un blog canaglia

La pubblicità e il femminismo per assurdo

in società by

Come tutti gli amanti del flame ben sanno, Corriere.it ospita da diversi mesi due blog dal dibattito particolarmente facile: La Ventisettesima Ora, in cui si parla principalmente di femminismo e questioni di genere, e Solferino 28 anni, in cui si parla principalmente degli insegnamenti di vita donati con magnanimità da giovani variamente brianzoli che sfidano con energia e coraggio la comune disponibilità a credere che gli stereotipi sui bocconiani siano infondati.

Sul primo dei due, ieri, ha scritto un giovane pubblicitario, che si è accollato – volontariamente, si direbbe – l’ingrato compito di difendere l’uso delle donne nude nella pubblicità. I primi dubbi sulla sua lucidità, a questo punto, dovrebbero essere già affiorati.

Premessa: l’unica possibile difesa in quest’ambito è quella onesta. Sì, usiamo le donne nude perché vendono qualsiasi cosa ai maschi e fanno da modello malato per le femmine, e noi siamo qui per vendervi la qualunque e prendervi i soldi, mica per corsi gratuiti di educazione civica. Brutale ma inattaccabile. E probabilmente troppo facile.

Nonostante non abbia un’esperienza decennale in questo mestiere, credo di avere avuto sempre un’idea molto chiara sul ruolo della pubblicità.

La pubblicità non nasce con un ruolo sociale, in alcun senso.

Si potrebbe discutere sul significato preciso di “ruolo sociale”, ma si può tranquillamente accettare questa affermazione se si parte dal presupposto che l’autore intendesse qualcosa come “educativo” o “pedagogico”, e che per un pubblicitario che ha avuto cura di segnalare il conseguimento di laurea e master nell’ambito della comunicazione non sia particolarmente importante saper scegliere i termini corretti.

Può sì provarci, farci sorridere, provare a farci riflettere (ed è già un grande traguardo), ma già la parola “pubblicità” predispone le persone a fidarsi relativamente, costruendo quella barriera che più volte gli addetti ai lavori provano a superare.

Provare a farci riflettere è già un grande traguardo. Non so voi, ma io a questo punto sento puzza di fregatura, inizio a fidarmi relativamente e a costruire una barriera con divani, tavoli e tronchi di legno.

L’utilizzo del corpo femminile, come leva di attrazione, non deve essere, secondo me, considerato svilente, anzi, mette in evidenza, sempre di più, il potere del sesso femminile su quello maschile.

Forse serviva una barriera più alta.

Se questo potere non fosse radicato nelle nostre coscienze e riconosciuto come vero, non si vedrebbero, in nessuno spot, ragazze in bichini in pose seducenti; o non le vedremmo mai lanciarsi su un maschietto perché indossa un particolare capo d’abbigliamento, o perché guida una macchina molto bella.

Forse avrei dovuto usare il cemento.

Il corpo, nudo o vestito, non è mai un corpo, è la metafora di un potere che “funziona” in quanto insito nella società odierna.

Forse avrei dovuto usarlo per via endovenosa.

Stando alle parole del giovane pubblicitario, quindi, la situazione è questa:

  1. gli uomini sono sottomessi alle donne;
  2. questa situazione è radicata nelle nostre coscienze;
  3. la pubblicità viene incontro agli uomini sottomessi, dandogli l’illusione che con un piccolo investimento ragazze in bichini in pose seducenti si lanceranno su di loro;
  4. ci sono università in cui nessuno ti spiega il significato di “metafora”.

Sarebbe un quadro perfino credibile, se non fosse che:

  1. no;
  2. quando mai;
  3. le donne nude nelle pubblicità sulla cellulite;
  4. no niente, questo era giusto.

Ah, le donne. Portatrici di un potere così grande e terribile che solo i powerpoint di un qualunque impiegato per il nuovo progetto cereali integrali al cioccolato senza zucchero con vere gocce di miele possono riuscire a controllarlo.

Il saggio pubblicitario, così elegantemente rappresentato dal nostro, offre agli uomini – vero sesso debole di oggidì – una via di fuga dalla realtà sottomessa in cui vivono, una splendida dimostrazione per assurdo dei reali e ingiusti rapporti di potere tra i sessi: un mondo del tutto immaginario in cui le donne sono percepite e trattate come complicati sex toys; in cui le donne preparano il pranzo e lavano i pavimenti; in cui le donne sono oggetto di caccia e conquista; in cui le donne devono stare attente alla cosiddetta “linea”, geniale invenzione letteraria di questo mirabile universo di fantasia, che contribuisce a incanalare e accrescere le ossessioni di ogni donna nei confronti del proprio corpo.

