Le istituzioni ci coprono

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Ricevo da Riccardo Magi, segretario di Radicali Roma, e (molto) volentieri pubblico.

Vi diranno di non rompere le palle -come ha fatto ieri su twitter Eugenio Patanè, presidente del Pd di Roma, già consigliere comunale e ora candidato alla Regione Lazio- , vi diranno che è sempre stato così e non c’è nulla di nuovo per cui agitarsi tanto, vi diranno alla fine che ben altri sono i problemi della gente di cui la politica deve occuparsi.

Vi risponderanno così se voi proverete a fargli notare che siamo in campagna elettorale (formalmente gli ultimi 30 giorni prima del voto, cioè dal 25 gennaio) e che in campagna elettorale, in base alle leggi vigenti, i manifesti elettorali possono essere affissi solo negli spazi del circuito elettorale appunto, appositamente installati dal comune e assegnati alle varie liste ammesse alla competizione. Sono quei brutti lastroni di lamiera ficcati nei marciapiede e messi un po’ ovunque qua e là. I manifesti invece invadono ogni spazio, dagli impianti comunali (danneggiando il comune e gli acquirenti privati che hanno pagato anticipatamente) alle mura dei palazzi storici.

A me già questo sembra grave e mi fa venire voglia di rompergli le palle. Perchè mi chiedo come potrà un eletto governare situazioni complesse (come la realizzazione di una metropolitana con un appalto da miliardi di euro, l’avvio della raccolta differenziata in una metropoli, per non parlare della riforma della giustizia e della tutela dei diritti dei detenuti) nel rispetto delle regole e nell’interesse dei cittadini se non è in grado o non vuole rispettare una legge che gli dice esattamente dove può attaccare il suo manifesto e dove no.

Ma a questo giro c’è qualcosa di più. Di solito il comune di Roma assegnava le plance per le affissioni numerate. Quest’anno le ha assegnate alle varie liste numerandole sulla carta ma non le ha numerate nella realtà. E metà della campagna elettorale se ne è già andata così, nell’illegalità più totale.

Le istituzioni sono complici dell’abusivismo più sfrenato. Se proprio ce ne fosse bisogno aggiungiamo che la sanzione va da 103 a 1032 euro (per ogni manifesto!) grazie alla depenalizzazione del reato che fino al 1993 era punito con l’arresto fino a sei mesi (toh, un caso felice di depenalizzazione).

La democrazia in italia è proprio questo: una cazzata appiccicata su un muro in modo illegale.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

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