un blog canaglia

Ma le adozioni no

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C’è un paradosso terrificante, nel dibattito che riguarda gli omosessuali: un paradosso che, guarda caso, è il punto di caduta più doloroso di tutti i discorsi che facciamo sulle discriminazioni, sui diritti e sulla dignità degli esseri umani.
Quel paradosso si chiama “famiglia”.
Perché, fateci caso, in genere è proprio il concetto di famiglia, inteso nella sua accezione più ampia, il limite alla “tolleranza” che molti esprimono nei confronti dei gay.
Si sente dire in giro: io non ho nulla contro gli omosessuali, ma la famiglia è un’altra cosa. Oppure: io sono d’accordo perfino sul matrimonio gay, però sulle adozioni no, perché educare dei bambini è un compito difficile, cui si debbono dedicare un uomo e una donna.
Ebbene, ogni volta che sento affermazioni del genere finisco per perdermi in una serie infinita di domande.
Tanto per cominciare: non sono forse le famiglie “tradizionali” (vale a dire, secondo i detrattori delle adozioni gay, quelle “migliori”) i primi interlocutori con cui i giovani si trovano ad interagire quando si accorgono di essere omosessuali? E come si comportano, queste famiglie “tradizionali” (e quindi “migliori”), in simili circostanze? Cioè: il fatto che siano composte da un uomo e una donna, che dovrebbe garantire ai ragazzi il miglior trattamento possibile, è sufficiente in quanto tale ad assicurare loro comprensione, vicinanza, amore incondizionato al di là delle loro preferenze sessuali?
Direi di no. Anzi, per la verità mi pare che avvenga perlopiù il contrario, se è vero -com’è vero- che la prima, angosciosa difficoltà di moltissimi ragazzi gay consiste proprio nella consapevolezza di non essere “accettati” dai propri genitori.
Così, ed è qui il paradosso, va a finire che la famiglia “tradizionale”, vale a dire quella che viene celebrata come “migliore” rispetto alle altre, alla prova dei fatti si rivela spesso e volentieri un vero e proprio incubo, nel quale prevalgono sentimenti che poco o nulla hanno a che vedere con l’idilliaca rappresentazione che se ne vuole dare.
Com’era? Io non ho nulla contro i gay: ma le adozioni no, perché per educare un figlio ci vogliono un uomo e una donna.
Be’, sapete cosa? Parlatene con gli omosessuali che conoscete, di questi uomini e di queste donne. Fatevi raccontare se è stato facile, fare in modo che quegli uomini e quelle donne li accogliessero senza ostilità, senza schifo, senza repulsione. Chiedete loro se siano state più mortificanti le offese ricevute a scuola, al lavoro, per strada, oppure gli sguardi e le parole dei loro genitori. Cercate di capire per quanti di loro è stata una panacea, crescere in una famiglia “tradizionale”. E per quanti, invece, è stato un inferno.
Può darsi che dopo averlo fatto prendiate seriamente in considerazione l’idea che non sia l’orientamento sessuale dei suoi componenti, in sé e per sé, a qualificare una famiglia come “migliore” o come “peggiore”: e che l’attitudine di una coppia a educare i figli come si deve non dipenda dal sesso di chi la compone, ma da tutt’altro.
Poi, magari, ne riparliamo, delle “adozioni no”.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

47 Comments

    • Non mi pare un “problema”. Il “problema” diventa tale in quanto lo si qualifica così. Inventando di sana pianta un concetto di “famiglia migliore” che, alla prova dei fatti, non esiste.

  1. poniamo per assurdo – io non lo penso – che l’omosessualità sia un’aberrazione. quanti omosessuali vengono da famiglie tradizionali e quanti da famiglie omosessuali?

