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La sconfitta di Francesco sui gay

in società by

In questi giorni, sui giornali, si parla della relazione finale del Sinodo definendola un “compromesso” tra le intenzioni riformatrici di Francesco e l’ala reazionaria della Chiesa di cui è a capo.
Sarà.
Pero, personalmente, sul tema delle unioni omosessuali questo compromesso non riesco proprio a vederlo.

Prendete il testo della “Relatio post disceptationem“, il documento che riassumeva la prima settimana di lavori del Sinodo, letta dal Relatore Generale, il Cardinale Péter Erdo, ma in realtà scritta dal Segretario Speciale, Monsignor Bruno Forte; un testo “provvisorio“, come precisava la Sala Stampa della Santa Sede, che dedicava alla questione degli omosessuali ben tre paragrafi:

  1. Le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana: siamo in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità? Spesso esse desiderano incontrare una Chiesa che sia casa accogliente per loro. Le nostre comunità sono in grado di esserlo accettando e valutando il loro orientamento sessuale, senza compromettere la dottrina cattolica su famiglia e matrimonio?
  2. La questione omosessuale ci interpella in una seria riflessione su come elaborare cammini realistici di crescita affettiva e di maturità umana ed evangelica integrando la dimensione sessuale: si presenta quindi come un’importante sfida educativa. La Chiesa peraltro afferma che le unioni fra persone dello stesso sesso non possono essere equiparate al matrimonio fra uomo e donna. Non è nemmeno accettabile che si vogliano esercitare pressioni sull’atteggiamento dei pastori o che organismi internazionali condizionino aiuti finanziari all’introduzione di normative ispirate all’ideologia del gender.
  3. Senza negare le problematiche morali connesse alle unioni omosessuali si prende atto che vi sono casi in cui il mutuo sostegno fino al sacrificio costituisce un appoggio prezioso per la vita dei partners. Inoltre, la Chiesa ha attenzione speciale verso i bambini che vivono con coppie dello stesso sesso, ribadendo che al primo posto vanno messi sempre le esigenze e i diritti dei piccoli.

Leggete, rileggete, valutate; e poi prendete il testo definitivo della “Relatio Synodi“, nella quale i paragrafi sono diventati due:

  1. Alcune famiglie vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con orientamento omosessuale. Al riguardo ci si è interrogati su quale attenzione pastorale sia opportuna di fronte a questa situazione riferendosi a quanto insegna la Chiesa: «Non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia». Nondimeno, gli uomini e le donne con tendenze omosessuali devono essere accolti con rispetto e delicatezza. «A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4).
  2. È del tutto inaccettabile che i Pastori della Chiesa subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso.

Ora vediamo di capire una cosa: che differenze ci sono tra le due versioni?

Le parti rimaste sono quelle in cui si ribadisce:

  1. che “le unioni fra persone dello stesso sesso non possono essere equiparate al matrimonio fra uomo e donna“, tra l’altro molto inasprita nella versione finale, che recita (in modo assai più deciso): “non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia“;
  2. che “non è nemmeno accettabile che si vogliano esercitare pressioni sull’atteggiamento dei pastori o che organismi internazionali condizionino aiuti finanziari all’introduzione di normative ispirate all’ideologia del gender“, anche in questo caso con delle significative accentuazioni e precisazioni nel documento conclusivo: è del tutto inaccettabile che i Pastori della Chiesa subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il matrimonio fra persone dello stesso sesso“.

Sono completamente scomparse, invece, le parti in cui si affermava:

  1. che le persone omosessuali hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana;
  2. che la Chiesa dovrebbe accoglierle e accettarle;
  3. che la questione omosessuale dovrebbe suscitare una seria riflessione su come elaborare cammini di crescita affettiva e di maturità umana ed evangelica integrando la dimensione sessuale;
  4. che il mutuo sostegno tra i membri delle coppie omosessuali costituisce un “appoggio prezioso” per la loro vita;
  5. che occorre prendere atto dell’esistenza di bambini che vivono con coppie dello stesso sesso.

Ebbene, a me pare piuttosto evidente il fatto che nella relazione finale manchi del tutto la carica “eversiva” e “rivoluzionaria” che caratterizzava il primo documento, quello di cui tanto si è parlato, e con grande enfasi, qualche giorno fa: del resto il “rispetto” e la “delicatezza” con cui occorrerebbe trattare i gay e l’esigenza di evitare ogni “ingiusta discriminazione” nei loro confronti (che ammette in modo implicito la concepibilità di discriminazioni “giuste”) non sono certo delle novità, trattandosi di prescrizioni già contenute da tempo nel Catechismo della Chiesa Cattolica (numero 2358) ed accostate peraltro, negli articoli precedenti, a concetti assai meno tolleranti quali “genesi psichica inspiegabile”, “atti intrinsecamente disordinati” e “contrari alla legge naturale”; come se non bastasse, il paragrafo è stato approvato dal Sinodo con una maggioranza risicata, inferiore ai due terzi (118 voti favorevoli contro 62 contrari), il che lascerebbe presumere che per una bella fetta di Santa Romana Chiesa perfino queste quattro parole in croce sono discutibili ed eccessive.
Secondo me, quindi, sulla questione degli omosessuali il “compromesso” di cui si parla in queste ore non esiste: semplicemente, la “controffensiva degli ortodossi” ha stravinto su tutta la linea, depurando minuziosamente i risultati del Sinodo da tutte le parti definite “scandalose” o addirittura “indegne”, ripetendo per l’ennesima volta le formule trite e ambigue che già conoscevamo sin troppo bene e riuscendo perfino nell’impresa di approvarle a fatica.
Insomma, io ho la sensazione che sulle aperture ai gay, alla fine della fiera, Francesco abbia perso di brutto; e che la paventata “rivoluzione” nella Chiesa, che tutti abbiamo salutato con soddisfazione qualche giorno fa, sia ancora tutta, come si dice, nella mente di Dio.
Ammesso (e niente affatto concesso) concesso che ci sia.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

15 Comments

    • Sbagli, secondo me. Significa ignorare un pezzo grosso della società. Che esiste. E che pesa, ben al di là delle cosiddette “ingerenze”.

