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Nel dubbio vieta (ha ragione Civati)

in giornalismo by

Ha ragione Civati. L’amaca di oggi di Michele Serra “va immediatamente condivisa” e io la condivido, cogliendone tutto il potenziale esplicativo del modello-stampo di un certo giornalismo d’opinione con il quale è possibile esercitarsi in frotte di articoli proibizionisti sempre in voga e di sicuro successo.

Il modello è molto semplice e può essere realizzato in 3 passaggi elementari:

1. scegliere un comportamento volontario diffuso, che in casi estremi possa danneggiare il soggetto adulto che lo adotta (esempio: bere il caffè)

2. inferire che poichè l’abuso è dannoso, il suddetto comportamento sia di per sè “una piaga sociale” (esempio: poichè è in aumento il numero dei caffeinomani, bere caffè è una brutta cosa)

3. risolvere brillantemente il problema proponendo di vietare il movente del suddetto comportamento (esempio: bisognerebbe vietare l’idea che il caffè sia buono), cosa per lo più non praticabile, dunque il comportamento stesso (esempio: bisognerebbe vietare il consumo di caffè) e, se impossibile, vietare che venga pubblicizzato (esempio: che si vieti “almeno” la pubblicità!)

Questo modello efficacissimo viene ricordato nei manuali come “Nel dubbio vieta”, parafrasi elegante del vecchio “Nel dubbio mena”, e rappresenta nelle letteratura perbene la panacea a quasi tutto quello che perbene non è, essendo l’obiettivo implicito non tanto la risoluzione del problema quanto l’eliminazione di un inestetismo sociale.

Vediamo come il nostro Michele Serra applica diligentemente il modello nel caso della ludopatia, neologismo che indica la patologia causata dalla combinazione de “la pulsione all’azzardo con la dipendenza da videogame”:

1. un milione (!) di casi patologici conclamati su non si sa quanti normali utenti di videogiochi/videopoker (qui l’ambiguità è d’uopo, perché urge richiamare l’attenzione sul fatto che la dipendenza da videogiochi aggratis non è male minore dalla dipendenza da videopoker succhiasoldi: il teorema moralista sanziona la dipendenza in sè, a prescindere dalle conseguenze che ha. Il sogno che li fa bagnare è trovare il modo di vietare la dipendenza tout-court, peccato che le forze speciali di psicopolizia si sciolgano ogni giorno alle prime luci dell’alba)

2. questo milione di casi costituisce una piaga sociale (inutile invocare il nesso mancante tra problema individuale e piaga sociale: ciascuna di queste 1.000.000 di persone – secondo il Serra – non ha un problema per i fatti suoi, ma è un problema per tutti. Ma se danneggiano solo se stessi!, direte voi: lasciate stare, vi dovete da fidà, voi non lo sapete ma loro vi danneggiano, un po’ come quelli che fumano. Ma è diverso, direte voi: il fumo passivo danneggia gli altri, mentre non esiste il gioco passivo. Inoltre, mentre il fumo danneggia la salute e al peggio fa pesare sulla collettività le spese sanitarie, il gioco no. Cioè non più della Nutella, della frittura, o della vita sedentaria! Niente, Serra dice che se fumi o se giochi sei una piaga uguale, e come ti permetti)

3. la soluzione al problema di queste persone sarebbe vietare i videopoker (quelli legali, si intende, perché quelli illegali vietati lo sono già) ma poiché perfino per il Serra questa misura è eccessiva, si vieti almeno la pubblicità, insomma, si vieti qualcosa (ma direte voi, se uno è dipendente da qualcosa che differenza fa la pubblicità? forse Serra intende questa misura in senso preventivo, ma voi direte: perché dovrei preventivamente disincentivare il videopoker, prima che si manifesti una eventuale dipendenza? e soprattutto, se la dipendenza fosse una variabile endogena all’individuo, non si esprimerebbe comunque su un altro oggetto? dice Serra: vabbé, ma nel dubbio vieta. Dici tu: okay, ma solo ai minori, per proteggerli finché non capiscono bene le cose? No, dice, nel dubbio, a tutti. Ma perché, un adulto dotato di comprendonio non può essere dipendente da quel che gli pare se non nuoce a nessun altro? NO.)

