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L’Epifania di Epifani

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Non sono affatto tra quelli che si scandalizzano per l’elezione di Guglielmo Epifani a segretario del PD. In questi ultimi giorni le critiche per aver scelto un ex segretario generale della CGIL si sono sprecate: io credo che siano del tutto fuori luogo.

Tutti i partiti progressisti occidentali – tra questi anche i democratici americani – hanno legami più o meno forti con il movimento sindacale del proprio Paese: cercare di recidere questo legame non è solo inutile, è del tutto sbagliato. Ed è una balla, anche piuttosto diffusa, che questi legami altrove siano stati recisi: mi riferisco soprattutto al New Labour di Blair che –  pur essendo un’esperienza storica conclusa senza che gli apologeti italici se ne siano accorti – non ha mai eliminato la presenza delle Unions nel partito né la candidatura di sindacalisti, ed anzi ha ritirato alcuni – non tutti – dei provvedimenti più antisindacali dell’era Thatcher.

La novità dell’era Blair rispetto al vecchio Labour è che il partito smise di identificarsi con il sindacato; smise cioè di far proprie tutte le battaglie e le richieste sindacali: la cosa ebbe particolare risonanza perché – al contrario rispetto ai Paesi dell’Europa continentale – nel Regno Unito era stato il sindacato a fondare il partito laburista, come suo braccio politico-parlamentare. Era cioè il sindacato a dominare il partito mentre nel continente accadeva invece il contrario, tanto che una battaglia sindacale fondamentale all’interno del nostro movimento operaio fu – negli anni ’60 – spezzare la cosiddetta “cinghia di trasmissione” tra partito e sindacato: si trattava cioè di liberare il sindacato dalla disciplina di partito rivendicandone l’autonomia. Un processo che in Italia riguardò tutti i sindacati maggiori, la CGIL rispetto a PCI e PSI, la CISL rispetto alla DC, la UIL rispetto ai partiti laici.

Quello che sarebbe del tutto fuori luogo, incomprensibile per un partito progressista moderno, sarebbe una totale identificazione del partito con il sindacato: se si vuole parlare fasce più ampie della società ed allargare il proprio elettorato non si possono fare proprie tutte le parole d’ordine e le battaglie sindacali.

Io non credo affatto che il PD corra questo rischio, nemmeno con Epifani segretario.

In primo luogo non vedo come ciò potrebbe accadere a un partito che sostiene un governo il cui presidente del consiglio, oltre che ex vicesegretario del partito, è un politico alla Enrico Letta: difficile immaginare qualcuno di più lontano dal mondo e dall’agenda della CGIL. E Letta non è certo un caso isolato, pensiamo a Renzi, a Boccia, ecc.

Il PD, per quanto ne dicano i suoi critici, non ha fatto proprie le ultime battaglie sindacali, dalla Riforma Fornero sul mercato del lavoro, alla riforma delle pensioni, dal referendum sull’art. 8 e la rappresentanza sindacale alla questione FIAT. Si possono discutere e contestare le posizioni del PD in materia ma rappresentare il partito come schiacciato sulle parole d’ordine sindacali in materia è una vera mistificazione.

In secondo luogo, e questa è la novità più importante in un partito che finora si è dimostrato una fusione mal riuscita di ex DC ed ex PCI, Epifani apparteneva alla corrente socialista della CGIL: è un uomo di sinistra ma non un ex comunista (a molti oggi queste distinzioni parranno poco significative ma solo perché tra le giovani generazioni non esiste consapevolezza delle differenze e degli scontri, asperrimi, tra le varie componenti della sinistra italiana). Io credo che  la soluzione Epifani, alternativa rispetto alla dialettica tra ex comunisti ed ex democristiani, faccia fare un passo avanti importante al partito.

Infine, sebbene ritenga che un moderno partito progressista non possa farsi dettare l’agenda economica dal sindacato, non ritengo che un tale partito possa permettersi di ignorare e meno che mai disprezzare il movimento sindacale ed i suoi leader, tanto da introdurre una “pregiudiziale” contro di loro.

Piaccia o non  piaccia, gli iscritti alla CGIL rimangono una componente essenziale dell’elettorato del PD. E’ vero che se il PD si sforzasse di rappresentare solo quel mondo difficilmente vincerebbe mai le elezioni. Ma di sicuro sarebbe impossibile vincere le elezioni alienandosi completamente il movimento sindacale, e la CGIL in particolare: gli elettori che guadagnerebbe difficilmente rimpiazzerebbero gli elettori persi. Santè

(SINDACATO PAGANO) Nato in terre calde e prospere di disoccupazione si trasferisce giovinetto al Norte dove adesso lavora, rigorosamente a fini di lucro. Attende con speranza che Grillo faccia approvare il reddito di cittadinanza così da poter finalmente vivere come un rentier. Ha scelto il nome da usare nel blog guardando tra le bottiglie di alcolici di un amico rivoluzionario.

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