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Un presepe è oppressivo, ma per i fascisti

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E cosí, un bel giorno, ti svegli e sei un fan di Salvini. Non è uno scherzo, è solo un post dovuto al pensiero un po’ stantío di un “progressista” in totale bancarotta intellettuale, con una ideologia ormai incapace di rapportarsi con la complessità del reale di oggi, che ha bisogno di aggregare al nemico ogni voce critica.

Come dovrebbe aver capito chiunque, io con Salvini non ho niente a che fare. Eppure vengo a lui associato. Vediamo, nel dettaglio, gli argomenti di Absinthe: sono la radice del pensiero polcorr che io critico, e che lui evocando pensa di esorcizzare. Un’ironia forzata quanto inefficace, perchè non si puó diventare meno la caricatura di Paperino se non si fa che parlare come Paperino. Dice, Absinthe:

il punto è che il presepe non è la messa, né l’accensione della chanukkah, né il festeggiamento della fine del Ramadan. Al presepe non si sceglie se partecipare oppure no: il presepe te lo cucchi entrando a scuola. Esattamente come il crocifisso te lo becchi appeso in classe e tutti zitti.

Posto che, per dirne una, la chanukkah una volta accesa rimane accesa da qualche parte, Absinthe cade esattamente nel problema del safe space: lo vedo, mi offende, quindi non dovrebbe essere lí. Non si reclamano spazi di libertà per la manifestazione di una pluralità di idee in luogo dell’opprimente monopolio di una idea sulle altre, ma si chiede una restrizione delle espressioni altrui.

Si dirà che la scuola è uno spazio pubblico, e uno è pur sempre libero di esprimersi come vuole a casa propria. Questo discorso chiama in causa, per l’appunto, proprio l’idea che si ha di “spazio pubblico”, nel senso di uno spazio a cui si provvede con risorse della collettività per fini universali. Bene, lo scopo della scuola è solo insegnare a leggere, scrivere e far di conto? Io non credo. E non lo crede neanche Absinthe, che infatti non si oppone all’educazione civica, all’educazione sessuale, ai momenti di dibattito su questo e quello per i quali i cattolici oltranzisti, altra faccia della medaglia dei fascisti del politicamente corretto, dicono la stessa cosa: che queste cose vengono imposte ai loro poveri figli innocenti.

Perchè, alla fine, hanno sempre avuto ragione i Flaiano: la cifra politica dell’italiano, anche con due libri in casa, è il fascismo. Come nel caso del crocefisso, maldestramente citato da Absinthe – che chiama in causa la CEDU pur se questa gli dà torto: il dibattito è tra chi lo vuole imporre anche in classi che non lo vogliono e chi lo vuole proibire anche nelle classi che lo vogliono. Non esistono spazi intermedi, non esiste un “parlate, discutetene”. Dice, infatti che la presenza di un crocefisso

impone ai miei figli di beccarsi un indottrinamento religioso anche se io non ho intenzione di impartirglielo e sin da quando sono più piccoli e suggestionabili

Niente di meno! Perchè il popolo, come si sa, è minorenne: a maggior ragione se è minorenne anche anagraficamente, allora deve rimanerlo per sempre anche dal punto di vista intellettuale. Non bisogna farlo confrontare con idee differenti da quelle esposte a casa! Argomento, ancora una volta, molto simile a quello dei cattolici oltranzisti. Verrebbe poi da chiedersi: che c’entra la laicità dello Stato? Non stiamo parlando dell’ora di religione coi professori nominati dai vescovi. Là Absinthe avrebbe ragione, ma quella non la mette in discussione. Si parla di una attività che una parte degli studenti, non necessariamente gli unici ad aver qualcosa da proporre, mostra agli altri. Pensa, Absinthe, che sia produttivo rimanere ciascuno nel pfoprio cortile, coi capetti spirituali di ciascuno, e senza nessun confronto? Il futuro è fatto di tante minoranze e di nessuna maggioranza: il confronto è d’obbligo. Fare questa segregazione forzata non serve a nulla.

