia da parte di estremisti hanno detto basta. Gli stessi studenti e ricercatori che vedono un futuro molto grigio per la ricerca in Italia; non solo per mancanza di soldi, ma perché spesso, come con le biotecnologie agrarie, esistono moratorie e veti che impediscono di pensare a qualsiasi progetto futuro. Infine tra noi ci sono anche semplici cittadini che si rendono conto della cattiva informazione scientifica che distorce le opinione e mette in pericolo tutta la comunità con proposte di legge strampalate o la diffusione di metodi e cure pseudoscientifiche.

L’appoggio del CICAP, di Le Scienze e infine un articolo su Science. L’impressione è che avete colmato un vuoto in Italia. Quanto serve la società civile alla scienza?

Sì, a dire il vero esistono tante piccole realtà che fanno informazione scientifica, a cominciare dai giornalisti scientifici di professione, spesso e volentieri poco considerati. Di certo Italia Unita Per La Scienza ha avuto il merito, assieme ad altri gruppi come Pro-Test Italia, di metterci la faccia, di non limitarsi al comunicato in cui ci si mostra contrari a una terapia non dimostrata. Si è scesi in piazza, a parlare con i cittadini, organizzando manifestazioni, banchetti informativi, convegni di informazione scientifica chiamando ad intervenire esperti da tutta Italia in tutta Italia. E la società civile è importantissima per la scienza perché una società civile che non comprende o rifiuta la scienza arretra e rallenta l’innovazione e la scienza. Se la scienza viene ostacolata sono la pseudoscienza, il pregiudizio e il luogo comune a dettar legge.

Spesso la “controinformazione scientifica” insiste molto sul conflitto di interessi, sull’aspetto economico, sul complotto. Quindi la domanda è quasi d’obbligo: chi vi paga? Non mi dire che fate tutto questo gratis.

Per la stragrande maggioranza delle nostre attività non c’è stato nessuno che ci pagasse. Abbiamo invece quasi sempre dovuto sborsare noi soldi per organizzare gli eventi, facendo collette, raccogliendo le paghette settimanali e organizzando crowdfunding online per rendere virale la campagna di autofinanziamento. Ci sono poi stati casi isolati in cui abbiamo potuto avere dei fondi da Università o altri enti per coprire le spese. Inoltre bisogna stare attenti con le parole. Se ci sono persone qualificate, è giusto che vengano pagate; come viene pagato il panettiere per fare il pane. Dico di più: il fatto che sia così tremendamente difficile avere un compenso in tutte queste attività, nonostante siano assolutamente essenziali, è purtroppo causa del basso livello di informazione scientifica. Fare le cose gratis svaluta la professione ed è insostenibile, specie in tempo di crisi. Se non viene riconosciuta la competenza, saranno sempre più i ciarlatani che prenderanno parola.

Secondo te perché la “bufala” è così popolare? Le teorie più assurde, le scie chimiche per esempio, sono argomenti molto discussi, e spesso arrivano addirittura in Parlamento. Perché la gente è così disposta a credere all’assurdo?

Perché la scienza, specie nell’ultimo secolo, ha dimostrato che non può venir considerata a prescindere dal contesto nel quale si sviluppa: società, economia e politica influenzano e sono influenzate dalla scienza. Questo significa che per ogni argomento ci sono mille sfaccettature che si vanno a incastrare perfettamente nei disagi della società moderna, dalla corruzione, alla malvagità del “potente”, alla necessità di trovare un nemico per i propri dolori e le proprie preoccupazione. La paura dei vaccini, di improbabili scie chimiche rilasciate per avvelenarci e altre teorie nascono da questi bisogni. E ovviamente da persone che, in buona fede o meno, diffondono queste teorie accattivanti e di facile presa. Alcune di queste teorie hanno anche fondamenti di verità e sono più difficili da smascherare, ma contengono gli stessi ingredienti e sono perciò difficili da sradicare, anche da persone di indiscussa cultura.

