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Katy Perry (e C.) sono il demonio

in società by

Per qualche ragione incomprensibile. Katy Perry ha un forte ascendente sulle ragazzine. La mia figlia maggiore è perryzzata e ha trasmesso il virus a sua sorella. La quale (5 anni) ormai non va a letto senza aver visto almeno tre volte il video di “Wide Awake“. Ed è così per caso, nella mia veste di sentinella di YouTube, che ho fatto il mio ingresso nel fantastico mondo di Katy.

Questo il plot di “Wide Awake”: Katy Perry ha appena finito di girare una scena e si ritira in camerino, dove ha un’allucinazione che si potrebbe descrivere un brutto trip da acido ambientato nel romanzo “Alice nel Paese delle Meraviglie”. Dopo alcune avventure psicotiche tra “The Cell” e “Nightmare”, l’alter ego di Katy, accompagnata da sé stessa bambina, si ritrova in un magico giardino inondato di fiori. Un bel ragazzo vestito da principe azzurro delle favole si materializza davanti a Katy adulta. Fa per baciarla, ma il suo gesto non è sincero – tiene le dita incrociate dietro la schiena. Tanto basta perché Katy adulta gli molli un clamoroso gancio sul grugno, spedendolo dritto dritto su una siepe. Katy bambina la guarda un po’ esterrefatta, ma Katy adulta è felice di quel suo atto liberatorio e come niente fosse continua a gorgheggiare, uscendo poi di scena attraverso un’apertura della siepe a forma di cuore.

E’ vero, forse è troppo attendersi un messaggio da questo tipo di produzioni, che hanno l’unico fine di infierire sul cervello in formazione di minorenni ingenue. Però non sottovaluterei l’impatto negativo che la normalizzazione della violenza può avere su menti ancora vergini. Facendo proprio il punto di vista di chi ha girato il video, la violenza fisica è legittima e divertente, anche perché esercitata su un uomo (immaginiamo se la stessa scena fosse stata girata a sessi invertiti…).

Tra i video “consigliati” da YouTube a chi guarda “Wide Awake” c’è anche “Popular Song” di Mika – anche questo molto gettonato a casa mia. L’ambientazione, pop gotica, è quella di un college americano. Poiché Mika e Ariana Grande sono lo zimbello dei compagni di scuola, si danno alle arti magiche, predisponendo un intruglio che ammanniscono ai loro torturatori nel corso di una cena – trabocchetto. Non appena i loro carnefici bevono la pozione, si trasformano in statue di pietra, che le due ex vittime si affrettano a sbriciolare, gettandole per terra e colpendole con corpi contundenti vari. Ma il povero Mika subisce la stessa sorte dei suoi carnefici (anche se pietrificato, non finiesce in pezzi). La sua amica ed ex complice, si scopre, non gli ha perdonato un banale dispetto che le aveva fatto da bambino. Anche qui il tema è la legittimazione della vendetta – anche se un po’ più problematica: la giustizia sommaria, in fondo, può trasformare in vittima chi la pratica.

Questi due clip, sia pur in modo sciatto e debole, si sforzano di parlare della trauma della maturazione attraverso cui passano gli adolescenti: le esperienze cocenti dell’amore non corrisposto, del tradimento, dell’abuso, della difficoltà di convivere con prossimo così come con il proprio corpo, di amare. Lo fanno però rifiutando il vittimismo (bene), ma abbracciando nel contempo un’etica di rivalsa violenta contro le ingiustizie, libera di giungere all’asocialità. Credo che questo atteggiamento lassista sia pericoloso. E’ vero che bambini e ragazzi sono esposti continuamente a dosi massicce di violenza (reale o rappresentata), e che pertanto i video di Katy Perry e di Mika sono relativamente innocenti. Tuttavia rimangono problematici, proprio perché non mirano al semplice divertimento, ma hanno ambizioni (velleità) didascaliche. Vista la mia età, concludo dicendo che,”ai miei tempi”, ci si poteva crogiolare nella propria depressione cullati dalle canzoni di Morrissey. Oggi le ragazzine vanno alla carica con i coltelli in bocca al ritmo sciatto e copiaticcio delle canzoni di Katy Perry. Non è difficile capire quale sia la mia preferenza. Abbiate pazienza.

 

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

7 Comments

  1. Morrissey non lo conosco quasi per niente. Ma dubito che a cinque anni qualcuno gradisse ascoltarlo se non criminalmente plagiato da fratelli borderline

    • Per la versione lunga:
      Noi siamo cresciuti a Ken Shiro e video dei GreenDay. o per la versione femminile a Mimi’ che prendeva pallonate in faccia e si allenava fino alla morte (sua o di altre giocatrici)

      Se quelli (allora) erano (e questi ora sono) l’unico elemento formativo della giovane mente infante, bhe’, il problema e’familiare, non della cultura pop.
      Se questi sono parte degli elementi formativi, invece, il problema non sussiste.

  2. Ai miei tempi nessuno capiva nulla dei testi delle canzoni o delle storie delle clip. Se la musica era orecchiabile (tipo “billy jean is not my lover/ she’s just a girl saying I am the one/ but the child is not my son” –un testo che ha dietro una storia di degrado pazzesca, tu cia hai mai pensato??) questo ci bastava per farci piacere una canzone. Oggi i bambini ascoltano e vedono molte molte più canzoni di una volta quindi temo che al massimo le percezioni siano ancora più superficiali. In sintesi: scialla fatello, nessun danno neurologico dall’ascolto di Katy Perry!

    • Non vorrei insistere con il mantra dei “tempi nostri”, ma il talento di Michael Jackson (e la sua influenza) non credo siano minimamente paragonabili a quelli di Katy Perry. In ogni caso, Billie Jean parlava di un tizio che non riconosce come suo il figlio della donna che sostiene di aspettare un figlio da lui (non sappiamo se sia un irresponsabile o la vittima di una millantatrice). Il tema della canzone lo conoscevo anche da ragazzino, e non è stato mai un problema, benché fossi credo un po’ più grande della mia figlia maggiore.
      Comunque quello che mi interessava qui erano le immagini e non tanto le lyrics. Ed esprimere il mio disappunto per le velleità didascaliche di queste produzioni.

      • Un collega Americano si lamentava che il figlio fosse troppo attratto dalle canzoni di Jhonny Cash, che notoriamente parlano di alcolismo, ex galeotti, etc…
        Cercando altenative, mi veniva da proporre Neil Young.
        Al che il tipo mi dice: è impossibile, ogni volta che siamo in macchina lui comincia: Jhonny Cash, Jhonny Cash, Jhonny Cash. (con voce nenia da bambino cinquenne).
        Ma quanti anni ha tuo figlio? due.

        Ma bafangule va.

  3. Sono talmente vecchio dentro e acido che sono spesso pronto a saltare alla gola di nuovi pericoli per menti in crescita… però questa volta lo trovo esagerato anche per me.
    Condivido anche il pensiero sui violentissimi manga educativi citati sopra (Zerocalcare ci ha fatto scene leggendarie ma non trovo più il link)

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