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Martini: affondo alla Chiesa dal letto di morte

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Non conosco nel dettaglio le tesi e gli insegnamenti di Carlo Maria Martini: so che è un grave limite, ma da un po’ di tempo ho smesso proprio di filarmeli, i preti. Tuttavia, leggicchiando qui e lì, cercando di penetrare il mare di lacrime di coccodrilli che inonda la videate di Google, ho appreso che era una persona intelligente e, considerando il suo ruolo e chi comanda in Vaticano dal 1978 ad oggi, molto progressista. Pur ribadendo gli insegnamenti della Chiesa, mi è parso un uomo capace di mettere il cuore davanti al dogma – caso più unico che rarro, per quanto ne so.

Per questo da quel pulpito, salvo sempre errore od omissione, non sono arrivato mai niente di simile agli esilaranti anatemi con cui invece i suoi esimi colleghi sono soliti trollare. Pur rimanendo all’interno dell’alveo di condanna in cui la Chiesa cattolica continua a mantenere gli omosessuali, e pur riconoscendo una anacronistica premazia della coppia uomo-donna, Martini si è espresso in modo se non favorevole, certo non contrario alle coppie tra persone dello stesso sesso (“Se alcune persone, di sesso diverso oppure dello stesso sesso, ambiscono a firmare un patto per dare una certa stabilità alla loro coppia perché vogliamo assolutamente che non lo sia?”); riconosciuto (perfino!) la valenza socio-politica di divertenti pagliacciate come il Gay Pride (“[…] esiste per questo gruppo di persone il bisogno di autoaffermazione, di mostrare a tutti la propria esistenza, anche a costo di apparire eccessivamente provocatori“); ha bacchettato le gerarchie per aver negato i funerali religiosi a Welby, richiamandole a dedicarsi a quella che dovrebbe essere la loro missione (“Situazioni simili saranno sempre più frequenti e la Chiesa stessa dovrà darvi più attenta considerazione anche pastorale“); e, a proposito di fine vita, ha condannato “l’utilizzo di procedure mediche sproporzionate e senza ragionevole speranza di esito positivo“, ricordando che, in simili circostanze, “non può essere trascurata la volontà del malato, in quanto a lui compete – anche dal punto di vista giuridico, di valutare se le cure che gli vengono proposte, in tali casi di eccezionale gravità, sono effettivamente proporzionate“. Il religioso, pur condannando l’eutanasia, si è spinto non condannare che aiutano “una persona ridotta agli estremi e per puro sentimento di altruismo” a porre fine al suo tormento senza costrutto. E ancora: “La prosecuzione della vita umana fisica non è di per sé il principio primo e assoluto. Sopra di esso sta quello della dignità umana“. Le sue tesi, insomma, mi sembrano improntate ad un pragmatismo impregnato di senso di umanità.

Che dire? Mai avrei pensato di tessere le lodi di un prete su queste pagine; a mia discolpa, posso solo dire che su sesso, aborto e fine vita, Martini ha detto cose molto più liberali di tutti gli autoproclamatisi “progressisti” italici. Non è un caso, credo, che si trovasse lontano dalla corruzione di Roma, in un contesto di conflitto permanente, dove la sua umanità deve aver costituito, per tutti i cittadini di quella terra ebbra di sangue, un incommesurabile capitale.

Mi piacerebbe sapere, comunque, se sia stata sua, come io credo, la decisione di far parlare il suo medico con la stampa al fine di rendere noto al mondo il fatto che il Cardinale ha inteso morire praticando i principi che, a dispetto della dottrina dominante, ha continuato a predicare e a mettere per iscritto. Un clamoroso schiaffo in faccia allo stolido conservatorismo di Ratzinger e di chi lo pilota. Anche per questo, Requiescat In Pace.

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

3 Comments

  1. Il guaio è che l’alternanza tra reazionari alla Ratzinger e conservatori (per favore non facciamolo passare per progressista solo perché la sinistra pullula di atei devoti) alla Martini permette alla chiesa cattolica, almeno dal Concilio di Trento in poi, di continuare a frenare al massimo l’evoluzione sociale senza che mai la corda si spezzi.

  2. @ rottamatoio: non vedo una vera alternanza: chi arriva al vertice, almeno da Wojtyła in poi, mi sembra appartenere alla congrega degli ultra-reazionari. Non ho detto che Martini fosse progressista: solo che le sue affermazioni nelle quali mi sono imbattuto rappresentano, in sé, posizioni molto più di buon senso di quel biascicare incomprensibile che viene da PD da tanto, troppo tempo. Ovvero del partito che dovrebbe (dovrebbe, eh) rappresentare i progressisti…

    • Per quanto riguarda i papi, si capisce che sei giovane (…da Wojtyla in poi…): io risalgo personalmente a Pio XII e, storicamente, almeno al concilio di Trento.
      E siccome non parlavo “in confronto a”, non mi contraddico se ora riconosco che “in confronto a…” hai perfettamente ragione.

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