 Internet, ma anche la tv, è il canale privilegiato per la diffusione di questa pseudoscienza, ma basta fare un giro sui vari siti per vedere che è tutto mischiato, tutto confuso. Chi si occupa di scie chimiche si occupa anche di vaccini, di OGM, di finanza globale. È la vittoria del “tuttologo” sull’accademico? Perché la comunità scientifica è così poco ascoltata?

Diciamo subito che Internet ha rivoluzionato l’informazione, in particolare quella scientifica. Una volta materia inaccessibile, nel giro di pochi decenni la scienza è diventata disponibile per tutti. Una scienza improvvisamente partecipata dove non solo l’esperto ha diritto di dare la propria opinione. Questo fatto, di per sé molto positivo, si è però trasformato in un’arma a doppio taglio, poiché chiunque può al giorno d’oggi scrivere tutto su qualsiasi cosa, senza che sia necessaria una competenza. Ovviamente uno scienziato ha una propria competenza che è limitata al proprio settore, anche se il termine “tuttologo” non è per forza negativo. Mi spiego. Esistono chimici che fanno ottima divulgazione scientifica anche in campi come le biotecnologie o la ricerca biomedica, non perché credano di sapere tutto, ma perché sono andati a verificare le fonti e si sono a loro volta affidati a esperti del settore per reperire i fatti e farsi una propria opinione. Senza quest’ultimo passaggio, invece, chi parla è probabilmente un ciarlatano.

Secondo il mio punto di vista la comunicazione politica ha inquinato il dibattito scientifico. Mi spiego meglio: sembra ragionevole, qualunque sia l’argomento di discussione, “sentire anche l’altra campana”. Ma ha senso invitare un sostenitore della teoria della terra piatta ad un dibattito di geofisica? Perché è così difficile stabilire che ci sono verità scientifiche che possono essere messe in discussione solo con lo stesso metodo?

Ci sono ampi dibattiti a riguardo ed è probabilmente il punto cruciale. Spesso (anche giustamente) ci si ostina a far parlare solo quelli che rappresentano la comunità scientifica, laddove essa è coesa. Questo atteggiamento è malvisto dall’opinione pubblica; perché è un fatto che la scienza nei secoli si sia fortemente trasformata e ciò che una volta era “verità assodata” oggi è un’idea antiquata del passato. Questo ha creato una percezione di verità relativa per cui ogni possibile idea potrebbe essere quella giusta, anche se contro l’opinione di tutti gli scienziati del globo. I giornalisti d’altra parte impugnano la libertà di pensiero per interpellare sempre le due campane. Il problema è che spesso nella scienza una delle due campane è rappresentata da una voce contrastante, alternativa, ma senza alcuna competenza o attinenza con la realtà. Per questo i ricercatori, all’accusa di essere “di parte”, spesso rispondono che la scienza non è democratica e che non è come una partita di calcio, dove si tifa Inter o Milan e tutti i tifosi hanno un’opinioni di pari valore. Un ragionamento che sta in piedi ed è corretto. Il problema è che così si creano dibattiti, convegni e seminari dove troppo spesso partecipano solo persone già convinte di quanto viene detto. Bisogna quindi trovare un compromesso, un modo per integrare una controparte seria, che metta sul piatto motivazioni magari diverse dalle regole scientifiche, ma che su di esse si poggino.

Fatta salva la libertà di espressione di chiunque, credi ci sia una responsabilità, quantomeno morale, per chi diffonde certe teorie? L’idea che i vaccini provochino l’autismo dilaga, così come certe pseudocure, a volte scelte a discapito dei normali protocolli clinici. Vedi un pericolo in tutto questo?

