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Lettera alla società civile italiana

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Cara società civile italiana,

ti scrivo queste righe perché sono molto preoccupato per te. Ricordi? Ci eravamo lasciati l’estate scorsa a Terracina ed eri così allegra e farfallona che ti si poteva fare un gavettone mentre dormivi senza che andassi su tutte le furie. Eri talmente spensierata che in spiaggia leggevi soltanto le notizie di mercato sul Corriere dello Sport e a cena ordinavi sempre almeno una doppio malto belga. Dicevi che te ne sbattevi se l’imprenditoria italiana è in crisi e che la Peroni va bene ai Mondiali o agli Europei, ma soltanto con le patatine.

Sono finiti quei tempi in cui ti dichiaravi fieramente lontana dalla politica. Una vera società civile, dicevi spesso dopo la doppio malto belga, dovrebbe scegliersi i rappresentanti, lottare per i diritti individuali, produrre cittadini e non sudditi. Poi aggiungevi: ma siccome io sono una società civile all’italiana, ordino un’altra birra perché è sabato e c’è Juve-Inter e gli interisti piagnoni devono soffrire. Ti ho sempre voluto bene nonostante la tua fede bianconera e la mia giallorossa, cara società civile italiana.

Ora però qualcosa è cambiato, qualcosa si è rotto forse per sempre: hai deciso di abbandonare l’abito di miles gloriosus di plautina memoria per indossare la giacca e la cravatta del politico di professione. Male, società civile, molto male. Capisco il tuo ego smisurato, che è sollazzato quotidianamente dalla stampa stampata e dalla stampa non stampata, di cui sei ormai paladina indiscussa; capisco pure che ti hanno ricoperto di parole del tipo “i partiti hanno chiuso, sono morti, caput: ora tocca a te”; capisco che non hai saputo resistere alla tentazione e che ci credi per davvero al cambiamento, pensi davvero di poter ristrutturare la politica. Però da te mi sarei aspettato altro. Per esempio che, dall’alto della tua storia famigliare di estrazione liberale (sì, società civile italiana, tua mamma è la società civile di cui parlavano Hobbes, Locke e Rousseau, tuo papà il liberalismo) facessi un po’ di resistenza agli appelli rivoluzionari di un Pm comunista. O che dicessi un secco no ai democratichini di democratico vestiti. O anche che ti ribellassi all’uso strumentale, catartico, che di te sta facendo il centro montiano e casiniano. Il Pdl, quello te lo sei risparmiato, ma forse soltanto perché il giorno in cui t’ha cercato avevi il telefono spento.

Si sa, società civile italiana, non tutti siamo perfetti e talvolta cadiamo nelle trappole più sciocche. Per questo, spero che tu capisca presto o tardi il guaio in cui ti stai cacciando; ma soprattutto la meschinità di coloro che ti vogliono avere per pulirsi la faccia e la coscienza. Io sono comprensivo, mi conosci, ma ce ne sono tanti altri che non lo saranno, quando, scoperto che non sei la soluzione a tutti i mali, ti scaricheranno e vorranno la tua testa. Sarebbe drammatico, società civile, perché tu sei una cosa importante per la nostra buffa democrazia.

Bene, non voglio rubarti altro tempo e la finisco qui. Dico soltanto che spero di rivederti l’estate prossima a Terracina. L’ultima partita a biliardino l’avevo vinta io e toccava a te pagare da bere.

Tuo,

Roberto

5 Comments

  1. Sunto di ogni articolo di R.Sassi: ci sono i buoni e i cattivi, i buoni che non fanno quello che penso dovrebbero fare diventano cattivi.

  2. Caro Buseghin, per quanto Sassi tenda ad essere, in generale, un po’ manicheo, in questo momento ci sta giustamente ricordando che per l’ennesima volta deleghiamo a personaggi goldoniani il governo della società civile (leggi: politica).

    L’Ingroia, il Monti o il Berlusconi sono solo diversi aspetti dello stesso principio: la vecchia tradizione italica del messianismo politico.

    Grazie Sassi che ci restituisci il senso del ridicolo di tutto ciò.

  3. Cara vendetta, a me sembra che l’autore non faccia altro che presentare, infiocchettato e gonfiato, il classico “son tutti uguali”. Decorandolo con affermazioni di sapore liberale messe a casaccio, così da attirarsi un po’ di benevolenza.

  4. A me pare che più che “son tutti uguali”, l’autore intenda dire che la società civile, per sostituire la politica incivile, dovrebbe studiare un po’ prima di candidarsi a “politica civile”, ironizzando sul luogo comune che la professionalità sia indispensabile per qualsiasi funzione tranne per quella politica. Se non altro per non fare la fine di tutti i tentativi precedenti: i Verdi, la Rete, Bossi, Di Pietro, vi ricordano qualcosa?
    Ma che in Italia qualcuno possa usare (a casaccio o no) affermazioni di sapore liberale “per attirarsi un po’ di benevolenza”, è più esilarante dell’ossido di diazoto.

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