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Incubi familiari

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Come i più informati sapranno già, si è recentemente arenata l’ennesima proposta di legge sul doppio cognome; più precisamente, sulla possibilità di scegliere il cognome dei figli. La proposta è apparentemente molto semplice; alla progenie si può dare:

  • il cognome del padre;
  • il cognome della madre;
  • il cognome di entrambi;

In caso di disaccordo, si dà il cognome di entrambi in ordine alfabetico. Una persona con due cognomi può scegliere quale dei due trasmettere ai figli. Chiaro, equo, praticamente ovvio.

Ma sono i dettagli a fare la differenza, e per fortuna c’è qualcuno che ai dettagli è attento. Ignazio La Russa, per esempio.

«Stiamo affrontando questo tema epocale senza i dovuti approfondimenti: è un provvedimento complesso che merita un atteggiamento diverso da parte di questo ramo del Parlamento».

Come dargli torto? La scelta del cognome è effettivamente un tema EPOCALE, la cui definizione corretta richiede un processo di deliberazione pluridecennale, un’elaborazione culturale progressiva e – perché no? – una commissione parlamentare d’inchiesta e un paio di referendum. Poi, forse, si potrà pensare di iniziare a stabilire con una minima cognizione di causa se veramente la madre può essere importante come il padre (SPOILER).

«Da questa legge  deriva non solo l’impostazione sul come tramandare i cognomi, ma anche l’appartenenza di una persona ad una determinata famiglia»

Esatto, e non solo. Dato che il cognome è ad oggi l’unico criterio oggettivo per stabilire chi appartiene a quale famiglia e gli inevitabili legami affettivi che ne conseguono, da questa legge deriva anche a chi vuoi più bene a mamma o a papà.

Ma non c’è solo il prode Ignazio a impedire che lo Stato vi obblighi con la forza a non essere obbligati a dare il cognome del padre; al suo fianco c’è Stefania Prestigiacomo, che ha un’obiezione dirompente:

«Personalmente non sono d’accordo che in caso di doppio cognome venga scaricata sui figli la scelta del cognome da trasmettere come previsto nel testo»

In effetti, non credo che i diretti interessati siano le persone più adatte a scegliere. Come alternativa potremmo tipo fare un sondaggio tra i parenti entro il quarto grado, o quantomeno tenere artificialmente in vita un nonno.

«Equivarrebbe a chieder loro di preferire un genitore all’altro ponendo loro un problema di coscienza di non poco conto anche se nella maturità. Occorrono automatismi che riducano al minimo le conflittualità. E poi magari prevedere eccezioni»

Inappuntabile. Famiglie saranno distrutte. Non potrà che andare in questo modo:

In una stanza di un ospedale, una famiglia si stringe intorno alla nuova mamma: Maria Stuart ha appena dato alla luce uno splendido bambino, e con lei ci sono il marito e i genitori di lui.
– Lo chiameremo Eleazaro, come il bellissimo e gentilissimo medico che mi ha messa incinta. Eleazaro Stuart. Che ne dici?
– Suona bene.
– Tu hai già scelto quale dei tuoi due cognomi dare?
I suoceri di Maria si scambiano uno sguardo nervoso.
– Bè…
Guarda i suoi genitori negli occhi per un brevissimo istante. Quelli di suo padre sono da cane bastonato. Quelli di sua madre da staimoltoattentoaquellochedici.
– Non lo so – riprende – sono entrambi dei bei cognomi a cui voglio bene allo stesso modo…
– Devi decidere – lo interrompe Maria, impaziente.
Per un attimo si ricorda di quella volta che suo padre lo aveva portato al cinema; hot dog o popcorn? Papà glieli aveva presi tutti e due. Guardandolo prova a parlare.
– Allora credo che sceglierò Rossi…
Rapida e silenziosa sua madre estrae un coltello; piega il braccio del marito e gli porta la lama a sfiorare il collo.
– Dicevi, Kim?
– Stuart, Stuart! Dio santo, scelgo Stuart.
– Bene – si tranquillizza la madre, riponendo l’arma. – Benvenuto nella famiglia moderna, Eleazaro Stuart Stuart.
Con un urlo strozzato, Ignazio La Russa si sveglia in aula. Michela Marzano sta parlando. C’è ancora tempo per salvare la famiglia.

(ESERCIZI DI LOGICA) Trapiantato a Milano in quasi giovane età, scrive tendenzialmente per dimenticare, cosa che gli riesce piuttosto bene. Soffre da molti anni di Sindrome di Ingegneria, diffusa ma poco conosciuta patologia psichiatrica che porta il soggetto a credere che qualunque interazione al mondo sia descrivibile con non più di quattro equazioni differenziali e a non capire perché abbia così pochi amici. Si lamenta di tutto.

1 Comment

  1. Temo di sentirmi rigido come La Russa… ed il solo dirlo mi provoca l’orticaria.
    Però … non ho letto la proposta e non so come si deciderebbe, ma la simpatica scenetta in chiusura di articolo ha più di un fondo di verità.
    Da una parte ci sono tutte le frasi bellissime su scelte, responsabilità, libertà dall’altra il pragmatismo di chi sa che ci saranno discussioni anche pesanti in molte famiglie per questo motivo. Non nelle generazioni di oggi forse, ma in futuro si.

    Lo dico perchè se me lo chiedessero oggi, se sento più il cognome di mia mamma o di mio papà, la risposta sarebbe “il primo, certamente”. Ma una parte di me si sente allarmata e ferita.
    E lo dico perchè purtroppo ho davanti esempi di persone che davvero finirebbero ai cortelli per una cosa del genere. E mi chiedo: ne vale la pena?

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