un blog canaglia

Narcotrafficante pedofilo torturatore di gatti

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Allora, i casi sono due: o non capite, o fate finta di non capire.
Scrivere sul giornale che Alessandro Capriccioli è un narcotrafficante pedofilo torturatore di gatti quando tali circostanze sono false ha qualcosa a che vedere con la libertà d’opinione?
Un’opinione è scrivere che Capriccioli è un coglione, un imbecille, un presuntuoso: invece attribuirgli delle nefandezze che non ha commesso non è un’opinione, ma una menzogna bella e buona che gli viene appiccicata addosso.
Ragion per cui Capriccioli non muoverebbe un dito contro chi dovesse dargli -cosa che peraltro è già successa molte volte- del coglione, dell’imbecille, del presuntuoso; mentre si premurerebbe di fare un culo così -giuridicamente parlando, ça va sans dire- a chi avesse l’alzata d’ingegno di scrivere da qualche parte che è un narcotrafficante pedofilo torturatore di gatti.
Dopodiché, discutiamo pure se chi attribuisce a Capriccioli la qualifica di narcotrafficante pedofilo torturatore di gatti meriti -e secondo me non lo merita- il carcere o debba essere sottoposto ad una mera sanzione pecuniaria: ma non facciamone, per l’amor di dio, un martire del libero pensiero che viene punito per le sue opinioni, perché in questo caso le opinioni non c’entrano una sega; così come non c’entrano una sega il diritto all’informazione, la libertà d’espressione e i cosiddetti “bavagli”.
Perché la libertà d’opinione è una cosa molto, ma molto seria.
Fate il favore di non pulirvici il culo in questo modo.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

4 Comments

  1. Io non vedo nulla di male in una pena detentiva per aver diffamato a mezzo stampa. Per una diffamazione tanto grave quanto quella di Sallusti trovo che l’arresto sia giusto e auspicabile (oltre a una cospicua pena amministrativa per l’organo di stampa interessato). Anche perché Sallusti avrebbe potuto rettificare milioni di volte circa la falsità delle insinuazioni sul giudice e sulla vicenda, ma non l’ha mai fatto (si sarebbe trattato solo di dire: “ho pubblicato una cosa falsa, ero in buona fede, ma ho sbagliato”), mentre la sua linea difensiva è stata: “non potete contestarmi un reato d’opinione”. Fosse successo a qualsiasi giornalista onesto in buonafede, magari uno di quelli che non si affidano solo ai propri amici potenti per le loro magagne, questi avrebbe rettificato, ci sarebbe stata una blanda pena pecuniaria e sarebbe finita lì. L’unico motivo per cui mi scoccerebbe vederlo in prigione (ma tanto non ci andrà perché è incensurato) è che diventerebbe un martire.

    • Appurato che opinione non è diffamazione, anche a mio parere chi infanga con “piena avvertenza e deliberato consenso” dovrebbe andate in galera. Pare però che il problema sia la chiamata in correo degli editori. Vorrei che qualcuno mi chiarisse questo aspetto, così da non dover dubitare che la denuncia del “bavaglio” alla libertà di stampa sia in realtà la difesa di una casta , i giornalisti, piuttosto che della libertà

  2. Ma davvero torturi i gatti bambini e poi li inculi dopo averli narcotizzati?
    Fai schifo!
    Ho già segnalato il post alla polizia postale.

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