Le discriminazioni degli altri

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Adesso, se tanto mi dà tanto, qualcuno potrebbe uscirsene che è necessario introdurre nel codice penale un’aggravante per obesofobia: del resto non c’è dubbio che infilare un compressore nel culo di qualcuno perché è grasso non è meno orribile che picchiare un omosessuale, seviziare una donna o dar fuoco a un immigrato.
Senonché, io credo che il punto dolente della faccenda sia proprio questo: c’è in giro una sinistra attitudine a individuare le discriminazioni e le violenze in modo puntuale, giudicandole singolarmente in base alle proprie inclinazioni personali e facendone, in ultima analisi, una questione “di categoria”, piuttosto che limitarsi a ritenere, come probabilmente sarebbe più logico, che le violenze e le discriminazioni sono condannabili in quanto tali, al di là del giochino perverso delle aggravanti specifiche.
Invece, ahimè, succede esattamente il contrario: stamattina presto, sulla scia dell’attualità, il noto discriminatore di omosessuali Mario Adinolfi scrive su Facebook che sarà a Rai 1 “a raccontare la discriminazione quotidiana degli obesi”; senza rendersi conto, povera stella, che in un modo o nell’altro questa visione “consociativa” dei diritti finisce per diventare lo “zoccolo duro” ideologico sul quale si fonderanno nuove discriminazioni, e quindi, inevitabilmente, nuove violenze.
Badate, non cito Adinolfi ritenendolo un caso isolato: l’atteggiamento è diffuso, e coinvolge in modo trasversale omosessuali, donne, obesi, cristiani, atei e poi aggiungete voi chi volete, tutti assai solleciti a difendere a spada tratta la propria categoria promuovendo la sua inclusione in una posizione di tutela “privilegiata” rispetto alle altre.
Il che, in modo pressoché ineludibile, finisce per spostare la questione dei diritti sul piano scivoloso delle classifiche: un piano in cui c’è chi sale, naturalmente, ma soprattutto c’è chi scende, perché non adeguatamente rappresentato o privo della forza politica per sostenere le proprie ragioni.
Io, com’è noto, non mi fido di Adinolfi, che prima discrimina i gay e poi si lamenta delle discriminazioni contro gli obesi, senza rendersi conto (o più probabilmente fingendo di non rendersi conto) che la matrice delle due faccende è esattamente la stessa; ma allo stesso modo non mi fido di tutte (e dico tutte) le organizzazioni che fanno dei diritti una questione particolare, specifica, settaria.
Se si vogliono davvero combattere le discriminazioni, sarebbe il caso di considerarle autenticamente tutte uguali: senza eccezioni, senza distinguo, senza privilegi; e quindi lasciar perdere, anzi fuggire come la peste, le classifiche e le aggravanti specifiche.
Altrimenti, malgrado la buona fede, si finisce inevitabilmente per rafforzarle.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

8 Comments

  1. Vero. Verissimo. Verrimo.
    Conseguentemente sarà contrario al cosiddetto ddl anti-omofobia, all’omologa legge mancino contro le discriminazioni razziali, et similia immagino.
    Non significa essere razzisti, omofobi, misogini e chi ne ha…significa non fare distinguo: violenza => contromisura.

  2. Ma che stronzata!
    Ci vorrebbe l’aggravante generica per ogni tipo di discriminazione, più aggravanti specifiche per le discriminazioni più diffuse e dannose: razzismo, omofobia, sessismo…

    • Il che implica automaticamente che se ti spacco le gambe perché hai i capelli rossi o perché sei magro non è altrettanto grave che se lo avessi fatto perché sei nero. Ti rigiro la considerazione. Bella stronzata.

  3. Complimenti, entrambi non ne avete colto il significato!
    L’autoro (immagino) non voleva non fare distinguo: violenza => contromisura ma uniformare la contromisura al reato di “discriminazione”, senza aggiungere casi specifici per omofobia, razzismo, sesso, ecc. ecc. E’ proprio la categorizzazione spinta che alimenta in parte le motivazioni dei razzisti intesi in senso lato. Per il caso in questione poi non è che bisogna inventarsi chissà quale legge particolare, è violenza fatta a una persona, dovrebbe bastare in uno stato civile.

  4. Adinolfi tenta disperatamente di diventare il nuovo Giuliano Ferrara, difendendo con acredine l’indifendibile e attaccando con astio la vita, l’universo e tutto quanto, perché il buonismo é delle pecore. Un colpetto di compressore nel culo non ci starebbe male, a pensarci bene…

  5. Ora che ci penso sarebbe una soluzione perfetta anche per il “matrimonio gay.” Lo aboliamo del tutto così siamo tutti uguali. Che poi vale anche per l’articolo 18… Perchè non si può licenziare un gay?

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