un blog canaglia

Pianeta Terra chiama Chianciano

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Sono le 9 di sera a Londra e io invece di stare al pub con una bella pinta in mano sono nel mio ufficio, attaccata in streaming a Radio Radicale. Ascolto, come durante ogni ponte dei morti, il congresso di Radicali Italiani. Ascolto, con un velo di malinconia (e non e’ colpa dei morti), il congresso di un “partito” che non va a elezioni per statuto, un “partito” in cui gli iscritti non possono dire la loro su come e con chi andare alle elezioni, un “partito” il cui segretario da eleggere e’ sempre immancabilmente noto prima di essere eletto e spasso privo di sfidanti anche solo simbolici, un “partito” che pur di evitare di allargare la partecipazione (non sia mai che entri qualcuno diverso dai soliti noti) impone una tessera da 200 euro.
Avevo 23 anni la prima volta che ho fatto colletta tra i parenti, concentrando regali di compleanno, Natale e Pasqua nella tessera di duecento, dico DUECENTO euro che mi rendeva tanto orgogliosa. A quel congresso del 2006 imparai che ogni 10 radicali ci sono 12 opinioni diverse su uno stesso tema (perche’ almeno due cambiano idea durante la discussione). Allo stesso congresso imparai anche che poi alla fine, nonostante tutto questo fiorire di idee e personalita’, quando arriva il momento di votare e contraddire il Grande Vecchio, non si riesce mai a buttare il cuore oltre l’ostacolo. E allora dopo 7 anni dalla mia prima iscrizione, siamo ancora a meno di 1000 iscritti, il Tesoriere prende la parola e dice che abbiamo carburante ancora per pochi giorni, la tessera continua a costare 200 euro e i radicali continuano a presentarsi a elezioni con liste usa e getta da nomi improbabili o personalistici, liste a cui nessuno puo’ iscriversi e dire la sua. Tutto questo mentre i poveracci che pagano 200 euro si ritrovano ad ascoltare il Grande Vecchio per 8 ore di fila (senza che per altro dica nulla) e a votare tutti lo stesso nome a segretario, al netto di Nicolino Tosoni.
Io non riconosco piu’ Radicali Italiani come il soggetto portatore delle istanze radicali a livello nazionale. La mia militanza radicale prosegue quando possibile a livello locale, nell’Associazione Radicale Enzo Tortora e a livello tematico in Certi Diritti. A tutti i compagni e amici ora a Chianciano auguro un buon congresso, una buona baldoria serale post congresso, una buona elezione domenica e tanta pazienza per quando prendera’ la parola in Grande Vecchio.
P.S. Se qualche compagno iscritto volesse smentirmi rispetto all’immobilita’ di Radicali Italiani, Matteo Mainardi sta eroicamente raccogliendo le firme per una mozione che abbassa la quota da 200 a 100 euro. Per far tornare me e’ troppo tardi (quello che mi farebbe tornare in questo momento sarebbe contrario ai nostri principi di non-violenza), ma abbattere il costo della tessera forse aiuterebbe a far salire a piu’ di 9 il numero di iscritti sotto i 25 anni. Che poi sarebbero quelli con piu’ speranze di non aver ancora sviluppato la nausea e la rassegnazione di noi vecchi.

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

6 Comments

  1. Uh la partecipazione democratica dei ricchi e annoiati radicali. Dico qualcuno mi aiuta a trovare un rendiconto dei 10 milioni di euro che si prende Radio Radicale ogni anno? Anticipatamente ringrazio.

    • Un rendiconto non guasterebbe, anche perché, nonostante i quasi 15 milioni (soldi nostri) che vanno alla radio annualmente, i lavoratori hanno problemi SERI a farsi pagare lo stipendio.

      Ma c’è di più: a Chianciano stanno volando gli stracci.
      Letteralmente.

  2. Sono uno di quei nove iscritti (anche se ho compiuto da pochi mesi 26 anni). Sono parecchi anni che seguo le battaglie dei Radicali Italiani e, visto che ho un’occupazione pressoché stabile da un annetto e mezzo, ho deciso che questa volta avrei fatto il sacrificio dei 200€ per dare linfa a questo soggetto politico in cui credo fortemente.

