un blog canaglia

Il matrimonio degli altri

in società by

Diciamocelo: per amor di pace si è accettato di discutere del matrimonio tra omosessuali con tutti, come se fosse una questione d’interesse collettivo; assecondando in tal modo chi blatera che una riforma del genere impatterebbe sulla cosiddetta “sensibilità” di chissà chi.
Credo, a posteriori, che si sia trattato di un grosso errore.
Sulla scorta del quale, adesso, succedono cose come questa: un grottesco referendum per stabilire se i matrimoni gay sono ok oppure no.
Rendiamoci conto: al cittadino Tizio viene chiesto se Caio e Sempronio possono sposarsi tra loro. Come se la cosa lo riguardasse. Come se il suo parere avesse qualche rilevanza in proposito. Come se la sua benevolenza o la sua insofferenza verso le scelte di individui che non hanno niente a che vedere con lui assumessero improvvisamente, non si capisce per quale motivo, la dignità necessaria per essere erette al rango di legge.
Ecco, a forza di dar retta ai tiramenti capricciosi di chi ritiene l’omosessualità contronatura, a forza di gratificare con un’indebita attenzione le istanze di chi “si infastidisce” perché due uomini o due donne si baciano in mezzo alla strada, a forza di praticare un “dialogo” che non ha alcuna ragione di esistere se non sul piano strettamente privato, siamo andati a finire così: che viene indetto un referendum in cui i votanti, in buona sostanza, decidono con chi possono o non possono sposarsi gli altri.
Dico, scherziamo?
Il 65% dei croati che sono contrari al matrimonio gay dispongono già di un formidabile strumento per declinare la loro (legittima) avversione: non sposarsi con una persona del loro sesso.
Il resto è ridicolmente troppo.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

17 Comments

  1. Da croato e da omosessuale vi dico che quello che è successo ieri in Croazia è estremamente grave, perché è una perversione della tanto sbandierata democrazia che ci è stata venduta come risoluzione di tutti i mali nel mondo. Il referendum è stato promosso da un numero esiguo di firme ed è stato strumentale a una destra in pieno declino che vive ancora nei conflitti degli anni Novanta. Ieri ha votato soltanto il 26,75% degli aventi diritto al voto, il che significa che una minoranza (il 65% del 26,75% dei cittadini) ha deciso delle vite di un’altra minoranza. Sarebbe questo lo stato di diritto?

  2. Non direi. Il matrimonio non è un affare privato tra Tizio e Caio, è un affare tra Tizio, Caio e il resto della società. Non è, per dire, come un battesimo o un matrimonio religioso (un islamico da noi può essere religiosamente sposato con quattro donne, di cui con una civilmente).

    Quindi, che la società decida se la cosa è fattibile, è perfettamente lecito.

    Altra cosa è chiedersi perchè il 65% di una popolazione sia composto da teste di cazzo che vogliono negare certi diritti più per dispetto che per altro, visto che il costo di una simile iniziativa sulla collettività sarebbe, qualora ci fosse (in California le nozze gay hanno provocato, fin’ora, una bella ripresa di consumi), irrisorio.

  3. Come ha detto Stefano sopra, non è affatto vero che il matrimonio gay riguarda solo gli omosessuali, riguarda l’intera società, che quindi ha il diritto di esprimersi.

    Ad aver voluto dibattere il matrimonio gay all’infinito non sono certo stati i suoi oppositori.
    Concordo che bisognerebbe smettere di parlarne e lasciare le cose come stanno.

  4. E perché mai, di grazia, sarebbe una cosa di interesse della collettività, chi si sposa con chi?
    A qualcuno interessa se Mario si sposa con Rosa? Certo, i parenti e gli amici saranno ben contenti di festeggiare, ma gli altri?

      • E perché mai dovrebbe interessare alla collettività se io ottengo la pensione di reversibilità o detrazioni fiscali o mutui agevolati, o meglio se li ottiene Mario perché coniuge di Rosa o Mario perché coniuge di Alfredo?

        • è un altro discorso. Io contestavo quanto scritto da Capriccioli “Rendiamoci conto: al cittadino Tizio viene chiesto se Caio e Sempronio possono sposarsi tra loro. Come se la cosa lo riguardasse”. Di fatto, non è così. Anche il matrimonio di Mario e Gina riguarda la collettività, non solo loro due. Per cui i regolamenti di tale contratto sono stati decisi dalla collettività, ed alcuni di essi non possono essere superati nemmeno dalla volontà congiunta di Mario e Gina.