Ha ragione Civati.

47 Comments

  1. Prendendo atto della qualità dei leader d’opinione che allegramente scorrazzano per il paese li si potrebbe vietare, sempre che Michele Savonarola sia d’accordo.

  2. Io capisco il gusto di fare le pulci: però, quando si gioca a fare le pulci si dovrebbe fare attenzione a leggere e capire bene quello che si vuole sbeffeggiare. Esempi:
    – Il sillogismo secondo cui da “un milione di dipendenti è una piaga sociale” dipende “se giochi sei una piaga sociale” esiste solo nella mente di Nagasaki, e non certo nell’articolo di Serra. Se si pensa che una cosa sia un problema (discutibile: ma Serra lo pensa), un milione di persone che ne è affetta E’, by sheer numbers, una piaga sociale. Non perché lo siano le singole persone, ma perché sono un milione.
    – “un adulto dotato di comprendonio non può essere dipendende da quel che gli pare se non nuoce a nessun altro?” Sfugge probabilmente il concetto di dipendenza – che prevede che non ci sia libertà decisionale da parte del dipendente: non è “che gli pare”, è che non può fare altrimenti.

      • Le dipendenze sono malattie e come tali vanno curate col consenso del malato. Stiamo in guardia da chi vuole imporre per legge l’obbligo di essere sani.

  3. Non so se vietare sia la soluzione. Probabilmente, se e’ vero che il video poker e simili sono controllati dalla criminalita’ organizzata, vietare e’ inadeguato, no?

    Magari fare un lavoro a lungo termine sulla cultura di massa che accetta, incoraggia e condivide una cosa squallida come il videopoker gestito come e’ adesso, potrebbe servire.

    Si risolverebbero anche altri problemini che sono legati alla stessa (in)cultura di massa, come la dipendenza dalla televisione spazzatura, dalla moda, dalla cosmetica, …

    Ma qui si parla di cose complicate, e Serra queste cose le sa.

    • Il racket dei videopoker è un problema di ordine pubblico che non necessita di alcun divieto ulteriore, concordo.
      “Un lavoro a lungo termine sulla cultura di massa” volto a eliminare i passatempi squallidi? Alla larga chi vuole decidere per me cosa è “squallido” e cosa no.

  4. No dai.
    Sul serio. Stavolta no.
    Non bisogna essere dei moralisti per rendersi conto che in alcune circostanze la dipendenza da gioco sia un problema serio di dipendenza (appunto) e non una scelta del singolo. Dire che non è una piaga sociale mi pare un’affermazione con la vista molto corta: se un “singolo” spende tutto il proprio stipendio al videopoker è potenzialmente un problema sociale perché i suoi figli si presentano dall’assistente sociale perché il papà non porta più a casa la pagnotta. Oppure finito lo stipendio il papà va a chiedere i soldi a qualche strozzino per continuare a giocare. Solo due esempi…
    In questo caso sono d’accordo con Serra: se la gente ha bisogno di divertirsi in questo modo si mettano dei videopoker che funzionano a caramelle.
    Come per i fumatori la libertà degli altri dovrebbe finire dove inizia la mia libertà di non pagare per le spese sociali generate dai loro comportamenti.
    Però, proprio perché riconosco agli altri questa libertà, se non possiamo vietare a qualcuno di farsi del male cerchiamo almeno di non pubblicizzare questi comportamenti rendendoli non solo accettabili ma addirittura “cool”.

  5. Eine moment.
    I ludodipendenti non fanno del male solo a sè stessi. Spesso distruggono le proprie famiglie e le buttano sul lastrico, senza che i famigliari abbiano alcun modo di porre rimedio (è impossibile impedire ad una persona di giocare, bisognerebbe seguirla 24/24).
    Inoltre si sa benissimo che le mafie hanno forti interessi nel gioco: portare loro soldi danneggia anche me.
    Infine andrebbe spesa una parola sul fatto che giocare per denaro crea dipendenze molto più forti del gioco fine a sè stesso…ma per ora basta là.