  1. La situazione degli omosessuali all’interno della comunità cristiana è paragonabile al fatto di pretendere che il Cardinal Bagnasco vada in giro con la Prinz anzichè con la Mercedes blindata.

    • Pretendere? Qua non c’è alcuna pretesa. Solo l’analisi di una cosa successa, che secondo me ha il suo peso. Tutto qua.

  2. Quel pretendere voleva essere genericamente ascritto alle vane richieste che ognuno di noi si aspetterebbe dal clero e dalla sua dottrina nei confronti dell’uomo e delle sue necessità.
    Non è in alcun modo da intendersi a livello personale. Me ne scuso se l’interpretazione che ne ho voluto dare ha lasciato questa impressione.

  3. la prima relazione, quella ‘eversiva e innovativa’ faceva già cacare, ma almeno era qualcosa. Parlare di sconfitta di Papa Marketing II (il I era il polacco) mi pare esagerato, sono sicuro che pure nella prima stesura il ruolo degli omosessuali nella chiesa sarebbe stato identico prima e dopo. Ovvero: abbiamo compassione di voi, vi vogliamo bene a patto che rinunciate ad ogni diritto, compreso quello di vivere la vostra sessualità.

  4. Vado oltre Stefano (riguardo al punto, che condivido, in cui usa la definizione di Papa Marketing) ipotizzando, e non certo asserendo ed urlando al complotto, che questa strategia di avere una guida che si professi come l’anti-conservatore che, purtroppo, deve fare i conti con lo zoccolo duro di chi le cose non vuole cambiarle, sia arrivata anche oltretevere. Obama che vuole dare tutto a tutti è puntualmente bloccato dal Congresso; qualsiasi sinistra (?) italiana degli ultimi vent’anni ha sempre dovuto fare i conti, in temi di diritti civili, politiche sociali, crocifissi e altre amenità, con Lega e Forza Italia (ora che sono uniti al Governo, poi, hanno vita facile nel restare immobili per motivi di opportunità politica). Insomma, io l’ho pensato dal primo giorno che Papa Francesco sia stato messo lì per svecchiare un’immagine un pò logora, lontana dalle persone, senza cambiare assolutamente nulla della sostanza della Chiesa Cattolica. Certo ogni guerra ha le sue vittime (un paio di preti pedofili allontanati), ma a parte questo, finora, non mi è sembrato di vedere segni di cambiamento. Pronto ad essere smentito in ogni momento ma, per adesso, io continuo a pensare che il “Primus” di un gruppo qualsiasi, sia comunque uno di loro, scelto da loro e, perciò, affatto diverso da loro. Se parliamo di un Papa, poi, mi viene veramente difficile pensare che possa aver raggiunto quella posizione dando da mangiare ai passerotti e predicando il Vangelo, lontano dalle “segrete stanze”. Saluti

  5. Pare che Francesco abbia incassato la sconfitta e dietro un diplomatico “l’importante è che se ne parli” stia già pensando alla partita di ritorno, l’ottobre prossimo.

    • una chiave di lettura l’ha data Monade. Una meno malpensante può essere che la ‘rottamazione’ del vecchio sia un processo lungo, e non vale la pena cercare lo scontro sempre e comunque. Io onestamente non credo che il paraculo Francesco voglia DAVVERO rottamare qualcosa, a parte l’immagine,

  6. Non so, la concezione di Papa Marketing mi lascia sempre molto perplesso. Le differenze col polacco mi sembrano abissali, poi sul lungo tempo si vedrà.

    Essendo uno che non pensa male, do un’interpretazione diversa (e probabilmente sbagliata): papa F vuole realmente l’apertura, e potrebbe tranquillamente imporla ex-cathedra. Il che porterebbe a 3 quarti del clero avversi al vaticano, e un suo pontificato ridotto ad un par di mesi, ti Giovanni Paolo I (si scherza, su, almeno.. si spera di scherzare).

    Se invece l’apertura avviene tramite i documenti del sinodo papa F ha due vittorie:
    1 l’apertura non è imposta, ma dal basso
    2 la democratizzazione del cattolicesimo guadagna un punto.

  7. Ammesso e non concesso che Papa Francesco voglia cambiare qualcosa nelle stanze ammuffite della chiesa/istituzione, deve prima fare i conti con un “corpo ministeriale” che definire retrivo è dire poco , procedere al suo (lento) smantellamento , allontare certi, avvicinare altri, insomma ri/costruire un’altra chiesa con tutt’altre persone.
    Tutto sta a vedere se
    1) ha abbastanza amici interni
    2) gli altri lo lasceranno agire o muoveranno contro tutto quanto/i possono muovere , compresa la minaccia di uno scisma
    3) come si comporteranno le lobby politiche nei paesi che contano
    4) quanti e quali alleati saprà portare alla sua causa.

    Insomma una vera guerra santa.

  8. Certo che avere dei dubbi su chi e cosa sia e cosa voglia davvero un papa, e pure gesuita, ascrivendogli intenzioni fuori dal solito bastone al massimo appena zuccherato da infilare nel culo del gregge, be’, sarà che siamo in Italia e i preti li vediamo ogni giorno, come i piccioni, e non ci sembrano neanche più i folli che sono. Quindi capisco, mi riferisco a chi cerca di fare il ragionevole vedendoci del buono.

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