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La vera piaga

in società by

Aldo Cazzullo, classe “66, ha deciso recentemente di spiegare al pubblico di Io Donna qual è il problema delle nuove generazioni. E l”ha presa parecchio larga:

I nostri genitori avevano preoccupazioni più gravi, a cominciare dalle malattie che oggi si evitano con un vaccino.

Vero.

I nostri avi poi erano costretti a considerare la morte dei figli un fatto non eccezionale, anzi da mettere in conto (mia bisnonna, che ho avuto la fortuna di conoscere, diceva che per tutta la vita il suo primo pensiero al risveglio è stato il figlio morto bambino).

Terribile verità.

Noi viviamo in un’epoca infinitamente più fortunata (anche se alcune famiglie conoscono il dolore degli ospedali infantili).

Assolutamente vero.

Ma dobbiamo fronteggiare insidie un tempo sconosciute.

Cielo, quali? Quali sono le insidie, sconosciute ai nostri pur duramente provati progenitori, dalle quali gli uomini e le donne di oggigiorno devono difendersi per il bene loro e della loro famiglia?

La vera piaga dell’infanzia e dell’adolescenza di oggi sono i giochi elettronici.

Bravo, sono i giochi elettr… aspetta, forse ho letto male.

La vera piaga dell’infanzia e dell’adolescenza di oggi sono i giochi elettronici.

Sicuro? Non è che magari volevi dire, che so, l”obesità?

La vera piaga dell’infanzia e dell’adolescenza di oggi sono i giochi elettronici.

L”analfabetismo di ritorno?

sono i giochi elettronici.

L”assenza di Kenshiro dai palinsesti televisivi?

i giochi elettronici.

Ok. I giochi elettronici sono la vera piaga. Fin qui, sorvolando sul paragone – forse un filo sproporzionato – tra il figlio morto bambino e quello che non finisce la cena per tornare alla Wii, siamo pienamente all”interno di un tòpos dell”opinionismo italiano e mondiale: quello in cui l”intellettuale individua un mezzo di intrattenimento del quale non ha potuto godere da giovane, e gli attribuisce la colpa di tutto ciò che non va nelle nuove generazioni. Dopo il cinema, il rock, la televisione e i fumetti, da circa vent”anni i rovinagiovani sono i videogiochi, e il loro trono è già insidiato da tempo dai maledetti cellulari. Cazzullo, però, è un giornalista italiano, quindi dieci anni di ritardo sulla società moderna gli vanno abbuonati.

Alcuni sono violenti, razzisti, orribili. Altri sono suadenti, seducenti, affascinanti (ce n’è uno che consiste nel comporre uno zoo, curando animali malati e facendo nascere i cuccioli). Quindi i giochi elettronici non sono tutti uguali, e non rappresentano un male in sé.

Qui Cazzullo mostra di aver studiato e approfondito il tema come conviene a un professionista. I videogiochi non sono tutti uguali come moltissimi credono: a quanto pare ne esistono di diversi tipi, un po” come gli abiti che i nostri bisnonni usavano farsi confezionare dal sarto, per capirci.

È vero, certo, che alcuni giochi (su una cinquantina in totale, siamo portati a supporre) sono violenti, e alcuni perfino razzisti: conoscerete tutti un videogioco razzista. No? Vostro figlio non ha mai comprato un gioco razzista? Sicuri? Strano. Comunque, sì, alcuni giochi imprecisati sono IL MALE, ma ce n”è uno in cui si curano gli animali malati. Un unico gioco degno di nota, che da solo redime l”intera perversa categoria grazie ai buoni sentimenti che esso instilla negli animi dei nostri bimbi, e del quale ovviamente non ci pare utile ricordare il nome. Sappiate solo che esiste, e che forse, chissà, è proprio quel Manhunt 2 che avete comprato al vostro pargoletto per farlo smettere di piangere.

Tutti però proiettano i nostri figli al di fuori di se stessi, e rischiano di farne degli alienati. Come una droga, li allontanano dallo studio, dalla lettura, persino dalla tv.

Persino dalla tv? Dio santo, che razza di dementi stiamo allevando?

Film che a noi sono sembrati un fuoco di fila di trovate, da Piccolo grande uomo alla saga di Indiana Jones, a loro sembrano lenti e troppo lunghi.

Spero vi rendiate tutti conto della gravità della cosa: Indiana Jones – non importa quale, sono certamente tutti uguali – un prodotto palesemente adatto ai bambini e creato apposta per loro nel 1981, viene oggi considerato poco interessante da chi a sei anni e mezzo gioca a curare i delfini. E Il Piccolo Grande Uomo, un western del 1970 con Dustin Hoffman con una neanche tanto sottile denuncia nei confronti dell”intervento militare americano in Vietnam, è snobbato dai nostri pargoletti, vittime inconsapevoli della nuova piaga.

