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Il cazziatone sul garantismo la Boschi deve farlo a Renzi

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La lezione che Maria Elena Boschi ha impartito in materia di garantismo non regge, o meglio non è pertinente. Intendiamoci, il ministro non ha detto nulla di errato: semplicemente ha elencato una serie di cose ovvie e che solo gli stupidi possono contestare nel merito.
Nessuno sano di mente mette infatti in discussione la presunzione di innocenza di qualsiasi individuo che per qualunque motivo si trovi indagato, ma quando è in gioco l’amministrazione della cosa pubblica il discorso non si può esaurire in questa banale constatazione.

Ogni qual volta una donna o un uomo delle istituzioni si trova a dover rendere conto alla giustizia si verifica infatti un conflitto tra principi diversi, tra i quali si deve essere in grado di eseguire un discrimine gerarchico. Il primo di questi principi è quello che si concreta nelle garanzie che spettano ai soggetti interessati da indagini, ed ha il suo solidissimo fondamento. Il secondo principio è quello che richiede che l’interesse del singolo soccomba – sempre nell’ambito delle più ampie garanzie di diritto – di fronte all’interesse collettivo. Quindi, se un sottosegretario o un qualsiasi altro “uomo di Stato” è indagato, può legittimamente restare al suo posto, ma innegabilmente renderebbe un servizio più utile alla collettività dimettendosi. Perché certo non giova al Paese avere al Governo persone fiaccate nella loro affidabilità pubblica.

Molto spesso infatti, quando si verificano casi del genere, emerge una brutta sensazione: cioè quella che l’indagato di turno si senta insostituibile e la categoria dell’opportunità politica – citata anche dalla Boschi – viene spesso confusa con quella dell’opportunismo politico, che è tutta un’altra cosa.

La “politica” può in quei casi esercitare una scelta: può difendere l’indagato non riconoscendo i motivi della collettiva utilità o mostrare di intendere fino in fondo la funzione di servizio cui è almeno teoricamente chiamata. E’ un discorso che di fondo prescinde dall’esistenza di indagini giudiziarie: perché non è l’interessamento dei magistrati che regola l’opportunità politica. E’ il caso ad esempio dell’ex ministro Cancellieri, che ha mostrato quanto poco c’entri il “garantismo” con la necessità che qualcuno si dimetta.
Tra quanti oggi plaudono alla banale lezioncina della Boschi, moltissimi difesero il ministro (non indagato) ma coinvolto nello stucchevole caso della telefonata umanitaria in favore della giovane Ligresti. Lo stesso Renzi, che si deve presumere oggi condivida la linea di Boschi, all’epoca espresse con vigore l’opinione che il ministro dovesse immediatamente dimettersi. E se il caso Ligresti generava motivi di opportunità politica tali da giustificare le dimissioni, non si capisce come un’indagine giudiziaria non valga altrettanto.

Insomma, avendo chiaro che un avviso di garanzia non produce alcuna conseguenza giuridica immediata, si dovrebbe però avere la sensibilità di comprendere che può produrre degli effetti politici. Prenderne atto e comportarsi di conseguenza, con un minimo di coerenza, traccia la differenza tra garantisti e opportunisti.

@coconardi

2 Comments

  1. non sono granchè d’accordo. Voglio dire, c’è reato e reato, c’è posizione giudiziaria e posizione giudiziaria.
    Per intenderci: sono stati rinviati a giudizio ieri (o l’altro) un po’ di tizi in regione lombardia, tra cui Nicole e il Trota. Tra gli indagati c’era pure Pippo Civati, la cui posizione è stata però archiviata (e con un lui se non erro un’altra sessantina).
    Ecco, fermo restando che la condanna definitiva arriva con la cassazione, per opportunità politica si possono fare dimettere/cacciare persone prima del giudizio degli ermellini, o addirittura senza che si sia configurato alcun reato, vedi appunto Cancellieri.
    Però quello che penso è che i casi vadano valutati uno per uno, a fare un unico calderone con dentro tutti e tutti i presunti reati si sconfina nel populismo grillista.

  2. Non ci pensavo proprio a fare tutto un calderone. Però non mi sta bene neanche assumere come scontato che un indagato al Governo non rappresenti un danno per tutti noi.

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