un blog canaglia

Petrus Christus nella Metro B

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Sedevano di fronte a me nella metro questa mattina: la ragazza, più che seduta sulle ginocchia di lui, lo stava usando come una poltrona, la schiena appoggiata al suo torace. Non so se ad attirare la mia attenzione sia stata quella postura inedita, o i lineamenti strani dei loro volti, oppure il modo curioso che avevano di declinare il cliché della giovane coppia innamorata / non più innamorata.

Lui: magrissimo, baffetti improbabili e occhiali con la montatura di metallo dorato come non se ne vedono in giro da un bel po’. Una versione castana e pettinata di Napolen Dynamite. Il volto di lei era antico, interessante anche se non bello, una “fanciulla di Petrus Christus” leggermente tiroidea in top acetato fucsia. Napoleon la cingeva con le braccia appena sotto al seno, coccolandola e di quando in quando parlandole lieve all’orecchio.

La musica mi impediva di sentire la loro conversazione, e quindi di soddisfare la mia curiosità: chi sono questi due? Da che paese vengono? Qual è la loro storia? Questo è un primo appuntamento? O forse “l’ultimo giorno che siamo stati insieme”? Già il mio sguardo era stato fin troppo indiscreto, ai limiti della maleducazione: non riuscivo a trattenermi, quei due mi interessavano…

La Fanciulla di Petrus Christus manipolava le mani del compagno come seguendo una precisa coreografia. Stringeva i pollici, le spostava più in alto, poi più in basso, le scioglieva dall’intreccio che la sosteneva, ne afferrava una, la “usava”. Mentre il volto del ragazzo, seminascosto, appariva statico come quello di un automa, quello della giovane era un capolavoro di mobilità ed espressività. Assecondando gli alti e i bassi della loro conversazione (amorosa?), raccogliendo una piccola provocazione, schermendosi o invece lanciando brevi stoccate, ridendo delle loro “dolci nonnulla”, i muscoli facciali atteggiavano la facies ora a broncio, a sorriso, incurvando la linea delle labbra, avvicinando o allontanando le sopracciglia.

Giurerei che, nel corso della loro conversazione, almeno una volta il viso della Fanciulla sia stato invaso da una tristezza profonda, al punto che mi aspettavo piangesse da un momento all’altro. Non è escluso, ho realizzato dopo, che la Fanciulla soffrisse di qualche disturbo nervoso – troppo rapido era il trascolorare di un’emozione nell’altra e troppo eterogenee le emozioni. Ma il fascino di quei due era proprio quello: nell’imperfezione, nell’incongruenza, nella problematicità.

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

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