un blog canaglia

L’insensata obiezione di coscienza dei volontari

in società by

Vediamo se mi riesce di spiegarmi.
Io non ho nulla contro l’obiezione di coscienza: anzi, ne sono un convinto sostenitore, e sono fiero che il mio partito, negli anni in cui non ero che un marmocchio frignante, abbia contribuito in modo determinante al suo riconoscimento come diritto civile di ciascun individuo.
Dopodiché, come sempre, prima di aprire bocca sarebbe opportuno pensare a ciò che si dice: anche, e direi a maggior ragione, se si riveste una qualifica importante come quella di papa.
Ebbene, pensandoci mi viene da rilevare questo: che l’obiezione di coscienza in relazione a un obbligo il cui adempimento viene sanzionato penalmente è un conto, mentre l’obiezione di coscienza rispetto a un’attività che si è scelto di svolgere è un altro.
Voglio dire: nel 1972, allorché arruolarsi nelle forze armate era un’imposizione per tutti, affermare la propria adesione alla nonviolenza, e quindi il proprio diritto a rifiutarsi di imbracciare un fucile senza essere arrestati, costituiva un’istanza sicuramente ragionevole; molto più ragionevole, ad esempio, rispetto all’ipotesi in cui qualcuno, nel 2014, prima decidesse volontariamente di arruolarsi, e poi blaterasse che l’uso delle armi lo ripugna. Perché in questo caso si potrebbe eccepire una cosa semplice del tipo: beh, fare il militare implica in sé la necessità di sparare, e se sparare non ti piace potevi sceglierti un altro lavoro, mica ti hanno obbligato. Adesso, scusa, che vai cercando?
Ecco, a me i ginecologi che sono obiettori di coscienza per l’aborto ricordano un po’ questo ipotetico militare.
Fare il ginecologo in Italia nel 2014 implica, tra le altre cose, l’incombenza di procurare aborti, e chi si iscrive alla relativa scuola di specializzazione (ripeto: volontariamente e senza essere obbligato da alcuno) lo sa dall’inizio: quindi, scusate, che va cercando? Se l’aborto è una faccenda che non gli piace (il che è legittimo) è liberissimo di scegliere altro: ortopedia, oculistica, odontoiatria, gastroenterologia e via discorrendo con tutta la lista delle possibili specializzazioni, oppure di fare il commercialista, l’avvocato, il prete o l’idraulico.
Casomai, il problema si può porre (e credo si debba porre) per i ginecologi che già esercitavano prima del 1978: perché quelli, effettivamente, avevano scelto la loro professione quando l’aborto non era legale, e quindi non potevano sapere che da un giorno all’altro sarebbero stati costretti a praticarlo.
Insomma, secondo me in questi casi l’obiezione di coscienza ha senso soltanto se concepita come regime transitorio per alcuni: un po’ come se domani legalizzassero l’eutanasia e alcuni degli anestesisti attualmente in attività, che si sono specializzati quando l’eutanasia non c’era, non si sentissero di praticarla.
Tutti gli altri, come ripeto, lo sanno prima: e quindi, poiché siamo in un paese libero, possono tranquillamente decidere di fare altro.
Perciò, per favore, smettiamola di fare paragoni col servizio militare e con le battaglie degli anni ’70: sono così palesemente fuori luogo da dare la sensazione che si stia, davvero, pescando nel torbido.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

68 Comments

  1. Dunque. In linea di principio il discorso regge, ma affermare che il pacchetto “specializzazione in ginecologia” comporta l’accettazione di tutto il suo contenuto oppure ciccia è parecchio tranchant come affermazione.

    Cerco di spiegarmi meglio.
    Io decido di fare il ginecologo perchè vorrei diventare il migliore a curare chirurgicamente i tumori dell’ovaio e, nel prosieguo della mia carriera scopro di essere bravissimo ed apprezzato. Ma sono cattolico praticante e credo fermamente nei principi tradizionali della chiesa tanto è vero che ho cinque figli e che non uso alcuna forma anticoncezionale non naturale.
    Ora per quale motivo dovrei rinunciare a realizzarmi come ginecologo, aiutando le donne ammalate di cancro ovarico solo perchè considero praticare l’aborto in qualsiasi periodo della gestazione un atto contro la vita?
    Mettiamo poi che io sia uno dei migliori ginecologi e che sua moglie si ammali di cancro ovarico (faccia pure tutti gli scongiuri che ritiene opportuno). Verrebbe da me anche se scoprisse che sono un obiettore di coscienza? E se io gli rispondessi: “Guardi, opererei volentieri sua moglie, ma la mia direzione mi ha relegato a fare solo ambulatorio per il PAP test perchè come obiettore vengo meno al mio dovere di praticare l’aborto a chiunque, in presenza delle fattispecie di legge, me lo chieda.
    Ma poi, siamo ancora qui nel 2014 a parlare di aborto quando da noi sono decenni che esiste l’emancipazione femminile, innumerevoli forme di contraccezione e quando invece in India si accoppano con leggerezza decine di ragazze con inerrventi di sterilizzazione che neppure in un ambulatorio veterinario?!
    Eddai!

    • Siamo qui a parlare di aborto nel 2014 perché in Italia, nel 2014, abortire in alcune regioni è praticamente impossibile a causa dell’ostruzionismo da parte degli obiettori di coscienza. Non perché non abbiamo niente da fare.

      • Esiste la mobilità interregionale eh Capriccioli. O siamo già al federalismo sanitario?
        Come dicono a Venzia: “Pegio il tacòn del buso!”

          • Allora ha ragione Salvini???
            Possibile che siamo ancora all’Italia è fatta, ora non resta che fare gli italiani!
            Non è che come con l’euro siamo partiti dal tetto e che bisognava fare prima gli italiani e poi l’Italia sarebbe venuta da sè?
            Cristo santo. Certe cose non le posso sentire!
            Se in certe zone d’Italia esiste questo problema la gente cosa fa? L’inchino alla processione davanti alla casa del boss?
            Lo vede che alla fine che si parli dell’analfabetismo politico di chi crede che un governo abbia il diritto di comandare il Paese, quando invece del Paese è semplicemente la “governante”, o del proprio diritto all’aborto il problema è sempre e solo culturale?
            Scommetiamo poi che nelle cliniche private li si trovano i ginecologi disponibili?
            Ma insomma, si rende conto che il vero problema di questo paese è la libertà di informazione. Risolto quello tutto il resto viene via come un battito d’ali.
            Ce la facciamo?
            I blog come questo aiutano, ma ancora metà della popolazione ascolta RAI1 e Canale 5…

          • Giorgio mi permetti un paio di domande?
            E il giuramento di Ippocrate? E l’aborto per ragioni di salute? (…o economiche)

            Sintetiche me ne rendo conto ma necessarie.

        • l’aborto serve nel 2014 perché i metodi contraccettivi non sempre funzionano (un preservativo si rompe, la pillola può non essere stata bene assorbita); ma può anche esserci cazo di stupro. oppure c’è l’aborto terapeutico.
          pensa ad una ragazzina che deve abortire (qualsiasi sia il motivo/ e ha poco tempo e pochi soldi: secondo te è giusto che debba andare in un’altra regione, che tra le tante cose, essendo punto di arrivo di tante altre nella sua situazione, si ritrova con lunghe liste d’attesa? ma ti pare normale che una donna, già in un momento difficilissimo della sua vita, debba ritrovarsi pure giudicata e messa in difficoltà da gente che ha un credo che nulla ha a che fare con lei?
          ma ti pare normale?
          a me proprio no.

