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Preferentemente

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Allora, buon pomeriggio. Io sono circa otto anni che sento parlare di preferenze alle elezioni politiche. Preferenze si’, perche’ vogliamo sceglierci i nostri rappresentanti o preferenze no, perche’ poi viene fuori un Parlamento che sembra la Sacra Corona Unita. Per una sostenitrice del maggioritario come me, che in fin dei conti vorrebbe liste bloccate di una persona (prendere o lasciare), la scelta e’ particolarmente deprimente. Ma forse la questione preferenze forse andrebbe affrontata con un po’ di pragmatismo. Perche’ volere le preferenze? Con una legge elettorale che rende impossibile conoscere tutti i candidati, uno vuole la preferenza per spedire in Parlamento qualcuno che ritiene per lo meno decente. Questo e’ il caso del Porcellum che ha liste e circoscrizioni sterminate.
Non sono sicura che le preferenze siano altrettanto fondamentali in un sistema con collegi piccoli e una lista di 4/5 candidati in cui e’ molto piu’ realistico riuscire a valutare tutti i candidati singolarmente. Al limite si puo’ vedere il voto alla lista come un voto a una squadra di cui pero’ si conoscono tutti i componenti. Poi chiaramente, noi che siamo per il maggioritario vorremmo una lista bloccata di una sola persona in un collegio grande quanto un cortile. Ma qui si sta cercando un compromesso, il che vuol dire liste piu’ corte possibile e collegi piu’ piccoli possibile.
Ah, poi magari viene fuori che i piu’ critici sull’accordo sono gli stessi che un anno fa sostenevano Bersani, e dunque i maggiori responsabili del fatto che oggi la legge elettorale la dobbiamo fare con Berlusconi.  
P.S. Ma qualche elettore di FI ha chiesto conto del veto sulle preferenze? O siamo passati alla fase trascendente in cui quelli di FI non fanno nemmeno piu’ supercazzole per giustificare il Boss?

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

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