La furia e la libertà

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Mi corre l’obbligo di ricordare ai più distratti che il voto segreto è uno strumento che fu introdotto nello Statuto Albertino per garantire ai parlamentari la possibilità di decidere senza subire le pressioni del re o del governo: cioè, in estrema sintesi, di votare liberamente.
Qua casca l’asino, diranno alcuni, secondo i quali i deputati e i senatori non debbono votare liberamente, ma conformandosi alla volontà degli elettori che li hanno mandati in parlamento; senonché, come costoro si ostinano a far finta di non sapere, uno dei perni cruciali della nostra Costituzione (quel documento che loro affermano di difendere mettendosi sul tetto, tanto per capirci) è il divieto di vincolo di mandato, enunciato dall’articolo 67 e a sua volta finalizzato a far sì che i parlamentari possano rappresentare “la Nazione“, e quindi non soltanto i cittadini che li hanno eletti.
Liberamente, quindi, è la parola chiave.
Al punto che, guarda caso, fu durante il fascismo che il voto segreto venne abolito: in modo, evidentemente, che su ciascun parlamentare fosse possibile esercitare un controllo il più possibile stringente.
Ora, la domanda è: quelli che si infuriano contro il voto segreto e se la prendono con i cosiddetti “franchi tiratori” sono consapevoli del fatto che probabilmente senza voto segreto i gruppi parlamentari diventerebbero dei gruppi militarizzati? Sono favorevoli ad avere un parlamento composto da gruppi militarizzati? Ritengono che sia un bene per il paese?
Si rendono conto, quelli che si infuriano, che in una siffatta situazione si realizzerebbe, di fatto, ciò che lo stesso Berlusconi ebbe a proporre qualche anno fa, cioè che in parlamento dovrebbero votare soltanto i capigruppo?
No, perché sospetto che si siano infuriati anche allora, quelli che si infuriano oggi: senza neppure rendersi conto, poverini, di essere capaci di infuriarsi prima per un motivo, e poi per il suo esatto contrario.

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METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

11 Comments

  1. Io sarei per il voto segreto *sempre* ad ogni votazione, magari non con la “trafila” dell’urna, ma con il voto elettronico, magari realizzato in maniera che sia sempre anonima, e che il tabellone indichi solamente se il deputato ha votato o si astiene…

    Perché se un idea non ha la “forza” (economica o di convincimento) è giusto (in democrazia) che non passi…

    Con tanta buona pace di chi la pensa diversamente…

  2. In una Repubblica Palamentare, quale è la nostra, i parlamentari non dovrebbero avere nessuna pressione.
    Per me, voto segreto sempre.

  3. Ragionamento che non farebbe una grinza, se non fosse che in questo Parlamento non ci sono eletti ma cooptati dalle segreterie dei partiti. Voglio dire che mi pare un po’ fuori luogo il richiamo all’art. 67 della Costituzione, che fu scritto quando si votava col sistema proporzionale e con la preferenza multipla, per un sistema che oggi si regge sul Porcellum: chi siede in Parlamento non ha diritto ad invocare la libertà dal vincolo di mandato fino a quando accetta la logica di aver ottenuto una posizione favorevole nella lista elettorale per il solo merito di aver dato impegno di fedeltà.

    • L’obiezione ci sta, però il voto segreto garantisce la paraculaggine del cooptato. Io ti giudico il mio cagnolino, ed è un comportamento che pubblicamente tieni, ma nel segreto del voto potresti ribellarti al padrone. Non dimentichiamoci del ‘culo flaccido’ di Berlusconi.

    • Magari chi è in Parlamento no, ma magari chi è fuori sì, se ritiene che il divieto di vincolo di mandato sia un principio giusto; non solo chi stà in parlamento discute di vincolo di mandato. Credo che il discorso più interessante non riguardi ” chi può parlare di vincolo di mandato senza ipocrisia”, ma piuttosto se il vincolo di mandato sia giusto o no. Quindi in questo nuovo panorama qualunque posizione è sostenibile ed il discorso non è affatto chiuso.

      Inoltre, la legge elettorale non è in costituzione (credo, in questa materia non sono ferratissimo) e quindi non capisco quale legame di causa-effetto si possa stabilire a priori tra una determinata legge elettorale e la liceità del divieto di vincolo di mandato. Se i Padri Costituenti avessero voluto sottolineare un preciso legame tra divieto di vincolo di mandato e legge elettorale magari avrebbero pensato ad una forma di protezione “speciale” per la legge elettorale.

    • Mi permetto di dissentire: sono proprio l’assenza di vincolo di mandato e il voto segreto che garantiscono tutt’ora un minimo di regime democratico. Senza quelli sarebbe stato facile cassare il porcellum in Costituzionale.

  4. Anche io sarei sempre per il voto segreto. E’ anche vero che questa legge elettorale non è molto democratica (o comunque sottrae un bel po’ di potere ai cittadini). Inoltre recenti episodi di compravendita hanno rimesso in discussione il principio di divieto del vincolo di mandato. Insomma, il voto segreto “senza se e senza ma” è una puttanata galattica.

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