La dittatura è dentro di te

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Belgrado è davvero una città stupenda. La vita notturna della capitale serba ha poco da invidiare a quella delle altre capitali europee del divertimento come Londra, Amsterdam, Barcellona e Praga. Le possibilità di svago e divertimento non mancano affatto, anzi, sono abbastanza diversificate ed abbondano di input alquanto interessanti. Primeggiano gli splavovi, zattere o barche trasformate in club, ristoranti, bar e locali notturni galleggianti, di solito ancorati alle rive dei fiumi Sava e Danubio, compresa la spiaggia di Ada Ciganlija. Su tutti l’Acapulco, l’Amsterdam, il BlayWatch DiscoWater Club e il Plastic Jam. Dei locali “terrestri” sono invece degni di nota l’Akademija, il Mr. Stefan Braun, il Bar Baltazar, il Club Magacin, l’Ana 4 Pištolja, il Club White, il The Tube e l’Oh Cinema!.

Ma è proprio all’Acapulco che incontriamo Pretocchio *, ammassato su una poltrona futuristica di velluto viola, soverchiato da due modelle slave seminude, che sono in pratica i sosia di Mila Milutinovic. Sul tavolino tre bottiglie di Piper-Heidsieck Rare del 2002, svuotate fino all’osso. In arrivo un Charles Heidsieck Blanc des Millénaires del 1995. Poi, ancora dentro il suo classico contenitore in oro 24 carati, Almas Beluga, il più prezioso dei caviali, il più esclusivo ed il meno diffuso, ricavato da storioni del Mar Caspio di più di 100 anni d’età, e per questo risulta essere di colore praticamente bianco.Infatti, il caviale più è chiaro e più risulta essere anziano lo storione da cui vengono le uova. Jelena e Vesna adesso indossano le classiche magliette pretocchiane aforismizzate. Su quella di Jelena ci sta scritto “è la paura che crea l’attaccamento, non l’amore“, su quella di Vesna “quando bevi l’acqua dal pozzo ricordati sempre di chi l’ha scavato”.

Ho seguito Pretocchio a Belgrado appena ho appreso la notizia del suo doppio impegno in città e cioè le presentazioni di ‘Clip’,il film della regista serba Maja Milos, alla quale ha consegnato il Tiger Award al festival del cinema di Rotterdam, e quella della sua guida appena uscita sul rap francese ‘Rien ne va plus’.

Il film della Milos, ormai manifesto della generazione youporn, racconta la storia di Asna, 16 anni, delusa e arrabbiata con tutto e tutti, compresa se stessa, con un padre malato terminale e la madre scoraggiata e vinta. Si innamora di un ragazzo che la trascina nel proprio mondo di droga ed alcol, che è quello della generazione del dopoguerra in Serbia: strade infestate dai soprusi di un bullismo d’accatto, con ragazzini palestrati che si sentono padreterni, tirano e picchiano, che invocano un riconoscimento attraverso il sesso del ‘ io padrone tu schiava’. Lei schiava e felice, apparentemente, di esserlo e lui dittatore di pulsioni che può comandare. Attraverso il filtro del proprio smartphone immola al feticismo tecnologico un massacro dell’anima e del corpo, nell’assenza di chi li circonda e di genitori che non si accorgono di nulla o che non vogliono rimanere incastrati nell’ennesimo dolore.

In Rien ne va plus viene ripercorsa tutta la scena dell’Hip Hop francese nella sua evoluzione storica. Si parte dalla metà degli anni Ottanta con i NTM (Nique Ta Mere) ed i IAM, antesignani testimoni della violenza e della rabbia delle banlieue. Poi MC Solaar, la prima rap-superstar francese con la sua impostazione vicina all’acid-jazz. Il super mainstream Booba, i veterani Oxmo e Zoxea, Mac Tyer, fino ad arrivare a L’Entourage, collettivo di artisti visuali, graffittari e rapper.Si finisce con Georgio, rapper giovanissimo che fa parte di 75e Session, un collettivo di artisti video, e Guizmo, uno dei rapper più versatili di Parigi.

