un blog canaglia

Nel nome del padre (e del figlio)

in talent by

di Benedetta Rubin

«Io sono figlio di un meccanico, non sono un miliardario. E a me non preoccupa l’insulto che Grillo fa a me, questa robaccia. Mi preoccupa quando dice “Fuori dall’euro”. Mi preoccupa che se vince uno così noi andiamo nei guai, il giorno dopo le elezioni. E lo dico non per me, ma per i figli miei e suoi».«So che fin qui hanno detto ‘tutti a casa’ ora ci sono anche loro, o vanno a casa anche loro o dicono che cosa vogliono fare per questo paese loro e dei loro figli».
Questi gli ultimi attacchi di Bersani a Grillo.
Tralasciamo i “noi”, i “loro” e concentriamoci su una parola: figlio.
Il figlio non decide di essere tale, né tantomeno può decidere che genitori (naturali) avere. Io non ho deciso di essere figlia, ma i miei hanno deciso di essere genitori. In Italia è costume abituale strumentalizzare a proprio piacimento la famiglia. Per un voto in più affermo che mio padre era un imbianchino, come se fosse merito mio che lui abbia scelto quel mestiere. Quando io, correggetemi se sbaglio, non ho nessun merito né colpa.
Non contento, uso il mio essere padre per chiederti di fidarti del mio operato, azienda o mandato politico, perché “voglio garantire un futuro ai miei figli”. Come se, dal giorno in cui diventi genitore, diventi un uomo esemplare e farai tutto in funzione dei tuoi figli. Per questi, l’essere padre ti autorizza a parlare per i tuoi figli, affermando che loro la pensano proprio come te. Se il figlio in questione afferma cose diverse dal padre viene accusato di “tradimento” e viene esiliato.
Ci sono anche quelli che chiamo “i padri adottivi”, ovvero i leader che si comportano da padri padroni. E non c’è bisogno di fare nomi e cognomi, sarebbe ingiusto fare pubblicità solo ad alcuni. I “padri padroni” trattano i militanti come se fossero cosa di loro proprietà , pretendono da loro rispetto, fiducia e gratitudine poiché “se tu sei qui è grazie a me”. Non apprezzano i figli che la pensano diversamente, né tantomeno chi agisce di testa propria. C’è solo un pensiero ed è quello del padre, il leader maximo, e se non la pensi così: vai pure fuori.
Facendo così gli altri “figli” continuano a temere il padre, allontanano il “figlio ribelle”, poiché essere orfani e indipendenti è faticoso.
Figli, quando capirete la bellezza dell’indipendenza e avrete il coraggio di rischiare, prendete carta e penna e scrivete:
«Caro padre, ho capito che senza di me non esisteresti. Mi permetto di darti un consiglio: cerca di credere più in te invece di appellarti all’unica cosa che ti è rimasta pulita. Il sangue».

34 Comments

  1. Voto l’altro.Il tuo post mi sembra nato da un’ottima idea ma che secondo me poteva essere sviluppata un po’ meglio: il messaggio fa molta fatica ad arrivare. La ragione del mio voto, in ogni caso, non dipende dalla qualità del tuo post ma dal fatto che l’altro farà infuriare uno degli autori del Blog e noi di Libernazione, quando possiamo scazzare tra di noi, sguazziamo!

  2. Il post mi piace molto: buono lo spunto dall’attualità, buone le osservazioni sulla famiglia, sul ruolo dei padri e dei figli e sul modo in cui ciò si riflette in politica. Ottima -ottima- la chiusura. E io ucciderei per una bella chiusura. Qualche cosa da limare qua e là, ma sono dettagli. Forse il miglior post dall’inizio di LGT. Lo voto.

  3. Ottimo, perché mette insieme, in modo armonioso, la dimensione personale, quella politica e anche un pochino quella esistenziale. Dà fuoco anche, e anche questo è bello assai, ad una serie di luoghi comuni buonisti: brava.

  4. Onestamente incomprensibili. Sia il discorso di Bersani sia questo post. Certo però giocare allo sfascio quando si arriva alla stanza dei bottoni è un atto tipicamente infantile ma anche suicida per il M5S. Chiunque abbia figli ne riconosce il ricattino da capriccio.

  5. Lo spunto é originale, la lunghezza é giusta, e il finale indovinato. La forma forse é un po’ farraginosa. Pur non essendo d’accordissimo nel merito , voto questo. L’altro ha un paio di righi stupendi, ma la scelta dell’argomento é un po’ banale. Se scegli un tema banale, i righi stupendi devono necessariamente essere più di due o tre. Peccato però.

