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Psicanalizzare gli Egizi

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Sono indeciso: il mondo è un mare di merda (MdM) – come sembra chiaro nelle ore che precedono un brutto raffreddore in arrivo? Oppure un fantastico luna park (FLP)? “Oggi devo indossare giacca e cravatta per esigenze di copione, e, tanto per gradire, la mia unica cintura nera ha deciso di prendersi un periodo sabbatico: sono costretto ad indossare un paio di vecchie bretelle che manco Wall Street – proprio l’accessorio adatto ad un pagliaccio”: MdM. Poi trovo uno dei miei boxer nella cassetta della posta: FLP! Devono essere caduti mentre erano ad asciugare (io non me ne sono accorto); il condomino che sostituisce il portinaio, forse ritenendo poco virile e dignitosa la prospettiva dello scambio brevi manu di indumenti intimi maschili con il sottoscritto, a quanto pare ha architettato l’ingegnoso stratagemma.

Torno a casa, il cuore oppresso dalla lettura di un libro che gronda dolore da ogni pagina, MdM (parla dell’11 settembre, e anche dell’Olocausto). Ma poi aiuto mia figlia a fare una ricerca sul mito di Osiride (FLP!!!). Potrebbe farlo da sola, ovviamente, ma ho voglia di ripassare (scopro subito che più che di scelta si tratta di necessità, dato che, per dire, per anni sono stato convinto che Osiride fosse una femmina).

Dice Wikipedia che Osidiride era il dio della fertilità (intesa come crescita di frutti) e degli inferi. Non so se qui ci sia la solita coesistenza di eros-thanatos, e/o se si tratti della fascinazione che gli antichi (e anche i moderni che non ci pensano mai, finché trovano roba sugli scaffali del supermercato) per il ciclo vita-morte implicito nell’agricoltura.

Osiride è figlio di Nut e di Geb, ovvero, rispettivamente, del cielo e della terra. Dunque la donna è cielo, che già mi pare una cosa semplice, bella e poetica (non so se è anche politicamente corretta, ma me ne sbatto, alla fine). E l’uomo è terra: Geb viene talora rappresentato con un’oca sulla testa, e definito anche come “il grande starnazzatore”. Vabbè, non aggiungo altro, comunque non è carino. In ogni caso, poiché il cielo è intuitivamente sopra la terra, il ritratto dei due genitori di Osiride è così composto: Geb se ne sta seduto, le ginocchia piegate, i piedi uno avanti all’altro, la schiena inclinata e un braccio proteso all’indietro per tenersi, il tutto senza toccare… terra col sedere; mentre la sua sposa è disposta a ponte sopra di lui, e poggia sul terreno solo le mani e le punte dei piedi. Nell’Antico Egitto, a letto (ma gli Egizi avevano i letti, boh?) secondo me la donna stava sopra (del resto, i missionari ancora non li avevamo ancora inventati). Poi dice che la storia è noiosa…

Da Nut e Geb sono certamente nati quattro figli: Osiride, Seth, Nefti ed Iside. Personaggi fantastici, niente a che vedere con quel noioso brav’uomo del padre: sono, infatti, incestuosi (Osiride era marito di Iside e Seth Nefti erano sposati tra loro), invidiosi, vendicativi, dediti alle arti magiche. Osiride era il buono della situazione: aveva dato una mano all’umanità, non introducendola alle meraviglie del touch screen, ma inventando l’agricoltura e la vela. Nel tempo libero, inoltre, giudicava le anime dei defunti. Insomma era il classico primo della classe che sta sulle palle a tutti. E infatti. Seth, il suo amato fratellino, tenta almeno due volte di farlo fuori. La prima volta va così: il perfido Seth organizza un party, il cui clou è un originale gioco di società consistente nel far provare a turno agli invitati una fiammante bara fatta costruire dal padrone di casa. Guarda caso, il cappottino di legno ha proprio le misure esatte di Osiride, che una volta entratovi per gioco, si ritrova, bara e tutto, in fondo al Nilo. Per fortuna ha una moglie e sua sorella (che poi erano sorelle tra loro) che lo amano a tal punto da resuscitarlo con una qualche magia (da qui il mio sospetto che ci fosse del tenero tra Osiride e Nefti).

Osiride non fa a tempo a resuscitare, che Seth lo ammazza di nuovo. Ma stavolta, per non rischiare, seziona il corpo del fratello in un numero di pezzi compreso tra i 13 e i 15, spargendoli a destra e a manca. Anche questa volta arrivano le due sorelle-amanti, che pian pianino ricostruiscono il puzzle. All’appello, duole ammetterlo, manca il pezzo forte di Osiride, dal momento che un certo pesce pervertito del Nilo gli ha divorato l’uccello (metafora della castrazione?). Niente paura, la dolce Iside, per rimediare al fastidioso guaio di Osiride, decide di organizzargli in fretta e furia una protesi: forse memore delle sue eccezionali performance amatorie, decide che essa dovrà essere d’oro massiccio: materiale pesante, incorruttibile, prezioso, peccato non sia molto duro… (con questo, Osiride, nella metafora, si sarebbe guadagnato la possibilità di fare sesso in eterno?). Proprio quando sta per essere imbalsamato, cazzo d’oro compreso, Iside resuscita l’amato (chissà come è andata a finire con la protesi…). Per la cronaca, anche il figlio di Osiride e Iside, Horus, combatterà contro il perfido zio Seth: ne usciranno entrambi malconci, il primo senza un testicolo e l’altro guercio.

Una storia perfetta, direi, piena di azione, magia, colpi di scena e sesso: quello che ci vuole, da sempre. Non è un caso che Osiride ricordi da vicino l’Abele della Bibbia, anche se il suo destino sembra più benevolo: come Abele, infatti, viene ucciso da un parente invidioso. Però, a differenza di questi, che dopo il game over si rifugia in paradiso a pregare, Osiride viene salvato più volte dall’amore delle sue donne, è più famoso ed amato di Mick Jagger, e pare continui a trombare da millenni (sì, come Mick Jagger).

Da quando questa leggenda è comparsa sono passati 4.500 anni, ma gli uomini non sembrano venuti a patti con le loro ossessioni più profonde: il sesso, l’amore e l’angoscia di perderli (il fallo scomparso, il testicolo tagliato), la meraviglia della vita, e ovviamente il terrore ossessivo di esserne privati. Così, detto da uno che ha appena letto un sussidiario. Immagino ci sia molto altro, ma a me basta anche così.

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

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