        • ma parli solo per provocare? A parte che non dipende dalle regioni ma da clinica a clinica, e da orario e orario e da singolo a singolo e da chi ha una clinica privata per fare quello che nel pubblico si rifiuta di fare… dicevo a parte tutto questo, o sei cieco (o altro eufemismo a piacere) o sei malato di benaltrismo.

    • Perchè vuoi prendere gli onori e non gli oneri. Se decidi di fare il ginecologo decidi di praticare anche gli aborti. Allo stesso modo in cui se decidi di fare l’insegnante decidi di correggere i compiti e di prendere parte alle noiosissime riunioni tra docenti, così come se decidi di fare il prete devi rispettare il voto di castità… eccetera. Ogni lavoro ha i suoi pro e i suoi contro, se uno si rifiuta di svolgere le parti del suo lavoro che non gli piacciono, o si trova un altro lavoro, oppure accetta il fatto che a tutti capita di svolgere mansioni che non apprezzano. Trovo francamente infantile giustificare una persona che decide di non svolgere una parte del suo lavoro. Soprattutto all’interno di una struttura pubblica, dove il personale è pagato per fornire un servizio primario alla collettività, pagato dalle tasse di tutti, che qualcuno acchiappi lo stipendio per non fornire il servizio oltre che orrendo è una truffa.

      C’è poi da aggiungere che la maggiorparte degli obiettori di coscienza sono finti, perchè obiettano nelle strutture pubbliche per farsi pagare nelle loro cliniche private.

      L’unico ginecologo obiettore di coscienza vero è un carpentiere.

      • o anche solo un ortopedico o un cardiologo.
        La specialità (se riesci ad entrare) la scegli a 28-30, i dubbi morali li hai già superati da un po.

    • “Ora per quale motivo dovrei rinunciare a realizzarmi come ginecologo, aiutando le donne ammalate di cancro ovarico solo perchè considero praticare l’aborto in qualsiasi periodo della gestazione un atto contro la vita?”

      Quando, come tutti gli studenti di medicina, verso il 5 anno cominciai a orientarmi nel capire “cosa volevo fare da grande” e quindi a quale professore chiedere la tesi, varie opzioni mi ballavano in testa.
      Alcune le esclusi da subito.
      Esclusi neurologia (esame alla cui verbalizzazione il primario, nel mettermi trenta sul libretto, si sbilanciò a farmi i complimenti per il tirocinio che avevo fatto nel suo reparto qualche settimana prima) perchè adoravo la materia, mi affascinava il cervello ma durante la pratica clinica mi ero resa conto che non sapevo gestire emozionalmente i pazienti dementi.
      Esclusi oncologia, altra materia che mi affascinava, perchè ho visto come si muore di cancro (lentamente e male) e ho capito che il cuore non mi avrebbe retto.
      Esclusi Psichiatria, materia che adoravo, dopo un incontro abbastanza ravvicinato con uno psicotico ed ebbi paura di lui, troppa.

      Li esclusi perchè non potevo dire “voglio essere neurologa ma non voglio avere a che fare con un alzhemeriano”, “voglio essere oncologa ma quando il paziente sta morendo non me ne voglio più occupare” o “voglio essere psichiatra ma coi pazienti violenti non lavoro perchè se un paziente aggredisce un altro paziente invece di intervenire mi metto in un angolo a piangere come una deficiente”. Sarei stata davvero un medico del cazzo.

      ” La mia direzione mi ha relegato a fare solo ambulatorio per il PAP test perchè come obiettore vengo meno al mio dovere di praticare l’aborto a chiunque, in presenza delle fattispecie di legge, me lo chieda.”
      Che è ciò che succede ora: chi obietta “ruba lo stipendio” (perchè fare le IVG è la “rogna” del ginecologo, la cosa più fastidiosa che puoi fare nel tuo lavoro, anche se ritieni che quella sia una massa di cellule: paziente solitamente agitata e scossa, intervento con un rischio di danno d’organo non indifferente, difficoltà nell’instaurare un rapporto fiduciario con la paziente…infatti buona parte degli obiettori non lo fa per motivazioni morali ma per togliersi la “rogna” e a volte “non obietta” nel privato) facendo le sciocchezze e lasciando le rogne agli altri!
      Un obiettore non dovrebbe proprio prendere ginecologia (sono nata 10 anni dopo la legge e mi sono laureata 34 anni dopo).

      Altrimenti potrei anche io “obiettare” su certe decisioni mediche che potrebbero essere eticamente discutibili per alcuni:
      -Trapiantare il fegato a un ex- alcolista perchè la mia coscienza mi impone di riservare quell’organo donato da un diciottenne a un paziente che non si è rovinato da solo..)
      -Soccorrere un tossicodipendente in overdose perchè la mia coscienza mi impone di usare il mio poco tempo per assistere chi ha bisogno di me perchè vittima di un pirata della strada.
      -Curare il cancro polmonare a un fumatore perchè la mia coscienza mi spinge a destinare quei costosi chemioterapici a chi ha un tumore su base familiare.

      Ovviamente sono discussioni puramente teoriche, mi è stato insegnato che non esistono pazienti di serie A e di serie B e che la mia scienza e coscienza sono comunque al servizio della persona che sto curando.

      In sintesi, se non vuoi praticare aborti le strade sono due: o non fai il ginecologo (ci sono, se non erro, altre 34 scuole di specializzazione che puoi scegliere) o ti metti nella tua bella clinica PRIVATA e dai il tuo servizio monco a loro invece di rubare soldi allo stato.

    • Forse si potrebbe trovare un compromesso, eccone uno possibile: quelli prima del 1978 obiettano senza problema, quelli dal ’79 in poi se vogliono possono obbiettare ma in cambio devono dare qualcosa in cambio, che so 1 ora di lavoro in più a settimana, oppure 1 ora di lavoro non pagata. in fondo quandola leva era obbligatoria chi non si arruolava faceva il servizio civile, non stava a poltrire.

  2. Alessandro,
    il ragionamento mi piace, ma vedo una incongruenza logica nel paragone con i militari.
    Infatti, mentre per un militare non vedo alternative: il core-business dei militari non è costruire ponti o spalare fango, ma eliminare con metodi violenti i nemici dello stato su richiesta del potere politico (si, d’accordo. I militari fanno molto di più, ma se non fossero disposti ad usare la forza a tutela della integrità territoriale e sociale del loro stato non avrebbero ragione d’esistere, o sbaglio?).
    Viceversa il ginecologo può fare concretamente il ginecolo SENZA fare aborti, perché la sua specificità è più variegata. Quindi forse, per evitare la manfrina obiettore/non-obiettore, forse varrebbe la pena definire in concreto quali sono i compiti del ginecoloco e capire che ruolo e che esperienza debbono avere i medici abortisti…
    Che ne dici?

    • Dico che potrei essere un esperto di logistica. Di geologia. Di motori. Di mense. E anche un medico. E in tutti questi casi potrei declinare le mie capacità nelle forze armate ad altissimo livello. Ma se fossi obiettore e non volessi prendere in mano un fucile sarei ridicolo lo stesso.

