un blog canaglia

L’idiozia del “senza se e senza ma”

in società by

Siccome quando c’è aria di guerra la locuzione “senza senza se senza ma“, già decisamente abusata anche a bocce ferme, torna prepotentemente alla ribalta sparpagliandosi in ogni dove, credo sia il caso di qualificarla, una volta per tutte, per quello che è: vale a dire, un’idiozia fatta e finita.
Non parlo, naturalmente, soltanto del caso specifico, ma dell’impostazione generale: mi vengono in mente poche cose, anzi pochissime, che mi sentirei di qualificare come da fare o non fare “senza se e senza ma”; e perfino quelle pochissime potrebbero imprevedibilmente tornare in discussione, qualora si verificassero circostanze particolari che cambiassero radicalmente il contesto.
Pensateci un attimo: in cosa consisterebbe la parola che chiamiamo “intelligenza”, se non nella capacità di utilizzare i “se” e i “ma”? Cosa consente a ciascuno di voi di sopravvivere, se non la pratica continua e incessante di quelle due paroline?
Gli esempi sono fin troppo banali. Si può rubare? No, certo. Ma se si sta per morire di fame, allora probabilmente sì. Si può ammazzare un essere umano? Naturalmente no. Ma se quell’uomo sta per far fuori un innocente forse non solo si può, ma addirittura si deve. Si può picchiare una donna? No, ci mancherebbe. Ma se quella donna è in preda a un raptus e sta incendiando un palazzo, quel paio di ceffoni necessari ad immobilizzarla se li deve prendere con buona pace di tutti.
Mi pare, lasciatevelo dire, un’esemplificazione mortificante, per la vostra intelligenza e per la mia, giacché si tratta di vere e proprie ovvietà: ma voi, che vi rifiutate sdegnosamente di usare le congiunzioni, preferite far finta di non capire, come dei bambini che si tappano le orecchie e fanno “blblblblblbl” con la linguetta gonfia fuori dalla bocca, sputazzando saliva tutt’attorno, pur di non ascoltare; e nel frattempo ripetete a oltranza il mantra che potrebbe essere “voglio il gelato” e invece, incidentalmente, recita: “la guerra non si fa, senza se e senza ma”. Badate: non “questa guerra non si dovrebbe fare perché…”, ma proprio LA guerra. Qualsiasi guerra. Sempre e comunque.
Una gran bella cazzata, se permettete. Un espediente straordinario per poter spegnere il cervello e deporre qualsiasi responsabilità, in modo che siano gli altri, quelli che i “se” e i “ma” continueranno ad usarli, a doversi sforzare di ascoltare le ragioni di chi la guerra vuole farla per capire se siano davvero valide: perché come sempre, malgrado quello che dite, di ragioni valide, vale a dire di “se” e di “ma”, ce ne potrebbero essere.
Io non lo so, se l’intervento militare in Siria sia davvero necessario. Non lo so perché la questione mi pare complessa, ma mi dispongo di buon grado ad ascoltare le ragioni degli uni e degli altri e a cercare di farmi un’idea. Perché, sapete com’è, sarei un animale dotato di intelligenza; perché eliminare i “se” e i “ma” equivale alla negazione di quell’intelligenza; perché quando l’intelligenza va a farsi fottere sono problemi, e sono problemi per tutti.
Perfino per voi, che nel frattempo ve ne restate tranquilli e beati con le manine sulle orecchie.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

20 Comments

  1. Converrai invece che “nel dubbio” sia preferibile un non intervento in un avvenimento che non ti riguarda direttamente.
    Anche perché dopo le dichiarazione di Quirico che sostiene che siano i ribelli (che tra l’altro lo tenevano prigioniero) ad usare il Sarin non vedo perché l’ONU li debba anche aiutare.

    • “Morire per Danzica?” (cit.)
      La questione, nel bene e nel male, prima E poi, ci riguarda comunque, volenti o nolenti.
      Si tratta di volerla analizzare e capire, per POI decidere.
      Sarin o non Sarin, da due anni si ammazza impunemente da quelle parti. Fosse pure con la strombola.

      In generale, io trovo curiosissimo che ad usare il “senza se e senza ma” siano prevalentemente quelli che si incazzano quando il papa tira in ballo i “principi non negoziabili”. Un concetto che fa schifo all’intelligenza sempre, “senza se e senza ma”, per una volta davvero.

      Saluti

      • Se mi permetti una frase a effetto, ma che esprime bene il concetto: scegliere la guerra è staccare il cervello. Trovare soluzioni meno cruente invece richiede una grande spremitura di meningi (e di interessi).

          • Trasformare una guerra civile in un’aggressione straniera contro una delle fazioni è un bel salto di qualità, mi pare. Diverso sarebbe, eventualmente, un intervento dell’ONU per un cessate il fuoco. E non sarebbe una guerra.

          • Ma, FRA, *stai gia’* facendo un vagone di valutazioni (su cui si puo’ concordare o meno) che implicano l’uso di un ulteriore vagone di “se” e “ma”, questo e’ il punto, ti pare?

