un blog canaglia

La Vita e la morte della 194

in società by

Mentre discutiamo di sottosegretari, espulsioni di grillini e dei vestiti delle ministre, i dati ci dicono che la legge 194 sta morendo. L’interruzione volontaria di gravidanza eseguita in strutture ospedaliere pubbliche in certe zone del Paese è una utopia perché i medici obiettori sono molto più degli altri.

Ovviamente, questo non significa che non si abortisca più: semplicemente molte donne sono costrette a ricorrere all’interruzione clandestina o con mezzi di fortuna o pagando profumatamente in nero personale qualificato, magari proprio alcuni dei medici che – ufficialmente – obiettano.

Sostanzialmente, grazie alla obiezione di coscienza, gli aborti non diminuiscono, semplicemente si fanno o pagando il pizzo oppure rischiando la vita rivolgendoti alla tradizionale mammana.

In tutto questo, chi gioisce per la ormai mancata attuazione, di fatto, della legge 194 si presenta pure come difensore della “Vita”. “Vita”, capito? Con la “V” maiuscola. Vabbè.

Santé

(SINDACATO PAGANO) Nato in terre calde e prospere di disoccupazione si trasferisce giovinetto al Norte dove adesso lavora, rigorosamente a fini di lucro. Attende con speranza che Grillo faccia approvare il reddito di cittadinanza così da poter finalmente vivere come un rentier. Ha scelto il nome da usare nel blog guardando tra le bottiglie di alcolici di un amico rivoluzionario.

30 Comments

  1. Forse sarebbe il caso di decidere che chi entra in specialita’ di ginecologia da oggi in poi non potra’ fare l’obiettore di coscenza. Non capisco perche’ qualcuno debba guadagnarsi il paradiso sulla pelle degli altri: se uno non vuole fare aborti non va a fare il ginecologo negli ospedali pubblici. Punto.

    • Sembra ovvio, ma la gente non ci arriva. Di solito io faccio l’esempio del poliziotto che non vuole sparare: non fa il poliziotto – farà il pompiere, il vigile urbano, il capotreno.

  2. non sono d’accordo. L’obiezione di coscienza è un diritto sacrosanto. Come per la naja. Detto questo, la percentuale di obiettori per azienda sanitaria dev’essere tale da poter garantire il servizio. Se nell’ospedale xxx servono il 50% dei ginecologi non obiettori e il 20% di infermieri, le percentuali devono essere quelle. E se uno non lo era e lo diventa e la percentuale cambia, devo poterlo licenziare per giusta causa e assumere un non obiettore. Perchè i diritti della collettività contano più del tuo, eccheccazzo.

  3. Sono d’accordo con la posizione di Stefano, per quanto possa essere in forte disaccordo con gli antiabortisti non si può costringere una persona a praticare un aborto se non vuole. E la ginecologia è un mestiere abbastanza vasto da permettere la convivenza fra tutte le opinioni. A me basterebbe che ogni ospedale pubblico garantisca la presenza di almeno un medico non obiettore e credo saremmo tutti contenti. Tranne gli antiabortisti che in realtà saranno contenti solo quando ameremo tutti Gesù, ma questo è un altro problema.

    • No, perché se decidi di fare il ginecologo sai che la legge permette l’aborto e richiede che tu non ti rifiuti di praticare un aborto.
      Supponiamo che tu sia quello di turno e una notte arriva una donna che sta male e rischia la vita se non le viene praticato un aborto.
      Magari tempo che arriva il medico non obiettore (l’unico, forse, di tutto l’ospedale, perché per te questo è lo standard minimo richiesto) la donna muore di setticemia.
      L’obiezione non è un diritto, perché nessuno ti obbliga a fare il ginecologo.
      Era sensata per i ginecologi che erano attivi quando la legge è cambiata, ora non più.
      L’esempio di Tommaso è il più calzante: se vuoi fare il poliziotto può essere richiesto che tu usi la pistola; se non lo vuoi fare, allora non puoi fare il poliziotto.

      • se lo standard minimo dev’essere ‘una donna che si presenta in ospedale può poter abortire nell’arco di due ore’ (tempo di finire l’aborto prima, anche se ti staccano un braccio e le sale operatorie sono accupate di casi più gravi aspetti), che male c’è a fare l’obiettore?

        Poi di altri dettagli parliamone, l’obiezione dev’essere cosa seria. In privato non fai mezza IVG, quando c’era la naja obbligatoria non potevi obiettare in quanto pacifista e richiedere poi il porto d’armi a uso civile, ti ridevano, giustamente, in faccia.

