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2017 Torre Argentina: il punto sui Radicali

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La profezia di Matteo Renzi è che le prossime elezioni saranno un torneo a 3: anche ammesso, sulla composizione delle due forze alternative all’impenetrabile Movimento 5 Stelle è difficile al momento fare previsioni. Con l’eventuale schiacciamento del fronte di destra sulle leadership di Meloni e Salvini c’è da capire cosa racconteranno i liberali ai propri elettori: al momento è tutto un ribollire di movimenti e laboratori intorno a Capezzone e Parisi, acrobati nel contrabbandare il loro contributo come una spruzzata di spirito degli anni ’90.

Poi c’è il PD, e c’è il miraggio del 40% con cui Renzi prova a tenere unite sullo stesso albero le mele con le pere senza passare per un pericoloso congresso.

In questo scenario non c’è da stupirsi che la pattuglia dei Radicali Italiani guidati da Magi possa essere appetibile per transfughi di varia destra come Benedetto Della Vedova che vorrebbe traghettarsi nell’accogliente area renziana non senza un pacchetto di voti. Presidio fisso al Comitato di questi giorni insieme ai suoi collaboratori, Della Vedova è intervenuto lasciando poco del suo piano all’immaginazione: un’alleanza che guarda al centro sinistra sul rilancio del progetto europeo. In sala non manca chi si tira fuori da questa linea, evocando Ventotene come un sogno tradito: “se Spinelli fosse vivo, non difenderebbe questa Europa”. Più di qualcuno è perplesso invece all’idea di un nuovo abbraccio con il PD, dopo l’esperienza delle amministrative sia elettoralmente che politicamente deludente, e lo è tanto più nel caso di una mediazione del compagno Benedetto che lascerebbe poco spazio di manovra agli attuali dirigenti dei soggetti Radicali.

Converge sull’Europa – ci mancherebbe – almeno la linea Bonino, che rimette al centro la sua bella campagna di debunking sull’immigrazione e un piano di accoglienza dai toni molto pragmatici: l’immigrazione può pareggiare la bilancia demografica e fornire forza lavoro, ma proprio su questo ultimo tema – il lavoro – la contraddizione resta irrisolta. Palla parzialmente colta da Marco Cappato con una incerta evocazione del tema della bomba demografica tanto caro alla fronda del Rientro Dolce: allora questi immigrati servono, ma forse non tutti, allora quanti? La questione resta fin troppo aperta, amen.

Al segretario Riccardo Magi rimane l’onere della sintesi che era stato fino a poco tempo fa appannaggio di Pannella con i suoi degregoriani canestri di parole nuove: l’idea di accodarsi al Partito Democratico è “una grande cazzata” – ha sostenuto il segretario – se si confronta ad esempio il piano del Viminale sull’immigrazione che prevede la riapertura pur parziale dei CIE con la visione radicale, ed è prioritario porre questioni sullo stato di salute della democrazia (in particolare quella interna del movimento di Casaleggio) ma anche sullo stato di salute di una informazione che sbatte diffusamente in prima pagina stralci di nessuna rilevanza penale delle chat del sindaco Raggi, “sfuggiti di mano” alla solita Procura. Una cosa forse laterale ma preziosa, quest’ultima, che per quanto cerchi in giro puoi sentirla dire e applaudire ancora soltanto a Torre Argentina.

 

 

3 Comments

  1. Boh…Sono sinceramente perplessa.
    Leggo qui che si parla di radicali: radicali italiani, per la precisione.

    Ma da Radio Radicale vien fuori un’altra realtà. Vien fuori che gli unici radicali sarebbero quelli del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito (PRNTT) che si riunisce a Torre Argentina e usa toni di guerra: e i nemici di cui parlano non sono fuori, ma sono dentro Torre Argentina, sono giustappunto Radicali Italiani.
    https://www.radioradicale.it/scheda/498760/assemblea-della-presidenza-del-partito-radicale-nonviolento

    E non finisce qui. A completare il desolante quadro, non va trascurato il redivivo Giovanni Negri, rientrato nei giochi dopo un’assenza ventennale,che lancia proclami di adesione al renzismo e ai suoi compari.

    La mediocrità più assoluta e sconfortante. Gli stracci che volano.Questo il lascito, questa l’eredità politica, etica, umana trasmessa dal sommo guru.

    • Ciao Annamaria, sempre attenta e puntuale quando si parla di Torre Argentina. Effettivamente abbiamo di proposito chiamato “Radicali” i Radicali Italiani, un po’ per semplicità giornalistica ma soprattutto perché è l’unico organismo insieme ad alcune associazioni tematiche (vedi la Luca Coscioni) che al momento prosegue l’attività politica come prima in termini di funzionamento degli organi e rispetto dello Statuto. Non si può dire altrettanto del PRT che dal congresso non fa assemblee pubbliche e convoca misteriose “gite” a porte chiuse a Chianciano.
      Siamo consapevoli dello scollamento tra la linea editoriale della radio e RI, ma siamo anche convinti che la debolezza del movimento dipenda più da cause politiche che dalle beghe interne.

  2. Ultimi, allarmanti ‘sviluppi’ della situazione:
    http://www.radicalparty.org/it/content/i-mezzi-prefigurano-i-fini-alle-iscritte-ed-iscritti-chi-gi-stato-iscritto-e-chi-si-iscriver

    In sintesi.
    1)Fuori dalla sede di Torre Argentina
    2)Fuori dal palinsesto di Radio Radicale (en passant, pagata con soldi pubblici)
    “Inoltre, verrà a breve ridiscusso il palinsesto di “Radio Radicale”, unico media praticato dai Radicali “scostumati” con l’obiettivo di potenziare la presenza del Partito Radicale, per il raggiungimento dell’obiettivo vitale dei 3000 iscritti, e degli altri punti approvati con la mozione di Rebibbia.”

    Quest’ultimo ‘dettaglio’, il divieto di accesso alla comunicazione via radio, in sostanza un vero e proprio bavaglio, mi sembra di inaudita, enorme gravità.

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