  6. @Alessandro (scusa rispondo qui sono su iPhone)

    Converrai però che la nascita di un figlio ti dà una spinta in più, un motivo in più per lottare, per fare di questo mondo un posto migliore. Almeno, a me è successo.
    È questa riflessione, questa “empatia tra genitori” che a mio parere manca, che non si legge neanche nel sottotesto di questo post, peraltro in gran parte condivisibile.
    È un post scritto da una figlia, non da una madre, e si vede, per quanto uno possa essere d’accordo o meno.
    Ps perché avete chiuso lgt? Io l’ho scoperto oggi e volevo partecipare!!!

  7. Mi piace lo spunto, la scrittura e la misura e quello della famiglia come strumento e argomento in politica è un tema interessante e divertente. Berlusconi, che – ormai ne saranno convinti tutti – è un professionista anche della politica e quando improvvisa lo fa da professionista dell’improvvisazione, ha giurato decine di volte sulla testa dei figli (processo Mills, caso Noemi, caso Ruby,ecc.)… Lo voto (non Berlusuconi perdio!), il post di Benedetta.

      • Tu e il tuo amico comico dovreste imparare a rispettare di più gli zombie, i non morti, i morti che parlano. Senza neanche acorgervene potreste trovarvi a camminare barcollanti e mezzi putrefatti a inseguire un giaguaro al fianco di pierluigi.

  8. Avete rotto il cazzo con questo snobismo verso Grillo e i suoi. Mi impegno a votare contro ogni post da qui all’infinito che ne parli senza dire cose estremamente innovative. Compreso questo. E poi voglio vedere se l’altro tizio ci fa o ci è.

  9. Io voto questo: semplice, efficace e leggero (pur con alcuni limiti sollevati da autori molto più bravi e influenti di me).

    • Ma efficace dove, scusa? lei prende una frase a caso, estrapola una parola a caso e poi tira giù il pippone su quella parola. Vivaddio, io lo faccio dall’84, che ce ne facciamo di questa?

  10. Benedetta, la famiglia italiana è un lager e il tuo post è troppo contorto. L’ho dovuto ricominciare tre volte per seguire il filo. Mi dispiace ma qui di contorsionista basto io, che per tua informazione non sono un tipo competitivo nel senso che non voglio che nessuno competa con me.
    Vado sul sicuro e voto quel masochista che ha cercato di fare il bullo con Mazzone, sono certo che capirai.

  11. Bel tema ma il post si perde un po’. Spero venga ripescato ma tra i due di oggi scelgo il gonzo anti-Mazzone. (ragazzi non e’ che scirvere sul post di avercela con un autore in particolare fa guadagnare punti?)

  12. Morgan e la Ventura ci avrenno messo due anni per mandarsi affanculo tra loro. A noi bastano tre puntate. Siamo proprio di un’altra categoria.

  13. Cosa mi piace:

    – lo spunto. È un taglio originale su argomenti che di solito ispirano riflessioni banali;
    – il messaggio generale, anche se non sono sicuro di concordare su tutto.

    Cosa non mi piace:

    – la chiusura ha troppo pathos per i miei gusti.

    Voto questo. C’è sempre bisogno di qualcuno in grado di trovare nell’attualità un aspetto ancora trascurato.

  14. Il post non è male, ma forse è poco pungente. Mentre l’altro è una provocazione e io ho un debole per le provocazioni. Questo rimane comunque il migliore tra quelli che non ho votato.

  15. Comunque alla fine questo contest verrà vinto da uno che scriverà un post intitolato “Siete una massa di stronzi” e dedicato a tutti noi. Lo suggerisco ai prossimi, siete ancora in tempo.

  16. Benedetta, il tuo post non è affatto contorto. Non ho dovuto ricominciare a leggere il post più di una volta perché quello che scrivi è un atto di denuncia che tutti dovrebbero esprimere sopratutto le famiglie il più delle volte disinformate e sedute su concetti così semplici da sembrare distanti. io onestamente non ci trovo niente di contorto per mettere a conoscenza del pubblico un concetto del genere bisogna fare così, il tuo post tocca più di una fascia di età ed il tema toccato è attualissimo e anche efficace perché inserisce un tema imponente all’interno di una storia quotidiana. Io lo voto. Attendo il prossimo.

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