un blog canaglia

La visione della diga da vicino

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Abbagliati dallo scandalo tangenti-Mose, dovremmo secondo alcuni cospargerci il capo di cenere e scusarci con Grillo e Casaleggio per le critiche, le analisi, la durezza di certi giudizi, dato che intanto, là fuori, gli altri rubano.

Che qualcuno rubasse è cosa certa. E’ già stato deciso. Le responsabilità sono distribuite, le pene in via di definizione. Poco importa che quella del Mose sia un’inchiesta ancora in corso, e non una sentenza passata in giudicato. Quando il paese va allo sfascio non si può andare per il sottile, e anche la presunzione di non colpevolezza diventa un gargarismo con cui sciacquarsi la bocca.

Ora, secondo il modesto parere di chi scrive, la cosa più grave non è tanto invocare pene draconiane di fronte all’evidente sfacelo della gestione della res publica (cacciare tutti gli inquisiti, usare le caserme come prigioni, eccetera), quanto ridurre la cronaca giudiziaria a un argomento “dibattibile” esattamente come gli altri. Credo sia legittimo commentare la sparata di questo o quel politico, che si rivolge a me come cittadino ed elettore, offrendo al mio giudizio il suo programma e le sue idee. E non lo cambio: quella che credevo fosse una cazzata per me lo rimane, anche se a dirla è la persona più onesta del mondo.

Trovo invece un po’ più pericoloso commentare le inchieste, perché afferiscono a materia diversa: 3 gradi di giudizio servono ed emettere una verità, seppur giudiziaria.

Ovvero:

La disgregazione di un paese, del tessuto connettivo di un paese, non nasce solo dalla corruzione di una classe dirigente che abbandona la sfera fisiologica ed entra in quella patologica. Ma anche dalla perseverante tenacia con cui si condanna, senza dubbio, una persona anzitempo. Anche questa, patologia su cui riflettere… Il moralismo imperante, piccolo e bigotto conformismo, di questo paese, ha dato vita ad un effetto paradossale. Invece di dividere i colpevoli dagli innocenti li ha volutamente confusi in un unico giudizio morale condannando tutti per il solo fatto di trovarsi sotto la lente di ingrandimento di un Pubblico Ministero.

Ipse dixit, riferendosi ad un’altra e ben nota vicenda giudiziaria, un grande opinionista del Fatto Quotidiano.

No, non lui.

 

3 Comments

  1. Caro Dracula,

    Al di là del fatto che sono politicamente schierato contro l’attuale maggioranza, e quindi con i 5 Stelle (che non identifico nè con Grillo nè con Casaleggio, quanto piuttosto con le idee ed il metodo di attività politica che sostengono, proprio in virtù del fatto che distinguo il giudizio sulle idee dal giudizio sulle persone … )

    Al di là di questo, segnalo a te ed ai lettori un articolo del, per me, grandissimo Diego Gambetta, “Claro! an essay on discursive machismo”, che si può trovare in “Deliberative Democracy” edito da Jon Elster (di qui il link all’articolo file:///D:/Desktop/An%20essay%20on%20discursive%20machismo.pdf) in cui si descrive molto bene la differenza tra il pensiero analitico e quello indexicalico, sottolineando un male che affligge il dialogo politico italiano da sempre

    resto tuttavia dell’idea che se i fatti relativi alla Diga fossero stati resi pubblici PRIMA delle elezioni, il risultato delle stesse avrebbe potuto essere differente … nonostante i deliri dei due riccioluti di cui sopra, che incomincio a sospettare non vogliano affatto cercare di governare

  2. Se ho capito bene, i lavori del Mose dovevano costare 1 miliardo e mezzo.
    Sono già costati 6 miliardi.
    Ma quando i lavori finiranno, “se”mai finiranno, il costo non potrà che lievitare ulteriormente (7, 8, 9, 10 miliardi?)
    L’equivalente di una manovra finanziaria.
    Ricordo sommessamente a me e all’autore del pos, che trattasi di soldi pubblici: il p.m. Nordio ha spiegato che qui-in questa fogna appena scoperchiata- le tangenti NON si pagavano con denaro di privati, MA con denaro pubblico.
    Cioè: l’equivalente di una manovra finanziaria, scaricata sui cittadini con un massacro fiscale tra i più alti del mondo, NON è servito a migliorare, che so, la sanità, la scuola, la ricerca scientifica, la cura del patrimonio artistico, la messa in sicurezza di un territorio che frana ogni volta che piove; nossignori, quella massa immensa di denaro pubblico è servita a ingrassare una congrega repellente di ‘topi, blatte, bacarozzi e pantegane’-come scrive Travaglio- beccata con la bocca piena dei nostri beni, delle nostre risorse, del nostro lavoro, delle nostre vite.
    A me non frega niente di vedere e mantenere in galera l’immonda fauna di cui sopra: mi importa molto di più che restituisca TUTTO il maltolto, con tanto di mora, interessi e penalizzazioni- stile Equitalia.
    Mi interessa di vedere confiscato TUTTO quello che è stato accumulato con un’attività predatoria che non è la devianza di qualche isolato mariuolo, ma un sistema criminale enorme e tentacolare.
    Mi interessa che questi miserabili topi di fogna subiscano lo stesso, identico trattamento che sarebbe loro riservato in qualsiasi altro Paese civile e democratico.
    Niente di meno, niente di più.

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