un blog canaglia

Il tuo nemico più prossimo

in società by
Apertura Apple Store a Catania, Italia, 2011.

L”Italia si è riscoperta socialista.

E” riemerso “lo spettro del fascismo” e tutti stanno in allerta.

Quando a parlare sono Grillo e Berlusconi, ovviamente.

Il panico è grande e non c”è nemmeno un Aventino immaginario sul quale rifugiarsi. L”Italia perbene è in “trincea”, saldamente  seduta sulla propria sedia. Ossessionata dal bisogno di indignarsi, informarsi. Condividere, soprattutto. C”è un pericolo alle porte: l”Eterno Ritorno dell”Uguale. Altrimenti detto: il Totalitarismo dell”Uomo Qualunque. O Populismo della Piazza.

Se su Berlusconi è stato già usato ogni epiteto possibile, per descrivere questo venditore di tappeti capace di fingersi tutto e il contrario di tutto, di esibire qualuque cialtronata pur di catturare il disagio dell”elettorato più anziano e incolto, qualche breve parola la vorrei spendere sul Movimento Cinque Stelle, sapendo di correre il rischio di cadere nel già-detto.

Per chi scrive la figura di Grillo equivale a quella di Bersani: nel senso che il suo orizzonte politico e culturale è, nonostante i proclami, il trionfo del riformismo. Avendo come primo interlocutore il Cittadino, infatti – il Cittadino Che Lavora, il Cittadino Che Non Ci Sta, il Cittadino-che-paga-le-tasse, etc. – la sua utopia non può andare certo oltre la “riforma” del “sistema”. Il suo rimane sempre un “dialogo”, per quanto rozzo e a parole distruttivo. Detto questo, ho avuto modo di incontrare la maggior parte degli attivisti del M5S napoletano già nel 2005, molto prima che si pensasse a possibili sbocchi elettorali. Erano i cosiddetti meetup. C”erano persone di tutte le età, soprattutto giovani e istruiti, che organizzavano riunioni per discutere di temi davvero arditi, quali: la raccolta degli olii esausti, gli inceneritori, la raccolta differenziata, la pulizia delle piazze, il giardinaggio, i referendum per i “beni comuni” – i beni comuni sono una fesseria, ma è un discorso che qui non apriremo -, la critical-mass, i parchi pubblici, tanto per citare qualche esempio che mi torna in mente.

Possiamo scandalizzarci quanto vogliamo delle dichiarazioni “fasciste” di Grillo e di alcuni suoi seguaci, dell”apertura a Casapound e della demagogia delle sue proposte. Ma questa è la mia esperienza e ci tenevo a raccontarla.

Scrive lo storico Emilio Gentile: “(il fascismo era) un fenomeno politico moderno… rivoluzionario… con un”ideologia attivistica e antiteoretica, a fondamento mitico, virilista e antiedonistica, sacralizzata come religione laica…”. Un movimento che si considerava, tra i suoi aderenti, trasgressivo e ribelle. Da qui il parallelo tra il “me ne frego” e il “Vaffanculo”, tra il culto di Benito e quello di Beppe. Manca nel M5S qualunque visione liberatrice per chi lavora o per gli immigrati, qualunque discorso di “classe”, di “liberazione” che non sia quella dalla burocrazia o dalle tangenti.

Se abbiamo paura del fascismo inteso come movimento nazionalista, antimarxista e antiliberista al tempo stesso, allora forse il grillismo si configura come tale. Fa un po” sorridere immaginare questi smanettoni esperti di Youtube come un pericolo per il potere costituito, specie in un Paese dove ancora si applicano codici degli anni Trenta e si condanna alla gogna chiunque lanci un sanpietrino, ma diamo per buona questa analisi.

Se invece parliamo di fascismo inteso come “regime”, un regime che tenta di controllare capillarmente la società in tutti gli ambiti di vita, imponendone l”assimilazione ad una sola ideologia; un regime che controlla la Stato e non si limita ad imporre delle direttive, ma tenta di mutare radicalmente il modo di pensare, di inserirsi nell”intera vita privata dei suoi cittadini, al punto da far identificare essi stessi nello Stato, ebbene allora in questo caso il grillismo è arrivato troppo tardi: il fascismo c”è già.

Vero, abbiamo tutti la possibilità di votare. L”obbligo di leva è stato abolito. Le turpi squadracce che ad Atene e nella periferia romana vanno a caccia di immigrati ancora non hanno conquistato il nostro inutile Parlamento.

Ma è questo il fascismo come “idea totalizzante”? La svastiche e i fasci littori sono stati sconfitti. Ma i loro elementi essenziali – militarismo, razzismo, imperialismo – sono demoni che minacciano fuori la finestra, con le fattezze di cani rabbiosi, oppure sono stati già assorbiti, da decenni, nelle ossa avvelenate dei vincitori?