Dice, Absinthe, che ritenere giusto che esistano spazi dove si esponga un po’ quel che capita, incluso il presepe, è un modo ipocrita per perpetuare l’imposizione oppressiva del presepe. Se si continua la parafrasi si vedrà che l’argomento ricorda molto da vicino certe istanze intolleranti, già ampiamente discusse, presenti negli atenei americani e non solo. In un recente articolo apparso sul Wall Street Journal, un accademico (peraltro parte di una minority) stigmatizza questi ragionamenti dicendo:

protesters may start with valuable observations, but then they drift into a mistaken idea of what a university—and even a society—should be; (…)  (they) happear to miss how Orwellian their terms often sound; the enraged indoctrination sounds like something out of “1984,” not enlightenment. Then again, one can almost hear the protesters responding, “Well, yeah, but we really are right!” They assume that their perspective is a truth that brooks no morally conceivable objection….where the protesters’ proposition is “If I am offended, I am correct,” the proper response is, quite simply, “No.” This and only this constitutes true respect for these students’ dignity.

Questo, credo, è il modo migliore di chiudere la polemica.

In fondo, il politically correct non è il problema piú urgente della nostra società, come non lo è la supposta oppressione clericale a mezzo di pezzi di legno intrecciati e pupazzini col muschio intorno: lo è, peró, la tendenza a far passare pseudo-argomenti come quelli di Absinthe come discorsi seri. È il sintomo di un serio decadimento della qualità del dibattito attorno a un conformismo triste, che accetta la sciatteria intellettuale in cambio dell’intoccabilità di poche, discutibilissime, certezze. Meglio fare uno sforzo.

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

13 Comments

  1. “Che è sta Polcorr? Sembra russo… Sarà una polizia stalinista? Un ufficio di propaganda sovietico? Cerchiamo su google… Ah, va beh! è solo la contrazione di Politically Correct, l’ormai ricorrente spauracchio di Mazzone! Ma aspetta aspetta… Ma che strano, se cerco ‘polcorr’ e ‘Pol. Corr.’ i primi risultati sono tutti de ilfoglio.it, e sono pure articoli simili nei contenuti agli ultimi di Luca Mazzone! ecco a quale linea editoriale si ispira il buon Luca!”
    Oltre ad essermi detto questo, penso di esser giunto alla conclusione che sì: probabilmente il pol. corr. militante e intransigente (offende QUINDI opprime QUINDI è sbagliato) è ideologico (non lo definirei fascista, che è un termine inattuale). Ma è altrettanto ideologico, e ben più pericoloso, il suo contrario. Pensare di potersi esprimere come meglio si crede, senza colpo ferire, e pretendendo che nessuno si offenda. La libertà di espressione (che ovviamente non include la calunnia, la diffamazione e il falso) è qualcosa di meraviglioso, ma richiede un prezzo: bisogna aver coraggio di usarla. Anche sapendo che i tuoi amici non ti parleranno per qualche giorno. Anche sapendo che qualche pazzo potrebbe entrare in redazione e ammazzarti. Dobbiamo saperci prendere questa libertà. E dal canto opposto, ci possiamo, e anzi ci DOBBIAMO offendere. Ci dobbiamo offendere per le vignette su Maometto, ci dobbiamo offendere per i rigurgiti omofobici di Giovanardi, o per le trovate xenofobiche di Salvini. Possiamo strillare la nostra rabbia e dobbiamo farlo. Dobbiamo poterlo gridare, quanto ci fa incazzare il sig. Barilla quando esprime la sua opinione (legittimissima) riguardo al marketing, e dobbiamo esser liberi di poterlo sconfiggere con, appunto, la stessa arma.
    E certo, pensare di VIETARE qualcosa solo perché offende, è una minaccia alla libertà di espressione, e QUINDI, sbagliato. Ma il crocefisso in aula è da togliere non perché OFFENDE, ma perché è un SIMBOLO INAPPROPRIATO per una scuola (dove non si insegnano valori religiosi) e SUPERFLUO. È sbagliato quanto lo sarebbe affliggere in alto sopra la cattedra un poster di Kurt Cobain. Un ritratto di Carlo Rubbia, o di Don Milani, o di Dante, o di Margherita Hack sarebbero simboli appropriati.
    Il presepe è anch’esso un simbolo, ma è più forma espressiva di quanto non sia un crocefisso. È anche arte, è anche modellismo, è molto di più di un crocefisso. E non si trova in aula sopra la cattedra, ma negli spazi comuni. Ci può stare o è meglio vietarlo? Ci può stare, ovvio.
    Nel tuo primo articolo, Luca, sotieni che non avresti niente in contrario se anche ebrei, atei, musulmani (chiunque non esprima idee violente di per sé) facessero lo stesso. Più che giusta, doverosa la tua precisazione. Ma ti sei mai chiesto perché non viene fatto? Ti sembra plausibile che non siano molto diffuse celebrazioni di Chanukkah nelle scuole pubbliche? Sono in pochi a volerle? Oppure sono IN POCHI A POTERLO FARE?
    Perché le persone non si prendono più spazi di libertà di espressione possibile, là dove si può? La risposta è contenuta nella domanda, ovvero perché non sempre si può. E in una scuola pubblica dove ci sono due mamme che sono riuscite a far dimettere un preside con una polemica montata ad arte (come ci ha ricordato Absinthe) e dove sussiste ancora la paura del cosiddetto “Gender” tra i genitori, credi sia facile potersi esprimere sempre al meglio? L’atrio della scuola decorato con un albero, un presepio, un candelabro per Natale, decorazioni per il Ramadan, decorazioni e memoriali per ricorrenze laiche (come oggi, giornata mondiale della lotta all’AIDS) pensi siano sempre possibili? Certo, alcuni ambienti sono più permissivi di altri, ma vi è una forte ostilità generalizzata verso tutto ciò che la religione di stato non approva.
    Allora, Luca, perché te la prendi più con i pochi che cercano violentemente spazi “safe”, prima che con i tanti che ancor più violentemente hanno sempre imposto i propri? Forse perché, in fondo, non sei del tutto libertario.

