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Il sessismo delle antisessiste

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L’abuso del termine ‘sessismo’, gettato nel dibattito ad ogni piè (o fondoschiena) sospinto, sta raggiungendo il suo obiettivo femminista: farci cadere le palle. Ed è soprattutto la forma aggettivale, apparentata con altri di per sé innocenti sostantivi, a consumare questo impunito delitto delle pudenda. Quel ‘sessista’ che squalifica più che qualifica, che indica più che spiega. Quel ‘sessista’ che riempie bocche e cuori, che mette all’indice con la sua sola vicinanza pubblicità e satire.

L’invasione mediatica è in atto. I rimbrotti sono all’ordine del giorno. Chiunque può esserne vittima, basta una parola detta in modo maldestro: un apprezzamento fuori luogo oppure una domanda mascolinamente impertinente. Del resto, dicono le convinte utilizzatrici del termine, il cortocircuito è anche linguistico. In quella vergognosa confusione dei generi. Per cui, tanto per cominciare, abbisogna riformulare il lessico. Ministra e non Ministro, diritti della persona e non dell’uomo, deputata e non deputato.  E così via.

Perché tutto questo generoso ricorso alla distorsione del genere genera generazioni di degenerati. Cioè di maschilisti. Cioè di uomini che odiano le donne. Cioè di mariti violenti. Cioè di possibili femminicidi. Come se la matematica, che è femmina da millenni, offrisse alla causa antisessista lo strumento dell’equazione; come se la correlazione, che è femmina pure lei, fosse un dovere morale ineludibile.

Non capiscono, le boldriniane, le terragniane, le marzaniane, che lo svilimento dei concetti, benché si cibi di ciance, è un fatto silenzioso: lo si afferra dopo, sempre dopo, quando l’effetto delle parole equivale a quello di un innocuo ruttino. E dopo non si può più nulla. Non capiscono che, quando si svilisce un concetto, soprattutto se questo ha un’importanza e una veridicità (e nessuno le nega), si finisce col rinforzare tutto ciò che va nella direzione opposta. In sostanza, si produce un gioco perverso che mortifica persino l’inoppugnabilità del reale, persino il fallocentrismo concreto e ben visibile.

Come l’innegabile disparità numerica nelle istituzioni. Anch’essa bollata troppo rapidamente come frutto del maschilismo imperante e alla quale si vorrebbe far fronte con la meravigliosa invenzione delle quote femmina. Ad esempio, prevedendo l’obbligatorietà dell’elezione paritaria di uomini e donne. Una conquista di civiltà, dicono. Peccato che così si impedisca di fatto la possibilità che il numero delle donne elette sia maggiore di quello degli uomini. Oppure che, in una situazione di mascolino merito, sia fatto fuori il candidato privo di tette. Una conquista di civiltà, certo.

Epperò, se è vero che il sessismo è una forma di discriminazione, e che esso tende alla generalizzazione, al rinfocolamento degli stereotipi di genere, l’antisessismo di casa nostra, con la sua demonizzazione del maschio e le sue proposte perversamente paritarie, finisce col rassomigliargli un poco. Se è vero che il sessismo è un’operazione di deformazione della realtà a beneficio di alcuni, l’antisessismo di casa nostra, col suo moralismo hardcore, appiattisce la discussione sui costumi, sulle preferenze sessuali, incita in qualche modo la facile catalogazione, dunque la misconoscenza. Inoltre, se è vero che il sessismo rivendica una presunta superiorità maschile, la retorica antisessista del ‘donna è bello’ o del ‘ donna è meglio’, pur avendo buoni propositi e toni delicati, non sembra essere meno grossolana.

La strada da fare per raggiungere un livello di parità prossimo a quello di altri paesi europei è certamente lunga. Qualcuno è convinto che l’infantile bagarre maschio-femmina, la celebrazione dello iato, non faccia altro che rinforzare gli stereotipi e dunque il sistema che si pretende di combattere. Mentre le militanti antimachiste vanno alla ricerca di quegli stereotipi e gli inveiscono contro. Per superare una situazione di squilibrio. Ma senza capire che così si rischia di approdare ad una desolante parità di cartone. Senza rendersi conto che pure il loro, in un certo modo, è sessismo.

2 Comments

  1. certo che l’elezione della Boldrini a Presidente della Camera è stato un grande successo della sinistra, ha avvicinato gli elettori al Palazzo e posto le basi per un accordo con Grillo…

    questo è quello che si diceva solo l’anno scorso .

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