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Ius cum grano salis

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In questi giorni si parla molto di cittadinanza italiana per i figli degli immigrati nati in Italia. A giudicare dal dibattito, sembrerebbe che la scelta possa essere fatta solo  tra due estremi, ius sanguinis e ius soli. Come dire, o il passaporto si prende esclusivamente se si è figli di italiani oppure si prende esclusivamente se si è nati in Italia. Attalmente nessun paese applica questo aut aut: gli Stati Uniti per esempio applicano la ius soli incondizionata a chiunque nasca sul loro territorio, ma concedono la cittadinanza anche ai figli dei loro cittadini nati all’estero. La Francia applica la ius soli ma solo su richiesta e comunque al compimento del diciottesimo anno di età, previ 5 anni di residenza in Francia. Anche l’Italia, che va forte sulla ius sanguinis (vedi le file di improbabili aspiranti italiani che affollano i nostri consolati del Sud America), applica una forma di ius soli nel concedere a chi e’ nato in Italia la cittadinanza italiana al compimento del 18esimo anno di età. Ma perché invece di scornarci su principi astratti dai nomi latini, non cerchiamo di trovare una soluzione sensata da qualche parte nel mezzo tra ius sanguinis e ius soli? E’ assurdo che un minore nato in Italia debba aspettare l’età della ragione per prendere il passaporto italiano (del resto a me nessuno ha chiesto se volevo o no essere italiana quando sono nata, e che ne sapete, magari avrei preferito essere apolide). C’è chi teme che nel caso di ius soli pura arriverebbe un’orda di donne incinte a partorire da noi, cosa improbabile, ma non del tutto sconosciuta in paesi come gli Stati Uniti. Se è questo il problema potremmo condizionare la cittadinanza al fatto che i genitori abbiano un regolare permesso di soggiorno o alla permanenza del minore in Italia per un certo periodo dopo la nascita (un po’ più breve di 18 anni, si spera). Allo stesso modo, la ius sanguinis potrebbe essere applicata un po’ meno automaticamente nel caso di chi richieda in passaporto non in virtù di genitori italiani, ma di nonni, bisnonni o trisavoli. Anche solo un colloquio in italiano o la richiesta di dimostrare qual si voglia legame con l’Italia che vada oltre il patrimonio genetico. Alla fine, il senso della legge di cittadinanza dovrebbe essere quello di far coincidere, nel modo più fedele alla realtà possibile, il gruppo di quelli che hanno un passaporto italiano in tasca e il gruppo di quelli per cui l’Italia è il loro paese.     

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

12 Comments

  1. Gol. Mi sembra sconvolgente quanta gente stia mancando la porta pur essendo a pochi metri dalla linea, senza il portiere. Ma sembra che tu sia tra i primi a segnare.

  2. Un punto di vista molto intelligente, e quindi troppo faticoso da valutare realmente.

    Sulle orde di partorienti dall’estero però qualche dubbio mi rimane, pur non essendo mai stato particolarmente intimorito dall’immigrazione.
    Già ora si legge di esperienze negli ospedali “di confine” umanamente bellissime, ma che in caso di scelte simili non fanno sperare molto bene…

        • Ci sono dei casi negli Stati Uniti, ma non e’ un fenomeno particolarmente preoccupante. In ogni caso, mi pare che usare questo eliminabilissimo rischio per mantenere lo status quo per cui bisogna arrivare a 18 anni per chiedere la cittadinanza sia una cosa intellettualmente disonesta (vedi Lega, M5S e altri animali).

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