        • Non so da dove tu abbia evinto in quello che ho scritto il fatto che lo standard minimo dev’essere “una donna che si presenta in ospedale può poter abortire nell’arco di due ore”.
          Lo standard minimo deve essere: in ogni struttura pubblica dove è presente ginecologia e una sala operatoria, ogni donna deve avere il diritto di abortire senza trovare cartelli come “qui non si effettuano più Ivg”.
          E deve poter abortire in tempi ragionevoli o anche subito in caso di urgenza.
          L’obiezione dovrebbe essere cancellata per legge. Il ginecologo che non vuole effettuare aborti non dovrebbe avere diritto a lavorare nelle strutture pubbliche perché non è adatto a svolgere tutti i compiti che gli sono richiesti.
          Ora se pensi di fare ginecologia sai benissimo che ti verranno richiesti aborti.
          Scegli un’altra specializzazione oppure vai a lavorare in una struttura privata.

          • Hai cosi tanta ragione che potresti convincere chiunque sia dotato di un QI appena superiore a 70. E qui sta il problema. Ne hai davanti almeno un paio che a 70 non ci arrivano. Niente da fare. Il cervello glielo hanno ammazzato a furia di cretinate.

            La soluzione e’ sostenere che poiche’ e’ possibilile costruire un triangolo obiettivo, l’IVG applicata al teorema di Pitagora, come se fosse antani, conclude invariabilmente che l’obiezione di coscienza e’ afestica e come tale da vietarsi.

            Non c’e’ nessuna differenza rispetto a prima, ma almeno ti sei fatto una risata.

  4. Non vedo perché la gente debba fare commenti su medici che non si sentono di interrompere una vita. C’è chi si sente e chi non si sente.

    Perché una persona dovrebbe abortire? Perché una persona non ci pensa prima? Al giorno d’oggi come fai a rimanere incinta se non lo vuoi?
    Chiaro con qualsiasi metodo contraccettivo può capitare di rimanere incinta, oppure può capitare uno stupro, ma quante sono le possibilità sulle percentuali di aborti?

    Dare soldi alla mafia o al pizzo? Con quei soldi li ti fai una bellissima settimana grigia a Milano e stai sicuro che un ospedale che ti fa abortire lo trovi, è chiaro non sarà una settimana economicissima tra volo e posto in cui dormire ma diciamo che non è un mutuo e poi quanto chiederebbero per farti abortire in nero, il gioco vale la candela?

    Io sono d’accordo che una persona abbia la possibilità di scegliere se abortire come sono d’accordo che un medico abbia la possibilità di scegliere se far abortire oppure no.

    Perché volete costringere delle persone a fare quello che non vogliono fare?

    • “Perché volete costringere delle persone a fare quello che non vogliono fare?”

      Tipo tenersi un bambino solo perché TU ritieni sia un omicidio?

      • Mi sa che non hai letto bene, prova a rileggere, io non decido niente, lascio la libertà a ognuno di decidere ciò che ritiene giusto!

        Concentrati su questa frase: “Chiaro con qualsiasi metodo contraccettivo può capitare di rimanere incinta, oppure può capitare uno stupro, ma quante sono le possibilità sulle percentuali di aborti?”

        • “Tipo tenersi un bambino solo perché TU ritieni sia un omicidio?”

          Eh comunque la maggior parte non è stata costretta proprio a niente, ognuno si prenda le proprie responsabilità senza che altri se le debbano prendere al posto loro! Poi se c’è qualcuno che non ha problemi a prendersele ben venga!

      • non lo ritiene solo Rob ma anche parte dell’ opinione medico/scientifica che dibatte da tempo sull ‘argomento

    • Vedi GVG, qui nessuno sta dicendo che un medico deve per forza praticare aborti, ma che se un ginecologo non vuole praticare aborti non dovrebbe poter lavorare in una struttura pubblica.
      L’obiezione aveva senso quando la legge è stata introdotta: un medico che pratica da prima dell’introduzione della legge poteva scegliere perché le condizioni erano cambiate e non aveva mai pensato di potersi trovare in quella situazione.
      Ora se pensi di fare ginecologia sai benissimo che ti verranno richiesti aborti.
      Scegli un’altra specializzazione oppure vai a lavorare in una struttura privata.

      • Perché uno dovrebbe fare un altro lavoro se è bravo a fare il ginecologo? Le strutture per abortire ci sono quindi non diciamo fesserie, bisogna farsi un po’ più di sbattimento per trovarle! quindi dato che le possibilità ci sono non vedo perché bisogna costringere i ginecologi a fare qualcosa che non ritengono eticamente corretto!

        • GVG, a costo di ripetermi, cercherò di esplicitare meglio questo concetto, anche se mi sembra davvero di averlo scritto molto chiaramente prima.
          Nessuno vuole costringere i ginecologi a fare qualcosa che non ritengono eticamente corretto. Nessuno vuole costringerli a fare un altro lavoro.
          Quello che si vuole è che nelle strutture pubbliche lavorino solo ginecologi che non siano obiettori di coscienza per lo stesso discorso “poliziotto / uso dell’arma da fuoco” che ha già scritto Tommaso.