          La parte privata di Mario e Gina (o Gino) è dirsi ‘ti amerò tutta la vita’. La parte pubblica (altresì chiamata ‘matrimonio’) è ‘Ehi società, io sono Mario e lei è Gina, ci sposiamo, dammi qualcosa’.

          Detto questo, considerato che è possibile sposarsi tra persone sterili, o anziane, insomma privi di capacità riproduttiva, non vedo perchè certi diritti vengano negati a Mario e Gino. Ma, appunto, è un altro discorso..

          • Ok, in questo senso posso convenirne con te. Sono perfettamente d’accordo che le cose debbano valere per Mario e Rosa, per Mario e Alfredo o per Tina e Rosa allo stesso modo. Di conseguenza se la società non si fa troppe domande o non è particolarmente turbata che ci siano “richieste” da parte di Mario e Rosa, allo stesso modo deve succedere per gli altri casi; anche perché mi sembra che la società è sempre ben disposta a “prendere” da Mario e Alfredo o da Tina e Rosa separatamente, ma poi diventa guarda caso una cosa difficilissima “dare” qualcosa (che è loro diritto avere) quando si presentano in veste di coppia.

  5. La cosa che, all’atto pratico, incide di più in un matrimonio per quanto riguarda la collettività, è il fatto che il coniuge possa avere la reversibilità della pensione, il resto sono psicocazzate. Se, con il matrimonio o concedendo diritti civili (ancorchè sacrosanti) o in qualsiasi altro modo, permetto praticamente a chiunque abbia una pensione di renderla reversibile su chiunque egli indichi come beneficiario, invece di portarsi la reversibilità nella tomba come avviene ora, chi le paga tutte queste pensioni in più?
    Stringi stringi, la questione reale è questa, mentre quella morale/etica/comecazzovoletechiamarla ne è il paravento.

  6. Sono d’accordo, infatti se mai dovesse capitare di voler convolare a giuste nozze, andrò in Comune e chiederò la pubblicazione come qualsiasi cittadino italiano. Come previsto dal Codice Civile. Se mi diranno no, dovranno però anche spiegarmi perchè quella parte del Codice Civile (e tutto ciò che ne consegue) mi è preclusa, mentre se per esempio devo stipulare un contratto devo attenermi a quanto regolamentato nel Libro quarto “DELLE OBBLIGAZIONI”.

  7. i matrimoni gay riguardano i gay e solo in modo del tutto secondario la società, perchè non si possono mettere sullo stesso piano i diritti dei gay e le pensioni di reversibilità.. esistono diritti individuali che riguardano gli individui coinvolti, su cui nessun terzo deve mettere becco, e che non debbono e non possono essere piegati al volere della maggioranza e ad un fine collettivo deciso dall’alto.. morale, economico, che sia.

    l’esempio del voto in Croazia ci dimostra come in democrazia la legge sia il puro frutto di un processo formale-istiuzionale, per cui se legiferiamo col giusto metodo doventa legale anche calpestare i più elementari diritti, o, per dire, obbligare le persone a fare/non fare le cose più strane: domani potrebbero stabilire che tutti devono vestire di giallo e sarebbe perfettamente legale (anche la Costituzione può essere cambiata con maggioranza qualificata).. pur restando convinto che la democrazia sia il meno peggio, resto anche convinto che laddove i cittadini che la abitano non abbiano il minimo senso della filosofia politica, dei principi fondanti, dei valori e dell’etica che stanno alla base della democrazia questa può sempre metterci un attimo a collassare.
    E che per es. in Italia questo sia assolutamente possibile: quasi nessuno è disposto a ragionare in modo generale, astratto e coerente, nel valutare la bontà di una legge ci si rifà a cosa dovrebbe accadere (non ci dovrebbe essere l’omofobia= legge contro l’omofobia, non ci dovrebbe essere l’evasione= misure assurde contro gli evasori, non ci dovrebbe essere la violenza negli stadi= regole deliranti sul daspo, etc..), mai a un coerente ragionamento di principio. Cose come l’uguaglianza di fronte alla legge, la libertà di parola o di manifestazione, in dubio pro reo, etc.. non contano nulla! Presente la classica frase da bar: “basta! non funziona niente, non si può più andare avanti così, bisognerebbe sbatterli tutti al muro e sparargli a questi politici!”..? ecco è la verità: firmerebbero per una dittatura chi per avere la casa, chi per pagare meno tasse, chi per avere i treni in orario, chi per liberarsi dei campi rom, chi per imporre “un’etica all’economia”..

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