  2. appunto, Adriana, e quanti bambini di famiglie omosessuali, perché l’adozione è un dettaglio, ma quante donne non fanno figli grazie a un donatore, che spesso è un amico che resta presente anche sul lungo termine?, quanti di questi bambini diventano ‘automaticamente’ omosessuali dopo? Queste cifre ci sono, ma chi inizia certe discussioni non vuole le cifre, preferisce i preconcetti e i pregiudizi

  3. In sintesi:
    Per i bambini che in futuro saranno omosessuali crescere in una famiglia omosessuale renderebbe meno traumatica l’accettazione.
    Ok, so what?
    Sostenere un diritto generale “I gay possono adottare” con un’argomentazione che riguarda i potenziali benefici di una piccolissima percentuale (i figli omosessuali di coppie omosessuali) mi sembra molto debole e sicuramente poco convincente per chi è contrario.

    • La tua sintesi è inesatta. Quello che dico è che non è detto che una famiglia, in quanto “tradizionale”, sia per forza migliore di un’altra nell’interagire coi figli. Che è un’affermazione non dimostrata. Tant’è che -ad esempio- in questo caso si rivela una vera schifezza.

    • ti sei perso il senso del mio ragionamento, nicolò. provo a riformulare: se l’omosessualità è un’aberrazione – e io non lo penso – questa aberrazione germina e trova terreno fertile per svilupparsi anche e soprattutto nelle sante famiglie tradizionali. ergo, queste non sono così perfette come si vuole far credere.
      se invece, come me, si pensa che l’orientamento sessuale sia una caratteristica dell’individuo come il mancinismo o il colore degli occhi, non si capisce perché una coppia dello stesso sesso non possa crescere un bambino bene quanto una coppia eterosessuale.

      • Scusate se mi intrometto. Vorrei esporre una mia opinione. Nessuno (mi sembra) ha preso in considerazione il punto di vista del bambino adottato. Questi viene da una situazione citica e difficile per antonomasia, la condizione di orfano. La mancanza della figura di due genitori che si possano prendere cura di lui (o lei, per inteso). A questo punto mi chiedo, e lui cosa ne penserebbe? Perchè bisogna imporre a lui una propria scelta idiologica. Non potrà mai dirci se preferisce una mamma e un papà o due mamme o due papà. Siamo sicuri che la crescita in questi tre modelli di vita sia proprio uguale? Non è che un bambino cresciuto con due papà (o due mamme) possa avere atteggiamenti che altrimenti non avrebbe? Si chiama imprinting e ti condiziona tutta la vita in aspetti che ti possono condurre verso una strada invece che verso un’altra. Siamo sicuri che lo vorrebbe. Per non parlare dell’aspetto dicotomico della questione, avere genitori di sesso diverso porta a confrontarsi con diversi aspetti della vita in maniera aperta. Quello che un papà condivide con un figlio non è quello che la mamma gli può dare. (segreti, giochi, confidnze, segreti) e la situazione è ovviamente la stessa con le figlie e le mamme. Forse non mi sono espresso molto bene ma riassumendo potrei dire che ad un bambino non si dovrebbe imporre una scelta ideologica nostra. Questo è tutto. Buona giornata.

        • Ti rendi conto che quello che dici è profondamente sbagliato, oltre ad essere ingiusto? Intanto l’orientamento sessuale non ha NULLA a che fare con una scelta ideologica…
          Ma poi, chiedi a tutti i bambini del Sudan se sono contenti di essere nati lì, se non avrebbero preferito nascere negli States o in Europa. O a tutti i bambini poveri se avrebbero preferito essere adottati da una famiglia ricca alla nascita.
          Quando si nasce, nessuno decide con chi nascere, né perché.
          Essere poveri, essere malati, avere la pelle di un altro colore, abitare nel terzo mondo, sono difficoltà che non fanno desistere i genitori dal decidere di crescere un figlio. Ciò che invece possono fare dei bravi genitori è dare al proprio figlio tutta l’umanità e l’amore di cui ha bisogno per diventare un’ottima persona da adulto, NONOSTANTE le difficoltà che la società gli pone innanzi. Non si sceglie dove o come nascere, ma si può scegliere che genitori essere.
          La verità è che, all’interno delle coppie etero, un sacco di bambini vengono al mondo senza nemmeno essere desiderati (gravidanze indesiderate) o amati. Quando qualcuno decide di assumersi la responsabilità di diventare genitore, nonostante non possa farlo naturalmente (sì, sto trattando le coppie gay come qualsiasi altra coppia etero sterile) cosa si fa? Gli si dice che non può? E in base a cosa, che tutte le evidenze scientifiche smentiscono la diversità tra bambini cresciuti in famiglie omo ed eterogenitoriali? QUESTA è ideologia.
          Saluti.