Sarebbe veramente un mondo grottesco in cui vivere.

(ESERCIZI DI LOGICA) Trapiantato a Milano in quasi giovane età, scrive tendenzialmente per dimenticare, cosa che gli riesce piuttosto bene. Soffre da molti anni di Sindrome di Ingegneria, diffusa ma poco conosciuta patologia psichiatrica che porta il soggetto a credere che qualunque interazione al mondo sia descrivibile con non più di quattro equazioni differenziali e a non capire perché abbia così pochi amici. Si lamenta di tutto.

8 Comments

  1. Il pubblicitari in questione, forse a sua insaputa o ignoranza ha gettato una luce su un argomento tabù. La società nasce matriarcale e in questo ambito era della donna la scelta del partner, come in molte società animali. La donna procrea, la donna decide la donna sceglie. Il maschietto procura il cibo e difende la famiglia. Dimentichiamoci lo stereotipo del maschio con la clava. Questo nelle società primitive quando il cibo derivava dalla caccia o dalla raccolta di frutti selvatici e non esisteva la guerra. Se qualcuno invadeva il nostro territorio ci si spostava un po’ più in la. Quella fu l’epoca delle grandi migrazioni. Differente la situazione con l’avvento dell’agricoltura. Non ci si poteva spostare lasciando il raccolto ad altri. Nacque la guerra, le donne dovevano coltivare i campi mentre gli uomini allevavano gli animali e difendevano il territorio. Erano diventati soldati. Ma ancora erano succubi del sesso forte, quello che procrea partorisce allatta e genera altra vita. Allora gli uomini che non sono più intelligenti delle donne ma solo più furbi inventarono le religioni e cacciarono le donne dal tempio facendole sembrare la causa di tutti i mali. Forse le donne svestite in pubblicità non sono che un riflesso atavico della nostra antica inferiorità.

    • metafore e riflessi atavici mi sembrano inutili cortine di fumo. ai maschi piace vedere le donne in esposizione, e questo fa gioco a chi deve vendere. paragrafo 3 del post iniziale.

    • Maledetti giudei,sempre loro sono la causa di tutti i mali,vero?Hanno inventato il patriarcato come lo intendiamo oggi,la religione monoteista e hanno distrutto del tutto il matriarcato!Negli anni 30 in Germania invece c’era pure il ministero per le donne,la libertà per esse,e la Sanger,una delle più importanti femministe,era amica di Adolf,ma poi quei porci puritani maschilisti insieme agli antenati di quel porco di Putin che c’è l’ha tanto contro il femminismo,hanno distrutto il matriarcato gilanico e ariano che stava rinascendo per riportarci sotto il dominio maschile e farci assuefare dal consumismo sessista,maschilista che ha creato il berlusconismo.Pensare che l’aborto,l’eutanasia e il nudismo erano legali in Germania in quegli anni,poi invece il capitalismo patriarcale ha distrutto tutto!Maledetta società fallocentrica giudaica!SH!Femen Riot 88

  2. E’ vero la pubblicita’ non ha un ruolo sociale ma, mi sento in dovere di aggiungere, e’ propio per questo che bisogna imporre delle regole e limitarla quando questa diventa dannosa per la societa’ in cui viviamo.
    Faccio un esempio che secondo me rende bene il concetto senza troppi giri di parole.
    In passato sono state realizzate numerose pubblicita’ volte a spingere il consumatore a fumare.
    I pubblicitari, giustamente, si sono occupati di realizzare pubblicita’ che fossero efficaci . Erano pagati per promuovere un prodotto e niente piu’, non era loro compito occuparsi dei danni che il fumo provoca alla salute e delle sue
    conseguenze sociali. Per comprendere la “pericolosita’” di queste pubblicita’ erano necessari esperti in materia di salute, che hanno messo in luce la pericolosita’ del fumo, ed esperti in ambito della comunicazione, che ci hanno aiutati a comprendere quanto le persone siano facilmente influenzabili e “manipolabili”. Col tempo si e’ arrivati quindi ad abolire quelle immagini che invogliavano le persone a fumare.
    Allo stesso modo, accettando anche la possibilita’ che l’uso distorto del corpo femminile possa aiutare a vendere prodotti, non e’ detto che questa abitudine sia priva di conseguenze sociali ( come la diffusione di una cultura sessista e non rispettosa dell’identita’ femminile ) e in quanto tale non debba essere in qualche modo regolamentata.

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