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La serie B della serie B

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Mengoni, Emma, Vecchioni, Scanu, Carta, Di Tonno&Ponce, Cristicchi, Povia, Renga, Masini, Alexia, Matia Bazar, Elisa, Avion Travel, Oxa, Minetti, Jalisse, Ron&Tosca, Giorgia, Baldi: questi, a ritroso, i vincitori di Sanremo degli ultimi vent’anni.
Ebbene, io non saprei dire se la musica italiana, dal dopoguerra in poi, abbia prodotto qualcosa di effettivamente significativo: sicuramente De André, che personalmente considero una spanna sopra tutti gli altri, eppoi qualcosa dei cantautori un po’ a macchia di leopardo, qua e là. Cose a cui magari siamo tutti affezionati, ma niente di minimamente paragonabile a quello che succedeva negli stessi anni in Gran Bretagna o negli Stati Uniti, nei quali venivano inventati dal nulla, e senza soluzione di continuità, generi musicali sempre nuovi che noi italiani abbiamo via via scopiazzato, spesso e volentieri deturpandoli e senza aggiungere (quasi) mai neppure un pizzico di originalità.
Ciò premesso, e ammesso (ma non concesso) che dalle nostre parti sia mai venuto fuori qualcosa di davvero rilevante, quel qualcosa non è passato mai, o quasi mai, per Sanremo: che per come la vedo io ha sempre rappresentato la serie B della musica italiana; e quindi, in ragione di non so più quale relazione binaria, la serie B della serie B.
Dopodiché, per una serie di ragioni che esulano dalla musica in sé e per sé, magari uno finisce perfino per guardarselo: però, per favore, non facciamo finta che si tratti di musica.
La musica, quella vera, è tutta un’altra storia.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

10 Comments

  1. Ehi… Pssst! Signor Capriccioli! Se scende un attimo dal suo cavallo bianco rampante sulla cima di una torre d’avorio, le confesso un segreto all’orecchio: nessuno guarda Sanremo per la musica.

  2. Quanta ingenuità. E’ ovvio che ha poco senso seguire il festival per le canzoni, se ne salva circa una all’anno. Lo si segue per tutto il contorno: per esempio stasera ci sarà Grillo che fa casino. Ora sono pure arrivate le mogli dei marò, e sono in arrivo i piccoli imprenditori arrabbiati coi politici ladri. Sarà molto divertente, ammettiamolo.

  3. Sanremo, da almeno trent’anni, non dovrebbe esistere più.
    Una volta aveva un senso. Da molto tempo non ne ha più alcuno.

    P.S. Ma ‘anche’ a Sanremo può capitare di ascoltare Antonella Ruggiero: e per me è comunque un piacere.

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