un blog canaglia

Non mi rompete le palle.

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Solo quest’anno, il mio facebook si è riempito di link, status a lutto, foto strappalacrime in occasione della morte di: Franco Califano, Mariangela Melato, Giuliano Gemma, Jimmy Fontana, Zuzzurro, Lou Reed e non ricordo quanti altri.

Della fenomenologia del social network quando muore “uno famoso” ha già trattato autorevolmente Zerocalcare.

Se, in occasione delle suddette morti, tu fai presente che sì, ti spiace, ma in fondo non te ne frega niente e che in fondo ci sono tante altre tragedie che passano inosservate, passi per il solito radicalchic (accusa per tutte le stagioni) insensibile con la puzza sotto il naso.

Bene, ieri 7 operai cinesi sono crepati bruciati vivi in una fabbrica a Prato. Nessuno organizzerà minuti di silenzio negli stadi, verosimilmente, nessuno ha fatto girare link sul tema, i social network tacciono sul punto e persino sui giornali online la notizia non occupa più la prima posizione. Eppure sette persone sono morte del loro lavoro, arse vive.

Ora, io non voglio imporre minuti di silenzio, celebrazioni di lutto o attimi di raccoglimento a nessuno: li trovo francamente ipocriti.

Vi chiedo solo una cosa: la prossima volta che muore di morte naturale qualche “persona famosa” ed io mi dichiaro indifferente, non mi rompete le palle. Almeno questo, ecco. Santé

(SINDACATO PAGANO) Nato in terre calde e prospere di disoccupazione si trasferisce giovinetto al Norte dove adesso lavora, rigorosamente a fini di lucro. Attende con speranza che Grillo faccia approvare il reddito di cittadinanza così da poter finalmente vivere come un rentier. Ha scelto il nome da usare nel blog guardando tra le bottiglie di alcolici di un amico rivoluzionario.

3 Comments

  1. Oltretutto fosse una cosa originale. Dico: morire. La facciamo tutti ma proprio tutti, un bel momento….

  2. Un post con scritto «sono morti 数码,设备,正不断,地给,我们,带来更,多丰» non alzerebbe manco un mipiace.

    F.

  3. Capisco lo spirito di questo post, però vorrei fare una critica al suo presupposto.
    No tranquillo, non sto per darti del radical chic, anche perchè pure io non sopporto più questo vaghissimo epiteto usato quasi sempre a sproposito e che non si sa come è diventato “dismissive” in un sacco di discussioni.
    La considerazione che volevo fare è questa: i mezzi di comunicazione non sono la misura dell’importanza delle cose. Non lo sono mai stati ai tempi degli old media, non lo saranno mai nemmeno nelle magnifiche evoluzioni social e progressive che ci attendono. Non lo sono nemmeno a livello individuale: quello che posto sui social non coincide necessariamente con le cose che mi interessano di più, anzi delle volte sono gran cazzate. E suppongo che per tanti altri sia più o meno così.
    Quindi è inutile lagnarsi se i social media passano roba che non ti interessa, o se viceversa non degnano della minima attenzione le cose che reputi importanti. Non è dal numero di like che si misura quanto è importante per “la società” la morte di Califano rispetto a quanto è importante quella dei cinesi di Prato, e non sarà mai così. Le logiche che governano la comunicazione sociale sono altre (e spesso a me ancora misteriose).
    Poi, attenzione: tutto quello che passa sul tuo wall di Facebook o Twitter è postato da gente che tu hai deciso di seguire. Se continui a seguirli si vede le altre cose che postano durante l’anno sono generalmente più interessanti.
    E attenzione 2: se lanci sui social un commento del tipo “non me ne frega un cazzo della morte di Califano” è matematico che avrai tutta una trafila di commenti di gente che contesta tale affermazione. Ma fa parte del gioco, un post in fondo è anche un invito a commentarlo.
    Quindi, insomma, non lamentarti e sii tollerante con le cazzate degli altri. Se sei indifferente ad un avvenimento, invece di dichiararti indifferente, non scrivere e non commentare niente, ovvero sii indifferente.
    A meno che qualcuno non venga effettivamente a romperti le palle chiedendoti di commentare per forza un avvenimento del quale non ti importa nulla o di postare le tue condoglianze a stocazzo, in tal caso solidarietà.

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