  2. Se in Italia ne parla solo il foglio è un problema dell’Italia. Io i giornali italiani li leggo poco, ma nella mia rassegna stampa se ne parla spesso.

    Detto ciò, il tuo commento non aggiunge niente che non sia già stato smentito nel post.

  3. Sarei d’accordo se il problema fosse il c.d. safe space, ma questo sarebbe il problema se effettivamente ognuno potesse fare, permettendo di fare, il cazzo che gli pare in regime di “par condicio” (cosa che personalmente preferirei). Ma così non è. Tanto è vero che il crocifisso in classe (quando c’è) ci sta di default, altri simboli no. E non mi venite a raccontare che Salvini e compagnia s’incazzano perché questa libertà trasversale è negata.

      • “Il problema è che tra l’UAAR e Salvini esistono posizioni terze. Non ce la facciamo proprio a capirlo, vero?”

        E dire che solitamente dissento-e molto- da Mazzone: ma anche qua, accidenti, come faccio a non essere d’accordo?

    • Allora da me che vuoi con Salvini? Non sono Salvini. La penso diversamente da lui. E da te. Solo che non ti occorre di pensare che esistano persone non d’accordo con te che non siano anche in disaccordo con Salvini.

    • ” non mi venite a raccontare che Salvini e compagnia s’incazzano perché questa libertà trasversale è negata.”

      Come se la mia posizione e quella di salvini avessero niente a che vedere. Lui è come Absinthe, ma al contrario: lui vuole imporre, quello vuole vietare. Fascisti di sensi opposti: diversi i fini, identici i mezzi.

  4. “non mi venite a raccontare che Salvini e compagnia s’incazzano perché questa libertà trasversale è negata” Era per l’appunto di salvini che parlavo, dove vedi il riferimento a te? Mi pareva di aver capito che tu facessi un discorso diverso, sulla libertà di…. (di quel che te pare a te, non è su questo che discuto) mentre è evidente che per salvini & c. la vicenda di rozzano è solo un’occasione di fare caciara.
    Volevo solo opporre un parere diverso…
    Poi se ti ti diverti a buttarla in vacca pure te, a offendere ( “non ce la facciamo proprio a capirlo, vero?”) per i motivi tuoi, fai pure, ma senza di me.

  5. Anzi, guarda, fammi un favore: visto che io non lo posso fare, cancella i commenti che ho lasciato, fai conto che non abbia detto niente. Grazie. Buon Natale.

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