Certamente. Esiste una responsabilità che però non sempre è consapevole. Moltissime persone, infatti, sposano una teoria complottista o non verificata dalla scienza in totale buona fede, generalmente alla ricerca di un nemico. Come la madre del bambino autistico che ha bisogno di trovare una spiegazione e non può che ricercarla in un fattore esterno, facilmente visibile e sulla bocca di tutti come i vaccini. O come il malato terminale che è senza speranza e quella speranza, seppur piccola, la vuole. Se la scienza, per sua caratteristica, non è in grado di fornirgliela, lui si affiderà ad altri. Il pericolo enorme è che questi bisogni non vengano arginati dalla società e dalla politica, col rischio di promuovere sempre più false terapie e teorie a danno dell’intera comunità. Tutto questo solo perché il singolo vuole sentirsi dire certe cose o crede che da queste teorie e terapie daranno le risposte che cerca.

 Recentemente vi siete occupati di spigare che cosa sono gli OGM. Sembra impossibile in Italia avere un dibattito serio su questo argomento, che non diventi immediatamente politico (OGM di destra; biologico di sinistra) o complottista.

Il caso degli OGM è emblematico. Perché si fondono questioni scientifiche sulle quali si fa confusione, a cominciare dalla definizione fumosa e fraintendibile di OGM, ad aspetti etici, sociali, economici e, ancora una volta, politici. L’Italia poi è il paese ideale per la proliferazione di paure alimentari, considerata la grande tradizione del nostro Paese per la buona cucina. “Tradizione”: questa è una parola chiave. Perché non si comprende, ad esempio, che la tradizione di oggi è l’innovazione tecnologica del passato. E se non si sanno le vere origini degli alimenti e delle colture è facile credere che il “nuovo” – in questo caso gli OGM – non può che essere una minaccia. Gli OGM sono un tema versatile anche dal punto di vista politico. L’uguaglianza destra= OGM, sinistra= biologico è vera, ma fino a un certo punto. Ho visto molte persone di destra essere contrarissime agli OGM proprio perché andrebbero a scalfire la tradizione, l’orgoglio quasi patriottico della terra italiana e delle colture. Come se si trattasse di una “purezza” da proteggere. Ed è vero anche il contrario: persone di sinistra che credono nell’innovazione scientifica e non si lasciano affascinare dal facile mito della scienza marcia al soldo delle multinazionali. In generale, comunque, gli OGM sono un tema difficilissimo da trattare proprio perché si creano facilmente tifoserie che impugnano l’argomento come arma politica.

Che impressione hai avuto dalle persone che hai incontrato? Alla gente piace la scienza?

Io dico che la scienza piace e può piacere. La scienza piace se si riesce a trasmettere passione e desiderio di scoprire, partendo fin dalla tenera età. Il difficile è soprattutto non rendere la scienza come banale gioco spettacolare, ma darle un significato profondo. Fare in modo che sperimentare la scienza sia sperimentare il suo metodo e apprendere le sue regole. E la cosa che ancora manca, secondo me, è la consapevolezza che la scienza non è una cosa che riguarda gli scienziati, ma tutti quanti. Ci circonda, la usiamo ogni giorno, e per questo dobbiamo sforzarci, nei limiti, di capirla. Perché capire le regole della scienza e capire l’approccio scientifico, pur se facciamo tutt’altro nella vita, è la miglior ricetta non solo per comprendere il mondo, ma per difendersi dai ciarlatani, dai santoni e da chi vuole sfruttare le nostre ingenuità.

Italia Unita per la Scienza, contatti:

WEB: www.italiaxlascienza.it
FB: https://www.facebook.com/pages/Italia-Unita-per-la-Scienza/492924810790346?fref=ts
MAIL: italiaunitaxlascienza@live.com

2 Comments

  1. Ottimo dossier sulle serie tv all’interno del nuovo numero di Focus: personaggi, costruzione trama, organizzazione e soprattutto che zone del nostro cervello stimolano…

  2. La paura dei vaccini è sana.
    È una opportunità di darwinismo sociale non da poco.
    Beoti buddisti vegani non vaccinate i vostri figli!

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