Liberali col culo degli altri

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A conti fatti, diciamolo, il caso della Cancellieri è davvero uno spasso. Pensate un po’ che effetto ha questa roba. Se fossi un carcerato smetterei immediatamente di mangiare. Diventerei immediatamente anoressico. Chiederei al mio avvocato di contattare il ministro Cancellieri pregandolo di sensibilizzare immediatamente  il Dap, in base ad un doveroso intervento di umanità nei miei confronti, perché altrimenti rischio di morire. E, caro Ministro, deve intervenire perché lei è una signora liberale e per i liberali la legge è uguale per tutti, mica si può rifiutare. Cosa mai potrebbe dire la brutta ed orrenda stampa illiberale e non allineata di questo paese, adesso, se un carcerato morirà in cella? A lei basterà difendersi col dire che è un attacco politico? Che poi, che male c’è a fare degli attacchi politici. I liberali sono contro gli attacchi politici?

Poi abbiamo le arrampicate sugli specchi di quelli che la difendono, che ricordano le gag più esilaranti e buffonesche di Stanlio ed Olio o quelle di Mister Bean. I difensori della Cancellieri si professano tutti liberali, anche se omettono di dire che in tutti i paesi liberali dell’occidente a capitalismo avanzato i ministri si dimettono per molto meno di quanto accaduto in questo arrogante e patetico spettacolo penoso. Ma che dobbiamo fare, sono liberali a giorni alterni però. Su Aldo Bianzino non hanno speso ne spenderanno mai una parola, non sanno nemmeno chi fosse. Loro si eccitano se ci stanno di mezzo i Ligresti o i Berlusconi. Guai a toccare i Contrada o il giudice ammazzasentenze Carnevale. E sui poliziotti che alla Diaz hanno menato alla grande, non lo ammetteranno mai, ma sotto sotto se lo dicono ogni notte prima di andare a dormire che ‘hanno fatto bene’. E poi scrivono su Il Foglio o eccellenze simili, fanno i ministri della giustizia su Facebook, garantisti con mafiosi e potenti vari, indifferenti con tutti gli altri.

Ma tutto ciò è solo una parte della medaglia. I Cancellieri ed i Ligresti erano (sono) amici di famiglia. Infatti apprendiamo dalle cronache che Salvatore Ligresti rivelò ai Pm di Milano di aver messo una buona parola per la Cancellieri con Berlusconi perché rimanesse nell’incarico di prefetto di Bologna, che era in scadenza. Il ministro, quando era viceprefetto di Milano, era vicino di casa di Antonino Ligresti, ed il figlio Piergiorgio Peluso è stato direttore generale di Fonsai. Peluso, ottimo manager,passato dalla Bocconi alla London School of Economics, poi da Mediobanca a Credit Suisse, Capitalia, Unicredit, arriva a Fondiaria poco prima che i Ligresti venissero arrestati. Lasciata la Fonsai con una buonuscita da 3.6 milioni di euro, per i Ligresti è un traditore ed un idiota. Ora sta a Telecom Italia a capo dell’area finanza e controllo. Chissà se lo vedremo mai come  supervisore e coordinatore di una nuova cordata italica con tutti quelli che sappiamo e che sono gli stessi da sempre, per un nuovo salvataggio Alitalia.

Ora, queste ultime 11 righe appena scritte, che assolutamente non vogliono insinuare niente ne tantomeno colpevolizzare o condannare nessuno, rendono palese però il fatto che se l’Italia è un paese sovietico e non liberale, non è perché c’è stata la dittatura del proletariato unito e bolscevico, ma perché un ceto dirigente liberale non è mai esistito. Esistono verminai strani, zone grigie, telefonate particolari, che assomigliano più alle rigidità di casta dell’ex apparato burocratico sovietico che ad un paese moderno ed evoluto improntato sul merito, sulla concorrenza ed il libero mercato, concetti sacrosanti per tutti quelli che si professano liberali. Storicamente il liberalismo è sempre stato appannaggio delle famiglie e dei ceti medio alti, mica dei pezzenti e dei morti di fame. Da noi invece i ceti medio alti gridano professandosi  liberali, ma poi nei fatti sono un mix di verminai monarco/aristocratici e burocrati sovietici. Quanto siete belli a fare i liberali col culo degli altri.

Soundtrack1: ‘Eclectic Electric’, Primus

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