un blog canaglia

Mai una cazzata?

in società by

Ci vorrà tempo per capire con esattezza la dinamica della morte di Davide Bifolco: ce ne vorrà, e io non ho la minima intenzione di precorrerlo.
Però mentre leggevo per cercare di capirne di più mi è venuta in mente una cosa: non ricordo, a memoria, un solo episodio nel quale quelli delle forze dell’ordine abbiano convocato una conferenza stampa, si siano presentati col capo chino e abbiano detto “ci dispiace, stavolta abbiamo fatto un errore madornale e non abbiamo scusanti”.
Ripeto: non so se sia questo il caso, e magari verrà fuori che non lo è.
Però, diosanto, una volta o l’altra questi l’avranno fatta pur fatta una cazzata ingiustificabile, no? Una, dico, in mezzo a una selva di episodi controversi, di supposti insabbiamenti, di polemiche prima, durante e dopo i processi, di applausi postumi e di rivendicazioni a metà tra il politico e il corporativo.
No, pare di no. A sentire loro non è mai successo.
Da Cucchi a Uva, da Sandri alla Diaz, da Bianzino a Aldrovandi e via andare, ripercorrendo l’interminabile rosario di morti più o meno famosi che a volerli elencare riempirebbero la pagina, c’è sempre qualche distinguo, qualche giustificazione, qualcosa che non è vero non è andata così è una macchinazione un complotto dei media una strumentalizzazione politica.
E’ strano, non trovate? E’ strano statisticamente, proprio.
Così strano che a uno, gira gira, finisce per venire in mente un’ipotesi: non è che costoro si comportano in questo modo perché pensano che ammettendo le proprie responsabilità perderebbero credibilità e autorevolezza? Non è, insomma, che fanno così per evitare che la gente smetta di fidarsi?
E’ solo un’idea, naturalmente. Un sospetto. Il quale sospetto, perlomeno dentro di me, comincia tuttavia ad essere abbastanza fondato da meritare un’ulteriore considerazione: guardate, amici miei, che l’autorevolezza la perdete proprio in questo modo. Voglio dire, è per colpa di questo sistematico auto-giustificazionismo, che la gente smette di fidarsi di voi. Avrebbe più fiducia, sono disposto a scommetterci, se percepisse chiarezza e trasparenza, anche e soprattutto nell’ammettere le proprie colpe, invece che fiutare quest’ariaccia viziata di di non detto, di sottaciuto, di chiuso.
Le persone di cui ci si fida non sono quelle che non sbagliano mai, ma quelle capaci di ammettere responsabilmente i propri errori, scusarsene, subirne le conseguenze e farne tesoro per il futuro.
Date retta, pensateci.
Secondo me vi conviene.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

6 Comments

  1. Tutto vero, tutto stravero quel che dici sulla fiducia, sulle stranezze statitische e sull’infallibilità pretesa di persone invece fallibili nella media e a volte anche stronze più della media, imho naturalmente.
    Però, stavolta, non tirerei in ballo i casi che hai tirato in ballo tu.
    Nessuno di coloro che hai menzionato stava andando in tre (3!) su un motorino, nessuno di coloro invece di fermarsi all’alt è scappato, nessuno di coloro era in giro con uno che avrebbe dovuto essere a casa agli arresti domiciliari e che si è reso irreperibile, e soprattutto nessun amico, parente o congiunto di coloro è sceso in strada a far vera e propria guerriglia urbana.
    Poi, per carità, è morto un ragazzo di 17 anni, peraltro pare ucciso da un altro ragazzo di 22 a cui è partito un colpo, pare, ed è tutto molto brutto e triste, però, però…
    Per me stavolta c’è un ‘però’ grosso come una casa…
    Quindi, pienamente d’accordo con il tuo invito alle forze dell’ordine a pensarci, e bene, a quali sono i comportamenti che creano davvero fiducia, che nei loro confronti, per quel che mi riguarda, è davvero poca poca poca, ma io ci metterei insieme anche un bell’invito a certi personaggi ad evitare di infrangere tre o quattro leggi tutte insieme e poi pretendere anche d’aver ragione…

  2. Prova a vederla da un’altra ottica.

    la conferenza stampa è prima di ogni indagine per stabilire o meno la colpa.