Pare passata un’era geologica dai primi videogames, quelli con i marzianetti che apparivano così facili da abbattere. Invece i marzianetti si sono riprodotti ed evoluti. E vogliono rapirci i figli. Senza che noi genitori si disponga di un manuale, di un antidoto, di un vaccino per respingerli, o almeno per somministrarli a piccole dosi.

Ah, quelli sì che erano tempi, ragazzi. Ve li ricordate i primi videogames, quelli con i marzianetti che erano facilissimi da abbattere? Come no? Dai, Cazzullo se li ricorda. C”erano dei piccoli marziani, e abbatterli era tipo una roba da dilettanti, che sapevano fare tutti, e non ci si vantava affatto di essere arrivati un livello più in là dei propri amici, perché era proprio troppo facile. Bè, comunque, quei videogiochi lì – che erano ovviamente ispiratori di buoni sentimenti quasi quanto il gioco del veterinario benefattore misterioso – non ci sono più. Al loro posto ci sono gli alieni che rapiscono i figli. Non so se avete seguito il discorso. Io per esempio no, è che mentre leggevo giocavo a Fruit Ninja.

(ESERCIZI DI LOGICA) Trapiantato a Milano in quasi giovane età, scrive tendenzialmente per dimenticare, cosa che gli riesce piuttosto bene. Soffre da molti anni di Sindrome di Ingegneria, diffusa ma poco conosciuta patologia psichiatrica che porta il soggetto a credere che qualunque interazione al mondo sia descrivibile con non più di quattro equazioni differenziali e a non capire perché abbia così pochi amici. Si lamenta di tutto.

17 Comments

  1. Sono in lacrime, non pensavo si potesse sparare tale sequela di stronzate (scusate il francesismo), forse delle arringhe contro il videogioco questa è la più pietosa sulla quale abbia mai avuto il piacere di posare gli occhi.

    Comunque è chiaro che l’assenza di Kenshiro dai palinsesti è un dramma paragonabile solo all’Apartheid, per questo Cazzullo non lo cita.

  2. le età dell’uomo:

    – sei bambino quando credi che la felicità sia degli adulti, e non vedi l’ora di diventarlo
    – sei adulto quando credi che la felicità sia dei bambini, e vorresti tornarlo
    – sei adolescente quando te ne fotti di bambini e adulti e della felicità che presumi irraggiungibile qui e adesso magari altrove in un altro tempo
    – sei vecchio quando pensi “questi giovani d’oggi bla bla bla”
    Cazzullo: SEI VECCHIO! Io per esempio mi sono dovuto arrendere all’evidenza che per mia figlia (io 29 anni, lei 9 mesi) i CSI saranno roba da vecchi e gli Who musica classica…

  3. Sarò deficiente, ma non ho assolutamente capito il senso di questo post. Non è che è scritto male, anzi… Però non fa ridere, nè riflettere. E non ruiesco a cavarci alcunchè nemmeno rileggendolo tre/quattro volte… E sì. Allora sono proprio deficiente!

  4. Io sto con Danilo: non ho capito il senso di questo Post; se il buon Crotone volesse spiegarcelo gli saremmo molto riconoscenti.

  5. @Danilo e ninomastro: è assolutamente normale non capire il senso di questo post, soprattutto se l’avete letto giocando a Ruzzle, e ancora di più se non avete mai giocato neanche a Space Invaders. Riassunto: un giornalista del Corriere ha scritto che la vera piaga della gioventù moderna sono i videogiochi; il sottoscritto, trovando che un simile parere valga poco più di un episodio di incontinenza senile, ha ritenuto opportuno evidenziarne le criticità. Con scarsi risultati, pare.

  6. Un attento lettore (ciao Hrocr) mi ha fatto notare che è Kenshiro e non Ken Shiro come solo l’ignorante che sono poteva pensare. Ho corretto, e sono quasi sicuro che ora Danilo e ninomastro capiranno il senso del post.

  7. Volendo si può fare un giuoco. Sostituire CazzUllo ad un nome a vostro piacimento e i videogiuochi a una qualsiasi moda/accessorio comparso in un’epoca x. Tipo i capelli lunghi nei fab ’70, la minigonna nei sixties o la televisione e la chitarra elettrica negli anni ’50 e così via a ritroso sino alla notte dei tempi quando un peloso vicino di grotta tuonò contro ‘sta moda del fuoco. No, per dire che i cazzari sono eterni, non meravigliamoci.

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