    • A me sembra che Capriccioli si lamenti del fatto che in certe zone dell’italico paese proprio non si trovano i medici disposti a far abortire… e che quindi dovrebbero essere costretti in virtù del fatto che fa parte della loro “job description”.

      • “Capriccioli” si lamenta? Ah, sono io che mi lamento, non le donne che non riescono ad abortire? Guarda che questa non è una questione tra me e te: è roba che incide sulla carne di gente vera. Non stiamo giocando a Risiko qua, amico mio. C’è il mondo fuori, eh?

        • Mi correggo… “A me sembra che Capriccioli si faccia portavoce di molte donne che etc etc….”
          Magari un link ad una notizia, un articolo, una pagina FB o un blog che testimoni un fatto specifico sarebbe gradita perchè se lei magari fa riferimento ad una situazione che conosce personalmente, come faccio io a saperlo?

          PS
          Per inciso:
          1) io non sono personalemente a conoscenza di situazioni ove sia stato rifiutato l’aborto a chi ne aveva diritto… ma, l’ha già detto, sono fortunato. E’ vero, lo sono.

          2) se scrivo che sarebbe il caso di vietare la caccia (dico tanto per dire) magari è perchè sono animalista e difendo le posizioni animaliste senza per questo che sia necessario che un cacciatore mi abbia ucciso la cocorita; quindi la questione non è tra me e lei, bensì tra la posizione che lei esprime come portavoce e le critiche che io le faccio come libero pensatore senza dover per forza giudicare la generalizzazione come un disinteresse nei confronti del mondo fuori eh!
          Ma siamo ancora all’ABC della dialettica del confronto?? Eddai! Scialla!

    • Forse si potrebbe trovare un compromesso, eccone uno possibile: quelli prima del 1978 obiettano senza problema, quelli dal ’79 in poi se vogliono possono obbiettare ma in cambio devono dare qualcosa in cambio, che so 1 ora di lavoro in più a settimana, oppure 1 ora di lavoro non pagata (o qualcosa di altro si può sempre pensare). in fondo quando la leva era obbligatoria, chi non si arruolava faceva il servizio civile, non stava a poltrire.

  3. Visione un po’ estrema e argomentazioni molto deboli.

    Sono d’accordo sul fatto che l’obiezione di coscienza come è oggi si presti all’abuso. Sono altresì d’accordo nel ritenere il diritto di accedere all’aborto prevalente sul diritto all’obiezione. Tuttavia ritengo che in uno stato liberale, sia opportuno trovare soluzioni che mettano d’accordo gli interessi di tutti, tramite un delicato esercizio di bilanciamento di interessi.

    In altre parole, sarebbe sufficiente regolamentare l’obiezione dei medici in modo differente, garantendo comunque l’accessibilità all’aborto a tutte le donne e in tutte le strutture, prevedendo eventuali penalizzazioni per gli obiettori, del tipo: sei libero di essere obiettore, però – ad esempio – non puoi esserlo dove pare a te, ma solo nelle strutture dove esiste già una percentuale sufficiente di medici non obiettori. In definitiva, sacrificando il diritto di obiettare qualora questo metta a repentaglio il diritto di abortire. E’ impossibile? Dimostratemelo. Personalmente credo non lo sia. Proviamoci, quantomeno.

    L’argomento “lo sapevi prima” è un tantino debole, imho. Potrebbe infatti giustificare qualsiasi norma ad cazzum per il semplice fatto che tale norma preceda temporalmente il comportamento vietato (ti sanziono perchè non metti la cintura? Cavoli tuoi, lo sapevi prima che era obbligatoria, la prossima volta se ti dà fastidio non ti metti proprio al volante!)

    Altrettanto debole (arbitrario?) è l’argomento secondo il quale la giustificazione dell’obiezione di coscienza risieda nella natura penale della sanzione ricollegata all’obbligo a cui ci si vuole sottrarre. Perchè mai? Posto che il rifiuto di eseguire aborti potrebbe integrare il reato di omissione d’atti d’ufficio per i medici che operano in strutture pubbliche o convenzionate, le condotte illecite sono tali anche quando assistite da sanzioni diverse da quella penale (civili, contrattuali, disciplinari, ecc..). Non è certo la natura penale di una sanzione a determinare la “serietà” di un obbligo – o quantomeno non sempre. Se, allora, è considerata meritevole (a certe condizioni) la convinzione etica e sociale alla base dell’obiezione, risulta perfettamente irrilevante il tipo di sanzione ricollegata all’obbligo.

    • Il tuo commento è pretestuoso: estrapoli cose dal mio post senza citare le altre. Questa è una violazione delle regole del gioco.
      1. sull’argomento “lo sapevi prima” ho fatto espressamente riferimento ad un “regime transitorio”. Cosa che tu deliberatamente ignori, perché non porta acqua al tuo ragionamento.
      2. sul secondo punto, l’accento era più sull’obbligatorietà dell’attività sulla quale si obietta che sulla sanzione penale o civile o di altra natura. Altra cosa che ignori.
      Se devi dire che alcuni argomenti sono “deboli”, almeno citali integralmente.

      • Non è così. E’ pretestuosa la tua replica, semmai.

        1. E’ vero, il post parla della fase transitoria (per la quale si giustificherebbe – per l’appunto in via temporanea – la possibilità di obiettare). Tuttavia, al netto della questione dei medici pre 1978 mi pare che la tua conclusione a proposito dei medici post 1978 sia proprio quella che ho contestato: “Tutti gli altri, come ripeto, lo sanno prima: e quindi, poiché siamo in un paese libero, possono tranquillamente decidere di fare altro.” Lo sanno prima (caxxi loro). Non mi basta, per me è un’argomentazione debole. Non te la prendere, è un punto di vista.
        2. in un regime che non ammettesse l’obiezione di coscienza, l’obbligo di eseguire aborti, sarebbe in tutto assimilabile a quello del militare di leva obbligato ad imbracciare il fucile (rigettando in anticipo, ovviamente, l’obiezione di cui al punto 1).

        • Ma c’è una sostanziale differenza tra obiettare nell’esercito e in ospedale. Gli obiettori nell’esercito avevano senso perchè tutti i cittadini maggiorenni maschi venivano chiamati alla leva militare, e quindi erano obbligati a prestare servizio, imbracciare fucili… eccetera.

          Non esiste un solo paese al mondo in cui tutti i cittadini maggiorenni maschi vengono chiamati alla leva ginecologica (anche se messa così suppongo che attrarrebbe l’interesse di molti). Nessun cittadino è obbligato a fare il ginecologo, e quindi di conseguenza obiettare su una scelta volontaria è un controsenso. Tra le mille cose che un ginecologo deve fare c’è anche la pratica dell’aborto, lo sanno tutti. Trovo assurdo che un ginecologo che ha effettuato la scelta di diventarlo dopo l’entrata in vigore della 194 evochi il diritto di obiettare sulla propria scelta. So perfettamente che è la legge a prevederlo, ma è proprio la legge l’errore. Allora io, barista musulmano, domani obietto e non servo alcolici. Sai cosa succede? Mi licenziano in tronco, ed è quello che dovrebbe succedere a tutti i ginecologi obiettori quando si rifiutano di ottemperare alla richiesta di una donna di operare un aborto, operazione che è un diritto sacrosanto. Non solo li licenzierei ma li rimanderei a giudizio per violazione dei diritti umani. Fintanto che prendono lo stipendio statale pagato con le tasse di tutti, non obiettano, quando si tratta di svolgere il proprio lavoro, obiettano. Comodo così.