Ma soprattutto, perché  nessuno di questi Matteotti del 2013 chiamò “fascista” Gianni Agnelli a suo tempo, anziché riverirlo come simbolo di eleganza, quando mori” – Agnelli che col fascismo si era arricchito? Perché nessuno di questi giornalisti democratici chiama oggi “fascista” la nostra polizia o il nostro sistema carcerario, i più disumani d”Europa – forse perché fa troppo “2001” ed è fuori moda? E chi si degnò di chiamare “fascista” il reporter che oggi non vuol incontrare i nazi di Casapound ma ben pensò di pubblicare la foto con il domicilio di uno dei sospettati per la strage di Brindisi – che alla fine risultò pure innocente?

Alexander Stille da del rincoglionito e filo-terrorista a Dario Fo su Repubblica, un quotidiano che  aveva censurato un blacbloc come… Odifreddi, quando questo si era permesso di chiamare “terrorista” lo Stato di Isreale. Sì, ma Ahmadinejad? Ahmadinejad non è mai venuto a farmi paternali sui pregi dello stakanovismo, tanto per iniziare. Al contrario dei devoti di San Jobs da Cupertino. E questo già mi basta per non voler organizzare golpe contro di lui

Domandiamoci, per una volta, onestamente, chi o cosa rappresenta l”oppressore delle nostre esistenze. Qui e adesso. Sono sicuro che nella maggior parte dei casi non verrà fuori la testa rasata di un tifoso bestiale, né un sottoscala zeppo di studenti che discettano su leggi e corruzione.

Cos”è un saccheggio di un supermercato, una torta in faccia ad un intellettuale, un calcio nel sedere ad un giornalista, un cantare animalesco di cori nello stadio, a confronto dell”alienazione mortale delle nostre esistenze, dello squillo sempre troppo anticipato delle nostre sveglie, della prospettiva di quarant”anni da passare in fila al supermercato, con in mano una carta di credito rimpinguata, se ci va di lusso, dalla carità di qualcun altro?

Mi auguro che Casapound e Casaleggio non prendano troppi voti. Ma le adunate che più mi fanno paura, comunque vada a finire quest”avventura – e di avventura ne abbiamo bisogno – non sono in piazza – regno di scoramento e malinconia, soprattutto tra chi vota Grillo -, ma quelle robotiche e iper-eccitate dei dipendenti Apple, che ballano a ritmo rock. Il lavoro, sopratutto di questi tempi, rende estremamente euforici. Talmente euforici da non farci realizzare di aver sacrificato la nostra vita, la pienezza della nostra esistenza ad una religione civile, un”astrazione pericolosa tanto quanto il Dio, Patria & Famiglia di mussoliana memoria.

Non c”è manganello più pericoloso di quello invisibile e che non lascia lividi, bellezza. Alba Dorata sopra di me, il poliziotto armato dentro di me…

23 febbraio 2013.

Vedi: Inaugurazione Apple Store Porta di Roma

(DISPACCI) Nato a Napoli. Si laurea in Economia delle Arti a Milano, dove partecipa a varie esperienze letterarie (Eveline) e politiche (La Stecca degli Artigiani). Fondatore del gruppo di street art anti-camorra “Il Richiamo”, scrive una tesi di laurea sulla devozione alla Santa Morte in Messico e organizza una mostra sulle somiglianze tra “neomelodico” e la musica pop mediterranea. Nel 2010 vola a Londra, dove lavora come nel mondo dell’editoria. Recentemente è di base a New York, dove lavora come giornalista, attivista e occasionalmente cuoco.

2 Comments

  1. …bei tempi quando pigliavo per il culo i giapponesi che cantavano l’inno aziendale prima del turno di lavoro… adesso il figlio del mio vicino chiede in giro: da chi posso farmi inculare per poter cantare l’inno aziendale dell’aifon?

  2. ti leggo, ti condivido, e ti stimo. però non licenziare così sbrigativamente discorsi su cui ci sono quintali di letteratura e ricerca empirica. “i beni comuni sono una fesseria, ma è un discorso che qui non apriremo” non si accorda, per esempio, con “Governing the Commons: The Evolution of Institutions for Collective Action” E. Ostrom, premio nobel per l’economia 2009. I beni comuni sono difficili da gestire, ma la loro gestione “da beni comuni” ne impedisce l’esaurimento. Quelli che ci hanno preceduto e hanno adottato tecniche seppur rudimentali per gestire i commons, non erano dei cretini, hanno fatto in modo che questi beni arrivassero fino a noi. La Ostrom analizza centinaia di casi del genere.

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