  4. Proviamo però a dire anche un’altra cosa: chi parla di famiglia “tradizionale” dice una semplice assoluta idiozia. Ma mi risulta che “naturalmente” siamo fatti affinché si abbia una madre e un padre. Poi è certo che biologicamente si può essere genitori e umanamente genitori pezzi di merda. Ma non vale solo per i gay. Ci sono persone che indipendentemente dall’orientamento sessuale hanno vissuto o vivono in famiglie naturali esiziali.
    Così, per me il problema principale sarebbe che le famiglie naturali capissero che i figli non sono una proprietà e non sono a immagine e somiglianza di chi li ha generati, anzi spesso il contrario. Detto questo, arriviamo dritti dritti al concetto di diritto. E’ un diritto primario che le persone abbiano figli? Per come la vedo io no. Né è una esigenza da soddisfare (come si dice per molte donne… la storia dell’orologio biologico) né un istinto (visto che diciamo di esserci evoluti e di saper rileggere la nostra parte animale alla luce della civiltà). E’ una scelta di responsabilità che si può esplicare nelle forme veicolate dalla nostra stessa possibilità di esistenza: Si può fare senza un uomo? No. Si può fare senza una donna? No. Intanto sarebbero da sanare le famiglie naturali (scusa il termine, non c’è nulla di razzista, è solo per semplificare il concetto) e il loro assurdo concetto proprietario dei figli. Anche i gay ne troverebbero giovamento credo. E la questione dell’adozione forse si potrebbe affrontare con soluzioni più umane e con diversi atteggiamenti…

    • se non si può fare senza un uomo e non si può fare senza una donna, non ti chiederò dei separati ma ti chiedo: e chi rimane vedovo o vedova con un figlio piccino?

      • Cara Adriana,
        non mi riferivo all’educazione. Il mio “fare” era di tipo tecnico. Chi rimane vedova o vedovo ha comunque avuto bisogno dell’altro sesso per procreare…

      • boh, non regge. Lei unisce la procreazione alla vita affettiva comune. Cosa non valida per molte specie, in primis quella umana.
        Il matrimonio tra uomo e donna, in due intendo, è una sovrastruttura sviluppata nella società occidentale e in poche altre, poi diffusa in quasi tutto il mondo. Ma non è affatto ‘naturale’. Cosa naturale per l’uomo nel senso di maschio sarebbe ingravidare quante più donne possibili. Cosa naturale per la donna sarebbe farsi ingravidare solo dal maschio migliore. Cosa comune al 99% degli animali da branco le cui femmine hanno pochi ovuli nella vita.
        Un gay può avere benissimo il desiderio di riprodursi (ovviamente usando una donna, oppure adottando), ed avere una vita affettiva con un altro gay.
        Se non separiamo questi due concetti, allora la stessa adozione, anche tra coppie etero, non ha significato. Un animale, tra parentesi, non adotterebbe mai il figlio di altri, a meno che non fosse ingannato. Anche l’amore è una sovrastruttura.
        Se l’uomo si comportasse ‘secondo natura’ sarebbe un grandissimo figlio di puttana.