    • Forse si potrebbe trovare un compromesso, eccone uno possibile: quelli prima del 1978 obiettano senza problema, quelli dal ’79 in poi se vogliono possono obbiettare ma in cambio devono dare qualcosa in cambio, che so 1 ora di lavoro in più a settimana, oppure 1 ora di lavoro non pagata. in fondo quandola leva era obbligatoria chi non si arruolava faceva il servizio civile, non stava a poltrire.

  4. Non penso che la professione di ginecologo, comprenda solo, fare aborti. È un po’ riduttivo, credo. Fermo ciò, rimane il fatto che l’obiezione di coscienza, in molti casi è insensata. Come anche per i medici che oppongono obiezione di coscienza alla richiesta di prescrizione della RU486.

    • No, non è insensata. Proprio perchè ha a che fare con la coscienza. Sennò non sarebbe prevista. Sennò si chiamerebbe rifiuto di atti d’ufficio e sarebbe penale.
      E occhio a non confondere la RU484 con la contraccezione d’urgenza per la quale esiste il reato di rifiuto d’atto d’ufficio in quanto non sì è di fronte ad una richiesta di aborto bensì solo a quella di prescrizione di anticoncezionale di emergenza.

      • E’ insensata, nessuno li obbliga a fare i ginecologi, vadano ad arare i campi, se le zucchine e i cetrioli non gli turbano la coscienza.

    • Beh, nemmeno nell’esercito tutti imbracciano un fucile per sparare alle altre persone. Ci sono medici, cuochi, piloti non di caccia ma di voli di trasporto, istruttori di arti marziali etc.
      Però se ti presenti come volontario e dici ‘giammai però sparerò un colpo contro un altro essere umano’ ti ridono in faccia a stracciano la tua domanda, anche se sei un neurochirurgo in grado di riattaccare un braccio con ago e filo per cucire.

  5. Che poi non c’e’ solo il sistema sanitario nazionale. Se uno vuol fare il ginecologo e non fare aborti, puo’ farlo dove viene pagato da privati che gli consentono di non farlo. L’Italia e’ piena di ospedali del sacro cuore di qualche madonna dove sono limpidi di coscienza.

    • Di solito purtroppo è il contrario. L’assurdità della legge attuale è che si può obiettare in pubblico (così l’ospedale convenzionato ciellino ti assume) ed esercitare in privato.
      Come se qualcuno non volesse fare il militare perchè è contro la violenza, poi il sabato pomeriggio imbraccia il suo fucile da cecchino e fa saltare un po’ di teste ai passanti mirando dalla finestra di casa.

    • Giusto in quelli si rischia di trovare il professorone che poi ti fa l’aborto a San Marino eh…

      E poi, volendo parafrasare Capriccioli, “una parte d’Italia” è piena di ospedali del sacro cuore etc etc
      Allora c’è da chiedersi perchè in Veneto o in Emilia Romagna le strutture private siano complessivamente meno di quelle che ci sono in un solo quartiere di Roma…
      Facciamocela questo domanda.
      Chiediamoci perchè la “Bindi” del ’92 ha fallito.
      Chiediamoci perchè la 194 ha fallito nella sua intenzione più profonda che era quella di cercare di ridurre al massimo il ricorso alla pratica abortiva, sviluppando i mezzi e le strutture affinchè ci fosse una sessualità consapevole da parte soprattutto delle donne (e dai che ora salta fuori il discorso della violenza di genere etc etc).

      Lo ridico nuovamente ancora ripetendolo e reiterandolo: il problema è sempre CULTURALE e se non si agisce in tal senso, le leggi impositive a garanzia di diritti alla lunga falliscono perchè un diritto di uno andrà sempre a scontrarsi con il diritto opposto dell’altro.

      Hanno rotto il cazzo quelli che dicono: va bene ma intanto iniziamo con qualcosa (tipo una legge appunto, magari con delle belle sanzioni penali o amministrative); effetto fallimento garantito.
      Ed è altresì inutile evocare relativismi culturali figli delle tradizioni o delle religioni perchè così in alcuni paesi giustificano sia la lapidazione che l’infibulazione.
      Come mai infatti ci indignamo a morte quando un padre africano chiede in una nostra struttura sanitaria l’infibulazione della figlia, mentre non gridiamo la nostra avversione al velo, considerandolo invece come espressione di libertà culturale e di multietnicità?
      La cultura del rispetto nasce innanzitutto da quella della responsabilità individuale e del diritto alla più ampia informazione possibile. Non v’è altra via. Proprio non c’è. Non ci sono scorciatoie di legge. Non ci sono vie brevi.
      E vivo la mia partecipazione a questo ed altri blog con solo questa valenza e, cioè, di fare in modo, tramite la rete, che vi sia un livello sempre maggiore di consapevolezza in merito a questo percorso.
      Tutto il resto è roba vista e rivista. La novità della rete stà nell’aumento di “quanti” di informazione e consapevolezza al fine di portare mutamenti CULTURALI che sono gli unici che permangono poi nel tempo.
      E lo stesso fa più o meno consapevolmente ognuno di voi.
      Ciò detto passo e chiudo.

  6. Sottoscrivo ogni singola parola e virgola di Alessandro, ma posso fare una proposta pragmatica che risolverebbe DI SICURO la situazione? Modifichiamo la 194 non nella parte sull’obiezione, ma nella parte che limita la possibilità di effettuare IVG alle sole strutture pubbliche. Sono CERTISSIMO che compariranno improvvisamente cliniche disponibili e centinaia di ginecologi non obiettori e, di fronte al denaro, chissà mai che anche qualcuna delle cliniche del sacro cuore citate da Anna non spinga per modificare le posizioni teologiche 🙂

    • Non ce la faccio a non rispondere!!
      Sicchè una poveraccia senza il becco d’un quttrino si tiene pupo e casini vero?!
      Bella soluzione davvero. Sei un ginecologo disinteressato suppongo… 😐

      • Intendevo private convenzionate col SSN ovviamente. No non sono un ginecologo, solo un obiettore al servizio militare cui prudono le mani quando si accomunano due cose completamente diverse chiamando entrambe obiezione

  7. Caro Alessandro, premetto che sono più che d’accordo con la linea di principio.
    Purtroppo avendo diversi amici e amiche che stanno frequentando ora le scuole di specializzazione mi preme fare una considerazione o due più pragmatiche.

    Succede anche che, vista la penuria di posti dei concorsi per l’accesso alle scuole di specializzazione, succeda come quando uno fa il concorso per accedere a, mettiamo, medicina e chirurgia ma non entra in graduatoria e ripiega, mettiamo, su igiene dentale – salvo poi rifare il concorso, cosa che invece uno specializzando non può fare fino al termine del corso. Purtroppo ho avuto modo di vedere che ormai succede praticamente sempre anche con le scuole di specializzazione. Una delle mie migliori amiche due anni fa è entrata per un pelo nella specializzazione di immunologia (la scuola da lei bramata fin da giovanissima, 2 posti su un 300 richieste, uno pressoché già prenotato), altrimenti avrebbe dovuto ripiegare su dermatologia >_< o attendere l'anno seguente quando però avrebbe preso il via il famigerato "concorsone" a livello nazionale.
    Questo per dire, il problema è anche che a causa dei pochi posti disponibili magari uno/a si ritrova davvero a fare ginecologia senza averlo scelto – ritengo che siano una minoranza, sia ben chiaro.
    In ultimo, mi è stato confermato da diversi amici che ciò che dicono i centri antiviolenza, i collettivi a tutela della 194, e in ultimo le statistiche è vero: ci sono talmente pochi medici ginecologi non obiettori che questi ultimi vengono quasi costretti ad un certo punto a diventarlo perché altrimenti, a causa della penuria di personale e alla necessità di mantenere vivo il servizio, non farebbero altro che aborti, aborti, aborti, aborti. Per 1, 2, 5, 10 anni. Un cane (frustrato) che si morde la coda, in pratica.

