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L’ultima giapponese dell’urna

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Io non ho mai rinunciato a votare in undici anni di maggiore eta’. Questo nonostante abbia passato otto di questi undici anni fuori sede, sia in Italia che all’estero, senza cambiare mai residenza.  Ho preso treni, aerei e per i referendum mi sono fatta nominare rappresentante di lista per poter votare quando ero in giro per l’Italia. Ricordo ancora il pomeriggio passato a un seggio di Viale Zara a Milano, nel 2006, per il referendum costituzionale. Io, rappresentante di lista per l’Ulivo (non fate domande) e il rappresentante di lista dei Comunisti Italiani che non fidandosi di una radicale controllava me che controllavo il presidente di seggio “fascista” (o almeno classificato come tale dal Comunista Italiano, intento a comunicare col suo Soviet attraverso un buffo auricolare). Per le europeee del 2010 ho optato per votare per i rappresentanti italiani da Londra, raggiungendo un improbabile e deserto seggio allestito dal consolato a Lewisham, un’ora di autobus per andarci, buongiorno e buonasera, infili qui la scheda, un’ora di autobus per tornare indietro.  Questo post lo sto scrivendo su un volo Londra-Trieste, preso apposta per votare a queste meravigliose elezioni politiche 2013. Ottanta sterline di Sua Maesta’ spese senza sapere, per la prima volta da quando ho il diritto di voto, per chi votare. Non e’ che proprio non ne abbia la minima idea, intendiamoci. Purtroppo ho per ogni singola lista un motivo che in altre elezioni sarebbe stato sufficiente a non avere il mio voto. Non votero AGL, come atto d’amore verso il mio partito, che penso necessiti di un periodo fuori dal Parlamento nella speranza di un cambiamento “radicale” della sua organizzazione e di non poche facce.  Non votero’ Berlusconi perche’ piuttosto mi taglio la mano. Non votero’ per la lista Monti, che si e’ imbarcato un’arca di Noe’ (insomma, Casini no!) non da poco ed e’ ormai diventato irriconoscibile mentre saltella da un talk show all’altro. Non votero’ M5S perche’ essere incazzati e di per se non mi vuol dire nulla.  Rimane il derby tra FID e PD. FID e’ il partito il cui ormai ex leader affermava di credere nella “famiglia naturale” e i cui aderenti ritengo capaci di negoziare qualunque diritto civile in cambio di un punto in meno di pressione fiscale o un punto in meno di rapporto debito/PIL. Il PD e’ il partito in cui c’e’ Stefano Fassina, laureato in economia alla Bocconi, nel mio stesso corso, e che quando parla di economia ti chiedi in quale bar intorno all’universita’ andasse a giocare a carte e sbronzarsi mentre i suoi compagni andavano a lezione. PD, che potrebbe finire a fare un governo con Monti, Fini e Casini. Ho ancora due giorni di tempo per decidere. Annunciano che stiamo per atterrare, e io comincio a ponderare di dirottare l’aereo pur di sottrarmi. Buon voto a tutti!

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

2 Comments

  1. Ecco, appunto ma chi te lo ha fatto fare? Meglio spendere quelle sterline da Rules in Maiden Lane che venire a votare. Te lo dice uno che per 48 anni ha sempre votato credendo che la volta successiva sarebbe stato meglio. Questa volta desisto. Mi sono stufato di votare il meno peggio del mazzo. Gioco al gioco dell’Oca: salto il turno. Si, mille volte meglio le terraine di Rules. Impagabili.

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