    • Eccoci: i ludodipendenti fanno male alle proprie famiglie a seconda del reddito di partenza. Un padre di famiglia monoreddito – con reddito mille euro al mese – produce un danno anche se compra un gratta e vinci al giorno, laddove un milionario non nuocerebbe a nessuno. Dunque? Non è il comportamento in sè ma il contesto a definire le conseguenze: anyways se un padre non provvede ai bisogni elementari dei figli i sirvizi sociali interverranno a prescindere, sia che spenda in videopoker, sia che si sputtani i soldi in automobili, sesso a pagamento, ostriche e champagne

      • C’è un errore di fondo. Un ludodipendente non spende “un tot” al mese: dà semplicemente fondo a tutto quello che può.
        Un ludodipendente milionario produrrebbe alla propria famiglia più o meno lo stesso danno di un dipendente monoreddito a mille al mese.

        • Sia il milionario che il monoreddito vanno curati, al peggio interdetti. Senza per questo impedire alle persone sane di giocare e di ricevere messaggi promozionali sul giocare

    • Diceva Bruno Gambarotta a proposito delle “stragi del sabato sera’: «Io conosco molta più gente morta in montagna che non dopo la discoteca, ma non chiederei mai di vietare il Cervino».
      Il punto è che il proibizionismo è sempre fallimentare.
      Fai notare che la mafie ci guadagnano. Guadagnerebbero dieci volte tanto se videopoker e altre trappole per fessi fossero vietati.

  6. Il discorso fila.
    ma se in pratica hai una madre e/o un padre che sono dipendenti dalle macchinette. a te figlio ti danneggia eccome.

      • Vietare la pubblicità degli alcolici non sarebbe sbagliato.

        Non confondiamo la difesa della libertà personale (ossia la libertà di esprimere le proprie idee personali) con la difesa delle libertà commerciali, che è tutt’altro.

        La pubblicità è un’attività economica, e come tale va regolamentata come tutte le attività economiche. Farne una questione di opinione è falsare il problema.

  7. La pubblicità fa differenza eccome. Avete idea di quanti pensionati si bruciano la pensione con i gratta&vinci perché si sono fatti infinocchiare dagli spot “ti piace vincere facile”? Basta entrare in una qualsiasi tabaccheria o ricevitoria Sisal per rendersene conto. Lo stesso discorso vale per lotto, videopoker e scommesse. Io non sono per la proibizione – legalizzerei le droghe leggere, pensate un po’ -, ed è chiaro che uno che gioca o fuma se ne sbatte della pubblicità, così come se ne frega delle scritte minacciose sui pacchetti di sigarette, ma forse incentivarne l’uso tramite frasi ad effetto truffaldine non è proprio il massimo in una logica di prevenzione del danno.

  8. Penso che conti sempre la prospettiva di sguardo, anche sulla stessa faccenda.
    Mi limito alla pubblicità: io la vorrei proibita fatta in questa maniera, ma non perché reputi di per sé una piaga sociale il gioco d’azzardo legalizzato (casi di dipendenza conclamata con ripercussioni sul soggetto o chi gli sta intorno andranno poi presi in gestione da chi di dovere, così come si curano gli alcolisti cronici e non chi beve un calice in enoteca). La vorrei proibita perché reputo delinquenza di Stato lo slogan “Ti piace vincere facile?”, col quale le Istituzioni invitano a giocarsi fosse anche un solo euro con messaggi palesemente fraudolenti: trattasi di tentativo di estorsione di denaro a opera di soggetto (Stato) teoricamente predisposto non a vietare il gioco d’azzardo, nemmeno a promuoverlo; ma casomai tenuto a informare con dati concreti e probabilità di vincita. Dopodiché, uno se vuole continua a giocare, sapendo che difficilmente vincerà facilmente.
    Altro che vincere facile! “Al Monopolio di Stato gli piace fotterti facile!”