    E quindi, secondo me, il problema è sempre a monte: finché non si smetterà di considerare la sanità – così come il miur – il bancomat per antonomasia a cui attingere quando c'è bisogno di fondi, la situazione non farà che peggiorare. Né potrà migliorare finché avremo una classe politica che si considera una curia vaticana.

  8. In linea di massima sono d’accordo ma tutto ‘sto problema si risolverebbe semplicemente consentendo agli ospedali privati di praticare aborti e a tutti (pubblici e privati) di assumere personale dichiaratamente non obiettore. Vuoi vedere che i tassi di obiezione di coscienza cadrebbero in verticale?

  9. Quando c’era il servizio militare obbligatorio essere obiettori significava rinunciare a qualcosa. Per i primi coraggiosissimi (molti radicali) rinunciare alla libertà, per chi è arrivato dopo rinunciare a un periodo più lungo della propria vita (il servizio civile durava più del servizio militare), per i più fortunati come me che hanno potuto godere il frutto di battaglie di altri rinunciare comunque ad avere il porto d’armi, ad andare a caccia, a lavorare in polizia, carabinieri, GdF, Vigili Urbani o istituti di vigilanza privata, a lavorare in aziende strettamente collegate con la difesa. Non sarà un granchè come rinuncia, ma di certo nessuno pretendeva di fare il poliziotto senza pistola o di lavorare alla Oto Melara o alla Beretta ma senza occuparsi di nulla che riguardasse le armi. Non mi sembra troppo chiedere a chi sapendo che esiste la legge 194 ha scelto volontariamente la specializzazione di ginecologia e ha scelto liberamente di esercitare in un ospedale pubblico (esiste la libera professione, esistono le cliniche private) ALMENO di rinunciare a qualche tutela o vantaggio. Ad es. rinunciare ad un trattamento economico migliore o accettare di poter essere trasferito ove possibile o licenziato ove non fosse possibile nel caso in cui in quella struttura il numero di ginecologi non obiettori dovesse scendere sotto un livello tale da non consentire di erogare il servizio in modo normale, senza sovraccaricare i colleghi di un’attività certamente nè piacevole nè gratificante. Sinceramente non mi sembra un grandissimo sacrificio per chi ha delle ferme e autentiche convinzioni. Appunto…ferme e autentiche.

  10. L’argomento è talmente logico ed inattaccabile che subito c’è chi se ne adombra. Quando la 194 è entrata in vigore poteva (?) avere senso il principio, poichè chi già esercitava la professione si vedeva obbligato a praticare un trattamento contrario alle sue concezioni metafisiche. Ma dal 1974 in avanti chi decide di fare il ginecologo, scegliendo di svolgere una funzione pubblica il cui costo è a carico della cittadinanza, non dovrebbe avere nessuna possibilità di sottrarvisi. E se non gli va faccia altro: l’ortopedico o il cardiologo o il vigile urbano, il commercialista, il giornalista, perchè deve proprio fare il ginecologo? E se così facendo si rinuncia a un asso del cancro ovarico pazienza, ci sarà un altro esperto, ad occuparsi di ovaie.

    • O che magari se ne andrà all’estero (a proposito di cervelli in fuga).
      L’argomento è talmente illogico ed attaccabile che, come sempre accade in Italia, dove si vuole fare gli splendidi e fare leggi bellissime quando il background culturale è quello medioevale, si sposta sempre il dibattito sul “Siccome è un mio diritto lo pretendo e fanculo ai doveri”; ovviamente vale sia per l’una che per l’altra parte (parlo dei medici e delle donne).

      Mi preme evidenziare questo: Conscientious objection and refusal to provide reproductive healthcare: A White Paper examining prevalence, health consequences, and policy responses” di Global Doctors for Choice.

      Ora legatevi tutti le manine per un po’ dietro la schiena e leggetelo e poi ne riparliamo.
      Sapete cosa c’è; che non giungono ad una conclusione univoca nel senso della costrizione degli operatori a fare qualcosa che è contrario AL LORO MODO DI VEDERE per il semplice motivo che hanno scelto di fare i ginecologi. Che strano eh!?
      E sarebbe anche il caso di chiedersi perchè in UK ad esempio gli obiettori ci sono, ma sono molti meno e quindi non mettono, per ora, a repentaglio l’offerta del servizio.
      Sarebbe il caso di chiedersi come mai in certe regioni italiane la percentuale è del 95%, mentre in altre è del 50%…
      Oppure ai andiamo per le spicce. Tirate fuori i manganelli che con l’italico popolo bue hanno sempre funzionato eh!!

      • Si potrebbe lasciar perdere i manganelli, veri o ideologici che tanto è uguale, e usare invece un po’ di sano pragmatismo e sancire che, per legge, nessuna struttura pubblica puo’ avere più del 50% di obbiettori, e che la loro presenza deve essere garantita sempre, in ogni turno di servizio.
        Scommetto che sarebbero davvero in pochi quelli che pur di obbiettare si troverebbero un altro lavoro…

  11. Che poi, i suddetti ginecologi sono gli stessi che si rifiutano di prescrivere la pillola del giorno dopo. Con un’alzata di spalle affermano :”io sono obiettore”. Magari ti spillano anche 50 euro e ti consigliano “la prossima volta presta attenzione”. E tu hai 48 h a disposizione, delle quali 12 h sono notturne in più queste stronzate ti prendono tempo. Se hai culo trovi qualcuno che te la prescrive in tempo. Oppure ti attacchi al cazzo (con precauzioni,sia chiaro) e capisci che in Italia certi errori costano cari. Vai alla voce carcere. Vai alla voce aborto.

    • La pillola del giorno dopo DEVE essere prescritta. Il medico che si rifiuta NON PUO’ invocare l’obiezione di coscienza perchè si tratta di una misura anticoncezionale e non abortiva!!! E chi si rifiuta va incontro al reato di omissione di atti d’ufficio.
      Ci sono sentenze su sentenze in tal senso e non sono intenzionato a linkartele per non toglierti il piacere di imparare ad usare google come si deve.
      Forza che ce la possiamo fare!

      • sorry, ma la pillola del giorno dopo blocca l’insediamento se non vado errato, quindi concezione c’è stata (se c’è stata) ed è misura abortiva, non anticoncezionale.