        • Caro Stefano,
          l’uomo E’ un grandissimo figlio di puttana. Sono proprio quelle che lei chiama sovrastrutture e che io forse chiamerei benefici dell’ evoluzione intellettuale e della riflessione che lo rendono ANCHE un animale civile.
          La procreazione, al di fuori di un anelito affettivo e costruttivo di qualsiasi tipo, anche tra omossessuali, è puro istinto. Oppure è bisogno di completezza che si scarica su altri esseri umani, i figli appunto, che non meritano e non devono avere questo tipo di responsabilità. Non voglio essere assertivo, mi scuso da subito se lo sembro, ma il mio discorso non era finalizzato a dire che ci dobbiamo comportare “secondo natura”, cosa che non ho scritto. Ho scritto che procreare di può fare tra due sessi diversi, ed è un problema che non si risolve col semplice “uso” dell’altro sesso a scopo procreativo. Almeno non nella visione di rispetto dell’essere umano che ho io, specie se lo devo generare io. Per il resto rimando al post già scritto: che idea abbiamo dei figli e dei diritti ad essi legati?

          • Concordo pienamente Francesco, dal tuo primo post all’ultimo.
            Non avrei saputo esprimerlo meglio.

          • Caro Francesco, se si considera l’uomo un animale, allora non si può dare un giudizio etico o morale, perchè tali valori dipendono da una “coscienza”. Quindi l’uomo, come animale…è un animale, punto. che non adotterebbe altri figli?mah questo è dubbio, nei grandi primati ci sono forme di adozioni (la “fitness” del gruppo migliora, non quella del singolo. attenzione a rimanere ancorati a una vecchia idea evolutiva tipo “gene egoista”). Detto questo, la tua domanda è interessante: Che idea abbiamo dei figli e dei diritti a loro legati? Credo che la risposta sia spostare l’attenzione…i figli hanno diritto di essere amati. Quindi (secondo me) l’amore che può dare a un figlio una coppia omosessuale è lostesso che può dare una coppia etero. Secondo te, per un bambino orfano, è meglio rimanere orfano o essere amato, indipendentemente dal sesso dei possibili “genitori”

          • d’accordissimo, non basta possedere e sapere usare un pene e una vagina per essere buoni genitori, quello basta solo per procreare, che è a volte istinto. Dico ‘a volte’ perchè l’adozione è completamente contro l’istinto, così come crescere come proprio il figlio di altri. Gli animali da branco, i leoni ad esempio, quando diventano maschi alfa la prima cosa che fanno è uccidere tutti i giovani maschi figli dell’ex alfa. Grazie a quella che lei chiama evoluzione intellettuale e riflessione (pure io, altri la chiamano ‘mano di Dio’), sappiamo amare anche individui che non hanno mezzo gene in comune con noi. E se abbiamo un figlio malato, invece che lasciarlo morire e impiegare le nostre risorse per farne uno sano, gli permettiamo di crescere.

            Per cui non ci vedo nulla di male se dei gay decidono di essere genitori. Non credo vogliano un figlio per ragioni diverse dai genitori etero, anzi, vista la difficoltà maggiore nell’ottenerlo, è difficile che capiti ‘per caso’ e non sia voluto. Chiaro che, nella situazione attuale, c’è anche la possibilità che vogliano il figlio per esibirlo di fronte a una società che li ghettizza. Però è un problema che, secondo me, si supera eliminando le differenza (magari non accadrà subito, ci vorranno decenni, ma è il progresso), non certo aumentandola.

            PS
            quando ho scritto “c’è anche la possibilità che vogliano il figlio per esibirlo di fronte a una società” ho pensato a una agghiacciante serata in cui mi sono trovato in mezzo a 4 giovani mamme cielline, che esibivano il _numero_ dei propri figli come un vanto. Avrei voluto un antiemetico in tasca. Se davvero vogliamo vietare le adozioni ai gay, vietiamo anche la procreazione ai ciellini.

          • E’ sempre la stessa storia: si prende il positivismo e lo si distorce finché diventa sentimentalismo. Prospettiva storica please….

    • Concordo. Se oggi molti omosessuali si trovano in una situazione di disagio esistenziale è perchè non sanno più accettare la loro natura. Da una parte sono spinti dalla cultura gay a credere di dovere/potere vivere la vita con le stesse regole delle coppie eterosessuali ma dall’altra si scontrano con la realtà della loro condizione.