    Ora lo stato standard è dire:
    non c’è alcuna colpa.
    Poi indagini, processo e se la colpa non c’è, tutt’apposto, se la colpa viene accertata una nuova conferenza stampa (con minore copertura mediatica) che dice:
    La colpa c’è. rimostranze (poche) e capo cosparso di cenere.

    Immagina il contrario:
    la conferenza stampa preliminare dice:
    magari la colpa c’è.
    Poi indagini, processo e se la colpa c’è, rimostranze, se la colpa invece non c’è una nuova conferenza stampa (con minore copertura mediatica) che dice:
    La colpa non c’è. Tuoni e fulmini dell’opinione pubblica perchè avevan detto che la colpa c’era e per cui stanno insabbiando tutto. vita del poliziotto onesto distrutta etc etc

    Dal punto di vista corporativo la seconda strategia è perdente nel peggior caso.

  3. Non entro nel merito dell’episodio. Ho una mia idea che è addirittura slegata da come di sono svolti i fatti e dalla conferma o meno che il carabiniere abbia esploso il colpo di proposito. Non deve essere in ogni caso facile fare il tutore dell’ordine in una città dove è il concetto stesso di legalità ad avere connotati surreali e dove vivere da ragazzino adolescente deve essere, usando un eufemismo, una bella merda.
    Sul tema specifico che lei richiama (quella sorta di infallibilità “divina” dei tutori delle forze dell’ordine che non sbagliano mai) credo che lei abbia totalmente ragione. Se non altro, appunto, statisticamente parlando. E il clamore mediatico intorno all’episodio non aiuta di certo.
    Come uscirne? Come sempre la soluzione ha a che fare con la cultura ed il senso civico di una comunità.
    Non amo i tedeschi e, per certi versi, sono convinto che abbiano svariati difetti peggiori dei nostri, ma tre su di un motorino e senza casco di protezione che non si fermano all’alt della polizia non li si vedrebbero neppure nel più remoto dei villaggi della foresta nera.
    Ecco. Una comunità dove chi amministra la cosa pubblica non ha dignità e si permette di ostentare con orgoglio atteggiamenti illegali o sprezzanti della rettitudine, dove chi tutela l’ordine pubblico sente ogni volta la necessità di trincerarsi dietro una improbabile perfezione immunità ed incolpevolezza e dove chi ci vive si sente autorizzato a trasgredire alle regole di convivenza quasi fosse un suo diritto, beh allora il gap culturale tra civiltà e far west è amplissimo ed incolmabile.
    A mio avviso però se il pesce puzza, puzza dalla testa ed il cambiamento deve iniziare in primis dall’esempio di coloro che ci amministrano. IMO.

  4. in una città come Napoli le forze dell’ordine sono una entità extra sociale. La struttura sociale di Napoli vede contrapposte forze in una specie di guerriglia fredda. Questo causa episodi di guerra come questo.
    In guerra, ho scritto altre volte, esistono solo vittime. Tipicamente le prime vittime sono degli innocenti, degli sbadati, delle persone nel posto sbagliato al momento sbagliato.
    Inoltre, in guerra hanno tutti sempre ragione.
    Non vedo una soluzione se non si instaura una società civile. E’ probabilmente come mescolare l’olio all’acqua, rimescola come vuoi, ma non riuscirai mai a farne un unico corpo.
    A Napoli, ci vorrebbe il muro come a Gaza. poi bisogna capire chi mettere di qua, e chi mettere di là.
    Magari salterebbe fuori che dopo si capisce chi cosa e come. Ma non sarebbe indolore, Le goccioline di olio, oggi, sono molto rimescolate con quelle di acqua.

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