La sinistra socialista è morta. E non l’ha uccisa Vattimo.

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Diciamolo, con un po” d”anticipo rispetto a quando verrà rilevato il decesso: la sinistra socialista, cioè quella roba che da Marx in poi ha egemonizzato parte della vita culturale dell”Occidente (capitalista) ha esalato l”ultimo respiro qualche anno fa. Non è forse possibile stabilire quando, ma è interessante capire come.

Sgombriamo il campo da interpretazioni che piacerebbero ai filosofi da bar: appunto, Vattimo non c”entra. Tutto il relativismo cazzaro di quelli che partono da Nietszche per giungere, con varie capriole, a usare “ideologia” come una parola densa di connotati unicamente negativi, non c”entra. In momenti di maggiore vitalità della sinistra socialista, Hayek scriveva che il rifiuto dell”ideologia è l”arma tipica del socialista disarmato: visto che la sua ideologia produce risultati concreti indesiderati, a mare le ideologie tout court. Quindi sì, la moda corrente di dichiararsi a-ideologici è secondo me una conseguenza, non una causa, della caduta di un corpo morto: la consistenza intellettuale della sinistra socialista.

Ma un”idea sbagliata e fallimentare ce l”ha avuta, questa consistenza? Eccome! Non c”è bisogno di leggere, anche se è un viaggio entusiasmante, la storia del marxismo di Kolakowski. E non c”è bisogno di rimanere all”interno dello stretto giro dei teorici di cui pure Kolakowski parla (e ci sono le fanatiche deliranti come Rosa Luxemburg, ma sopratutto i geni indiscussi come Gramsci): la sinistra socialista ha arruolato, nei 70-80 anni della sua massima vitalità, una parte enorme delle migliori teste, in ogni ambito.
Com”è accaduto? In parte, dall”altra parte non c”era nulla. Il liberalismo di oggi è una costruzione, anche in termini materiali, di gente come Hayek: dalla Mont Pelerin Society all”Institute of Economic Affairs. Negli anni precedenti le èlites liberali avevano misurato la propria irrilevanza soccombendo prima ai movimenti di massa, poi ai nazi-comu-fascismi.

In massima parte, però, la grandissima qualità dei teorici marxisti dell”età dell”oro, insieme ad alcune caratteristiche peculiari del socialismo (l”essere, nella forma cui aderivano i più, una religione dogmatica), è stata la causa di un arruolamento di massa degli intellettuali, con un culmine nel secondo dopoguerra, quando la sinistra socialista è stata anche in grado di vendersi – che strepitosa menzogna – come partecipante alla costruzione della società aperta dopo i fascismi.

Le decine di ipocriti e mentitori a la Bertold Brecht sono stati insieme veicolo e sponsor della sinistra socialista: i ragazzi curiosi e dotati, negli anni dell”adolescenza, sono stati progressivamente esposti all”idea che sinistra socialista fosse uguale a “impegno” e che entrambe coincidessero con “cultura”. E così tutte le polemiche tra artisti e intellettuali potevano aver luogo, purché entrambi dichiarassero, con tutte le sfumature del caso, l”appartenenza alla grande famiglia.

Purtroppo, o per fortuna, molte idee, anche se infervorano grandi menti, prima o poi fanno i conti con se stesse. Se le idee sono, di fondo, così così, dopo aver provato a reinventarsi con mille colori e paillettes (che cosa sarebbe, se no, la robaccia di Toni Negri e le sue supercazzole con Deleuze e Guattali?), prima o poi diventano solo e soltanto conformismo. E conformismo triste, quello da film alla Tullio Giordana. Che se vi sembra decente mi spiace, vi siete scordati cos”è stato il grande cinema italiano.

Succede che oggi, tra le persone estremamente dotate, tra quelli che emergono nelle varie professioni, sempre meno dichiarano l”appartenenza a quel tipo di sinistra lì. Certo, questo non vuol dire che siano diventati hard core libertarian, o conservatori clericali: molti, ad esempio, li trovi oggi a dire che voterebbero Renzi. Alcuni perché è l”ultima chanche di far sopravvivere quel sentimento di appartenenza con modalità compatibili con la realtà, alcuni perché vedono alcune cose di quel progetto una vera traduzione dei loro ideali. Ma socialisti-socialisti, nel senso di cui stiamo parlando, ce ne sono sempre meno. Eloquente la parata di mummie tra gli intellettuali che sostengono l”appello per Bersani. Ti dici che manca solo Nadia Urbinati, e poi ce la trovi, è che siccome ha un cognome con la U sta in fondo alla lista ed eri impaziente di trovarla.
Lo stesso accade dal mio piccolo campo di osservazione:  e parlo delle persone estremamente dotate intellettualmente, potenziali opinion leaders di domani, che ho conosciuto. Moltissimi, pur essendo su posizioni diverse dalle mie su un mare di cose, uno come Toni Negri non potrebbero che prenderlo per pirla, se ce l”avessero davanti. Possono dichiararsi appartenenti a cento scuole e a cento visioni diverse, ma a quel mondo lì non torneranno mai, quelle teste.

Però certi cadaveri si decompongono molto lentamente. Mi chiedo: se ci fosse stata anche solo una persona con un QI superiore a 75, un”età superiore ai 21 anni, e due nozioni in zucca, in quel consesso di giovani socialisti europei, sarebbero riusciti a pubblicare un documento del genere? Poiché la seconda e la terza caratteristica le avevano sicuramente, io scommetto sulla mancanza della prima, confortato tra l”altro dalla presenza di Fausto Raciti nella firma del post.

Le idee stupide, come il luddismo, le teorie di Malthus,  la proibizione del prestito a interesse, dopo un po” perdono maschera e seguito, a partire dagli intellettuali in formazione. E rimangono gli stupidi, a far danni.
Ma, come si diceva all”inizio, possono essere trascinate anche a lungo come corpi morti. Specialmente se qualche interesse costituito ne ha vantaggio, come nel caso del nostro sfortunato Paese.

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

4 Comments

  1. Il documento dei gggiovani democratici e’ insulso altrettanto quanto questo suo livoroso articolo.

    Tutto questa predica da uno bocconiano liberal del cazzo?

    “Le idee stupide, come il luddismo, le teorie di Malthus, la proibizione del prestito a interesse, dopo un po’ perdono maschera e seguito, a partire dagli intellettuali in formazione. E rimangono gli stupidi, a far danni.”

    Dove sono le confutazioni? Basta scrivere due cazzate cosi?
    Dove sono le sue pubblicazioni?

    Non e’ che se scrivi “non e’ vero”, diventa non vero: devi confutare, non te lo hanno spiegato alla Bocconi tesoruccio?

    • Un post le cui parole chiave sono “idee stupide”, “dogmatico”, “qi”.

      Dovrebbe fornire uno straccio di argomentazioni a sostegno, sennò sembra un delirio da esaltato.

      Un post di questo genere dovrebbe almeno chiarire le seguenti domande:
      I socialisti di cui stiamo parlando sarebbero chi?
      Che cosa sostengono di sbagliato?
      Perchè quello che dicono è folle?

      Questo post non ha consistenza. Perciò anzichè fare l’altezzoso impara a scrivere.

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