      Smettiamola per favore di parlare di matrimonio gay e adozioni e aiutiamo i giovani gay ad accettare con serenità la loro condizione.

      • Caro Fulvio,
        probabilmente lei confonde cose dette da me e cose dette da altri. Oppure mi fa dire cose che non ho detto. Penso che quello che ho scritto sia sufficiente. Grazie.

  5. Io sono una di quelli che il matrimonio sì, ma non i figli. Sono cresciuta con due donne, mamma e nonna. Mi sentivo diversa a non avere mamma e papà, ma mamma e nonna. È stata la scuola a complicare le cose. Vedevo bambini con famiglie ‘normali’ e io mi sentivo diversa, manchevole. Mi sembrava di avere la pelle di un colore diverso, ho scoperto in analisi. Questo passava una figlia di separati, figurati cosa devono passare i figli degli omosessuali. Non amerei di meno mio figlio se fosse gay, ma con gli altri? Come si sentirebbe se lo fossi io insieme all’altra mamma?

  6. da sanare sarebbero “alcune” famiglie tradizionali non credo tutte..Conosco diversi gay che hanno famiglie tradizionali che li hanno accettati tranquillamente.
    Poi questo concetto proprietario dei figli che sarebbe?

    • Sarebbe pretendere che i figli facciano le scelte che ci aspettiamo facciano; che pensino come noi; che abbiano gli stessi sentimenti.
      Sarebbe credere di poterne disporre e di poterne esigere una gratitudine indotta.
      Sarebbe condannarli ogni volta che si allontanano dal binario che gli abbiano costruito.
      Sarebbe non avere presente che sono ALTRE persone, diverse da noi.

      Tanto per fare qualche esempio…

  7. Lorena a mio parere sottintende il fatto lapalissiano che tutti vorremmo per ogni bambino un padre una madre che si amano e che lo amano; non c’è bisogno di dire che siamo tutti d’accordo.
    Il fatto è che non tutti i bambini ce li hanno e a quel punto occorre scegliere tra l’orfanotrofio e l’adozione; anche qui il profilo ideale è quello della famigliola del mulino bianco, e bene fanno i servizi sociali a cercarne una per ogni orfanello, ma pare che scarseggino.
    Se non si vuole che gli adottabili si emancipino restando senza famiglia, sarà il caso, oltre ad una maggiore indulgenza nella valutazione delle coppie etero, di valutare altre possibilità, come i single e le coppie omo.
    Qualunque persona mediamente equilibrata che abbia amore da dare e un nido sufficientemente accogliente può adottare un bambino e dargli una famiglia.
    Sulle modalità per valutare la predisposizione all’adozione inserirei nei questionari una domanda sulla disponibilità ad adottare un bambino che ha già manifestato tendenze omosessuali. Potrebbe tagliar fuori molte famiglie apparentemente equilibrate,

  8. Io non sono contrario alle adozioni o più in generale alla possibilità per gli/le omosessuali di avere figli. Quello che mi preoccupa è l'”opportunità” sociale. Nel senso che in una società che fa fatica ad accettare le unioni omosessuali si potrebbe creare maggiore emarginazione per i figli di famiglie non eterosessuali che sono la maggioranza. Questo in ragione del fatto che molti degli altri figli vengono educati alla non tolleranza. In soldoni sono favorevole, ma penso che la cosa debba avvenire gradualmente, sebbene inesorabilmente, passando prima dalla parificazione legale delle unioni omosessuali demandando il tribunale per i minori ed i servizi sociali di valutare, caso per caso, se l’ambiente sociale in cui si verrebbe a trovare il bambino adottato sia consono alla sua crescita serena.

    • Ma lei sa che in Europa i bambini da adottare sono pochissime e ci sono coppie che aspettano anni per poter adottare?
      L’idea che i bambini vivano negli orfanotrofi perchè le coppie gay non possono adottarli è una leggenda.