    Oggettivamente il costo della tessera è un limite all’allargamento e alla partecipazione; oggettivamente è anche vero che il Grande Vecchio oscura in maniera presenzialista un partito fatto di tante altre anime. Ma è anche vero che questi quattro gatti che compongono i Radicali Italiani non sono in grado di sapersi rinnovare, mentre chi sostiene delle tesi di buon senso ma apparentemente minoritarie non ha le palle per portarle avanti.

    Dando un’occhiata ai numeri, posso vedere come con poco piú di cento voti si riesca a scalare la segreteria di un partito che ha fatto piú volte la storia dell’Italia. Bene, possibile che l’unico modo che i “minoritari” hanno di far sentire la propria voce sia quello di astenersi dalle votazioni? Mi sembra perlopiú ironico per un partito che fa della cittadinanza attiva la sua bandiera, no?

    Ignoro le dinamiche interne ai RI essendo un semplice tesserato che non ha mai preso parte ad una riunione una (vivo all’estero), ma sono dell’opinione che di fronte a certi numeri la frammentazione non solo sia deleteria ma anche abbastanza ridicola.

    Scommetto che, impegnandosi, da qui al prossimo anno non sarà difficile convincere 100 (cento) persone della bontà delle proprie proposte (sempre che se ne abbiano) e imporre un cambio di rotta.

    So bene di non aver scritto nulla di illuminante o che aggiunga qualcosa al dibattito, ma spero lo stesso di poter far scattare un po’ di autocritica costruttiva in chi forse sa di aver fatto troppo poco negli ultimi anni. Sempre che importi qualcosa.

    • Caro Lorenzo,

      io ho cominciato a militare a 20 anni (tra poco festeggio il decennale del mio primo tavolo). Mi sono anche iscritta a RI in passato e mi sono impegnata nel mio piccolo perche’ cambiasse qualche cosa. Ho sperato nella Rosa nel Pugno ecc. Poi mi sono ritrovata con la Lista Bonino Pannella prima e la lista AGL (della prima sono stata pure candidata alle comunali). Queste liste non consentono l’iscrizione da parte dei militanti, negando qualsiasi confronto su direzione da prendere e alleanze. RI non e’ un soggetto che va a elezioni, non e’ un’associazione tematica e non e’ un’associazione territoriale. Pannella ha sempre detto che RI non corrisponde ai radicali tutti, che ogni elezione e’ una storia a se’ con un progetto elettorale a se’. Benissimo. Allora io da radicale ho deciso che a me di RI, della lista Bonino Pannella e della lista AGL non frega nulla, che non mi rappresentano e che io a livello di politica nazionale vado a fare la radicale altrove. Nel caso specifico, nel Comitato per Renzi segretario e nel PD Londra. La mia militanza radicale poi continua a livello di associazione Tortora e di Certi Diritti.
      Non e’ possibile che la non struttura di RI venga usata da Pannella e dai suo badanti per fare quel cazzo che gli salta per la testa ad ogni elezione ma poi se io (e altri campagni) decidiamo che il miglior modo per portare avanti le istanze radicali e’ di farlo nel PD, allora siamo traditori o rinunciatari.

      Anna

  3. Noterelle a margine :
    R. Radicale è finanziata con oltre 4 milioni di euro all’anno ( in aggiunta ai 10 milioni erogati per le sedute parlamentari) come organo di partito, per la precisione “Organo della Lista Marco Pannella”.
    Ciò significa che la Lista Marco Pannella è un PARTITO.
    Partito a dir poco “strano”: non ha mai fatto congressi, non ha iscritti e NON ne vuole, talchè chiunque provi a diventarne membro si trova davanti una barriera insormontabile di ostacoli, paletti, filtri, divieti.
    Il “partito” Lista Pannella non ha iscritti, ma in compenso ha soldi, un sacco di soldi: in pratica l’intera “roba” radicale, tenuta saldamente in pugno da un SOLO soggetto, nella più totale opacità, visto che il singolare ‘partito’ NON pubblica bilanci, e la “roba” serve unicamente per condizionare e tener e tutti per il collo.

    Ci sarà mai un ‘giornalista a Berlino’ disposto a farsi un giro dalle parti di questo ‘soggetto politico’ opaco e sfuggente, che non ha NULLA di trasparente e si comporta, nei fatti, come una società segreta?

    Ci sarà mai un ‘radicale a Berlino’, determinato e sprezzante del pericolo, che abbia il coraggio di aprire porte e finestre, di fare chiarezza e pulizia fino in fondo?

    Tutto qui: e non è poco, DAVVERO non è poco.

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