    • Ah, manca un altro ossimoro d'”etica da monopolio”: “Gioca con moderazione!”
      Come dire… mettiti in balia della dipendenza, ma gestisciti con oculatezza.
      Certo, come no!

      (la vera piaga non sono le cosiddette piaghe sociali, ma il fatto che lo Stato ci mangi sopra, con tanto di slogan incentivanti)

  9. Basta entrare in un bar per accorgersi che il problema c’è. E ci sono persone che passano la loro giornata a infilare monetine in quelle macchine. E voi direte: cazzi loro, mica siamo uno stato etico. Infatti. Però quelle persone hanno disgraziatamente una famiglia e dei famigliari e i loro problemi ricadono sulla società. D’accordo che il proibizionismo non li aiuterà nella loro dipendenza, però almeno ci toglie quel rumore del cazzo mentre beviamo il caffè.

  10. “i ludodipendenti fanno male alle proprie famiglie a seconda del reddito di partenza. Un padre di famiglia monoreddito produce un danno anche se compra un gratta e vinci al giorno, laddove un milionario non nuocerebbe a nessuno.”
    A pelle sarei più portato a preoccuparmi della famiglia monoreddito, ma se un milionario si riduce sul lastrico il problema socialmente è lo stesso… il proibizionismo è in genere fallimentare, ma almeno non si incoraggi il comportamento con pubblicità che lo presentano come vincente: proibire l’influenza è inutile ma non starnutire in faccia agli altri è meglio.

  11. Capriccioli, mi pare che il nocciolo le sfugga: la dipendenza comporta per definizione la perdita di “comprendonio”: perché mai uno dovrebbe scegliere scientemente di aumentare le proprie probabilità di avere un cancro ai polmoni piuttosto che di perdere tutti i suoi soldi? Nessuno lo fa: è l’effetto della dipendenza. Allora che si fa? Si distoglie lo sguardo e si dice: “cazzi loro”?

      • E parte della cura non potrebbe essere privarli di ciò che li ha fatti star male? Tanto più che queste “attività” sono spesso gestite dalla criminalità organizzata…

    • No, scusa un attimo: al giorno d’oggi chiunque inizi a fumare SA e ACCETTA che sta aumentando di molto le probabilità di contrarre un tumore. Poi possiamo dire che continua a fumare perchè poverino è divenuto dipendente e quindi incapace di intendere e di volere, ma quando INIZIA non lo è ancora: allora sì, se uno, al giorno d’oggi e magari col papà morto di cancro perchè tabagista, inizia a fumare, il problema è solo suo.

  12. Hai mai fatto un giro nei baretti e nei tabaccai della tua città? Mi sa che la vera piaga sociale è chi scrive tanto per scrivere. Evitiamo di usare certi argomenti argomentando accazzodicane (per dirla con Renè Ferretti)

  13. Tanto vale scavare delle trappole nei marciapiedi , stile trappole per orsi, e chiedere un riscatto per liberare il malcapitato. Probabilmente il gettito fiscale sarebbe equivalente, ma almeno non sarebbe un prelievo mirato ai più deboli, ai disperati, a chi ha disturbi dell’umore o compulsivi.

  14. Siamo messi bene se l’antiproibizionismo diventa un’ideologia e si sgancia dalla realtà… Secondo una stima di un’associazione spagnola di ex giocatori riabilitati, tre giocatori di slot machine su quattro sono tecnicamente ludopati, ludodipendenti. Tanto per capirci la ludopatia è una malattia cronica. Non credo che in Italia sia stia meglio da questo punto di vista, ma anche ammettendo una percentuale minore, diciamo uno su due, significa che tutte queste persone che “andrebbero curate” fino a dieci-quindici anni fa con il settore non liberalizzato non avevano questa dipendenza ed è tutto da dimostrare che ne avessero di altre ugualmente dannose. E allora a chi giova tutto ciò? Allo Stato come forma spuria di imposta sulle classi più disagiate, che sono le più esposte alla fantasia della vittoria facile. Alle mafie. Alle anime belle che difendono un principio sull’altare della loro coerenza mentre persone in carne e ossa dilapidano la pensione o si sparano un colpo in testa. Serra ha ragione.