“In Italia i politici sono odiati in quanto persone invidiate. Non ci sono altre ragioni più nobili. Renzi è la continuazione dell’apparato con altri mezzi. Ma io alle primarie, travestendomi da Jimmy Faust Bimbozzi, l’ho votato, perché accellera la disarticolazione di processi di contraddizione esistente che a me stanno molto a cuore. Anche lui è un chiacchierone, ma almeno parla chiaro ed attrae elettori televisivi provenienti da zone elettorali opposte. Attualmente è il meglio che avete a disposizione. Certifica la fine del fallimento della classe dirigente dei giovani berlingueriani, gli asini di buridano. Ma stiamo parlando di una morte annunciata quando la crisi del sistema socialista aveva spinto il gruppo dirigente comunista a mutare la ragione sociale del partito, rendendolo autonomo dalle sue stesse radici. Non più la questione sociale, la trasformazione del sistema capitalistico per un suo superamento, la lotta di classe,l’odio degli operai per il capitale, ma piuttosto la questione morale, la retorica del buon governo, la lotta tra onesti e disonesti. Mi ricordo di averne parlato nel 1984 a Stavropol’anche con Jurij Vladimirovič Andropov, il segretario del Pcus dell’epoca, qualche mese prima che lui morisse.”

I forconi?

Bah, i forconi. Richiamano alla mente il movimento di Pierre Poujade, sorto in Francia nei primi anni ’50. Che le devo dire, sono una delle tante sfaccettature della dismissione del ceto medio. Abbiamo quelli che resistono alla crisi, il lavoro subordinato garantito che ancora crede nel sistema e voterà per lo più Renzi. Poi abbiamo il precariato cognitivo, il proletariato no future, e mo pure i forconi. Individualismo proprietario di piccoli commercianti, da sempre contrapposti al mondo salariato attraverso la questione dell’aumento dei prezzi/costi, addebitati alle rivendicazioni dei lavoratori dipendenti. Da una parte, quindi, c’è il piccolo artigiano che difende la sua attività, dall’altra il giovane/vecchio laureato che difende il suo titolo di studio e la possibilità di fare carriera, come manager o come ricercatore universitario. Il primo diventa un forcone, il secondo un indignato nella piazza o nella cameretta. Entrambi hanno il terrore di scendere nella scala sociale e pur di non scendere accetterebbero qualsiasi cosa, anche una dittatura o una giunta militare che azzerasse i diritti civili e le garanzie costituzionali.E’ questo terrore di perdere la propria posizione sociale e quindi di mischiarsi con quelli che hanno sempre considerato degli inferiori, che stavano più in basso, cioè gli immigrati che quindi diventano pure dei concorrenti, che spinge le masse al nazionalismo di ritorno degli ultimi tempi. Ma sono tutte cazzate”.

Perché sono cazzate?

Perché non si pongono la questione della presa del potere politico. Si rinchiudono nella rivendicazione e nella protesta della vuota frase contro i politici e lo stato. Ma l’alternativa allo Stato è il caos dei poteri informali, opachi, in molti casi criminali, che tendono a estendere il proprio spazio di manovra, a espandersi in nuovi territori, profittando della debole legittimazione delle istituzioni statuali. Dove non esistono governi responsabili, o ne esistono solo sulla carta, a prevalere sono inevitabilmente i rapporti di forza allo stato puro. Bruto. E parlare di politica non ha più senso”.

Quindi per lei questi movimenti incarnano la protesta, ma non hanno alcuna visione politica. Mancano di prospettiva, di sintesi ideologica.

Ma certo. Una delle loro rivendicazioni è ritornare alla lira per avere una moneta svalutata. Ma non si rendono conto che svalutare la moneta è una delle forme occulte di riduzione del valore reale dei salari. Perché i prodotti di importazione costano di più e quindi se ne possono acquistare di meno. Contemporaneamente le esportazioni valgono meno e quindi viene deprezzato il lavoro italiano. Il problema non è la moneta, ma le classi dirigenti che hanno guidato il Paese. Il cosiddetto “dividendo” dell’euro ammonta a circa 500 miliardi: si tratta dei risparmi sui tassi d’interesse realizzati dall’Italia fra il 1995 e il 2010. Negli stessi quindici anni abbiamo ottenuto 250 miliardi in più di Pil, grazie agli emigrati che hanno fatto crescere la popolazione e, lavorando, anche la ricchezza. Queste risorse non sono state utilizzate per ridurre le tasse e per modernizzare l’Italia. Sono state sprecate dalla classe politica, sono state dissipate. Per questo il punto nevralgico della questione è porsi l’obbiettivo della presa del potere”.

Gli esperti di strategia politica dicono che lei sta preparando, con la creazione di questa testa di legno Jimmy Faust Bimbozzi, un partito politico che prenderà il potere intorno al 2025. E’ vera la notizia?