          • Questo articolo presenta 2 problemi, uno conseguente all’altro:

            1) Si scaglia esclusivamente contro chi è contrario alla guerra, ma non contro chi ne è a favore “senza se e senza ma”. Un lettore giustamente si chiede perché.

            2) Invece di lasciare il discorso sul mero piano filosofico, lo contestualizza con l’attuale situazione Siriana e (a causa del punto 1 di cui sopra) il testo assume un valore pro intervento e a poco vale una frase come “Io non lo so, se l’intervento militare in Siria sia davvero necessario” buttata li a fine articolo giusto per renderlo Politically Correct e fingere di non aver preso una posizione.

  2. Il problema è che tutte le motivazioni negli ultimi anni finora ascoltate a favore della guerra sono state uno schiaffo all’intelligenza del genere umano. Attendo di conoscere quelle relative al bombardamento della Siria. A parte la pagliacciata delle armi chimiche, finora il massimo che ho sentito (vedi Galli della loggia sul corriere di oggi) è “non si può essere sempre e anacronisticamente contrari alla guerra”.

  3. Nel 2001 ero in strada a manifestare contro la guerra in Afghanistan, nel 2003 ero a manifestare contro quella in Iraq. Ero invece a favore dell’intervento in Libia due anni fa. Non sarò a manifestare contro un intervento in Siria, perché in effetti di domande me ne pongo parecchie prima di prendere una posizione. Penso sia superfluo spendere parole per spiegare la differenza abissale tra l’Afghanistan-Iraq e la Libia-Siria.

    Non sono affatto sicuro delle ragioni dell’intervento ma ancor meno di quelle dell’inazione, che a mio avviso è la colpa più grande. Ricordo di aver letto molteplici post di amici pacifisti che nel pieno dell’inferno siriano (che per la cronaca va avanti da 2 anni, anche se prima nessuno se lo filava) postavano articoli che criticavano l’inazione occidentale, e ora criticano Obama perché vuole agire. E’ un’ipocrisia che mi inquieta.

    Ad ogni modo, piantatela di prendervela stizzosamente con Capriccioli, il punto del post è proprio quello di spingere a farsi domande, non vi incazzate se vi sentite offesi, vuol dire che cadete in pieno nella categoria di quelli incapaci di porsi domande.

  4. Concordo sul fatto che dire “senza se e senza ma” sia in sé stupido (e ipocrita, se si ignorano alcuni “se” e alcuni “ma”). Ma… il problema con la guerra è che ti costringe a smettere di usare l’intelligenza per trovare soluzioni alternative. Intelligenza che andrebbe usata anche prima che il problema si ponga (ovvero, bizzarro, sempre quando gli USA decidono di occuparsene…). SE il problema siriano (per restare nel caso presente, ma anche per Danzica si potrebbe fare lo stesso discorso) non fosse stato ignorato (o peggio alimentato) per anni, forse non si sarebbe nel vicolo cieco dove ci troviamo ora, in cui lo spazio per i “se” e i “ma” è ridotto al lumicino.

  5. Quoto l’intervento di Max.
    Fuffa, se mi contraddico un po’ e faccio troppe valutazioni è proprio perchè in genere sono un “fanatico” del se e del ma. Ma se (!) parliamo di guerra, trovo un buon punto fermo nella convinzione che sia un fallimento per chi la intraprende, a prescindere.
    Tutto questo, sia chiaro, col massimo rispetto per il pensiero di Alessandro, che trovo interessante anche quando non sono d’accordo con lui.

  6. @Alessandro
    il punto non è, credo, nei ‘senza se e senza ma’, ma nella prima parte della frase. Più specificatamente, nella parola ‘guerra’.
    Fino al 1945, sulla carta, ‘guerra’ significava ‘voglio qualcosa che anche lontanamente può essere mio, e me lo prendo’. Uh, i miei antenati 500 anni fa vivevano su quella striscia di territorio che ora è tua, allora ti dichiaro guerra perchè è mia. Ah, il cugino del nipote del governatore del Minchiastan ha offeso il mio ambasciatore, e guerra sia!
    Poi, ci siamo ‘civilizzati’, e la ‘guerra’ voleva dire, sempre sulla carta, ‘legittima difesa’. Oppure, legittima difesa di qualcun altro.
    Beh, se vuoi il mio parere, adesso ci inventiamo che il dittatore più laico del medio oriente (sebbene fosse un assassino che gasasse i curdi) era in combutta con Al Qaeda (come se Odifreddi fosse in combutta col Papa), invadiamo un intero stato perchè dei terroristi c’hanno delle basi in alcune sue regioni, bombardiamo la capitale di una nazione perchè, qualche centinaio di km più giù i suoi soldati stanno facendo pulizia etnica, aiutiamo dei ribelli che sono contro un tizio che abbiamo sostenuto (massacri compresi) per 20 anni, tende e cammelli compresi.
    Quasi quasi rivoglio il Duce e la sua invasione della Francia per riprendersi Nizza e la Savoia.
    Trovami una ‘guerra’ dove non applicare il ‘senza se e senza ma’ e ti darò ragione. Io ho sempre l’impressione che quando, e se, si interviene, le motivazioni sono sempre diverse dall’autodifesa, o dalla difesa degli innocenti. Sempre.

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