          Sei bravo a fare l’investigatore ma non vuoi usare le armi da fuoco?
          Non puoi entrare in Polizia, quindi ti metti in proprio o vai a lavorare in una struttura privata che non impone tra i tuoi compiti l’uso delle armi da fuoco.

          Sei bravo a fare il ginecologo ma non vuoi praticare aborti?
          Non dovresti poter lavorare nella Sanità pubblica, quindi dovresti metterti in proprio o andare a lavorare in una struttura privata che non impone tra i tuoi compiti la pratica abortiva.

          L’obiezione di coscienza è incompatibile con alcune strutture.
          Quale parte di questo ragionamento non ti è chiara?

  5. In realtà a pensarci hai in parte ragione tu, una struttura pubblica deve per forza garantire almeno un ginecologo che sia in grado di esercitare aborti, ma per i casi d’emergenza cioè se mette a repentaglio la vita della mamma, per gli altri casi si prende il treno e si va dove non ci sono obiettori di coscienza sicuramente da qualche parte lo si trova.

    Quindi il mio pensiero è si, l’ospedale pubblico deve garantire almeno un ginecologo che non sia obiettore di coscienza e no il ginecologo non deve essere per forza un non obiettore.

    • Quindi seguendo il tuo ragionamento una donna, perché le sia garantita la possibilità di abortire senza dover “prendere il treno e andare dove non ci sono obiettori”, deve per forza trovarsi in un caso di emergenza.
      Perché la Sanità non dovrebbe garantire a una donna di essere assistita dove vive, se nella sua città ci sono le strutture?
      Perché non dovrebbero essere i ginecologi obiettori a “prendere il treno” e andare a lavorare dove non gli viene richiesto di praticare aborti?
      Secondo le statistiche ci sono circa 4000 ginecologi obiettori.
      In Italia ci sono circa 15 milioni di donne dai 15 ai 50 anni che potenzialmente possono aver bisogno di ricorrere a un aborto?
      Perché per la comodità di una minoranza così forte rispetto alla maggioranza che deve essere assistita, parliamo di 1 ginecologo ogni 3750 donne, queste ultime devono essere costrette ad andare altrove, sostenere spese e disagi, perdere più giorni di lavoro per usufruire di ciò che per legge spetta loro di diritto?
      Inoltre quanti ginecologi non obiettori devono esserci affinché ce ne sia sempre almeno uno disponibile? E se un paio si ammalano? E se capitasse più di un’emergenza contemporaneamente?
      Mi sembra che il tuo ragionamento abbia parecchi punti deboli.

  6. Ma cosa c’entrano i casi di emergenza?
    è chiaro che se la donna rischia la vita e il medico deve praticare l’aborto lo deve fare..fa parte del codice deontologico.
    Qui si parla di interruzioni programmate e penso che sia giusto che il medico possa decidere a patto che la struttura pubblica mantenga una percentuale di abortisti distribuita in modo da poter fornire la prestazione senza ricorrere a strutture clandestine.

  7. se succede in caso di emergenza è un ‘anomalia che va corretta sicuramente.Ma in quel caso non credo nemmeno si possa parlare di IVG…
    Io mi riferivo a interventi programmati

    • ll ginecologo può esercitare l’obiezione di coscienza. Tuttavia il personale sanitario non può sollevare obiezione di coscienza allorquando l’intervento sia “indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo” (art. 9, comma 5).

  8. Il problema attualmente è che centri di potere ciellino facciano in modo che non fai carriera se non sei antiabortisti, per cui il numero di antiabortisti presenti nelle strutture pubbliche sono superiori a quanto sarebbe fisiologico aspettarsi, visto che è all’opera una vera e propria volontà di sabotare qualsiasi possibilità data dalla legge di abortire.
    In questo quadro non si può non considerare una qualche contromossa per evitare che ciò accade. Una misura più estrema è che non si faccia il ginecologo se si è abortista. Una più soft può essere che un medico antiabortista non possa accedere a una struttura pubblica se non c’è prima del suo ingresso un numero congruo di medici disponibili all’aborto in modo che il diritto sia garantito.
    Però qualcosa si deve fare per spezzare questa catena, poi quando saremo un paese normale magari si può permettere alla minoranza di medici che lo vorrà di dichiararsi liberamente antiabortisti.

  9. Sarebbe interessante se i commenti iniziassero col riportare il QI di chi commenta.
    Benche’ sappia che il QI ha dei limiti, credo che servirebbe a far capire a chi ne ha che non vale la pena stare a spreacare tempo a spiegare ovvieta’ a chi ne ha decisamente meno.

    Tra i commenti a questo post ci sono delle oscenita’ logiche che si possono spiegare solo in due modi:
    1.Decerebrazione spinta
    2.Cattiva fede

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