Assolutamente si. L’obbiettivo e’ di reintrodurre  come soggetto storico il valore, la convenienza, la necessità e la prevalenza dell’essere collettivo su quello individuale. L’obbiettivo è prendersi un decennio /decennio e mezzo di tempo per canalizzare le varie sfaccettature di dissenso frastagliate e disperse, in un unico blocco, innescando di conseguenza una polarizzazione dello scontro: da un lato gli inclusi, quelli del Pul, il partito unico liberale, dall’altro gli esclusi, i non consumatori per decisioni altrui, quelli che non possono giocare. Solo che questi ultimi smetteranno di fare gli osservatori inermi e diranno:o fate divertire e giocare anche noi, oppure non vi divertite neanche voi. A questo punto gli inclusi reagiranno con dinamiche repressive da Stato coloniale, solo che la colonia sarà la propria popolazione che di conseguenza non avrà nessuna giustificazione per non attaccare il Pul. D’altra parte il Pul non potrà invertire questa tendenza in quanto dovrebbe dare e concedere i suoi pezzi di torta e questo non lo farà mai. Il contrasto classe dirigente/popolazione sarà lampante e non mascherabile. Gli esclusi avranno due sole alternative: o il suicidio o la radicalità diffusa. Fino ad ora non lo hanno ancora fatto perché la dittatura è radicata in essi”.

Quale dittatura?

“La radice di tutto questo timore e sgretolamento è la paura della punizione ed il suo falso superamento mistico e sentimentale. E’questa radice che bisogna sradicare dentro se stessi in primis, comprendendola e disinnescandola. Ognuno ha un suo limite. Ognuno si identifica con il suo limite. La paura della punizione nasce quando non si accetta il limite. Non accettandolo lo si vuole superare. Nella volontà di superarlo ci si scontra con lo spavento della sua perdita, perdita che in qualche misura diviene perdita della propria identità per via della coincidenza individuo-limite. Ma se non si ha il coraggio di superarlo nasce il disprezzo di sé, nascono i complessi di inferiorità. Allora l’individuo si muove come se lo superasse. Lo supera con l’immaginazione. L’immaginazione dà il via alla fantasticheria, ai sogni di grandezza e di superiorità. Nella realtà si atteggia a quei sogni. Cerca conferme. Le crea, se le racconta, le sollecita, le esige, discute per affermarle. Le afferma rifuggendo dalle prove di realtà. Si allontana sempre più dalla realtà. Assume arie di superiorità, diviene arrogante, recita il personaggio che non è e siccome non lo è, ricade in continuazione nel dubbio di esserlo e i sentimenti di superiorità si alternano ai sentimenti di inferiorità. Nasconde la propria impossibilità dietro l’impossibilità generale. È alla ricerca permanente dei limiti, delle impossibilità, delle incapacità, delle viltà altrui. Non crede nelle possibilità degli altri, salvo che per via mitica. Ma anche in questo caso tanto le proclama, quanto le pone in dubbio. Il disprezzo che al fondo nutre per sé si riversa sugli altri. Il sospetto diviene un suo modo di essere poiché alla base c’è la volontà di credere che ognuno ha limiti che non accetta e maschera”.

Minchia. Mecojoni.

A questo punto però Pretocchio fa segno che la conversazione è terminata. Con un cenno chiama al tavolo Asna e Jelena. Arrivate, prende Asna per un braccio e le dice: “Svestiti che andiamo”. Voltandosi verso di me, aggiunge: “Non so quando ci rivedremo. Jelena rimarrà con te tutta la notte. Ora ti faccio portare una bottiglia di Dom Pérignon Rosé del 2000. O preferisci un Ruinart Dom Ruinart Rosé del 1996? Quando hai finito di scolartele, hai  una  suite presidenziale prenotata allo Hyatt Regency. Prendi Jelena a cinghiate sulla schiena che le piace. E’ felice quand’è sottomessa. Buon divertimento. E ricorda: Jimmy Faust Bimbozzi”.

Soundtrack1:’Blitz’,Digitalism

Soundtrack2:’New day rising’, Aucan

Soundtrack3:’ Superheroes / Human After All / Rock’n Roll’,  Daft Punk 

Soundtrack4:’We Are Your Friends’, Justice

Soundtrack5:’Demoni e dei’, Contropotere

Soundtrack6:’Sogno numero 2′, Fabrizio De Andrè

Ogni riferimento a fatti, cose e persone è puramente casuale.

*L’ing. Paolo Pretocchio è un personaggio di fantasia che sta cercando di trasformarsi clandestinamente  e per palIngenesi apotropaica e maieutica in Jimmy Faust Bimbozzi

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