  12. Qui si fa leva sulla diffusa ignoranza degli italiani.
    Ci sono, o meglio ci dovrebbero essere, concetti del diritto assodati.
    Lo stato non è la mamma di tutti, non è in obbligo di procurarti il lavoro che a te piace come piace a te.
    Se vuoi fare il carabiniere e per questo devi spaccare teste ai manifestanti indifesi sono problemi tuoi, nessuno si sogna di correre in tuo aiuto e poverino poveretto esimerti da un compito che a te non piace, non trovi giusti, non ti aiuta con la carriera.
    Se vuoi fare l’autista e poverino poveretto non te la senti di inquinare lo stato non ti garantisce di utilizzare solo veicoli elettrici.
    Non è il compito dello stato quello di ripulirti il boccone dai pezzettini che non ti piacciono prima di ficcarteli in bocca come quando eri un bebè.
    Possiamo stare a discutere di quanto sia orribile e ingiusto il dover prendere pacchetti completi quando si sceglie un lavoro, e possiamo lagnarci per anni nello scoprire che in questi pacchetti completi ci siano cose che non ci piacciono moralmente, che ci fanno schifo, che sono noiose e soprattutto che non ci fanno far carriera.
    Ma la questione non è cosa sia giusto o sbagliato nella vita che è dura per tutti, la questione è che non è lo stato che ti deve levare prurulenti tarzanelli dal culo se scegli le mutande di lana.

  13. i ginecologi possono obiettare che,come tutti i medici,esistono per aiutare la vita e non per interromperla. e sino a qui non c’è molto da eccepire. poi però esiste una legge dello stato che consente e regola l’aborto e le leggi,come ogni magistrato insegna,si può discutere ma si è tenuti ad applicare. morale : i ginecologi dipendenti della sanità pubblica e pagati con denaro pubblico sono obbligatoriamente tenuti ad applicare la legge. vogliono obiettare ? semplice,vadano a lavorare in cliniche private dove nessuno li costringerà.
    purtroppo esperienza insegna che avviene esattamente il contrario,cioè medici obiettori che vanno a praticare l’aborto nelle cliniche private dove si guadagna molto bene e a cui ricorrono i benestanti che tengono alla loro privacy.
    quanto alla frase del papa secondo cui occorre coraggio per obiettare,lui forse non sa che è vero esattamente il contrario,che cioè in molte strutture pubbliche ove comunione e liberazione,opus dei,ecc, hanno voce in capitolo,sono i non obiettori che devono avere coraggio in quanto rischiano di compromettere la loro carriera.

  14. Considerare la vita come iniziata al momento del concepimento, o al momento della nascita, non è una cosa che ETICAMENTE può essere regolata per legge, ma è strettamente soggettiva e personale e va anche al di là della religione.
    Si potrebbe risolvere il problema etico inserendo le nuove figure professionali di abortista, eutanasista e così via, specializzate solo in quello.

  15. Ovviamente l’obiezione è concessa solo ed esclusivamente se si va contro a principi e credenze cristiane. Se io fossi un medico testimone di Geova, potrei rifiutarmi di fare una trasfusione perchè va contro le mie credenze? Se fossi un medico musulmano, potrei rifiutarmi di curare le donne perchè la mia religione non me lo consente? Dubito… A me sembra che ci si barrichi dietro la scusa della difesa del proprio diritto al rifiuto – che allora dovrebbe valere ugualmente per ogni credenza o religione o principio – quando invece il problema è proprio il continuo incombere della Chiesa su questioni che di religioso dovrebbero avere ben poco, specie nel settore pubblico di uno Stato che si professa laico sulla carta, ma che – di fatto – non lo è mai stato.
    Se si creasse un registro pubblico e liberamente consultabile di tutti i ginecologi obiettori, ogni donna potrebbe scegliere liberamente da chi farsi seguire e forse le percentuali cambierebbero. O forse saremmo sorpresi dal vedere quante donne preferiscono l’obiettore. Chissà…
    Nel frattempo, invece di star qui a lamentarci, quando andiamo ad una visita potremmo semplicemente chiedere al medico che abbiamo davanti se è obiettore o meno e regolarci di conseguenza.

  16. Esatto. E se domani incappo in un infermiere testimone di Geova che si rifiuta di farmi la trasfusione ordinata dal medico, che si fa? Va bene così?Lo si mette in turno sempre e comunque con un collega di altra religione? O lo si mette in archivio a ordinare le ricette? Così, tanto per chiedere.

    • I testimoni di Geova sono contrari alle trasfusioni per se stessi non per gli altri.
      E non trasfondere una persona che ha avuto un’emorragia e che si trova in pericolo di vita si configura come omissione di soccorso (penale).
      Diverso il discorso per chi non vuole praticare l’aborto per convinzioni personali (obiezione di coscienza).
      Diverso ancora se la gravidanza è a rischio e mette a repentaglio la vita della madre. Se la madre lo chiede, il medico DEVE effettuale l’interruzione sennò incorre nello stesso reato di cui sopra e, notiziona dell’ultima ora, se la madre si rifiuta di abortire (è successo) il medico deve aspettare che vi sia un immediato pericolo di vita per la stessa e poi può intervenire praticando l’aborto in quanto può evocare l’esimente dallo stato di necessità (art. 54 codice penale!)
      Ma leggete, accedete il cervello e fatelo funzionare prima di scrivere puttanate che non stanno nè in cielo nè in terra, porca miseria! E smettetela di usare internet solo per youporn!

          • Proviamo a metterla sotto un’altra luce la questione, e a lasciar perdere codici e procedure per concentrarci su un punto molto semplice: l’aborto “non terapeutico” è sempre una scelta che definire lacerante credo sia un eufemismo, a parte casi limite che sono comunque un’esigua minoranza; questo penso sia pacifico. Bene, dopo aver preso una decisione che, in un modo o nell’altro, rimarrà marchiata a fuoco nella coscienza di ogni donna, siamo proprio sicuri che sia non solo “normale” ma direi “umano” che ci si trovi davanti anche ad un solo prete in camice bianco che ti giudica la spregevole mandante di un assassinio che lui si rifiuta di compiere?
            No, perchè mi pare che, aldilà di tutto, il punto dirimente sia anche questo: costringere una persona già profondamente provata psicologicamente ad un calvario di umiliazioni alla ricerca del dottore che le dice “sì”…
            Capisco che la straziante macerazione dell’anima peccatrice sia l’apice del godimento di un buon cattolico, ma lì siamo in ospedale, e per di più pubblico, non in chiesa, e certe cose in un ospedale pubblico non dovrebbero neanche entrarci per sbaglio…

  17. però alla fin fine siam sempre qui a parlare di questione di “leggi ed usi e costumi” in barba ad ogni profondo principio di etica e di morale….
    io sono anti-cattolico.
    E’ vero che c’è una legge che (grazie a dio) consente l’aborto.
    Ma è anche vero che ci sono ancora nel nostro paese MOLTE persone a cui questa legge provoca un certo senso di ….”sconcerto”… ok ?
    Riprendo dunque le parole di Giorgio N. giunte inascoltate :

    “Lo ridico nuovamente ancora ripetendolo e reiterandolo: il problema è sempre CULTURALE e se non si agisce in tal senso, le leggi impositive a garanzia di diritti alla lunga falliscono perchè un diritto di uno andrà sempre a scontrarsi con il diritto opposto dell’altro.”

    Ha ragione….
    Ora molliamo per un attimo i faccendieri, i fiurbetti e l’italietta (o i presunti casi esposti).
    Non ci frega niente dell’abortista pubblico che poi pratica l’aborto in privato…. sono casi limiti !!