        • Fancamente, Alesssandro, quello di buttarla sui sillogismi, mi sembra un gioco sterile.
          Potremmo inerpicarci in giochini tipo “…. Anche la dinamite è necessaria, ma siccome è pericolosa, non ne metterei candelotti in ogni dove, alla portata di tutti…” e sentirmi rispondere “..e allora vietiamo la dinamite? vietiamo la libera vendita delle armi? vietiamo la libera vendita del sesso minorile? etc etc. (non ho la pretesa che i sillogismi che ho buttato lì per ESEMPLIFICARE un concetto siano inattaccabili da un tagliatore-di-capelli-in-quattro).
          In sostanza: le macchinette/slot (la dinamite, le armi, il sesso a pagamento etc.) sono merce mentre le mani sono arti.
          Credo sia concettualmente impossibile vietare gli arti.
          Credo sia invece possibile regolamentare (id est anche vietare) la circolazione della (di taluna) merce.
          Credo che in molti casi regolamentare la ciricolazione della merce possa essere utile e, in taluni casi, indispensabile.
          Ma non voglio convincere nessuno.
          Amen

          • Quindi secondo te bisogna vietare qualcosa a TUTTI perchè QUALCUNO ne è dipendente. Fico, speruiamo non valga anche per le liquirizie

  15. Nagasaki ma non potresti smettere di ragionare in base a un principio astratto? Una percentuale elevatissima di giocatori e’ ludodipendente. La ludopatia e’ cronica e ha costi elevatissimi sia sociali che economici, in piu’ alimenta le mafie e l’evasione fiscale. E dobbiamo tutelarla in nome della liberta’? Un po’ di pragmatismo no eh?

    • Pretendere che il proibizionismo, che ha dato prova di non funzionare in nessun caso nella soluzione delle dipendenze, possa funzionare in questo caso è l’approccio meno pragmatico che si possa avere.
      Anche il mercato dei rifiuti alimenta le mafie, proibiamo le pattumiere.

        • Mi pare evidente che, con rispetto parlando per Capriccioli e Nagasaki (che non ho capito se siano la stessa persona), stiano facendo della vera e propria ideologia: ossia invece di guardare la realtà, ne fanno una questione di principio a partire da una astratta “libertà” di cui in effetti nessuno sentiva la mancanza quando in Italia c’erano in totale si e no una decina di casinò.
          In nome di una astratta idea di libertà si finisce solo per favorire la possibilità dello Stato di guadagnarci milioni di euro e degli strozzini di strozzinare la gente. È un concetto di libertà molto simile a quello degli anarcocapitalisti, per inciso, ed è pure un tipo di libertà di cui a me, personalmente, per parlare chiaro, non è che me ne freghi proprio tanto.

  16. Mi pare che l’impostazione del vostro post, basandosi solo su quanto scritto da Serra, sia davvero limitante. Il tema delle SLOT sta avendo risalto soprattutto grazie all’attività di promozione del manifesto no-slot. Come si evince dal sito di vita (.it) non si parla di proibizione, ma di necessità di prendere coscienza dei problemi sociali connessi ai videopocker:
    http://www.vita.it/noslot/index.html

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  18. Solito post da Libernazione: prendo un fenomeno sociale (serio o meno serio, non ha importanza… vedi post sulle rotture di cazzo, post sugli zingari, post su israele e palestina), sparo una cazzata iperbolica e poi, l’arena si scatena

  19. Un momento, senza nessuna polemica, mi piacerebbe sapere il numero tondo di un milione di ludopatici nel nostro paese da dove salta fuori?

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