un blog canaglia

Il mimo di Alfano

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Caro Daniele,
ti scrivo perché l’altra sera ti ho visto in tivù.
Eri seduto vicino al segretario del tuo partito, Angelino Alfano, e avevi intorno tanti giornalisti. La cosa curiosa, però, è che parlava solo lui, mentre tu ti limitavi a cambiare espressione a seconda di dove andava a parare il discorso. Per esempio, quando diceva che i risultati dimostravano la rimonta del PdL tu tiravi fuori romanamente il mento e assumevi un’espressione seria, grave e virile, come per confermare la solennità dell’affermazione; quando sottolineava che il PD non era andato per niente bene, invece, sollevavi un angolo della bocca -non ricordo, perdonami, se il destro o il sinistro- e ti producevi in un sogghigno beffardo di ironico scherno; poi, ça va sans dire, quegli angoli si spalancavano in un grande sorriso quando veniva evocato, sia pure di sfuggita, il nome di Silvio Berlusconi.
E’ stato divertente, davvero. Pareva una singolare variante ai film sottotitolati o alle trasmissioni integrate dai tizi che conoscono il linguaggio dei segni. Una traduzione mimica, diciamo. Veramente fico.
Chissà se ti è venuto di farlo spontaneamente, lì per lì, oppure se te l’eri inventato prima. Perché si sa, Danie’, tu sei un ragazzo pieno d’inventiva. Pensa, mi hanno detto -ma sono voci, eh, niente di sicuro- che tra le altre cose ti saresti inventato tu pure la genialata del rimborso dell’IMU; il che, detto tra noi, non mi meraviglierebbe affatto, perché tu sei sempre stato un vero e proprio vulcano di idee.
Io, nel mio piccolo, me ne accorsi subito: sin da quando mi accogliesti -proprio tu, pensa- al partito, a me che non ci avevo mai messo piede, mi facesti tutto un discorso dal quale mi parve di capire che quella roba della laicità, là, della fecondazione assistita e compagnia cantando non è che ti appassionasse granché, perché ci avevi un sacco di altre idee ben più importanti per la testa, e mi mandasti con aria vagamente delusa nella stanza dell’Associazione Coscioni quando ti accorgesti che per me, che evidentemente di idee ne avevo poche e confuse, quelle cose erano le più importanti di tutte.
Poi la vita, si sa, ti conferma o ti smentisce. Il tempo è galantuomo, e dice sempre la verità.
Tu adesso sei lassù, nel gotha, e gli sfigati come me continuano ad arrabattarsi raccogliendo qualche firma per l’eutanasia, blaterando qualche parola sconnessa sulla legalizzazione della droga o sull’amnistia e presentandosi in manipoli di cinque o sei davanti al vaticano per protestare contro questa o quell’altra alzata d’ingegno del papa.
Dai, non c’è confronto.
L’unica consolazione, nell’amarezza di dover constatare ancora una volta la mia miseria, è stato poter dire agli amici -cioè, ai compagni, perché tra noi poveri stronzi ci chiamiamo ancora così- assiepati sul divano insieme a me: ehi, io questo lo conoscevo. Pensate, qualche anno fa eravamo nello stesso partito. Una volta -dio, come mi emoziono quando ci ripenso- abbiamo pure pisciato uno vicino all’altro, nel bagno di non ricordo più quale congresso. E lui, mentre si riabbottonava la patta dei pantaloni, mi ha detto “a prestissimo”.
A me. Proprio lui, capite? Il mimo di Alfano.
Non ci si crede, eh?

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

4 Comments

  1. Ma quando,per ben 10anni10, il buon Daniele è stato ai vertici del partito,NON per aver fatto un golpe,MA per essere stato imposto da “Qualcuno”-con ordini perentori di osanna e battimani sennò sò cazzi vostri-e tutti consentivano con maggioranze superbulgare a TUTTE le sue decisioni e iniziative-sennò erano sempre cazzi vostri,come “Qualcuno” vi faceva chiaramente intendere-gliele dicevi queste cose,con questo tono brillante,sarcastico e sferzante?
    Mo’ forse è facile,ma prima…com’era prima?

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