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Pensiero illegale

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La libertà di opinione  vale solo per le opinioni giuste o anche per quelle sbagliate? No, perché, a difendere la libertà di opinione dei monaci buddisti in Tibet, dei dissidenti cubani incarcerati o delle donne afgane oppresse sono buoni tutti. Quando invece le opinioni sono un po’ più scomode, decisamente non condivisibili o poco socialmente armoniose, allora casca l’asino. La tendenza è molto in voga nel Regno Unito, dove ultimamente si leggono di notizie del tipo: ragazzo di 17 anni stato arrestato a Londra per aver usato toni minacciosi via Twitter con il tuffatore britannico Tom Daley ”oggi hai deluso tuo padre. Immagino che tu sappia di cosa sto parlando”. C’è dietro questi casi un fastidioso equivoco tra il concetto di reato e quello di peccato, per dirla all’italiana (nel Regno Unito sospetto che la nozione di peccato sia stata fatta fuori da Enrico VIII assieme alle teste di qualcuna delle sue ex mogli). L’equivoco consiste nel ritenere che qualsiasi opinione razzista, omofobica, antisemita, misogina o in generale intollerante verso chicchessia debba essere illegale. E non sto parlando di incitazioni alla violenza, alla discriminazione o a qualsiasi atto pratico contro chiunque né di diffamazione. Parlo di opinioni in base a cui l’universo mondo può giudicare l’autore e decidere di non averci nulla a che fare, non invitarlo a parlare nelle sue università, non votarlo se si candida, non dargli spazio sui suoi giornali, non averlo come amico su Facebook o come follower su Twitter, non condividere con lui la tavola, non assumerlo come insegnante, ecc, ecc, ecc. Ma va oltre la mia comprensione come una società matura e democratica possa mostrare una debolezza tale da dover mandare davanti a un giudice qualcuno per le sue idee, per quanto sbagliate siano. Il fatto di averle espresse dovrebbe essere una punizione più che sufficiente.

Luca Mazzone

Anna Missiaia

 

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

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