      • I bambini da adottare non sono pochissimi. Magari lo sono quelli di tenera età. Il punto è che ad esempio sono più facili le adozioni internazionali che quelle nazionali e non perchè non ci siano bambini da adottare, ma solo per problemi collegati alle leggi che li regolano. Il fatto che le persone attendano a lungo non dipende, purtoppo, dal numero degli orfani, ma dalle difficoltà legali. Qualunque coppia fertile, anche due “debosciati”, possono avere dei figli, ma una coppia che voglia adottare viene passata al setaccio al punto da spingerli a sentirsi “inadeguati”. Questo a prescindere sul discorso delle adozioni gay, che, ripeto, non sono un problema per me, ma non vorrei che lo diventassero per i bambini adottati per effetto della società che li andrebbe ad “accogliere”.

  9. Io sono gay e sono contrario alle adozioni gay.
    E’ l’arroganza di molti gay che fa si che i gay siano odiati.
    L’adozione e il matrimonio gay non sono diritti.

  10. Ho adottato insieme a mio marito una bimba colombiana.
    Dopo aver visto come vivono questi bimbi abbandonati, senza futuro, senza speranza, senza amore, sono convinta che una famiglia, quale che sia la sua composizione, è un dono del cielo.

  11. Ciao Marco,
    concordo che l’arroganza fa si che le persone possano essere odiate e non vale solo per i gay credimi..
    Perchè sei contrario alle adozioni gay?Io sono cattlico,sposato con due bambini e credo che se ci siano i requisiti previsti due gay debbano/possano adottare un bimbo (magari per salvarlo da orfanatrofi lager)….
    Aspetto una tua risposta

  12. Senza polemica… ma che i gay debbano poter adottare così salvano i bimbi degli orfanotrofi è un’idea che mette gli orfani e i gay direttamente nella serie B dell’umanità.
    E per avere figli, tra l’altro, non avrebbero solo l’adozione…

  13. perchè chi sta in un orfanotrofio è di serie B?secondo me è come gli altri se non meglio considerando i disagi che potrebbe aver subito.
    Poi quali sarebbero gli altri metodi scusami?

  14. credo che in tutto questo ragionamento non si tenga conto del fatto che la famiglia gay con bambini non e’ un concetto futuro ipotetico cui dobbiamo consentire o meno (ammesso che noi si possa consentire), ma una realta’ gia’ presente, molto presente, qui e ora, la pratica come al solito precede la legge, la realta’ anticipa l’ipotesi, dobbiamo solo “get over it” gente

    • Proprio quello che volevo dire io. Adozioni o no, i gay e le lesbiche i figli continuano a farli comunque, seppur rivolgendosi a cliniche estere per accedere alle tecniche di procreazione assistita. Le famiglie omogenitoriali sono già una realtà, che lo vogliate o no, i figli e le figlie di coppie di due papà o di due mamme esistono e sono sempre di più. E stanno benissimo. Per chi si interroghi su come cresceranno i figli, ci sono 30 anni di ricerche scientifiche che dimostrano che, sotto tutti i punti di vista, i figli di coppie gay e lesbiche crescono esattamente come i figli di coppie eterosessuali. Quindi si metta il cuore in pace chi dice “ma le adozioni no”, compresi quei gay pieni di omofobia interiorizzata che pensano che i gay non debbano avere figli e che il matrimonio non sia un diritto di tutti.
      Marco – socio di Famiglie Arcobaleno, Associazione Genitori Omosessuali