    Parliamo del DIRITTO di una persona che è contraria ad “eliminare una vita” (si, dal suo punto di vista è così e non ci mettiamo ora a disquisire su questo che sarebbe lunga…) e del suo stesso DIRITTO di poter esercitare una professione pur negandosi quell’aspetto….
    Ovvio la legge non lo consente, ma loro hanno pure il diritto, magari, di chiederne una revisione di tale Legge… o no ? Non è così che si dovrebbe portare avanti il dibattito di governabilità di un paese ? Cercando di rispettare i diritti di tutti (difficile … certo) ?

    Vi pare una cosa “ridicola” che uno voglia essere ginecologo ma non voglia praticare l’aborto ? A me non sembra una cosa ridicola, se una persona è profondamente religiosa, ok, problema suo, ma se questa sua “profondità” di vedute gli IMPEDISCE di dare la MORTE a suo modo di vedere… perchè costui deve essere additato come l’untore ???
    Ma stiamo scherzando ? Ma santo dio io rivendico il mio sacrosanto diritto ad essere profondamente LAICO, ma propungnando il più alto livello di TOLLERANZA !
    Dunque se è vero che la legge sull’aborto ha avuto un grande senso, ora sarebbe anche ora aprirsi la mente ed ammettere la necessità di un dibattito, di una dialettica, con chi vede in questa “operazione” un “momento di interruzione della vita”…. io questa non la trovo una cosa folle, le leggi ci sono anche per essere modificate, è questa la civilizzazione.

    I medici esistono per “garantire” la vita, i militari per “difendere, togliendola” la vita…..
    Due professioni opposte ma con lo stesso tipo di obiezione : “io non uccido”.
    Punto, basta…. ma di cosa caxxo stiamo parlando ? Del sesso degli angeli ?
    Ci mascheriamo dietro le leggi che altri prima di noi hanno creato ? vogliamo andare allora anche a sindacare sulla moralità delle persone che all’epoca han fatto una legge ? vogliamo invece indagare sulla moralità di chi ne chiede la revisione ? Noooo…. perchè non è questo il punto. Il Punto è che in tutti i paesi del mondo le leggi dell’uomo dovrebbero trovare lo stesso “equilibrio” che hanno spesso le leggi della Natura, ma noi siamo invece solo propensi a fare “dietrologia” su tutto e tutti e non badiamo al problema : c’è qualcuno che “vorrebbe ma non può”, c’è qualcuno che è in difficoltà con la sua coscienza, ecc. ecc. ecc.
    E questa volta non c’entrano niente quel cancro che sono l’organizzazione di CL e l’Opus Dei.
    Qui parliamo di “persone” che hanno un problema di coscienza.

    • “Qui parliamo di “persone” che hanno un problema di coscienza.”
      Bene, massimo rispetto per i problemi di coscienza: ma le “persone” che hanno un problema di coscienza, in qualsiasi campo e a maggior ragione quando il problema è insito nelle mansioni del proprio lavoro, che è di questo che stiamo parlando, dovrebbero risolverselo da sole, e non scaricarlo su chi ha l’incidente di trovarseli davanti, o sbaglio?
      Se il lavoro che ti sei scelto ti può mettere in situazioni di conflitto con la tua coscienza, e ce ne son tanti a ben pensare di lavori così, almeno quanti possono essere i problemi di coscienza, che fai? O ti rifiuti di compiere il tuo lavoro in quelle determinate circostanze, accettandone le dovute conseguenze, o lo fai comunque e ti risolvi il tuo conflitto in privato o cambi lavoro.
      Non mi sembra ci siano molte altre possibilità, di solito.
      Un medico obiettore invece ne ha un’altra di possibilità; scaricare il proprio “problema di coscienza” su chi richiede quel tipo di intervento, con tutto ciò che ne consegue e di cui ho parlato prima; per lui nessuna conseguenza, anzi, spesso un premio (ed è qui che invece c’entrano eccome CL e l’Opus Dei!).
      Ecco, secondo me è questo che, proprio dal punto di vista etico e morale, non è accettabile; non almeno in strutture pubbliche di un paese teoricamente laico e moderno.

      • Oh, ma siete proprio “de coccio”!

        Premetto che sono per natura un mangiapreti e che considero CL uno dei mali peggiori d’Italia (io NON dimentico Formigoni e la sua cricca di baciapile!) qui si affronta come al solito il problema dicendo “C’è un diritto (quello della donna di abortire) ed una legge per farlo rispettare (194)”. Punto e basta. Cazzi dei ginecologi che hanno avuto la sventura di scegliere il SSN se hanno problemi di coscienza. Se li risolvano loro.

        Ecco è quel discorso li che non funziona, non ha mai funzionato e non funzionerà mai. Quando lo capirete voi “fascistelli dello Stato che deve imporre questo o quello per legge, ma solo quando va bene a voi”?

        Ricapitolo in modo il più semplice possibile.
        – Nel caso di aborti terapeutici il problema è residuale.In pratica il medico è obbligato a praticare l’aborto per non mettere a repentaglio la salute dalla madre.
        – Nel caso di aborti eugenetici qualche difficoltà in più c’è, ma diciamo che la moderna “rupe tarpea” è funzionale ad una società dove o sei efficiente, competitivo, incazzato, consumatore… oppure meglio che neppure vieni neppure al mondo ed è quindi un problema CULTURALE non diverso dal darwinismo sociale che tanti qui di quelli schierati a favore del diritto di cestinare il feto con 3X magari poi denigrano quando riguarda invece emarginazione ed esclusione sociale, povertà, diritto al lavoro negato etc etc
        Ma anche in questo caso non è impossibile trovare un ginecologo che “chiuda un’occhio” in merito alle proprie convinzioni e che pratichi quanto richiesto soprattutto per compassione rispetto al feto ed anche nei confronti della madre chè è stata semplicemente sfortunata
        – il terzo tema riguarda la donna adulta e consapevole, tipicamente di un quartiere periferico e degradato di qualche centro urbano, probabilmente senza lavoro, probabilmente anche cresciuta in una realtà di soprusi e di violenza (non parlo di violenza sessuale eh ma di contesti degradati) dove aprire le gambe (lei) o infilare la chiave nella toppa (lui) è un modo come un altro di sfuggire, anche solo per poco, ad una realtà di miseria economica e relazionale e che poi, rimasta incinta, va al consultorio e chiede di abortire.
        Eh no! Qui, come società (quindi tutti noi, anche il Capriccioli tanto attento a parole alle istanze degli altri) non ci si lava la coscienza con una legge che impone ad un medico del SSN di liberare quella donna dal fardello non desiderato. Non funziona così!

        Funziona che uno Stato laico e moderno:
        – passa la visita ginecologica e l’anticoncezionale GRATIS alle giovani donne;
        – promuove le politiche sociali di maternità dando alla donna che decide di tenersi il figlio un reddito fisso mensile di 1000 euro esentasse fino al compimento del 18esimo anno di età del nascituro;
        – facilita le adozioni da parte delle coppie senza figli (provate voi ad infilarvi nel percorso adottivo e vedrete che le difficoltà a trovare un ginecologo non obiettore sbiadiscono al confronto) anche di quelle omosessuali o non sposate;
        – promuove le politiche sociali contro il degrado sociale;
        – introduce l’educazione sessuale nelle scuole superiori…

        E a tutti quelli che rompono il cazzo con “è un mio diritto” quindi il ginecologo o si adatta o va a lavorare in una struttura privata, dico di farsi un bagno di tolleranza, di buonsenso e di smetterla di scrivere puttanate e di iniziare invece ad affrontare i problemi nell’unico modo possibile: promuovendo i cambiamenti CULTURALI… innanzitutto dentro voi stessi!

        PS non sono un ginecologo, sia chiaro.

        • Funziona che uno Stato laico e moderno che fa quello che dici tu non è purtroppo quello in cui viviamo, che fa in molti casi l’esatto opposto.
          Però è così attento ai coscienziosi mal d’anima di quei dottori buoni cattolici che, evidentemente a loro insaputa, si son ritrovati incidentalmente a fare i ginecologi in strutture pubbliche che prevedono l’IVG tra i servizi del SSN, da preferire far patire l’inferno a chi ne avrebbe diritto..
          Mah, io sarò di coccio, ma uno Stato così francamente mi fa schifo, e resto straconvinto che anche di questa “sensibilità” statale a senso unico si debba tutti ringraziare il Vaticano e suoi ferventi corifei in borghese…

  18. mah, premetto che io sono d’accordo con il parere espresso nell’articolo: se non ti senti di fare aborti allora il lavorare come ginecologo in un ospedale pubblico non fa per te.
    condivido oltretutto il commento di apetta88 che evidenzia molto bene quali possono essere le problematiche nel rimandare l’applicazione o meno di una legge alla morale “soggettiva”.

    in ogni caso penso che se proprio si voglia lasciare l’obiezione, si debba ALMENO assiociare una decurtazione dello stipendio adeguata, pur sapendo benissimo che il non fare aborti non vuol dire lavorare di meno ma lavorare su “altro”.
    e questo è un vantaggio: infatti il NON obiettare rischia di compromettere la carriera, “bloccando” il medico a fare solo aborti, mentre gli altri, liberi di questa incombenza, possono progredire, apprendere e migliorarsi in altri tipi di interventi che “fanno più curriculum”

    altra cosa importante sarebbe un maggiore controllo nelle cliniche private: i medici pubblici obiettori non devono poter far abortire nel privato, pena radiazione dall’albo

    queste due accortezze renderebbero, per me, più accettabile l’obiezione di coscienza (sulla quale, ripeto, non sono d’accordo)

    infine è anche vero che il problema è “a monte”: un’adeguata educazione sessuale potrebbe ridurre fortemente il problema degli aborti (ma cmq non eliminare, visto che gli imprevisti succedono), ma anche in questo caso l’italia non mi pare proprio all’avanguardia

      • hai scritto un sacco di roba, molta della quale che non condivido.
        se davvero ti va di discutere sii più specifico, alrimenti potevi risparmiarti la comparsata: ho già letto il resto e non c’è nulla che abbia colpito particolarmente la mia attenzione

        • Superficiale sbruffone presuntuoso e vanitoso. Al contrario di te, dopo aver letto quello che scrivi, sei ufficialmente nominato caso senza speranza N.1. Adieux!

          • va bè dai, meno male che ci sei tu che hai capito tutto e che hai tutte le risposte…
            cmq, visto che dall’alto del tuo piedistallo non sembra abbia visto bene, ho detto che ho già letto quello che hai scritto
            ma mi par di aver capito che chi non la pensa come te non può che essere o “di coccio” o “fascistello” o “superficiale sbruffone presuntuoso e vanitoso”: che dire, tu sì che sei uno giusto

  19. Non sono d’accordo con la concessione del “regime transitorio” di Alessandro Capriccioli per chi sceglie di operare in un determinato settore per un semplice motivo: tutto nella vita è in continuo mutamento (figuriamoci quel che riguarda la scienza!), pertanto non sarebbe possibile stabilire, di volta in volta, ogni singolo limite oltre il quale applicare una eventuale obiezione di coscienza. Tra l’altro mi piacerebbe capire perché si pensa all’obiezione di coscienza sempre e solo per quello che riguarda la morte (almeno io non l’ho mai sentita per altri aspetti, poi magari sbaglio), ma questa è un’altra storia e credo che la risposta stia nell’impostazione comunque cristiana della nostra società.

    Ogni giorno ci sono nuovi elementi, nuove procedure, nuove conoscenze e possibilità in tutti i settori, per ciascuno di noi, e quello che senz’altro dobbiamo essere liberi di fare è scegliere se continuare ad esercitare oppure no, se condividere ancora tutte le modalità previste dall’attività che svolgiamo oppure no. Previste dalla legge, non dal proprio punto di vista. Se non si è d’accordo si lotta per cambiare ma non si viene meno ai propri doveri.
    Trovo assurdo personalizzare così tanto perché se è vero che tutto è relativo (e per me lo è), lasciare troppa libertà operativa a chi svolge mansioni per la collettività significa non garantire alla società un livello di sicurezza, di affidabilità, di certezza del diritto, in un certo senso anche di guida (ogni cittadino dovrebbe avere chiaro cosa è possibile e cosa no, anche per esercitare il suo diritto di proporre, di volta in volta, eventuali cambiamenti).

    Non starò qui a dire quanto reputo contraddittorio ed antiscientifico un medico che non applica l’aborto perché lo ritiene un omicidio, ma tant’è, e da cittadina di uno stato laico pretendo che ogni cura da me richiesta mi venga somministrata solo ed esclusivamante sulla base del metodo scientifico, e che questo venga puntualmente aggiornato ed applicato secondo le norme di diritto che la mia società ha democraticamente stabilito (si, vien da ridere anche a me).

    Tutto il resto sono chiacchiere ed eccezioni delle eccezioni tipiche del nostro paese, il regno del tutto è possibile e niente applicabile, il luogo ideale di numerosi gruppi di privilegiati (in questo caso i ginecologi) che dovrebbero essere flessibili e sostituibili esattamente come tutti gli altri che non sono più in grado di svolgere una mansione al passo con i tempi.
    Tutto cambia nella vita e tutti possono scegliere di fare altro, per fortuna.

  20. Bè certo, concordo ma proprio perchè nella discussione davo per scontato che non fosse nemmeno pensabile che il medico “obiettore” fin tanto che c’è una legge possa fare quello coscienza gli passa…..

    il punto è trovare il “modo” (nuova legge) che tuteli ANCHE questi medici che in tutta onestà (e trasparenza) non vogliano operare in tal senso.

    il discorso era molto semplice : il medico oggi DEVE stare alle leggi. Ma è facoltà del medico, come cittadino, esprimere le proprie opinioni/esigenze e chiedere di essere tutelato.
    Non ci vedo uno scandalo in questo senso….

    Se poi invece vogliamo portare avanti i soliti discorsi populisti di chi ruba, di chi fa questo e poi fa quell’altro,…. e vabbè…. allora hanno ragione tutti e nessuno ed abbiamo fatto del qualunquismo una forma d’arte dialettica !

  21. scommetto che se lo Stato pagasse di più i medici non obiettori (giustamente, dato che garantiscono un servizio in più), il problema dei troppi obiettori sarebbe automaticamente risolto..

    • ma che c’entra allora non sarebbero più obiettori ma avrebbero delle mansioni diverse rispetto a altri ginecologi. Se sono un integralista religioso semplicemente mi dovrei scegliere un lavoro che non vada contro il mio credo. Lo stato mi dovrebbe mettere in galera per omissione di assistenza o quello che è

  22. Io sono rastafariano. Faccio il chirurgo e vengo pagato dallo stato, ma la mia religione mi impedisce di operare. Quando arriva uno con l’appendicite gli faccio fa na canna. Bless

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