      • Quello che lei afferma non è proprio corretto, la invito a leggere questa informazione, siamo responsabili di quel che diciamo, tutte le difficoltà che non permettono consiliare due visioni antagoniste del problema sono proprio la strumentazione dell’informazione, la disinformazione e le mezze verità:
        “Uno studio prospettico sulle coppie dello stesso sesso indica chiaramente che le figlie 17enni di madre lesbiche, concepite mediante inseminazione, sono più propense a segnalare a loro volta un comportamento omosessuale e ad identificarsi come bisessuali, rispetto alle figlie di genitori eterosessuali. La ricerca è apparsa questo mese su “Archives of Sexual Behavior”, rivista peer-reviewed sulla sessuologia. Non si sono rilevate maggiori minacce di molestie, al contrario di tanti altri studi, tuttavia queste ragazze hanno anche più probabilità, rispetto alle figlie di coppie eterosessuali, di partecipare ad attività sessuali con persone dello stesso sesso (15,1% contro il 5,1%). Per quanto riguarda i figli maschi, il 2,7% si è auto-valutato nello spettro bisessuale e il 5,4% come prevalentemente/esclusivamente omosessuale. Inoltre erano significativamente più anziani al momento del primo contatto eterosessuale rispetto ai loro coetanei. Lo studio ha anche sottolineato come il tasso di scioglimento del rapporto parentale è stato significativamente più alto nelle coppie omosessuali rispetto a quelle eterosessuali.

        Questi risultati si aggiungono a un crescente corpo di letteratura che suggerisce con evidenza che i bambini di genitori gay e lesbiche sono più inclini, rispetto ai loro coetanei, ad essere attratti dallo stesso sesso ed avere un comportamento sessuale tra persone dello stesso sesso. Nel 2010 lo ha stabilito uno studio pubblicato sul “Journal of Biosocial Science”, dimostrando che i genitori gay e lesbiche hanno più probabilità di crescere figli e figlie gay, lesbiche, bisessuali o incerti (come orientamento sessuale). La percentuale di questi varia tra il 16% e il 57%. In particolare la statistica anche in questo caso era prevalente in caso di coppie lesbiche. La ricerca ha confermato così i risultati apparsi nel 2007 , sempre sul “Journal of biosociali Science”, dove si evidenziava come l’orientamento omosessuale dei genitori influenzava significativamente quello dei figli. Sempre nel 2007, ad esempio, su “Perspectives on Psychological Science” si mostravano i risultati di studi tra donne omosessuali tra i 16 e i 23 anni, le quali, nel corso di 10 anni, per due terzi avevano cambiato la loro etichetta sessuale (“omosessuale”, “eterosessuale”, “bisessuale”) almeno una volta, e un quarto di esse aveva cambiato la propria identità sessuale più di una volta, mostrando dunque parecchia confusione e incertezza.

        Inutile fare un elenco infinito. Segnaliamo infine uno dei più famosi (perché stranamente ha catturato l’attenzione dei media), realizzato nel 2001 da docenti di sociologia presso la University of Southern California, i quali hanno a loro volta dimostrato come i figli di genitori dello stesso sesso presentano differenze significative rispetto a quelli cresciuti da coppie eterosessuali: una percentuale maggiore dice di aver sperimentato l’intimità sessuale con un partner dello stesso sesso e le ragazze allevate da lesbiche hanno anche maggiori probabilità di essere avventurose sessualmente. Ma la questione davvero scottante che hanno rilevato i ricercatori su “American Sociological Review” è che decine di studi sui bambini cresciuti da genitori omosessuali sono stati appositamente male interpretati per ragioni politiche in modo da non attirare le ire degli attivisti omosessuali o incoraggiare la retorica anti-gay. Si è voluto minimizzare appositamente le differenze, come ha confermato David Murray del “Statistical Assessment Service”, il quale asserisce a sua volta che la maggior parte della ricerca sulla genitorialità omosessuale è politicamente contaminata: «Abbiamo permesso la politicizzazione di questo tema per erodere la nostra capacità di vedere con chiarezza e decidere in modo efficace le questioni di politica. E’ tutta una questione di politicizzazione della comunità accademica”

  15. La cosa che mi colpisce sempre di queste discussioni e’ come diventino tutti pedagogisti. Si guardano gli studi e si valuta ogni situazione caso per caso in che ambiente crescerebbe un bambino adottato dalla tal persona o coppia, che sia etero o gay. Punto.

    • Alleluja. Passano da allenatori di calcio a teologi ad antropologi e ancora non hanno finito il cappuccino. Ognuno può dire quello che vuole, ma non passi che l’ignoranza e l’approssimazione possano essere considerate valide opinioni. E’ che ve piace da chiacchierà…

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